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VACANZE……LACERANTI
Finalmente vado in vacanza, è stato un anno duro sotto tutti gli aspetti.
Voglio stare sola, per questo ho affittato tramite internet in un paesino sconosciuto in riva al mare nel profondo sud, una casetta oddio, un monolocale annesso ad un appartamento di una signora cui probabilmente servono i soldi.
Domani parto, voglio rigenerarmi e non pensare a niente casa, lavoro, amore.
Tutto è andato storto e come ciliegina sulla torta ho chiuso anche con il ragazzo, sicuramente mi mancherà il suo ca.. pardon, il contatto fisico che mi riscalda l’animo e il corpo non solo esteriore.
Ecco sono arrivata, sembra essere tornata indietro di cinquant’anni, è tutto cosi naturale qui, le case, le strade, il mare e pochissima gente in giro si sente il frinire delle cicale e il sole che ti avvolge con il suo calore stemperato da una lieve brezza che viene dal mare.
Sono sicura che mi riposerò, sono fuori dal tempo e svaghi non credo proprio che ne possa trovare, d’altronde sono venuta col treno rimanendo l’auto a casa per fuggire il caos della grande città e i suoi ritmi frenetici, qui a quando vedo c’è tutto tranne che ritmo, tutto è fermo e l’orologio sicuramente sarà un optional.
Certo una ragazza come me, alta 1metro e ottanta, bionda, occhi azzurri, larghi fianchi, seno a dir poco prosperoso e in amore un vulcano senza reticenze né tabù, rintanarsi in un paesino simile può sembrare strano e invece no, devo dare un colpo di spugna e iniziare da zero.
Ripensandoci, sarà per la mia disinibizione e incontentabile fame sessuale che il mio ragazzo mi ha lasciata? Certo la smettevo solo quando vedevo che non aveva più fiato neanche per parlare e il suo sesso floscio e svuotato.
Basta i ricordi, la casa è questa, busso alla porta, ancora con il battente di ferro, aspetto certo che aspetto è quasi passato un minuto e mentre sto per ribussare la porta si apre, mi si presenta una signora anziana sui sessanta anni che dopo avermi squadrato da capo a piedi e prima che io mi possa presentare, capisce subito chi sono e senza preamboli mi accompagna nella stanza.
La stanza era piccola ma pulita e ben organizzata con terrazzino, un angolo cottura e un bagno corredato di tazza, bidet e doccia per quello che avevo pagato era più che bella.
Dopo aver messo a posto tutti i miei effetti, m’infilai subito sotto la doccia, ne avevo bisogno, dovevo rinfrescarmi, mi asciugai e indossai il mio bel costumino, uscii sul terrazzo e invitante c’era una comoda sdraio, sì perché no, mi stesi e crogiolandomi al sole credo che mi addormentai.
Non so quanto tempo passò, il sole tra poco sarebbe tramontato ed io ancora in uno stato di dormiveglia sentivo il silenzio e qualche bisbiglio in lontananza, ma una sensazione strana e allo stesso tempo piacevole mi assaliva sì mi sentivo osservata ed io vanesia come sono girandomi sulla sdraio mostravo tutte le mie abbondanti forme, ah avevo dimenticato di dire che il mio costume era succinto e ovviamente lasciava vedere tutto o quasi.
La mia prima giornata passò in fretta, dopo la tintarella sul terrazzo mi preparai qualcosa di veloce da mangiare e uscii feci almeno un dieci chilometri tra andata e ritorno su quel bellissimo lungomare prima rimasi incantata da uno splendido tramonto, indimenticabile e dopo essermi fermata a prendere un caffè sulla via del ritorno, vidi la luna sorgere dal mare…che spettacolo, ero stanca morta, tornata a casa, mi spogliai e mi buttai sul letto tutta nuda, addormentantomi di colpo.
I giorni passavano piacevoli tra la colazione mattutina, quasi tutto il giorno al mare, rientro a casa, doccia e relax sulla sdraio, passeggiatina, pasto frugale e a letto.
Questa vita sana e senza stress mi avevano fatto perdere quasi cinque chili, mi sentivo piena di vigore e, il mio fisico era diventato statuario, se fossi stato un uomo vedendomi sarei venuto nel pantalone, i rapporti con la signora proprietaria della casa erano saltuari e dai pochi discorsi che c’eravamo scambiate, ero venuta a sapere che aveva un figlio di ventiquattro anni sicuramente con qualche problema, non lo si vedeva mai in giro sempre chiuso in casa, alla porta adiacente alla mia.
Ormai la mia vacanza volgeva al termine, ma un giorno mentre ero stesa a prendere il sole sul terrazzo, come ogni giorno quella sensazione di essere osservata non mi abbandonava mai, scorsi con la coda dell’occhio che qualcuno sbirciava dalla finestra accanto.
Chi poteva essere? La signora non c’era mi aveva detto che sarebbe rientrata il giorno dopo, giusto in tempo per salutarmi perché sarei partita, ma sì un lampo mi aprì la mente era lui! Il figlio della signora che mi aveva sempre sbirciata e chi sa quante seg.. si era fatto.
No! Non esiste un comportamento cosi, specialmente per un ragazzo, dovevo parlargli capire qual era il suo problema e magari aiutarlo ad essere normale.
Mi precipitai alla sua porta e bussai, non giungeva risposta insistetti, ma nulla, allora lo minacciai dicendogli attraverso la porta che avrei riferito tutto alla madre, come d’incanto la porta si aprì e una mano mi tirò dentro rinchiudendo subito l’uscio.
Quello che accadde non lo dimenticherò per tutta la vita, lui in preda alla paura per la mia minaccia si abbatte con il capo chino sulla tavola a piangere, presa da rimorso, gli accarezzai i capelli e cercai di rincuorarlo per i primi momenti inutilmente, pian piano capì che non mentivo e si calmò, incominciammo a parlare, era un ragazzo colto e educato non capivo quale fosse il suo problema, l’arcano mi si svelò d’incanto quando, alzandosi per prendere un bicchiere d’acqua vidi un grosso rigonfiamento nella gamba sinistra del suo pantalone, gli arrivava quasi al ginocchio.
Continuammo a parlare ma non ricordo né cosa dicesse né cosa risposi, la mia mente era occupata totalmente da quella potenza che aveva tra le gambe, secondo i miei calcoli così, moscio stava sui trentacinque centimetri e il diametro sui cinque, al solo pensiero che lui per tutti quei giorni mi aveva guardata e si era eccitato, mi ero tutta bagnata.
No quest’occasione non mi si sarebbe ripresentata per tutta la vita, con la scusa di prendere un tovagliolo fatto cadere ad arte mi abbassai mettendo in mostra il mio culo e poi tirandomi gli slip per il davanti tutte le labbra della fica, lui smise d’improvviso di parlare e mi sussurrò di non girarmi, non aspettavo altro, mi girai di scatto mentre ero ginocchio e vidi che lui tratteneva a stento quell’animale che non né voleva sapere di stare nel pantalone.
A questo punto venne fuori tutta la troia assettata di cazzo che c’è in me, afferrai la forbice e gli tagliai i pantaloni, sfilarglieli sarebbe stato impossibile con quella forza della natura in erezione che si ritrovava, slip non ne aveva d’altronde avrebbero potuto a stento contenergli le palle, rimasi per oltre tre minuti a contemplarlo ovviamente il cazzo, se così si può definire, era duro, un tronco, doppio, le vene pulsavano, il glande maestoso e lucido, lungo un quaranta centimetri di sicuro, le palle due uova sode.
Era già quasi parallelo all’addome quando con una mano glielo spinsi contro, tuffandomi con la bocca a leccargli animalescamente le palle, volevo ingoiarne almeno una ma sentivo che la mia apertura mascellare non ne voleva sapere di aprirsi di più, ma non mi scoraggiai, succhiai creando una depressione e di botto la sua palla mi entrò tutta in bocca la quale era aperta a dismisura, con il pollice della mano sinistra gli localizzai il buco del culo e senza pietà glielo infilai dentro e l’agitavo con movimento ritmico, lui emise un sospiro di piacere, con la mano destra cercai di stringerli il cazzo ma era troppo grande non ci riuscì cosi glielo accarezzavo con un movimento di sali e scendi, in quella posizione con il braccio tutto teso riuscivo a stento a toccargli la base della punta, prima non avevo mai goduto senza toccarmi o farmi toccare ma adesso sì e quando io godo emetto dei gridolini e degli spruzzi di piacere quasi come gli uomini, potei solo emettere gli spruzzi i gridolini mi rimasero in gola, dalla bocca non sarebbe potuto uscire niente tanto era piena, lui alla vista del mio appagamento disse “ anch’io “, senti la bestia palpitare sotto la mano e poi niente i miei occhi si annebbiarono coperti da copioso sperma, arrivava non a spruzzi, non a fiotti ma come se pisciasse, una quantità enorme, corsi il rischio di affogare perché entrandomi nel naso mi impediva di respirare giacché la bocca aveva i suoi problemi, capita la situazione si scostò e mi permise di respirare, nel frattempo mi riversava addosso altro sperma, incredibile.
Stavo ancora in trance e con dolori lancinanti alle mascelle, quando finito di fare la doccia lo salutai, lui mi afferrò da dietro e con le mani sui seni mi disse che non potevo lascialo così, mi sentii tra le gambe il suo possente sesso, strinsi d’istinto le gambe e abbassando lo sguardo vidi spuntarmi oltre la fica, un coso enorme, lui dietro pompava massaggiandomi e stimolandomi contemporaneamente il culo e la passera, mentre io con le due mani glielo afferrai e come se fossi un uomo, lo masturbai violentemente.
Tutti i dolori mi passeranno in un baleno, tra le gambe avevo un miracolo che mi stava facendo impazzire, passò almeno un quarto d’ora che non c’è le feci più e godetti in un modo bestiale e con gli umori del mio piacere le mani scorrevano ancora più facilmente su quell’enorme bastone, se ne accorse e sfilandomi teneramente quell’enormità dalle gambe mi girò e messomi due mani sopra le spalle mi fece inginocchiare, alla mia vista si presento un qualcosa che non posso descrivere, con abnegazione masochistica gli afferrai le palle e lui aprendomi la bocca con le dita infilò pian piano la bestia, non entrava era troppo grande, credevo ma con un colpo ben assestato me lo fece arrivare sino alle tonsille, lo fermai e prendendo un lungo respiro, feci segno di continuare, mi afferrò per la nuca e spinse, avevo gli occhi fuori dalle orbite ma mi piaceva, mi sorpresi quando vidi che fuori ne era rimasto solo una decina di centimetri, non potevo restare molto in quella posizione perche dovevo respirare e con quel tappo era difficile, mentre stavo pensando di ritrarmi senti direttamente giù per la trachea un liquido caldo che scendeva, era di nuovo arrivato, spaventoso fu quando lo tirò fuori, vedendolo interminabilmente fuoriuscire mi domandai dove cazzo mi era arrivato, nello stomaco?
Incredibile ancora duro, mentre ero alle prese con bruciori alla gola e alla trachea e sputavo sangue mi ritrovai sul letto con le gambe spalancate all’aria e il suo cazzo che cercava di entrare nella mia passera, certo che era capiente e aveva ingoiato cazzi dotati ma non cosi unici, non riesco a capire come ci riuscì, me lo infilò selvaggiamente dentro ed io godevo come una troia, mi sentivo lacerare tutti i tessuti interni e sicuramente le piccole labbra mi si erano sfibrate, ma continuavo a godere come un’assatanata, il clitoride di sicuro mi sanguinava, rimasi in questo paradiso forse per un’ora, non ragionavo godevo a ripetizione e basta, non so quanto ne era dentro ma di sicuro di più fisicamente non c’entrava, tutto no in quanto le palle non sentivo che mi battevano sul culo, un misto di sollievo, dolore lancinante e dispiacere lo sentii quando lo tolse e appoggiandomelo fra i seni continuava in quel suo dolce e inarrestabile movimento e infine venne con la sua solita pisciata di sborra che mi ricoprirono interamente la faccia e mezzo tronco sì la quantità era paragonabile ad una lattina di coca, caddi tutta impomatata di sperma in un sonno ristoratore.
Apri gli occhi era quasi l’alba e il mio corpo era tutto un dolore, ero stata violentata si proprio violentata per una nottata intera, l’avrei rifatto di nuovo, sì ma fra un anno perche adesso di cazzi non ne volevo proprio sapere, provai ad alzarmi ma caddi, carponi riuscì ad andare nella doccia e a lavarmi, mi ripresi un po’, mentre stavo per uscire ed andare nella mia stanza, nel pomeriggio dovevo partire, non volli perdere l’occasione per ringraziare quella cosa che mi aveva portato in paradiso, lui dormiva, presi con le due mani il “ cazzo “ lo scapocchiai e lo baciai appassionatamente, lo riposi sul letto e vidi si stava rigonfiando di nuovo, no adesso no, presi per scappare e aprii la porta di nuovo due mani sulle spalle che mi fermarono e mi adagiarono con le ginocchia sui gradini della scala, questa posizione lasciava il mio buco del culo alla mercé di quella bestia, lo implorai di lasciarmi stare e lui rispose se è quello che volevo lui sarebbe andato via, lo afferrai selvaggiamente con il polso della mano che mi teneva alto e il culo e lo implorai di sfondarmi, se ne andò e mentre mi stavo rialzando pentita della mia prima implorazione mi senti passare intorno al buco del culo qualcosa di unto, olio, margarina, burro, sapone non so’ ero girata, mi senti penetrata prima da un dito, poi due, tre, tutti, la mia fica già sbrodolava poi le tolse, mi sentivo il buco del culo dilatato e cercavo di rimanerlo cosi per accogliere la bestia, senti un qualcosa di mastodontico premere contro l’ano, troppo grosso non sarebbe potuto entrare, mai dire mai fu per il lubrificante o perché già avevo il buco dilatato sentii con sommo dolore e piacere entrare la bestia, si me lo aveva rotto, non per modo di dire, il culo, infatti, piegando la testa e guardando indietro oltre a vedere due mastodontici coglioni, vedevo gocce di sangue colare.
Dopo l’ingresso della bestia e il dolore inenarrabile, mi sentivo riempire lentamente ma senza dolore, dopo cinque minuti me lo sentivo in gola e le palle a stento rimanevano fuori sbattendo ad ogni colpo sulla fica ed eccitandomi ancora di più se possibile, accortosi che mi aveva infilato tutto in corpo incomincio il suo pompaggio ad arte con un’escursione minimo di un venti centimetri alla volta, allora si che godevo e impazzivo, non so credo che sia svenuta tre o quattro volte, ma lui imperterrito continuava a pompare violentemente come a me era sempre piaciuto.
Impalata, si impalata mi sentivo tutt’uno con il suo corpo, una sonda e che sonda mi aveva penetrata e fatta il lavaggio del cervello e non solo, ormai le mie ginocchia erano sanguinanti per il continuo sfrigolio che facevano contro i gradini ad ogni suo affondo, se ne accorse e prendendomi per il ventre mi alzo, sempre con quell’amabile serpente in me e in piedi sbattendomi su e giù continuava ad incularmi veemente.
Qui finisce la mia calma vacanza non ricordo più niente, sarò svenuta sicuramente, in tutta la mia vita non ho mai goduto e mai godrò più continuativamente come quelle dieci ore di passione, violenza, amore, lussuria, piacere dolore non so definire.
Rinviai la mia partenza per tre giorni, sempre ed incessantemente sul letto, mi doleva e bruciava tutto, bocca, tonsille, trachea, fica e buco del culo a proposito gli ultimi due mi rimasero innaturalmente slabbrati per due settimane prima di ritornare a posto o quasi, la mia mente no sarà sempre in preda alla bestia e sicuramente non potrò provare mai più quelle sensazioni che ho provato durante questa vacanza lacerante per il corpo e per la mente.
A proposito dimenticavo di dire che il giorno dopo, scusate per la citazione, andai in bagno ma prima di fare le mie cose dal culo mi usci una quantità enorme di liquido bianco/giallastro sì come se stessi pisciando dal culo, aveva riposto nella profondità delle mie viscere il frutto della sua passione per me e non solo perché continuavo a fare scoregge a ripetizione, era l’aria che aveva compresso nel mio corpo pompandomi a sangue, sulla tazza rigodetti per l’ultima volta.
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