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vacanza in grecia
Quella estate il lavoro sembrava non lasciarmi tregua. Quando le ferie sembravano ormai un sogno svanito ecco uno spiraglio di luce, quindici giorni liberi proprio nel periodo più bello della stagione.
Quella sera stessa mi misi a cercare su internet un viaggio last minute che potessi portarmi in qualche bel luogo caldo ed esotico dove rilassarmi e dare libero sfogo al mio esibizionismo.
In breve trovai ciò che faceva per me, una ottima sistemazione sulla bella isola di Rodi; partenza da li a due giorni.
La sera seguente la valigia era pronta, il giorno dopo ancora salii sull’aereo e via per le mie stupende vacanze.
Il mio bagaglio era studiato apposta per non lasciarmi dubbi. Niente mutandine, neppure un microscopico perizoma e già uscendo da casa non ne indossavo.
Microminigonne e magliette scollacciate componevano il resto del bagaglio.
Appena uscita dall’aeroporto cercai un taxi per raggiungere l’hotel che avevo prenotato, in effetti si trattava di un complesso di miniappartamenti.
Prima di uscire dall’aeroporto però avevo già provveduto a mettermi in tenuta “troiesca”. Come definivo solitamente il mio abbigliamento particolare.
Una microgonna che non arrivava a coprire del tutto neppure i glutei ed una maglietta che lasciava scappare fuori le tette da tutte le parti. Il taxista, un uomo anzianotto e grassottello, alla vista di tutto quel ben di Dio in mostra sudava come una fontana, nonostante l’aria condizionata della macchina al massimo, mi ero seduta sul sedile anteriore e la minigonna era talmente corta e stretta che lasciava vedere la mia passerina depilata, ed una delle tette stava praticamente tutta fuori.
L’uomo passò la mezzora che era necessaria per il viaggio, più guardando me che la strada.
Arrivata al mio appartamentino, corsi subito a farmi una doccia, poi restando completamente nuda uscii sul balconcino, questo si affacciava sulla stradina che correva lungo la spiaggia, e dato che la mia camera si trovava al primo piano ero in piena vista a tutti i passanti; però con mia delusione devo dire che mi venivano gettati solo sguardi rapidi e distratti. Sarà perché li sulla spiaggia di donne quasi nude ne era pieno, e quindi una più una meno, faceva poca differenza.
Mi preparai ad uscire indossando, si fa per dire, una tunichetta lunga fin quasi al ginocchio, ma con spacchi laterali fino alla cintura, in tal modo camminando o sedendo spesso il culo mi usciva allo scoperto, e dato che sotto non avevo niente, si trattava di un gran bello spettacolo.
Per la sera avevo visto un bel locale in cui volevo andare, indossai un vestitino nero trasparentissimo tutto cosparso di lustrini, era cosi sottile che ogni volta che venivo investita da un po’ di luce sembrava che non lo avessi neppure, naturalmente sotto non c’era niente e quindi io sembravo praticamente nuda in mezzo al locale.
Tutto questo non passò inosservato ad un gruppo di cinque giovani, i quali presero a starmi sempre più vicini, ballando e bevendo si fece tardi, allora mi invitarono a seguirli sulla spiaggia; appena arrivata in riva al mare io mi sfilai l’abito e mi tuffai in acqua.
Loro raccolsero l’invito all’istante, mi seguirono in acqua e li subito mi furono addosso.
Mi riportarono di peso sulla sabbia e prima ancora che toccassi terra avevo uno dei loro grossi cazzi nella figa ed uno in bocca.
Mentre mi sentivo stantufare con gran forza io mi davo da fare a spompinare quei grossi randelli che mi si alternavano in bocca, mi sentii entrare anche nel buchetto di dietro un grosso uccello che immediatamente senza tanti preamboli mi si infilò tutto dentro.
Ero ricoperta di sborra e ne ero piena in tutti i buchi, ma i cinque forsennati non davano segni di stanchezza.
Continuarono a chiamarmi selvaggiamente per tutta la notte, mi svegliai che il sole si stava alzando, davanti a me un uomo maturo mi stava osservando. Era un addetto alla spiaggia, arrivato di buon ora per il suo lavoro aveva trovato come sorpresa una bella ragazza completamente nuda che dormiva sulla sabbia. Solo dopo alcuni istanti mi resi conto che l’uomo aveva il cazzo fuori dai pantaloni e si stava facendo una sega guardandomi. A quel punto decisi di terminare in bellezza ciò che era accaduto durante la nottata; mi alzai sulle ginocchia e presi in bocca il cazzo dell’uomo, me lo infilai tutto in gola e tenendo le labbra strettissime attorno a quella grossa nerchia inizia a fargli un pompino incredibile. Poco dopo l’uomo mi venne in gola ed io ingoiai il suo nettare, ma nonostante il trattamento ricevuto il grosso uccello non dava ancora segni di cedimento, a quel punto abbassai ancora di più i pantaloni dell’uomo e con uno strattone deciso lo tirai sulla sabbia sopra di me.
In un istante sentii il suo cazzo entrarmi nella figa ed iniziare una potente scopata che mi faceva sobbalzare ad ogni colpo. Venne di nuovo dentro la mia figa, poi si alzò e senza dire una parola andò via.
Io entrai in acqua e lavai via tutta la sborra mista a sabbia che mi ricopriva, poi cercai con lo sguardo il vestitino che indossavo la sera prima, ma non c’era più.
Ero ancora eccitata e vogliosa e decisi di tornare all’appartamento cosi come ero, completamente nuda. Al massimo avrei trovato altri che mi avrebbero scopata in mezzo alla strada.
Mi incamminai sul lungo mare, non c’era ancora quasi nessuno, incontrai solo alcune persone che facevano una passeggiata mattutina, i quali mi guardarono meravigliati e proseguirono per la loro strada. Arrivata all’hotel entrai tutta nuda, presi la chiave e tranquillamente tra gli sguardi degli altri clienti salii alla mia stanza.
Arrivata al corridoio del primo piano incontrai un facchino nero, il quale vedendomi arrivare tutta nuda rimase impalato nel mezzo al corridoio, restò a guardarmi per alcuni istanti poi mi prese per un braccio e mi trascinò in uno sgabuzzino dove subito estrasse dai pantaloni un cazzone enorme, come non ne avevo mai visto, e senza tanti complimenti mi sollevò di peso e me lo schiaffò nella figa. Per quasi mezzora continuò a pomparmi anzimando come una locomotiva e poi venne dentro di me così copiosamente che la sua sborra mi colava dalla figa lungo le cosce fino ai piedi. Dopo mi guardò un po’ intimorito, forze temendo che volessi denunciarlo, ma io per tranquillizzarlo presi in mano il suo enorme cazzo e me lo portai alla bocca, riuscivo a prendere solo la cappella da quanto era grosso e lungo, ma riuscii ugualmente a fargli un bel pompino. Dopo di che raggiunsi la mia camera e mi gettai sul letto.
Adesso ci vuole un po’ di riposo, cosi stasera sarò pronta per ricominciare.

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