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una padrona strafica
Scritta da: erota (4)

Dovevo ritenermi fortunato che avevo trovato un lavoro, sebbene fossi precario e lavoravo un mese si e uno no… era una gran rottura, ma, almeno, avevo la possibilità di tirare avanti.
In quel momento lavoravo in un negozio di abbigliamento; un bel posto, anche perché mi sarei reso conto che quello sarebbe stato il lavoro più intenso della mia vita… non tanto per quello che avrei fatto, ma per la gente che c’era.
In particolare la proprietaria: un bel pezzo di fregna, nonostante fosse sulla quarantina; me la vedevo arrivare con quei jeans attillati, che le disegnavano bene le gambe e ne mostravano il culo; altre volte arrivava in gonna e vedevo il disegno del perizoma che indossava.
E poi quando si piegava in avanti, o quando si inginocchiava.
Ogni volta che arrivava la pausa pranzo andavo in bagno per farmi una sega e, a volte, volevo che fosse lei a farmela.
Ogni volta che mi menavo il cazzo volevo che fosse lei a farlo, che me lo prendesse in bocca e che si facesse chiavare.
Volevo scoparmela, cazzo!
I giorni passavano normalmente al negozio: ogni tanto vedevo la padrona vestirsi in maniera provocante o con pantaloni sempre più attillati, che ne disegnavano la perfetta forma del culo, dando l’impressione che sotto fosse nuda…. Ero sempre tentato di toccarlo quel fondoschiena, di sentire quanto fosse sodo, se non fosse stato per il fatto che avevo paura di beccarmi una denuncia!
E ogni volta il cazzo mi tirava da matti e io cercavo di non darlo a vedere… poiché non ce la facevo a reggere quella situazione, ogni volta correvo in bagno e mi facevo una sega!
Quella situazione diventava sempre più insostenibile: in me ardeva il desiderio di volerla.
La volevo mia.
Volevo essere suo.
Tutto questo durò per la prima metà del mese… poi le cose iniziarono a cambiare.
Un giorno, all’ora di pranzo, la padrona mi chiese di scendere un attimo in magazzino… le obbedii, domandandomi il motivo di quella richiesto; raggiunsi il magazzino e, al centro mi accorsi della presenza di un materassino, di quelli da spiaggia; stavo ancora domandandomi il perché fosse li che, ad un tratto, sentii qualcuno prendermi alle spalle.
Era la padrona, che mi aveva abbracciato, mentre cominciò a strusciarsi su di me… e questo bastò per farmelo diventare duro, mentre continuavo a non credere a quanto stava succedendo; lei si accorse di questo e ci passò una mano sopra.
Sentivo le tette schiacciarsi sulla mia schiena, fino a quando non mi fece girare, per darmi un bacio.
Sentii la sua lingua cercare la mia, mentre la mano continuava a toccarmi il cazzo… dopodichè mi fece sdraiare sul materassino e lei mi si mise sopra, movendosi, come se stessimo già scopando.
Quello era il mio desiderio, un sogno che sembrava destinato a divenire realtà.
-Fammelo vedere. – mi disse la padrona, mentre cominciò a sbottonarmi i pantaloni – Voglio vedere questo bel cazzone duro. –
Me lo tirò fuori e sembrò rimanere incantata nel guardarmelo… forse doveva essere eccitata all’idea di averlo dentro di se; mi si mise accanto e, dopo avermelo baciato, iniziò a menarmelo.
Io non fui da meno e, sfacciatamente, iniziai a metterle la mano dentro i pantaloni, facendomi strada dentro il suo perizoma, per poi raggiungere la sua figa, che già era bagnata.
-Ti piace come te lo sto menando? – mi domandò e io domandai a mia volta:
-E a te? –
annuì e iniziò a togliersi gli stivali, le calze e i jeans attillati; le vidi quel culo stupendo, desideroso di toccarglielo, mentre mi tolsi a mia volta i pantaloni, le mutande e il resto dei vestiti.
Anche lei finì col mettersi nuda, iniziando a massaggiarsi la figa, mentre con un piede mi toccò il cazzo… poi, dopo avermi porto l’altro, mi disse:
-Leccamelo. –
Docilmente iniziai a fare come mi era stato ordinato, lavorando di lingua su quel piede, così ben definito e, quando rivolsi lo sguardo verso di lei, la vidi muovere le dita verso ciò che aveva tra le gambe; iniziai, allora, a risalire piano, avanzando lungo la gamba, fino a quando non raggiunsi le grandi labbra, che baciai, prima di tornare ad usare nuovamente la lingua.
Ciò sembrò essere gradito alla padrona, che mia afferrò per i capelli, respirando i maniera sempre più affannosa, mentre tornai a risalire, tenendo le mie dita dentro di lei, in modo da farla continuare a godere,mentre lei tornò a menarmi il cazzo; le succhiai le tette e ripresi a baciarla in bocca, incrociano la mia lingua con la sua.
Mi fece nuovamente sdraiare, tornando di nuovo a prendere di mira il mio cazzo, passandoci la lingua, prima di iniziare a prenderlo in bocca, accarezzandomi anche le palle: sentivo il fiato mancarmi sempre di più, notando che la padrona ci sapeva fare con la bocca e pensai, malignamente, che doveva averne di esperienza (un commento che, ovviamente, mi astenni dal dirle).
Ero così preso da quel pompino che non mi accorsi che lei aveva smesso… nel frattempo vidi che il mio cazzo si era alzato in un modo allucinante, lasciando la padrona incantata da questo… evidentemente nemmeno lei se lo sarebbe aspettato un membro, modestia a parte, come quello che si stava apprestando ad accogliere dentro di se.
Senza dire una parola puntò il mio cazzo dentro la sua fica, dove fu facile entrare, bagnata com’era e la padrona girò gli occhi indietro, come estasiata per ciò che era appena successo, dopodiché cominciò a muoversi, poggiando saldamente le mani sul mio petto, come per impedirmi di alzarmi.
Si mosse a ritmo frenetico, mentre le tette ballonzolavano, a momenti in modo quasi innaturale, buttandosi addosso per baciarmi.
Le strinsi le natiche, come per aggrapparmi a lei perché non volevo staccarmici di dosso anche se, in realtà, ero io a dovermi sentire prigioniero… ma non me ne lamentavo affatto!
Poi, mentre la padrona si risollevò, ne approfittai per rialzarmi a mia volta e lei, sembrando contrariata, mi domandò:
-Vuoi ribellarti? –
-Si. – le risposi io e lei ribattè:
-E ribellati! Fottimi sempre di più! –
Continuò a muoversi sopra di me, avvolgendomi le braccia attorno al collo, mettendosi, nuovamente, a baciarmi, poggiando, in seguito, le mani sul materassino.
A poco a poco si distese, alzando le gambe e io mi misi sopra di lei, rimanendole dentro… la padrona poggiò le sue gambe sulle mie spalle e ripresi a spingere.
Godeva, mentre chiedeva di spingere sempre di più, come se non le bastasse mai e io sentivo il cazzo sempre più dritto… quando lo feci uscire lei si girò a gattoni, mostrandomi la figa, ancor più invitante, al punto che non resistetti alla tentazione di leccargliela ancora, cosa che la padrona sembrò gradire, fino a quando quasi non supplicò di entrare di nuovo dentro di lei.
Come potevo dire di no?
Rientrai di nuovo dentro di lei facendola godere come una pazza; si girò per guardarmi e io mi avvicinai per baciarla.
Continuò a dirmi di spingere sempre di più, come se non fosse mai sazia, fino a quando on venne, chiedendomi di fare altrettanto; non ci volle molto e alla fine schizzai dentro di lei come un fiume in piena.
Dopo averlo fatto uscire lei me lo ripulì con la bocca e iniziò a vestirsi, dicendomi che era tempo di tornare al lavoro… e che, la sera stessa, non sarei andato a casa mia, il che aveva molto da dire!
Questa situazione andò avanti per tutto il resto del mese: la padrona arrivò sempre in gonna, in modo che le passassi facilmente la mano tra le cosce, sentendo bagnarsi subito ciò che era nel loro mezzo e ci divertivamo ad ogni ora di pranzo.
Fino a quando non accadde qualcosa, ma questa è un’alta storia…

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