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una cognata giovane
Ciao a tutti, sono “lupodimare” l’autore di “un paradiso domenicale” presente nella rubrica; questa volta voglio raccontarvi un’altra storiella. In occasione del matrimonio di un parente, venne a stare con noi per un periodo di tempo, la giovane sorella di mia moglie. Capitava che quando dovevo cambiarmi i pantaloni per una qualsiasi ragione, sia per uscire o comunque per andare in spiaggia o ad una festicciola, sentivo mia cognata muoversi per le stanze come se cercasse qualcosa e, soffermandosi dietro la porta chiusa, dove dall’altro lato ero intento al cambio, la apriva di scatto trovandomi, ogni volta, in mutande o nell’attimo che mi stavo infilando i pantaloni nuovi. Il suo sguardo cadeva sempre in mezzo alle mie gambe. Un giorno decisi di farle uno scherzo, più che altro per vedere l’espressione del suo viso, e così assieme ai pantaloni, mi tolsi anche gli slip restando col bacino nudo. Il pensiero che mia cognata potesse vedermi in quello stato “nature”, mi fece uno strano effetto e il mio cazzo cominciò ad indurirsi all’idea; non avevo ancora avuto un’erezione completa che la porta si aprì e come al solito comparve mia cognata e io, mettendo bene in vista il mio arnese che saliva verso l’alto, la guardai dritta negli occhi. Lessi nelle sue pupille uno sguardo meravigliato e un lieve tremore le mosse il labbro superiore. Rimase qualche secondo a guardare il mio uccello e poi sparì veloce lasciando la porta aperta. Io scattai andando a chiuderla preso dalla paura che mia moglie mi potesse vedere in quelle condizioni. Il giorno del matrimonio, che si svolgeva in un paese vicino, mia cognata indossava, visto il periodo estivo, un leggero vestito bianco con delicatissimi veli che svolazzavano al vento caldo. Guidava mia moglie, a me avevano sospeso la patente perché ero passato col rosso per la fretta di correre a casa quel pomeriggio che ebbi un attacco di diarrea, e così ero libero di guardare, attraverso lo specchietto retrovisore panoramico, il viso di mia cognata seduta sul sedile posteriore. Ci guardavamo entrambi dallo specchietto, i suoi occhi erano incollati alle mie pupille e più la guardavo e più mi si drizzava il cazzo che, seduto e stretto nei pantaloni del vestito buono, mi faceva quasi male a causa dell’erezione. Mia moglie, seduta al posto di guida, se ne accorse del gonfiore e mi guardò sorridendo e seraficamente mi chiese se stavo pensando a quello che faranno gli sposi dopo la cerimonia. Io annuii, non potevo dirle che pensavo a sua sorella e che cosa avrei voluto farle. Durante la festa mi macinò in testa un’idea e così fingendo di avere capogiri a causa delle bevande alcoliche bevute, trovai una scusa per il ritorno, di stendermi sul sedile posteriore dell’auto e per tenere la testa alta, chiesi a loro due se potevo appoggiare il capo sulle ginocchia di mia cognata; accettarono entrambe. Con la faccia posata sulle gambe di mia cognata, sentivo l’odore della sua figa che immaginavo grondante di umori. Con molta calma, muovendo le mie dita come se grattassi la sua coscia, arrotolai lentamente, facendola andare su attraverso la sua gamba, un lato della leggera veste e la alzai fino a sentire sotto i miei polpastrelli la nuda carne, così mi girai col viso rivolto verso la sua pancia e appoggiando la mia bocca più vicino possibile alla sua figa, le mandai il mio caldo fiato, così come si alita nei vetri delle finestre; sentendosi inondata dal calore della mia bocca, tirò su l’altra metà del suo vestito e mi trovai le sue nude cosce a contatto del mio viso. Scostate di lato le bianche mutandine, con le mie dita tremanti dall’emozione, cercai un varco fra i suoi peli e quando riuscii a trovare la sua calda e umida fessura riuscii ad infilarle il pollice, unico dito comodo nei movimenti vista la posizione, facendole un ditalino; venne in fretta e del suo sussulto se ne accorse mia moglie che, girandosi, chiese se tutto andava bene e grazie all’oscurità della statale che stavamo percorrendo, non se ne accorse che la sorella aveva la veste tirata su, fortunatamente non le venne in mente di accendere la luce interna dell’abitacolo. Intanto cercavo di avvicinare il viso il più vicino possibile al suo ventre, volevo appoggiare la mia lingua al suo inguine per leccarle la figa ma la posizione non lo permetteva. Sentii che mi spostava la testa e alzandosi piano facendo leva sui reni, si tirò in avanti sfilandosi le mutandine che rimasero appoggiate alle sue caviglie. Il profumo della sua umidissima figa fù più intenso e pressando il mio viso contro il suo pube, allungai la lingua come un camaleonte riuscendo a sentire l’incrocio superiore delle grandi labbra e i suoi peli profumati infilarsi in bocca. Sentii la sua mano che si appoggiava al mio cazzo e che cercava disperatamente di sbottonarmi i pantaloni; maledissi il vestito che indossavo, con un paio di jeans sarebbe stato più facile aprire la cerniera lampo. Quel movimento continuo delle sue dita alla ricerca di un’apertura, i suoi peli del pube che mi solleticavano il viso, il penetrante profumo della sua figa in calore, fecero effetto e venni come un ragazzino sputando una enorme quantità di sperma nei miei slip. La mano di mia cognata si ritirò appena sentì l’umido nelle dita e lo sgonfiarsi del mio sesso e con calma mi spinse la testa da parte facendo risalire le sue mutandine ricomponendo la sua leggera veste bianca. L’odore di sborra fresca assorbita dai miei pantaloni bagnandoli fino a mostrare una grossa macchia, si diffuse nell’abitacolo e notai che mia moglie guardava dubbiosa dallo specchietto mentre io, prontamente, diedi la colpa di quell’odore ad un mio rutto. Con mia cognata tutto finì lì e la macchia biancastra fù accreditata allo spumante che, probabilmente, mi cadde addosso durante il ricevimento.
lupodimare

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