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supermarket
Supermarket
In fila dietro le casse passa sempre un sacco di tempo, se ne va come senza accorgersene.. ogni volta che mi rendo conto di quanto tempo passo ad aspettare che qualche vecchio rincoglionito svuoti il carrello sul rullo delle casse mi viene un nervoso che vorrei segarlo in due.. , il fatto è che nei supermarket ti ipnotizzano.. fateci caso, si cade in uno stato tipo catatonico, tutto nel supermarket è come una ninna nanna: luce, colori, suoni e annunci.. si diventa automi intenti a comprare senza pensare… questo stato è come un ipnosi e accorgersi di essere in ipnosi , soprattutto quando ti ci sei infilato te da solo con le tue gambe, mi frustra e mi infastidisce più di ogni altra cosa. Così quel giorno mentre ero in fila alle casse di un supermarket del mio quartiere mi venne in mente di usare meglio il tempo, di guardarmi un po’ attorno e cercare di vedere se oltre alle cose sugli scafali ci fossero cose interessanti anche tra gli scafali, cose che camminano tra le corsie.. imbambolate ed ipnotizzate…, senza alcuna volontà e capacità di controllo sulle proprie scelte o decisioni.
Eh si ragazzi miei, devo proprio dirlo, ho un cervello che mi fuma , sono particolarmente abile nello scivolare nelle emozioni delle persone, insinuandomi come acqua nelle fessure e nelle crepe esposte delle emozioni che riesco a captare, a intuire… con molto anticipo, talmente in anticipo sul resto del mondo che è come giocare a carte coperte contro persone che non sono consapevoli di avere le loro scoperte ai miei occhi. E’ una intelligenza emotiva che ho capito di possedere solo in questi ultimi anni, dono di uno sfortunato evento che sebbene mi abbia causato innumerevoli sofferenze tra i miei 15 e i 30 anni, oggi mi ripaga con mille interessi per tutto ciò che mi è successo e di cui in futuro, se ci sarà tempo e modo, vi racconterò. Una intelligenza che mi permette di avere certezze dove tutti i miei amici e coetanei hanno mille dubbi e si fanno 3000 pippe mentali. Io invece osservo e applico una tecnica molto semplice la tecnica delle contraddizioni; per esempio, una donna che si veste in un certo modo…, mettiamo in un modo che mette in evidenza le doti del suo corpo, nonostante la società femministizzata possa dire il contrario, e parlare di ragioni che si fondano sui concetti di emancipazione, di uguaglianza, di libertà, affermando la solita solfa che gli uomini sono tutti uguali, uomini maniaci che pensano solo al sesso, la verità è una sola.. che quella donna è una donna facile, insicura, che vuole essere predata, e bada bene, da un solo tipo di predatore, il predatore che sotto sotto è come lei, un uomo cioè, che si ferma all’spetto esteriore perché ha troppa voglia di soddisfare le sue esigenze sessuali e le sue fantasie, che ha troppo poco tempo da dedicare a conoscere chi c’è sotto quei vestiti. Le donne che si vestono in modo provocane al supermercato perché lo fanno? Chi vogliono provocare? Un barattolo di pelati? Una vasca di verdura surgelata? O forse hanno piacere di camminare tra i corridoi e incrociare l’occhio attento e incantato di un uomo sconosciuto? magari invece sempre dello stesso uomo.. tipo il garzone della pizza chessò..!! ma dio mio perché limitarsi a raccogliere i consensi di un garzone della pizza quando ti puoi tuffare in un corridoio di pasta e sughi e chinarti per prendere la merce più economica e …. Ops… scusate che si vede che ho un bel culo? Noooo non si preoccupi signora, io guardavo il pelato accanto al tronco di figa che è lei. E beccarsi così mille sguardi che come pioggia dissetano il loro ego e il loro bisogno di sentirsi femmine desiderate e ambite.. irraggiungibili a tutti.
Insomma gente al supermercato se invece di fare il coglione in fila uno entra nell’ottica di essere in un terreno di caccia con mille prede in vetrina, si accorgerà che ce n’è per tutti i gusti, che ci può trovare davvero di tutto… come fatalmente si trova qualsiasi merce. Dovrete solo fare attenzione a essere quello che le donne vorrebbero avere e che non possono raggiungere e siccome non è per tutte lo stesso di sicuro voi sarete la fantasia di qualcuna di queste donne o potrete almeno recitare ( che è poi quello che infondo sotto sotto viene richiesto, ma non deve mai essere svelato – maschera di scena sempre e comunque- mai toglierla a nessun costo). Ah e poi non deve mancare mai una voglia bestiale di farvi la vostra preda perché in questa condizione si emana un effluvio ormonale il quale unito al fatto che voi rappresentate la fantasia irraggiungibile di quella data persona rende quest’ultima praticamente vostra senza alcuno sforzo.
Io mi sono indirizzato a caso, dove il destino mi ha portato e la mia maschera l’ha scelta il fato per me.. per essere sincero devo dire che guardandomi attorno non cambierei mai con nessuno la mia maschera. Da quando l’ho usata per ottenere quello che voglio e appagare le mie fantasie ho posseduto a tempo di record moltissime donne, tutte scelte da me come si sceglie una merce o una puttana che ti piace, le ho avute tutte senza alcun insuccesso. In 10 mesi mi sono trombato a sangue una 15 di donne e in tutta la mia vita precedente solo 2… è chiaro che ho scoperto qualcosa… e che la sto usando, e più la uso più imparo a mettere appunto la tecnica fino ad un livello inverosimile, una rapidità di conquista quasi grottesca, poche ore e sono in grado di sborrare in gola ad una madre di famiglia sconosciuta che sta aspettando in macchina davanti alla scuola l’uscita dei suoi figli di 15 e 14 anni.
La mia maschera è quella del ragazzo di buona famiglia, giovane e sensuale, preda della tempesta ormonale propria di quando si ha 15 anni, un bel marcantonio di ragazzo con occhi chiari e capelli biondi,che non capisce nulla di donne, che non sa dissimulare quando è attratto da una donna. Che è il figlio che lei avrebbe sempre voluto avere, ma che quell’ignorante e insensibile di suo marito non ha saputo crescere. E’ la maschera che mi fa vedere come un ragazzo che non sa nascondere di non essere mai stato con una donna, una maschera che arrossisce a comando e che muta la voce in tremula e incerta nel chiedere un informazione o nell’offrire una mano per sollevare i pacchi della spesa.
Ora vi voglio raccontare la prima esperienza di questo tipo che è andata a buon fine, e capirete che per ciascuno di noi scapoli che facciamo la spesa al supermercato c’è una fornace di fregna che apre i battenti la mattina alle 10 e chiude la sera alle 20. Qui troverete ciò che cercate, se saprete capire come muovervi e saprete leggere le emozioni nascoste nelle donne che vi piacciono, Mantenendo la posizione di predatore dentro voi stessi ma facendovi vedere come prede dalla vostra preda, sarete già virtualmente con le palle che si stanno per svuotare sul viso del vostro obbiettivo.. basterà solo mettere un piede dopo l’altro e lasciarsi trasportare dall’inevitabile… Dunque quel giorno in fila alle case mi scossi dal torpore e mi domandai cosa potevo fare per allietare l’attesa; iniziai a guardarmi attorno e mentre guardavo il plasma 50 pollici del reparto digitale che proiettava un tg, vidi passare nel mio campo visivo una donna. Avrà avuto tra i 34 e i 37 anni, aveva tutti i capelli sconvolti per il caldo che faceva fuori e a forza di ravvivarsi i capelli le si dovevano essere asciugati dal sudore in una forma un po’ da pankabestia, In verità era tutt’altro che una pankabestia , portava un vestito nero lungo aderente, che le finiva appena sotto il ginocchio, con una fantasia di fiori rosa e gialli a ravvivare il triste colore. La particolarità di questa donna, che altrimenti non avrei degnato neanche di uno sguardo, che attirò la mia attenzione fu la visione fugace delle grandi tette che aveva, il vestito nero era ben scollato e non nascondeva minimamente le florida massa di carne che si muoveva ondeggiando sotto di esso. Avrà avuto una 7, e siccome io sono fissato con i seni grandi, mi dedicai un po’ più a lungo ad osservarla. Non doveva essere una donna felicemente sposata o accompagnata. Aveva l’aspetto di una persona con poca stima di se , che si curava poco, di sicuro poche persone distinte e valide si soffermavano a guardarla, benché a giudicare dalla scollatura quella doveva essere un esca a cui sperava ogni tanto abboccasse qualche pesciolino, ma purtroppo per lei dovevano essere poche le persone ad avere un riscontro con quella che lei avrebbe voluto. Perciò secondo me si sentiva sola. Aveva una carica sessuale molto forte, una di quelle donne a cui rovesceresti volentieri il risultato di un segone di un ora e mezza in faccia; purtroppo per lei però non ci doveva essere nessuno che lei apprezzasse davvero che le avrebbe voluto fare quel regalo, ma solo vecchi ciccioni con la moglie stronza a analfabeta al seguito o peggio ancora bestie sudate e ignoranti che non sanno mettere due parole una dietro l’altra per esprimere un concetto. La donna si aggirava nel corridoio dei gelati e cercava con infinita pazienza un gusto che potesse in qualche modo lenire la sua tristezza e la sua solitudine in quella domenica di fine luglio. Si muoveva su e giù lungo le celle frigorifere, impaziente e nervosa e apriva di continuo gli armadi frigo mettendoci tutta la test dentro. In quella posizione mentre si sporgeva all’interno tenendo il braccio destro sollevato a spalancare la porta si poteva vedere la macchia di sudore che l’ascella le aveva impresso sul nero vestito e sono sicuro che tutti osservavano schifati quel particolare, a me invece poco interessava, il mio sguardo scivolava un po’ più giù sotto la curva dello sterno su quelle belle bombe grasse e polpose che di sicuro dovevano causare un gran caldo sotto quel vestito. La scena mi fece venire pensieri i quali a loro volta cominciarono a pompare sangue nelle mie mutande. Mi venne un idea.. presi il blackberry del lavoro che aveva una buona fotocamera con lo zoom e dissi a chi mi seguiva in fila che avevo dimenticato una cosa, che tornavo subito.
Mi diressi nel settore dove lei continuava ad armeggiare tra una vaschetta della marca x e una della marca y, e mi appostai in una posizione con buona angolazione, aprii la funzione camera e attivai lo zoom.. volevo frale qualche foto, sfruttando l’attimo in cui infilava la testa nello scomparto per non essere visto, a casa poi la sera me le sarei scaricate sul PC e mi sarei fato un segone allegro e giulivo in sua compagnia, o meglio in compagnia delle sue tette. Così facendo la inquadrai nel momento propizio e scattai, mi misi subito a guardare cosa avevo fotografato e mi resi conto che era troppo lontana, volevo una visione delle tette più da vicino se no sto segone non sarebbe stato fattibile, allora mi avvicinai un pò di più e decisi di fingere di cercare anche io un gelato, quando mi trovai a non più di 5 m da lei, aprii un anta e misi la testa dentro. Attraverso il vetro potevo osservare come anche lei avesse fatto la stessa cosa in quell’istante e allora mi misi in posizione le inquadrai le tettone di profilo e il culoccio appizzato mentre rovistava nel suo armadio e scattai un altro shoot.
Mentre ero intento a controllare la foto mi venne un dubbio atroce.. e se lei mi ha visto attraverso il vetro mentre scattavo come io ho guardato lei? Dopo tutto il vetro e tutto imbrinato ma si vede comunque attraverso!!! Guardai oltre il blakbarry e la vidi girata verso di me.. a quel punto ero pronto a vedermi strappare il telefonino dalle mani e gettarlo nel frigo, ma non successe, si girò di nuovo e continuò la sua rierca…, forse non mi aveva visto davvero,mi dissi. Per precauzione, dopo quella sudata fredda mi allontanai, e tornai alla fila della cassa. Ormai avevo ciò che mi serviva per la sera, e comunque non potevo restare a lungo lontano dalla cassa. Raggiunsi così la fila e ringraziando la persona che mi aveva gentilmente tenuto il posto, cominciai a scaricare il carrello sul rullo; di tanto in tanto con la coda dell’occhio controllavo cosa la famelica signora in cerca di gelato stesse facendo. La vedevo continuare nell’affannosa ricerca, quando ad un certo punto chiuse per l’ultima volta una delle tante porte frigo che aveva aperto e senza prendere nulla con se si avviò verso l’uscita… Tra tutti i varchi tra una cassa e l’altra che poteva scegliere per uscire, la donna stranamente prese quello accanto alla cassa in cui io mi trovavo, pensai ad una coincidenza, che mi fece sorridere tra me e me.. Non so se fu quel sorriso involontario, o il fatto che non potei fare a meno di sbirciarla mentre con passo stizzito passava a un metro e mezzo da me, per uscite dal supermercato… successe una cosa che non mi aspettavo minimamente. La donna nell’attraversare il varco mi lanciò un occhiata furtiva.. riversando in me un agitazione ed un adrenalina che ricorderò sempre.. fu un iniezione di autostima, di compiacimento.. e allo stesso tempo altro combustibile per le mie fantasie… Mentre continuavo come un automa a riversare paste e sughi sul rullo della cassa vidi però che la donna si era fermata appena al di la del varco. Adesso dando le spalle ala situazione si era come immobilizzata, sembrava stesse pensando tra se e se. Non capivo ma continuavo ad osservarla. D’improvviso si girò e con passo spedito e caparbio riattraversò il varco nella direzione opposta, di nuovo colsi la sua occhiata fugace rivolta a me.. rientrò e si diresse nuovamente dai suoi odiati amici gelati. Pensai che fosse in uno di quei momenti in cui una donna pensa e ripensa 100 volte ad una cosa. Il gelato, il caldo o la sera a casa con un cucchiaio di fresca crema a consolare la sua tristezza davanti ad un film dovevano averla convinta a non demordere.. Mi venne in mente che forse non era solo quello il motivo, sorse c’entrava anche l’attenzione che le avevo dimostrato, il mio voierismo di cui doveva essersi accorta. Forse era tornata sui suoi passi per una di quelle occasioni che uno si dice deve saper cogliere al volo.. forse ero io quell’occasione per lei.. Decisi di tentare, di lanciarmi. Mentre la cassiera passava la merce la donna afferrato il suo gelato si riavvicinò alla cassa in cui mi trovavo io, dietro di me c’erano 4 persone e la donna avvicinandosi si trovò ad essere la V in attesa, per un'unica stupida vaschetta di gelato doveva attendere almeno altri 10 minuti. Notai subito che c’erano altre casse aperte, un tra le altre aveva solo due clienti in coda… ma lei rimase nella fila scelta dal principio, dove io stavo quasi per arrivare al conto. L’occasione era d’oro, dovevo agire e subito. Quasi come stessimo recitando un copione vidi lei alzare le braccia al celo come a madonnare per la fila, pestando spazientita un sandalo al suolo, feci finta che quel suono avesse richiamato la mia attenzione e feci capolino per vedere da dove venisse.. lei fece altrettanto, incrociò il mio sguardo questa volta in maniera diretta. Mi sporsi un po’ di più e dissi:” signora ma lei ha solo quel gelato da pagare? Perché non me lo passa che così non fa la fila?” Grazie mille mi rispose da infondo alla fila. Detto ciò si staccò dal fondo della fila e si diresse verso di me, le sorrisi e i miei occhi le fissarono sfacciatamente l’ondeggiamento del grosso seno mentre si avvicinava a me. Il cazzo cominciava tirare su la testa e dai miei pantaloni, se si fosse fissato all’altezza della tasca si poteva vedere il rigonfiamento che via via diventava sempre più evidente.
Presi la vaschetta e la aggiunsi alla mia spesa, la cassiera disse:” anche questo?” – “sissi –risposi- anche questo, prima che si sciolga.. è circa mezz’ora che sta vaschetta fa dentro e fuori dal frigo.. non vorrei si prendesse un malanno!!!” La cassiera , io e la donna ridemmo alla battuta e questo bastò a sciogliere l’iniziale imbarazzo. “Grazie infinite mi disse la signora, qui è difficile incontrare una persona cortese come lei”.. non c’è di che risposi io, -sa- continuai mentre riempivo le buste dall’altro lato della cassa e mi facevo rosso i8n volto- devo confessare che la sua lotta con il peccatuccio di gola che ha portato avanti in questi ultimi 15 minuti, mi ha incuriosito, mi sarebbe dispiaciuto vederla andar via senza gelato..” .
Ah era così evidente? – mi chiese lei- Certe volte mi impunto e poi fa un caldo che un bel gelato me lo stavo prefigurando da sto pomeriggio.. ma con tutta questa fila i nervi mi scattano facile, se non fosse stato per lei avrei effettivamente rinunciato.. ma penso che avrei dormito male!!” Nel frattempo avevo preso le buste e ci stavamo allontanando dalle casse. Mi disse” quanto ti devo? – ma per cortesia- risposi io- oramai era una questione di vita o di morte anche per me, accetti un'altra gentilezza e lasci che questo gelato sia io ad offrirglielo!”. Mentre parlavamo così ci eravamo fermati davanti ala scala mobile che riconduce al garage dove ognuno avrebbe ripreso la propria macchina e si sarebbe diretto a casa.
Il cazzo mi pulsava da far paura, sentivo il liquidino che già stava imbrattando le mie mutande sotto al jeans e mi auguravo che la donna non si accorgesse ora di quello che avevo tra le gambe. Lei si appoggiò con il palmo sinistro sul corrimano della scala mobile e caricò il peso sul braccio schiacciando un po’ il seno contro di esso. Questo movimento accentuò ancora di più lo spettacolo del suo seno strabordante. Il solco tra i due seni era ora diventato una linea sensualissima, schiacciato tra il braccio sinistro e il suo seno destro quello di sinistra aveva preso una curva vertiginosa.. cercavo con tutte le mie forze di guardare oltre, di guardare perterra le scale mobili che ci conducevano al garage, ma un solco mammario di quella portata per me era come una fonte di acqua fresca per un disperso nel deserto da una settimana, qualcosa su cui avventarsi famelicamente e di cui riempirsi fino a scoppiare. Sollevai lo sguardo, rosso come un bimbo delle medie la guardai con occhi molto più che imbarazzati e timidi e le dissi:” Allora accetta che le offra questo gelato….?” “Daniela -disse lei- mi chiamo Daniela! Ok- risposi- allora Daniela accetti questo gelato? E… Io sono Sante, piacere!!!” “ Piacere mio disse Daniela, grazie infinite ancora, sei un tesoro di ragazzo Sante. Vorrei averne incontrate altre in vita di persone come te!!-
“Beh non è mai tardi giusto? Eccomi qua- risposi io- hahaha!!” e insieme ridemmo alla battuta.!
Notai che Daniela era un po’ agiata e si guardava intorno, forse non voleva essere vista mentre parlava con me. Dopo tutto il quartiere non è poi tanto grande e qualcuno avrebbe potuto spettegolare se conoscendola, avesse notato il proseguimento nel garage del nostro incontro casuale di poco prima. Oramai ero vicino alla macchina- lei mi aveva seguito mentre continuavamo a parlare e a palleggiarci le frasi di circostanza. Forse stava aspettando qualche spunto per fare un passo ulteriore.. per avvicinarmi a se e vedere come reagivo.. Uff- sbuffai io- sono in ritardo per la palestra ormai, mi toccherà andare a casa direttamente.. ma ne è valsa la pena – sottolineai- non capita tutti i giorni di conoscere una persona nuova in quartiere, specie una donna educata e a modo come te!
E’ stato un incontro gradevole anche per me Sante- rispose lei subito- .. spero di ri incontrarti alla prossima crisi di gelato ! -e si fermò con un sorriso aperto a guardarmi mentre infilavo le buste nel portabagagli e le porgevo il gelato. “ Mah- dissi io-.. c’è qualche speranza per me di condividere questo gelato con te? E arrossii ancora di più abbassando lo sguardo lungo le sue gambe.
E’ che non sapevo come dirtelo Sante, mi farebbe molto piacere in verità,! -Esclamò lei- Se ti accontenti di un gelato a casa sul tavolo della una cucina, mentre controllo i compiti delle vacanze dei miei figli a me andrebbe bene anche adesso se non hai impegni!
Certo si..! risposi imbarazzato- il mio cazzo ebbe un sussulto impossibile da non notare. Forse mi salvava il fatto che difficilmente uno si può immaginare la mia dote, associandola ad una persona che da a vedere così tanto la propria timidezza e il proprio lato schivo. 23 cm per 18 di circonferenza non sono all’ordine del giorno per nessuno ve lo assicuro. L’idea di chiavarmi una mamma come Daniela mi faceva bollire dentro e ormai più di una goccia di liquido precopulativo aveva iniziato a stillare dalla mia cappella. La macchietta si doveva vedere se uno ci avesse buttato l’occhio e il mio istinto mi diceva che da quel momento in poi ogni dimostrazione del mio sbavamento sessuale per lei, avrebbe portato agli effetti voluti su Daniela.
“Allora fai così, carica la spesa in macchina da me-disse lei- così nel frattempo la tengo in frigo da me, quando arriviamo a casa! E sali in macchina , non c’è bisogno di prenderle tutte e due, tanto abito a pochi minuti da qui, poi ti riaccompagno senza problemi”. “Va bene!” – dissi- e mi affrettai a riprendere la spesa e a seguirla fino alla sua macchina.
Posai le buste nel portabagagli di una Twingo malmessa, e salii in macchina. Mentre Daniela guidava le guardai nuovamente il profilo del busto.. Le tette eranop decisamente colossali, aveva un reggiseno poteva tranquillamente contenere un melone per coppa, la masa di carne era così compressa da quel delizioso indumento che dove il bordo della coppa terminava si formava una peccaminosa cunetta, notai che i capezzoli spingevano contro li tessuto messi in risalto dal nero decoltè altrettanto aderente, un due bottoncini della scollatura del vestito si erano misteriosamente slacciati sotto ai primi due e adesso l’apertura laterale e la vista furtiva della montagna di carne di cui godevo era una tortura per me.. la strada che conduceva a casa sua era attraversata da quei dossi che rallentano l’andatura e Daniela ad ognuno di essi odeggiava sul davanti come un mare ingrossato contro i frangiflutti. Coglievo i suoi angoli della bocca serrati nel tentativo di nascondere un sorriso sotto i baffi.. Lentamente cominciai a divaricare le gambe, facendo finta di nulla mentre le chiedevo: “ Quanti anni hanno i tuoi figli Daniela? Vivi sola con loro?”
Rispose senza distogliere lo sguardo dalla strada:” Luca ha 12 anni e Mariana ne ha 9, sono adorabili. Col padre è finita da 4 anni, aveva una malattia che ha messo in crisi il nostro rapporto, e… sai com’è, dove si forma una crepa si insinua l’acqua, e anche le volontà più tenaci crollano. Io ho preferito chiudere la relazione. Comunque è tutto apposto adesso, ci siamo separati e siamo rimarti in buoni rapporti, soprattutto per Mary e Luca.
Avvertivo nel suo tono di voce una sorta di distacco, come se mi stesse leggendo qualcosa di scritto, e capivo che non le avevo fatto una domanda interlocutoria, pensava ad altro.. si girò mentre diceva Mary e Luca e mi sorrise. Aveva una bocca piccola, con un labbro inferiore carnoso su attraversato da una leggera cicatrice. Il naso dritto e importante dava ai suoi occhi quasi blu un tono profondissimo. Il collo corto e muscoloso- certo con quelle bombe che doveva portare ingiro tutti i giorni sfido io- ben piantato tra due spalle forti ma piccole. I suoi capelli neri erano ancora una foresta da districare, ma a osservarli avevano un aria selvaggia più che trascurata. Sostenendo il suo sguardo le sorrisi e le dissi.. Capisco, scusa la domanda- e che sembri così giovane, non immaginavo avessi gia due figli grandicelli. Quanti hanni pensi io abbia? Boh- risposi- non lo so direi 35-38. Mentii sapendo che le avrebbe fatto piacere.
Ti ringrazio rispose lei, ma ho 46 anni, e mi fa molto piacere, tanto tanto.. non sai quanto, sentire un bel ragazzo come te che mi da 35 anni! Ma dentro ne ho anche meno se è per questo.. 2Infatti risposi io- gli occhi sono decisamente di una 30enne.!!
E te Sante quanti ne hai? Scommetto che ne hai meno di 30. Intuendo che era quello che voleva sentirsi dire sfruttai le mie caratteristiche di aspetto infantile per spararla grossa.. volevo vedere come avrebbe reagito.. beh si in effetti ne ho meno di 30.. mi finsi imbarazzatissimo e dissi, neho… tenni la risposta in sospeso per ottenere l’effetto voluto.. ne ho 27- bofonchiai simulando indecisione ( in realtà ne ho 33 ma per motivi legati ad una disfunzione della crescita ne dimostro davvero meno di 30). Ah fece lei..27! mmhhh si forse, ma sei sicuro? Quarda che io non sono una che si confonde molto con l’età.. !” Davvero-dissi io- 27 te lo giuro Daniela! Non c’è bisogno di giurare, mica ti mangio! E va bene dissi io- mentendo spudoratamente dissi :ne ho 22!
Oh santa madre disse lei quasi colta da un singhiozzo di stupore.. vidi il suo volto arrossire e cominciò a ridere.. come un oca starnazzante. Forse avevo esagerato… Scusami tanto, disse lei, non ti offendere, eh sai.. e che per un momento avevo pensato che fossi una persona che… unh vabeh dai scusa non farci caso, dai che siamo arrivati, ora ti do il tuo gelato e ci rilassiamo!” Parcheggiò l’auto e la osservai torcere il busto per prendere la borsa sul sedile posterore.. non vi dico la massa di tette che, in quella manovra, mi si avvicinò a pochi cm dalla mano sinistra, il bordo della scollatura si ritirò e la boccia sinistra quasi non tirò fuori il capezzolo. Vidi parte di un aureola enorme fare capolino sotto al pizzo del regiseno e li non potei reprimere un sospiro mentre il mio arnese si metteva al 100% in tiro di traverso nei pantaloni. Daniela afferrò la borsa e nel ritornare seduta prima di aprire il suo sportello incrociò con lo sguardo la sagoma del mio cazzo sotto i pantaloni… Tutto arrapato era sistemato lungo la coscia destra e scendeva per un buon palmo. Quel giorno avevo il mio paio di jeans stretti e non c’era dubbio.. Daniela ora sapeva che avevo un cazzo grosso.. speravo che la curiosità e gli ormoni che tutte le donne hanno avrebbero fatto il resto.
Trasalì e per cercare di dissimulare si catapultò fuori l’auto.. mentre scendeva mi disse: aspetta che vengo dal lato della tua portiera ad aprire, lo sportello si incastra spesso e se provi ad aprire da dentro poi non si apre più.. devio scusarmi quest’auto è un vero disastro.!!” Così facendo passò dietro l’auto per venire dal mio lato. Mentre passava dietro l’auto sbirciai lo specchietto retrovisore ed ebbi la fortuna di notare che metteva mano al regitette tirando con forza verso l’alto e allargando di un altro bottone la scollatura. Arrivata all’altezza del mio sportello si chinò in avanti mise il braccio destro poggiato sul montante dello sportello vicino allo specchietto, come per sorreggersi, mise la chiave nella toppa e fingendo – secondo me- una serratura poco collaborativa cominciò ad armeggiare con le bombe immense a pochi cm dal mio naso. Mi guardava attraverso il vetro e oramai sembrava aver perso gli indugi.. continuava a provocare la mia erezione facendo ondeggiare in quella puerile pantomima le sue mega tette, io nel frettempo dentro l’auto mi ero girato verso di lei le sorridevo attraverso il vetro dicendo” Aiutooo!! Mi hanno chiuso in macchina, qualcuno mi faccia uscire..,. lei signora può essere così gentile da farmi uscire?” Nel frattempo però avevo anche messo le gambe aperte verso di lei di modo che potesse guardare senza ostacoli al di fuori dello strato di jeans, il mio cazzo diventare la dinamite che in effetti è!
Aperto lo sportello uscii e la abbracciai proseguendo la scenetta di un minuto prima.. Oh grazie mille signora… la mamma mi ha lasciato chiuso in macchina e stavo soffocando.” Stupidino -disse lei -dai aiutami con queste buste che ho proprio voglia di sedermi a gustare in santa pace questo tanto sospirato gelato assieme a te.. sei davvero simpatico”!
La seguii portando le buste, abitava al primo piano di un condominio a 8 piani. Aprì la porta precedendomi nell’ingresso e mi fece entrare,: Bambini disse, venite ad aiutare a posare la spesa a mamma che poi vi metto il film col gelato!!! Mariana corse per prima fuori dalla cameretta in cui stava giovando alla Xbox col fratello, Luca la seguì dopo poco. Bambini questo e Sante un amico di mamma che oggi ci ha offerto il gelato, è li nella prima busta Luca, prendilo che così mamma ve lo da subito. Luca salutò e io ricambiai, Mariana invece era timida e continuava a guardarmi nascondendosi dietro il fratello. Luca prese il gelato e andò in cucina seguito da mariana mentre io seguivo Daniela con le buste. Posai il tutto per terra davanti al frigo.. notai che adesso i bottoni della scollatura erano nuovamente abbottonati e il solco tra le tettone era castamente ridimensionato dopo Ora rispetto ai 20 cm di prima era visibile solo per una decina di centimetri, comunque un solco che avrebbe mandato in coma qualsiasi amante delle tette grosse come me. Luca e Mariana dovevano essere abituati a quelle forme giunoniche e felici di rimettersi per cacchi loro in cameretta afferrarono le coppe di gelato che la mamma aveva preparato, e corsero a vedersi il film di shreck col loro gelato. Luca uscendo chiuse la porta della cucina e appena se ne fu andato Daniela si girò e mi disse, asdesso tu su piccolino aiutami a mettere via la spesa che quelle pesti mai una volta che lo facessero! Io di buon grado le porsi le mie buste mentre Daniela in ginocchio davanti la frigorifero creava lo spazio per inserire il tutto. Il movimento ondeggiante che producevano i suoi sforzi di cacciare la busta nello spazio creato, aveva chissà come mai riprodotto la scollatura con i bottoni slacciati, questa volta però era davvero uno sbottona mento da stupro.. non si limitava ad arrivare dove sarebbe umanamente accettabile anche per un contesto di seduzione, questa volta attivava oltre la curvatura fin sotto il seno e piano piano ad ogni suo movimento i lembi del vestito si allargavano lasciando il campo libero a quella visione celestiale Sembrava di assistere ad un parto, come se due teste di due marmocchi di 7 Kg l’uno stessero spingendo per uscire fuori da una stessa figa allo stesso momento. Ero il piedi dietro Daniela e la mia nerchia era dura e tesa come legno di tek. Le palle cominciavano a farmi male dato che era dal momento delle foto al supermercato che dovevano aver cominciato a produrre sborra. La cappella lacrimava liquido pre-copula come bambino che s’è sbucciato il ginocchio e sentivo il mio odore distintamente, penetrante come piscio di gatto. Lo stesso odore doveva sentirlo lei, mentre se ne stava li agitandosi acquattata come per pisciare in terra davanti al frigo e tentando di spingere la busta dentro. Nello spingere perse l’equilibrio, non so se volutamente o per davvero e visto che mi trovavo dietro di lei la sostenni per la spalla. La sua schiena si appoggio al mio ginocchio sinistro e lei prese a ridere come prima smuovendo quel davanzale disumano. –“Oh mamma mia.. hahah- scusa ma- hahah- non so che mi ha preso, sembra che per questo gelato debba soffrire all’infinito hahah- e così dicendo alzò di scatto e roteò su se stessa per guardarmi in faccia! Nel movimento rapido si sbilanciò ancora e per sostenersi si aggrappò al mio torace. Contrassi i pettorali e non potei non notare come il riso che aveva si contrasse in un ghigno di lussuria. La sostenni a mia volta portando le mani sulle sue costole, le lasciai scorrere verso le ascelle , verso l’alto e non mi fermai quando impattarono l’enorme curva del suo seno. Ormai mi guardava rapita e sorrideva mordendosi il labbro inferiore; nel frattempo di la Shriek stava combattendo con il drago e Mariana e Luca ridevano a crepapelle.
Sentii la massa calda e elastica di quei colossi sotto le mie mani. Strinsi il seno sinistro, per quanto potevo con un'unica mano. Scostai definitivamente il bavero del decolté e lasciai scivolare fori quella massa deliziosa.. era ancora più grande di quanto pensassi, un solo seno doveva pesare almeno 8 Kg. Mai in vita mia avevo visto dal vero un seno così, figuriamoci a tenerlo in mano! Il mio cazzo era roccia pura contro la sua pancia..a Daniela cedettero le gambe e si lasciò cadere in ginocchio davanti alla mia patta. Poggiò i viso contro il mio inguine e inspirò a pieni polmoni l’aria umida di umori che si sprigionava da in mezzo alle mie cosce. La vidi roteare gli occhi all’indietro e sorridere come rapita da un demone che le solleticava l’interno dell’anima. Portò le mani all’altezza della mia cintura e, sempre rimanendo in ginocchio, slacciò la fibbia. I suoi colossali seni premevano contro le mie cosce e vedevo un filo di saliva colare dal suo labbro e atterrare su di essi incanalandosi poi come un torrente nel solco profondo e accogliente tra le sue tettone immense. Proseguì sbottonando e aprendo, infilò la mano destra nelle mutande e afferrò il mio attrezzo senza indugio. Mi disse : Adesso la mamma Daniela si fa la sua bella mangiata di gelato eh Sante? Che dici glie lo dai il tuo gelato a Daniela?” di tutta risposta le afferrai il polso e la aiutai a svincolare la mia mazza imperiale dalla stretta dei jeans. Ora se la stava sventolando sotto il naso.. sembrava non credere a quello che teneva nel suo pugno destro, non riuscendo a chiuderlo con un'unica mano si puntellò meglio sulle ginocchia e lo agguantò con entrambe le mani. Cominciò a segarmelo violentemente mentre agitava la linguetta davanti alla cappella come un serpente agita la lingua per incantare la sua preda. Di tanto in tanto mentre segava con foga e faceva ciondolare in questo gesto le sue montagne, slinguava li buco della cappella, andò avanti per un buoni 5 minuti e già non ce la facevo più..
Dai piccolo, dai!!! fammi vedere quanta roba c’hai per mamma Daniela qui sotto, su scarica questo bestione addosso alla vacca che sono..spruzzami tutta di sborra , dai dai non avere paura i bambini sono incollati al film…, dai che non resisto, poi voglio che mi chiavi come un secondino si chiava un ragazzino in prigione. Si voglio sentirti dentro voglio vedere se riesco a prenderti tutto fino alle palle… ma prima devi sborrare, devi aprire la manetta e scaricare tutto addosso a mamma tua.. Io non resistevo più senza preavvisarla minimamente, mentre ancora stava dicendo mamma tua, un grugnito da orco mi percorse la gola e le rovesciai in faccia un fiotto di densa sborra bianca che le infradiciò le labbra che si erano appena chiuse prima di pronunciare la parola seguente. Poi un secondo fiotto le finì sul viso , e un terzo e un quarto altrettanto potenti e densi seguirono i primi due mentre continuava a segarmi impietosamente, un altro fiotto sgorgò pigramente e a lungo dalla mia cappella e le colò sulle due mani impastandole come albume d’uovo semi montato. Un ultimo spruzzo potentissimo le invase la bocca spalancata e le scivolò sul collo, da li la strada era una sola e imboccò l’autostrada che conduceva tra le sue bombe celestiali. Di la il televisore teneva a bada i due bambini e io mi occupavo di tenere a bada daniela. Il suo viso era coperto di sborra, le colava lungo le guance, si raccoglieva in un grosso grumo bianco e colloidale sulla punta del mento dal quale dondolava come bava di cane mentre Daniela riprendeva a dire.” Uh che bravo che sei.. mi hai davvero impiastrata tutta, aspetta che mi pulisco se no, se mi rimane qualcosa, chissà che mi invento con Lu e Mary,” detto ciò si alzo da terra mentre il mi cazzone ancora perdeva qualcosa a terra. Si diresse al lavabo e cominciò a sciacquarsi. Aveva le gambe un po piegate e il movimento delle sue tettone enormi ondeggiati mentre si sciacquava non permise al mio cazzo di sgonfiarsi… Ero con i calzoni e le mutande calati, il mio arnese tosto e rigido come legno di tek pulsava ancora come un tamburo, la cappella si era gonfiata a tal punto che temevo si aprisse come una albicocca matura, mi avvicinai la dietro e mi appoggiai alla sua sciena col busto. Le passai una mano davanti e le agguantai come potevo la tetta destra. Strizzai il capezzolo, con meraviglia notai uno zampillo di siero spruzzarle nel lavandino. Daniela sorrise “ devi mungermi meglio, o io non mungerò te. Detto ciò si girò ancora verso di me strofinando il suo enorme balcone e i suoi capezzoli turgidi e sporgenti contro di me, aveva ancora sperma sul collo.. ma decisi di non dirglielo.. le posai le mani sulle spalle e la forzai ad inginocchiarsi nuovamente davanti al mio cazzo, prese le zinne , creò tra di esse uno spazio sufficiente ad accogliere la mia virilità e iniziò a segarmi con una spagnola memorabile, si teneva le tettone unite abbracciandole, e mentre entravo e uscivo tra di esse, impiastrava di saliva la cappella, dopo pochi istanti avevo il membro totalmente viscido di saliva, la feci rialzare, lei si girò nuovamente e con un gesto lascivo si sollevo i lembi del vestito sopra i glutei, li divaricai con le mani sputai sul suo buchino e col pollice spalmai la saliva per lubrificarlo, Girò lo sguardo verso di me sollevando l’angolo sinistro delle labbra con un ghigno perverso::: “Uuuuhhh diavoletto di mamma!.. vuoi favorire questo ? e allora dai su che aspetti? non laciare fuori neanche un cm di quel ben di
Dio… spingi fino a farmi sanguinare se vuoi ma lo voglio tutto il tuo cazzo gran bastardo che sei…!!!!” . Piazzai la cappella gonfia quanto una prugna davanti a quel piccolo foro, le afferrai con la mano sinistra i capelli e spinsi la mia carne dentro di lei senza alcuna remora. Ahhhh siii dai sfondami il culo bel maschione… dai rompimi l’ano e non fermarti mai..!!1 ahhh siii siii che goduria ahh ahhhhh ahh dai si siiiii!!! Nion ti preoccupare dany vedrai che non durerà poco… ho intenzione di slabrarti il culo con il mio cazzo…
Iniziai a pomparla con decisione facendolo entrare con scatti successivi fino alla radice.. quando le palle arrivarono a fine corsa sentivo il collo del suo retto aperto dalla mia cappela.. qualche liquido anale già si era sciolto sulla mia cappella e favoriva il lento movimento. Ossservavo l’immagine riflessa di Daniela sulla finestra della sua cucina, la bocca spalancata , la saliva che le colava dagli angoli della bocca, gli occhi socchiusi e rotati all’indietro, le tette talmente grosse che pur tenendo le braccia dritte per sostenersi al tavolo, facevano toccavano con la punta dei capezzoli sul piano del tavolo.. e oscillando scivolavano sulla formica bagnata del suo sudore, infiammandosi e gonfiandosi ulteriormente. Osservavo le labbra del suo culo dilatate e infiammate seguire il movimento che la mia nerchia faceva dentro le sue viscere. Alternavo una visione all’altra e nel frattempo montavo un ennesimo e squassante orgasmo… Ohh bella che sei Daniela.. dimmi che ti piace!!! dimmi che potrò spaccartelo ogni volta che ne avrò voglia.. che sarai sempre pronta a aprire le tue chiappe per questo cazzo che tanto ti apprezza… ahhh siii sii che bello mi sto scavando una galleria a mia misura nel tuo intestino per tutte le volte prossime … ahhhh ahhhh sii sei divina !!”
“Si Si Sante tutto quello che vuoi tu, ti faccio fare tutto quello che vuoi, oggi domani dopodomani, quando rientri dal lavoro o in pausa pranzo.. quando ti pare basta che suoni alla porta, anzi prenditi le chiavi di casa e sentiti libero di venire ahhhha si aahhh di venire quando vuoi e per quanto vuoi a fottermi il culo ahh adesso dai su spaccamelo ancora dippiù dai… ahhh Ohhhh ughhhhhaaahhhh si si si si dai dai dai dai rompimelo, rompimelo, rompimelo!” -Le afferrai entrambe le braccia e la cavalcai da dietro come una troia dei film porno.. sentivo il cazzo stracarico di sperma… furono gli ultimi due colpi inferti con decisione e violenza a darmi il colpo di grazia. Ahhh prendimi tutto dentro Amore mio eeeehhhhcccomi ahhh sii sii che bell culo che hai ahhhh !!!”. eruttai una quantità di sborra che mai avevo prima..svuotai pure l’anima dei miei coglioni in quell’intestino le feci letteralmente un clistere di sperma tanta fu la quantità e la durata del mio orgasmo che per buoni 15 secondi fui scosso da spasmi orgasmatici mentre lei singhiozzava e continuava a spingere contro il mio uccello il suo culo. Quando lo estrassi dal suo ano il mio cazzo era turgido e dolorante, coperto di un velo viscido marroncino, Lei si tirò in piedi e lentamente un copioso grumo di sborra marroncina le scivolò fuori dall’ano e le colò lungo la gamba fino al ginocchio sinistro.
“Grazie Amore mio -mi disse lei- ora se non ti dispiace devo andare in bagno prima che insudici tutto quanto… non so quanto mi hai sborrato dentro ma ti giuro che mi sento un bisogno impellente.. se vuoi restare a dormire fai pure, mando i bambini a dormire in salotto e ti faccio spazio nel letto!”
“Grazie ma vado a casa -le risposi-, ci si vede presto comunque, ho intenzione di scorticarmi il cazzo tra quelle bocce che ti ritrovi e nel in quel tuo bell’intestino che ho appena allargato”. Detto ciò presi le sue chiavi di casa e mi diressi a piedi a riprendere la mia auto.

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