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sara, la porno maestrina
Durante una riunione genitori/insegnanti e senza i figli presenti, alla scuola di mia figlia un cinque anni fa, avvenne una cosa particolarmente intrigante.
Ero rimasto praticamente l’ultimo genitore a dover parlare con le maestre e, quando entrai, mi si presentò una visione paradisiaca: l’insegnante di scienze era una gran bella donna di nome SARA sui 35anni, rossa, alta circa 1,80 mt per 65kg di cui almeno 4,5 o 5 concentrati in una sesta da infarto.
Dopo l’iniziale imbarazzo e le normali discussioni, era ormai giunto il momento di andare e mi capitò una fortunosa coincidenza: nell’uscire dalla scuola le nostre due auto era praticamente una dietro l’altra e lei, provando a metterla in moto, constatò che la batteria era praticamente morta.
Siccome iniziava a piovere, e si era fatto tardi (erano le otto), mi offrì di accompagnarla a casa e lei accettò di buon grado la cortesia.
Durante il tragitto iniziammo a parlare delle solite cose (lavoro, affetti, tempo) e senza rendermene conto mi accorsi che lei era rimasta, per tutto il tempo, fissata su di me e sul mio discreto pacco.
Una volta che mi sono reso conto che mi fissava proprio lì, le chiesi cosa le era rimasto impresso, e lei, arrossendo vistosamente disse”niente, è che mio marito è fuori per lavoro in mare da più di due mesi ed io sono sempre SOLA in casa”.
Allora io, con sapienti toccatine fintamente involontarie, nel cambiare le marce le sfiorai tre/quattro volte la coscia provocandole dei sospiri molto soffocati e successivamente provai, fermo al semaforo, a prendere qualcosa nel vano portaoggetti, provocando in lei arrossamenti vistosi.
Ormai eravamo giunti sotto casa sua e provai l’affondo finale e le dissi: “Come ringraziamento mi merito almeno un caffè, cosa ne pensi?”, lei rispose “se lo vuole!”
Dissi, sarcasticamente, “Lo vuoi proprio sapere cosa vorrei avere da te?”, lei ridendo rispose “credo di aver capito ma cosa vorresti?” ed allora sbottai” farti il culo con questo” e le misi in mano il cazzo che era diventato ormai un palo di 23 cm duro come il marmo.
Lei, senza proferire parola, si chinò sopra di me e mi sparò un bocchino da paura facendomi, in circa dieci minuti, venire urlando e scaricandole in gola un mare di sborra densa e caldissima.
Salimmo su casa sua e, dopo aver telefonato a quella cornuta di mia moglie che facevo tardi perché il mio capo doveva avere, al più presto, dei documenti che aveva lasciato in ufficio, iniziammo a spogliarci.
Le passai di dietro per aiutarla a toglierle la mini ma, a causa del suo inebriante profumo e delle sue immense tette che ormai sembravo impastare, mi abbassai all’altezza del suo culo, le alzai la gonna e spostando il suo tanga iniziai a slinguazzare il clitoride facendola venire almeno un paio di volte.
Dopo averla lubrificata anche nel buchino, tirai fuori di nuovo il mio uccellone e, dopo aver appoggiato la mia cappella su quelle figa, con un deciso colpo di reni iniziai a stantuffarla come un pazzo facendoglielo entrare fino alle palle.
Si dimenava come un ossessa, la girai sul tavolino e le alzai le gambe senza sfilarlo e ripresi a pompare facendola gridare di piacere fino a che le dissi “ADESSO MI PRENDO LA MIA RICOMPENSA” e lei rispose “fai piano che l’unico che me l’abbia fatto un paio di volte, era il ragazzo che avevo prima di mio marito”.
Lo sfilai lucido degli umori della sua fica abbastanza stretta per l’età e lo appoggia sul suo buchino feci una leggera pressione e la mia cappella entrò tutta ed allora le dissi “ sei pronta a farti sfondare il culo?” e, quando lei disse “vai”, le diedi un affondo facendoglielo entrare fino alle palle.
Lei iniziò ad urlare di dolore ma diceva “dai che dopo dovrei solo godere, adesso è stretto e brucia ma dopo me lo devi spegnere”.
Più la pompavo faccia a faccia e più vedevo che le sue smorfie di dolore si trasformavano in piacere e, dopo circa dieci minuti ebbe il suo primo, di cinque, orgasmi anali benedicendo il mio paletto che la stava infilzando.
Dopo un inculata di trenta minuti le sborrai copiosamente nell’intestino procurandole l’ultimo orgasmo e ci abbandonammo, con il mio attrezzo ancora infilato, per dieci minuti sul pavimento.
Ci rialzammo e, dopo essermi ricomposto la salutai ripromettendomi di ripetere l’esperienza che, puntualmente avviene almeno una volta a settimana anche in presenza di un amico somalo con un paletto di circa 30 cm e che lei è riuscita a ricevere, nel suo culetto, anche insieme al mio.

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