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relax
Scritta da: kastoepuro (2)

Relax

Mi chiamo Anna, sono una donna a metà strada fra i 30 e 40 anni, felicemente sposata con prole.
Sono una donna moderna, la mia vita e’ divisa fra impegni di lavoro e l’accudimento dei figli.
Ultimamente la parte professionale della mia vita ha avuto un’impennata in termini di operatività che mi rende sempre più oberata di lavoro, senza però averne una corresponsione economica.
Questi fattori sommati, mi hanno portato inevitabilmente a sopportare un periodo di stress mai provato prima .
Cosi’ in una bella giornata di primavera inoltrata, decisi di dedicare una giornata tutta per me.
Avevo proprio voglia di “ staccare la spina “. Valutando le varie opportunità di svago la mia scelta cadde su una giornata plen air. Sì una bella passeggiata in bicicletta, nel silenzio, a contatto con la natura era l’ideale.
Abito in un quartiere periferico di una città di provincia e quindi, raffigurando nella mia mente il possibile percorso, non avrei nemmeno dovuto fare tanta strada prima di arrivare a trovare una zona che facesse al caso mio.
Davanti all’armadio scelsi vestiti leggeri e freschi vista la giornata soleggiata, ma soprattutto nel prepararmi pensai alla comodità. Davanti allo specchio quindi abbinai shorts e canotta, ma c’era comunque qualcosa che non andava….ah si il reggiseno, via per carità, stringeva e poi guardando la mia immagine allo specchio potevo proprio permettermelo…..una terza soda e invitante, forse un po’ troppo invitante con quella canottiera? Mah si, chissenefrega dopotutto non avrei dovuto andare in un luogo affollato. Prima di chiudere l’anta dell’armadio, per un attimo solo, il mio sguardo cadde sulla mia intera immagine riflessa ….mi piacevo, ero bella. Non che mi mancassero gli apprezzamenti da parte di alcuno, ma fu un piacevole attimo di intimità cerebrale con me stessa che mi piacque molto.
Partii direzione campagna. Il sole mi scaldava la pelle, il silenzio mi stava già portando benefici ero tranquilla e rilassata.
Il paesaggio era magnifico, campi coltivati, alberi in fiore e qualche casa di campagna qua e là.
Avanti un centinaio di metri vidi una fattoria più grande delle altre, la si poteva osservare bene perché non c’erano muri di cinta che ostacolavano la vista, solo una staccionata in legno che segnava i confini.
La strada bianca che stavo percorrendo la seguiva nel suo intero perimetro, pensai che era una vera fortuna vista la bellezza e la cura di quella casa colonica.
Nel fare la curva che portava sul retro, alla mia sinistra vidi il recinto ampio per gli animali, suddiviso a sua volta in altri tre recinti.. mucche e vitelli nel primo, animali da cortile nel secondo e nel terzo il più vasto, splendidi cavalli che trotterellavano.
Ad accudirli una sola persona, un uomo di età media, alto circa un metro e ottantacinque, bel fisico tonico e muscoloso, una bella presenza.
Era molto indaffarato soprattutto con un cavallo che sembrava non ubbidirgli, correndo in tutte le direzioni del recinto. Essendo una donna di città mi sforzai di capire il senso del lavoro del fattore, sembrava che sprecasse grida e urli all’indirizzo dell’animale con scarsi risultati.
La scena mi incuriosiva, avevo quindi fermato la bici al bordo della staccionata rimanendo però in sella.
Quando il cavallo nei sui vari giri bizzosi venne verso la meta’ del recinto più vicina a me, capii il perché di questa agitazione…era eccitato, in mezzo alle zampe posteriori notai l’erezione prepotente dell’animale. Collegai il tutto guardando le altre bestie nel recinto. Era il periodo degli amori e degli accoppiamenti e probabilmente il cow boy nostrano era lì per guidare e controllare la monta..
Proprio mentre ero assorta da questi pensieri e mi stavo facendo baciare dal sole, lo stallone fece uno scarto improvviso, cambiando repentinamente la direzione della sua corsa. Non me ne accorsi, quando aprii gli occhi era a pochi metri da me, per carità c’era la staccionata in mezzo, ma lui era in pieno galoppo e sembrava impossibile che riuscisse a fermarsi in tempo.
Fu istintivo per me fare un movimento per scansarmi, solo che nel farlo persi l’equilibrio e mi ritrovai in terra tutt’uno con la bici.
Dolore! sentivo una fitta dietro la coscia destra, dieci cm circa sotto le natiche; ero impegnata a capire l’entità della ferita usando il tatto, poiché non potevo vedere, quando una voce profonda e molto maschile ruppe il silenzio : “ fatta male ?”. Alzai lo sguardo, era “ l’uomo dei cavalli” , era chino verso di me e mi stava tendendo la mano per aiutare a rialzarmi. ”Non so” risposi “ Non vedo nulla, sanguino un po’, ma non penso sia profondo”. Si offri di aiutarmi, fu molto gentile, mi fece girare guardò la zona tagliata e dopo avermi rassicurato sulla profondità della ferita, mi invitò ad entrare nella proprietà. “Non è profonda” mi disse , ma aggiunse anche che essendomela fatta con un materiale metallico era indispensabile disinfettare.
Passata la paura della caduta, potei finalmente guardare meglio il mio soccorritore, sicuramente da vicino era ancora più interessante e bello che da lontano, aveva anche quel fascino misterioso e un po’ rude che a noi donne piace tanto. Dopo le presentazioni di rito e dopo aver saputo che il suo nome era Riccardo, mi invitò sotto al portico della fattoria dicendomi che sarebbe tornato da lì a poco con il disinfettante, accettai di buon grado anche perché ero sicuramente attratta dal fascino magnetico del fattore.
Nonostante le mani grosse e forgiate dal lavoro, fu molto delicato. Mi alzò quel tanto che bastava gli shorts e con movimenti leggeri e circolari mi curò la parte interessata. Non mi dispiaceva per nulla, anzi…Mi stavo godendo quell’inaspettato massaggio quando mi chiese se ero della città, risposi che si’ abitavo non molto lontano e mi stavo godendo un giorno di relax. Parlammo del più e del meno poi il discorso cadde sulla sua attività, gli chiesi se l’idea che mi ero fatta era giusta e se il suo compito era quello di controllare e guidare lo stallone ad accoppiarsi.
Non sbagliai di molto perché mi spiegò che sì era li per l’accoppiamento ma il suo compito si limitava nello stancare lo stallone in modo che poi quando sarebbero arrivati gli specialisti della monta , il cavallo avesse perso un po’ d’energia e risultasse meno irruento e pericoloso nell’atto della penetrazione.
Mi invitò a restare per guardare quello spettacolo della natura che da lì a poco sarebbe cominciato.
Ci sedemmo sotto il portico su una panca all’ ombra in posizione defilata, ma perfetta per godersi lo spettacolo . Mi spiegò che l’azienda agricola l’aveva ereditata dal nonno e che per quella scelta di vita lasciò la professione di agente in borsa, non era sposato e aveva 10 dipendenti equamente divisi fra uomini e donne.
Solo la vicinanza di quell’uomo, il tono di voce sensuale e il casuale sfiorarsi delle nostre ginocchia. Mi aveva provocato uno stato di benessere, mentre parlava confesso che feci anche dei fugaci pensieri erotici su Riccardo che per altro rimisi subito nel cassetto.
La monta stava cominciando. Due uomini stavano preparando la giumenta mentre altri due tenevano a bada lo stallone finché tutto non fosse pronto. Sul dorso della cavalla fu stesa una coperta molto spessa
per far si che gli zoccoli del maschio non le procurassero danni.
Il cavallo era arrapatissimo, il pene ormai faceva da quinta gamba, era teso all’inverosimile. Fu veramente uno spettacolo della natura, nel senso casto del termine. Quando fu guidato vicino alla destinata era talmente eccitato che non riusciva a trovare la vagina, l’immenso bastone di carne fu guidato a mano da uno degli uomini fino all’ingresso. Fra nitriti e sbuffate colme di eccitazione, cominciarono i poderosi colpi che sconquassavano la cavalla.
Il silenzio lo ruppe Riccardo chiedendomi se lo spettacolo era di mio gradimento, gli risposi affermativamente spiegandogli però anche che mi piaceva come poteva piacermi un documentario.
Era qualcos’altro che mi stimolava…..infatti nel pormi quella domanda Riccardo poggiò la mano sulla mia coscia e per fortuna non la tolse quando finì di rispondergli.
Quell’uomo mi attraeva, mi provocava delle scosse elettriche, il tatto della sua mano suscitava in me uno stato di eccitazione. Per un attimo pensai anche a mio marito a casa, ma il pensiero non fu tanto intenso da far modo che prendessi e spostassi la mano di Riccardo dalla mia coscia.
Sentii che fra le gambe cominciavo a bagnarmi, speravo che le sue avances continuassero.
Cercai pure di incoraggiarlo facendo in modo che la mia canotta, facendo determinati movimenti, prendesse una piega che lui potesse guardarci dentro…..
Non dovetti aspettare molto , la sua mano passo dalla coscia alle spalle, scorreva sulla mia pelle sfiorandomi la nuca, era piacevolissimo ed eccitantissimo.
Decisi che oltre a stare immobile, e quindi tacitamente acconsentire a quelle sue carezze volevo anch’io, seppur non sfacciatamente, passare all’azione; la mia mano cadde sulla sua coscia e a seconda dei brividi che provavo aumentavo o allentavo la pressione dei polpastrelli. Notai, guardando in direzione della mia mano, che sotto i pantaloni aveva un gonfiore notevole, ed era in continua espansione, non potei fare a meno di pensare di cosa si nascondeva là sotto….ero fradicia solo all’idea ..
Mi stupivo di me stessa ma non riuscivo a frenare quei pensieri lascivi, la causa forse era anche dalla forzata astinenza sessuale, mio marito da sei mesi a questa parte non mi degnava delle dovute attenzioni; sì…la scopatina del sabato sera e neanche tutti i sabati…, senza passione ne coinvolgimento da parte sua , il più delle volte mi lasciava con il fuoco in mezzo alle gambe tanto che dovevo poi ricorrere alla masturbazione per placarmi.
Riccardo si avvicinò con il viso al mio collo e al mio orecchio, potevo sentire il suo respiro eccitato, rimase in quella posizione per alcuni istanti, entrambi sembravamo volessimo riempirci le narici dei rispettivi profumi.
La sua bocca si avvicinò ancora di più sfiorandomi il collo con dei lievissimi ed eccitantissimi baci, che continuarono anche sul lobo del mio orecchio destro. Ormai potevo sentire distintamente dal suo respiro quanto Riccardo fosse eccitato. Il mio sguardo andò a cercare le sue parti intime: aveva un rigonfiamento esagerato sotto i pantaloni.
Mille baci, sospiri e leccatine mi avevano portato ad essere eccitata da morire, sentivo la mia figa pulsare dalla voglia e quando la mano di Riccardo mi sfiorò il seno all’altezza dei capezzoli, li trovò turgidi e vogliosi.
Prese a toccarmi il seno con più energia riempiendosene le mani. Ormai ero in balia degli eventi , avevo imboccato una via senza ritorno. La posizione defilata e la siepe di oleandro ci copriva dagli sguardi altrui, avevo una voglia incredibile di toccagli il cazzo, sentirne la consistenza e la durezza, ma ancora non osavo.
Con un movimento lento e misurato mi slaccio il bottone della cintura degli shorts, la sua mano sinistra mi corse lungo la schiena fino ad infilarsi sopra il culetto passando sotto il perizoma, se volevo rimanere una moglie fedele era la mia ultima occasione….alzai leggermente le natiche per facilitare il passaggio della sua mano verso la mia figa, questa fu la mia decisione.
Contavo i centimetri che mancavano perché’ arrivasse dove più desideravo, avevo gli occhi socchiusi ed il respiro affannato; la sua mano finalmente arrivò alla mia vagina, ero un lago, con le dita accarezzò le grandi labbra raggiungendo e sfiorando il clitoride ad ogni suo passaggio, in un movimento dolce ritmato e sensualissimo.
Finalmente con il dito medio entrò nella mia figa, aveva un dito che si faceva sentire, il movimento su e giù mi faceva impazzire di lussuria, allungai la mia mano destra verso i suoi pantaloni e la mia lingua a cercare la sua, quando arrivai alla patta rimasi sbalordita, mai sentito qualcosa di così duro e grosso, era magnifico tenerglielo in mano …ed ero solo sopra i pantaloni…
Il ditalino stava facendo il suo magnifico effetto, l’orgasmo ormai era prossimo. Nell’orecchio continuava a sussurrarmi che lo facevo impazzire e che dal primo momento che mi aveva visto avrebbe voluto fare con me quello che stavamo facendo.
Estasi, ero isolata dal resto del mondo, mi godevo quella masturbazione come mai mi era capitato…proprio in quel momento ronzò il mio cellulare, chiamata in arrivo, a tastoni lo cercai nella borsetta ma poi al buio cercai il tasto di rifiuto chiamata, al diavolo anche il lavoro.
Gli feci scorrere la cerniera dei pantaloni che mi oppose resistenza tanto il tessuto era teso, finalmente riuscì ad infilare la mano dentro, passai attraverso l’apertura dei boxer e…… non ci potevo credere, era fantastico, durissimo e la mia mano non riusciva nemmeno a cingerlo completamente, lo strinsi forte e glielo dissi: “ hai un uccello fantastico, mai visti di così grossi, ho voglia di succhiartelo”. Volevo raggiungere l’orgasmo con il suo cazzo fra le labbra.
Quando faccio l’amore di solito sono abbastanza silenziosa, ma in quel frangente mi ricordo che mi stupii dei gemiti e degli urletti che quest’uomo mi portava a fare.
Facevo fatica a prenderglielo tutto in bocca anche se lui mi aiutava con dei colpi di reni, come se mi stesse scopando in bocca.
Venni in un lungo e sconquassante orgasmo, urlai la mia voglia tanto che lui dovette infilarmi la sua lingua in bocca per farmi tacere.
Mi ritrovai intrisa dei miei umori, tanto che Riccardo mi disse: “ ne avevi di voglia di scopare eh?” , “ sì tantissima era da tanto tempo che non mi eccitavo e godevo così” gli risposi.
“Siamo solo all’inizio” fu la sua promessa. non avevo più inibizioni, anche perché ormai la zona era deserta la monta era finita. Avevo voglia di farmi cavalcare dal suo bastone e glielo dissi direttamente, aggiungendo pure che avrei fatto tutto quello che avrebbe voluto.
Si calo i pantaloni. Io mi tolsi i miei, lui rimase seduto gambe nude e fava al vento, così sembrava ancora più gigantesca, aprii le gambe e con la figa che ancora colava mi avvicinai al suo membro. Fu proprio il caso di dire che mi impalò, glielo dissi “ e’ troppo grosso , fa fatica a passare”. La risposta sua fu un colpo di reni che mi fece girare la testa.
“ Godi Anna, hai una fica fantastica, te lo meriti tutto questo bastone”. . Gli risposi mugolando e dicendogli cose senza senso, ormai ero nell’oblio.
Era dentro di me che pompava con maestria, la mia vista era annebbiata dal piacere ed il cervello offuscato, non mi accorsi nemmeno che alzò un braccio e schioccò le dita.
Sentii dei passi dietro di me, mi allarmai e feci per alzarmi e coprirmi, ma Riccardo mi tenne ben salda nella mia posizione, sopra al suo uccello.
I passi erano di uno degli uomini che prima partecipavano alla monta, si mise al nostro fianco e cominciò a guardarci, soprattutto guardava me dritto negli occhi, era la prima volta che mi facevo ammirare nell’intimità, ormai completamente nuda con le tette scosse dai colpi di reni del mio amante.
I sospiri furono interrotti da Riccardo che rivolgendosi all’amico – dipendente disse: “Ti presento Anna, viene dalla città per gustarsi un po’ di relax. Perché non le facciamo gustare due cazzi contadini insieme?”
Non ci fu risposta verbale, continuò a guardarmi negli occhi mentre si slacciava cintura e pantaloni a pochi centimetri dal mio viso . Sotto i boxer si notava già un rigonfiamento, si massaggiò l’uccello da sopra il cotone, potevo già sentire l’odore del maschio arrapato. Lo tirò fuori, anche quello un gran bel arnese, anche se più ridotto nelle dimensioni. Cominciò a masturbarsi lentamente, talmente vicino al mio viso che quando Riccardo affondava i colpi, io arrivavo a sfiorare con il viso il cazzo del nuovo arrivato.
Luigi, così si chiamava, con la sua mano dietro la nuca mi guidò la testa verso il suo membro, glielo presi in bocca e cominciai a succhiare con ingordigia, tanto che mi disse “ piano signora così mi fai sborrare subito…”
Succhiavo, scopavo, baciavo e subivo le palpate di due uomini contemporaneamente, ero al settimo cielo, ero diventata anche scurrile nelle frasi, continuavo a parlare con voce roca di quanto mi piacesse prendere due uccelli contemporaneamente.
Mi sfilò il pene dalla bocca mi venne dietro, e dopo avermi leccato per bene il buco del sedere, avvicinò la cappella e cominciò a far pressione per entrare, sentivo dolore ma l’eccitazione ormai era alle stelle e mai mi sarei fermata, dopo un istante lo sentii dentro di me. Avevo due cazzi dentro di me che sembrava mi spaccassero in due. Ero felice, godevo come una pazza e mi sentivo troia..
Ormai non contavo più gli orgasmi che avevo raggiunto quando entrambi si sfilarono da me, mi fecero sedere con loro in piedi di fronte, e mi ordinarono di farli sborrare.
Mentre succhiavo Riccardo masturbavo Luigi e viceversa, loro a turno mi sgrillettavano. Incredibile ero prossima ad un altro orgasmo.
Venimmo tutti e tre insieme, mi ritrovai con il corpo, soprattutto il seno; ricoperto di sperma.
Ci riposammo un po’, poi mi indicarono una doccia nei bagni della taverna. Baciai entrambi con passione e li salutai con la promessa di rivederci.
La strada del ritorno fu più faticosa non tanto perché stanca quanto perché dolorante fra le cosce.
Quando entrai in casa fui accolta dal “ buongiorno amore “ di mio marito, proveniva dall’ufficio. Mi diressi verso di lui per salutarlo, sentendomi in colpa come mai mi era successo. “Divertita?” fu la domanda. “Certo caro mi sono proprio rilassata” fu la risposta.
Poi dopo un attimo di pausa mi disse: “ immagino, fare la troia e prendere due cazzi contemporaneamente non è da tutti giorni”. Questa frase mi gelò, rimasi immobile mentre il mio cervello cercava spiegazioni ma non ne venivano, la mia bocca riuscì solo a partorire un “ ma cosa dici?”.
“ E’ stata la radiocronaca più originale che abbia mai sentito, sei una troia e me la pagherai” mi disse.
Radiocronaca? Originale? ….in quell’istante realizzai, presi in mano il telefono, guardai il display… 40 minuti di conversazione ancora in corso, mi venne in mente la telefonata ricevuta mentre Riccardo mi stava masturbando e io lui. Avevo evidentemente sbagliato il tasto di rifiuto chiamata, e al telefono c’era mio marito. Pensai a quello che avrebbe potuto sentire da quel momento in poi…..un disastro.
Delle lacrime cominciarono a rigarmi il volto. Soprattutto la vergogna fu il sentimento dominante “ ti prego perdonami” fu la mia implorazione.
“ No . assolutamente no. Non so ancora cosa farò sono troppo choccato. Mai avrei pensato che tu fossi così vacca” “ Se deciderò di stare ancora con te sicuramente le cose cambieranno, soprattutto per quanto riguarda il sesso “. Non ero in condizione di controbattere, lasciavo parlare lui sperando nella sua clemenza.
Prese in mano il suo telefono, armeggiò un po’ e dopo pochi istanti senti delle voci, le ascoltai per bene…Erano quelle mie e di Riccardo…avrei voluto scappare , fuggire o sotterrarmi, mi aveva registrato!
Riprese a parlare” Sentire la mia mogliettina che mi fa le corna in diretta è stata un’umiliazione, ora tocca a te prendere la tua parte. Mentre ascoltavo avrei voluto ucciderti, ma non riuscivo però a staccare l’orecchio dalle vostre porcate e mi sono arrapato come un maiale” mentre mi diceva questo si slaccio i pantaloni, si calò i boxer, aveva il cazzo paonazzo e durissimo. Pensai che volesse scoparmi e anche se con la figa in fiamme e il sedere dolente avrei acconsentito, invece mi disse. “ adesso ascolti con me la registrazione, a seconda di quello che dite mi spieghi nei particolari cosa stavate facendo e naturalmente mentre lo fai mi masturbi. Troia.”.
Lui seduto ed io inginocchiata davanti a lui, con il suo cazzo in mano, come colonna sonora un alternarsi di sospiri, urletti , parole sconce. Ad ogni passaggio dovevo specificare cosa stavo facendo, in che posizione ero e quanto mi era piaciuto mentre la mia mano scorreva su e giù lungo l’asta di carne.
La sborrata finale non tardò a venire e come ultimo atto di spregio me la riverso tutta in gola facendomela deglutire senza perderne una goccia.
“ non pensare di cavartela con cosi’ poco, siamo solo all’inizio della mia vendetta” mi disse alzandosi dalla sedia.

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