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| professore di lettere |
mi chiamo Aurora, e sono una studentessa universitaria. Non dirò altro di me perché non voglio rivelare altro che quello che mi è successo.
Il mio professore di lettere è un uomo sulla trentina, non so se definirlo uomo o ragazzo perchè è in quell'età in cui non si è nè l'uno nè l'altro.
Comunque sia, non è il tipico belloccio, è molto alto, snello, si tiene i capelli rasati e si veste di solito casual, con una giacca elegante e un pao di blue jeans.
Di solito alle lezioni coi miei amici ci sediamo sempre in prima fila perchè da dietro non si sente nulla, ed è più facile vedere la lavagna e le diapositive.
Dall'inizio del corso ho notato ch lui mi fissava spesso, ogni tanto distoglieva lo sguardo ma quando poteva si soffermava su di me, sulle mie gambe, sulle mie calze quando avevo la gonna, sebbene io sia una persona molto discreta, non tengo gambe aperte o cose simili.
Almeno...
Insomma, arriva il giorno dell'esame e mentre ero in piedi di fronte ad un paio di amici a ripassare, entra lui che mi fissa, subito...
mentre scrivevo, dopo aver svolto tutte le formalità di rito...lui comincia a girare per l'aula assieme agli assistenti, una ragazzetta insulsa e un altro tipo dello stesso calibro.
io ero stata mandata in ultima fila e ad un certo punto è arrivato lui, che si è messo di fianco a me, a fissarmi, ma io, imperterrita, con gli occhi sul compito, ho fatto finta di nulla. sarà stato lì non so quanto tempo.
Fine dell'esame.
Alla fine della giornata sono tornata a casa.
Controllo la casella di posta per vedere se c'è qualcosa di nuovo e trovo una mail dal professore, che teneva una mailing list di tutti gli studenti, ecco perchè mi aveva scritto.
"Sig.na, la prego di venire al più presto nel mio ufficio in quanto le devo parlare del progetto facoltativo che mi ha inviato. Cordialmente.
..." non rivelo il suo nome.
Insomma, avevo fatto quel progetto e ora mi doveva parlare, forse c'era qualcosa che non andava. il mio primo pensiero fu prettamente didattico, ma il secondo...perchè allora non mi aveva detto quello che doveva dire via e mail?
Quel pomeriggio torno in facoltà e busso alla porta.
"avanti"
entro. "Salve, ho ricevuto la sua mail".
"Certo, si accomodi signorina".
Lui si alza e raggiunge una libreria accanto alla porta e sento uno scatto, forse aveva chiuso a chiave la porta. mi venne un groppo in gola. cosa voleva fare?
come sono solita fare quando sono nervosa, mi sono messa le mani congiunte tra le cosce, appena sopra le ginocchia, stringendo le gambe per allentare la tensione.
Lui si è seduto, sorridendomi.
"L'ho vista oggi durante l'esame".
"di cosa sta parlando?"
"Stava copiando".
Io non avevo mai copiato in tutta la mia vita. e non avrei cominciato per un esame come quello.
"Lei si sbaglia, mi avrà confusa con qualcun'altra"
"Io non la confonderei mai con nessun'altra".
Io tacqui.
"Ma sa, la sua parola, contro la mia. potrebbe essere costretta a dare l'esame molte volte".
"Ma perchè mi fa questo? L'ho forse offesa?"
"Con la sua bellezza, forse sì. Non voglio le sue scuse, quello che voglio io è altro. e non vevo altro modo di ottenerlo se non con il ricatto".
"E cosa vuole da me?" dissi con un filo di voce.
"Venga qui".
Mi alzai, ormai in preda ad una eccitazione folle e ad una paura altrettanto folle.
Lui li mi prese le mani, e mi mise in mezzo alle ginocchia, in piedi, di fronte a lui, iniziò a toccarmi i seni attraverso la maglietta. Mi palpò, mi massaggiò il petto, poi mise le mani sotto la maglietta di cotone e slacciò il reggiseno.
"Toglitelo, ma tieni la maglia. voglio vedere i tuoi capezzoli che si eccitano".
Poi mi mise una mano sotto la gonna e iniziò a massaggiarmi la passera, attraverso le mutandine succinte.
"Sei bagnata, molto bagnata, senti".
Mi prese una mano e me la mise sulla mia passera. mi sentivo imbarazzata a toccarmi di fronte a lui. ma non gli bastava. mi sfilò le mutandine e la gonna.
"Ora appoggiati sulla scrivania, fammi vedere il culo"
io ubbidii e sentii subito una cosa bagnata e poi qualcosa di piccolo che si insinuava dentor di me.
"Come sei stretta mmm"
continuò a leccarmi, mentre con le mani mi masturbava e io continuavo a bagnarmi sempre di più.
Poi mi fece sedere sulla cattedra, a gambe aperte e mi diede una biro.
"fammi vedere mentre ti masturbi con questa"
Ubbidiente, senza proferire parola, mi sdraiai, appoggiai i piedi sulle sue ginocchia in modo da fargli avere un primo piano della mia patatina bagnata e rossa.
succhiai un po' la biro anche se non ce n'era bisogno visto che ero già fradicia, poi la infilai nella mia passerina e iniziai a muoverla dentro a fuori, mentre con un dito mi accarezzavo il clitoride, gonfio e bollente. Iniziai a sospirare, chiusi gli occhi e mi lasciai andare, il mio bacini si muoveva da solo e il mio corpo era fuori controllo, solo alla ricerca del piacere. Una mano mi fermò mentre stavo per urlare mentre venivo e il dito di lui si unì alla biro e la sua lingua inizò a leccare frettolosamente tutta la mia patatina, succhiando il clito. poi mi diede la biro da succhiare e continuò a masturbarmi. credo di essere venuta un paio di volte solo grazie alla sua lingua e le sue mani ormai erano fradicie. Mi sfilò la maglietta e pizzicò un po' i miei capezzoli con le dita ancora sporche di me.
gli slacciai i pantaloni e feci per abbassarmi verso il suo membro, dritto e pulsante, lo avevo già in mano e lo fissavo. Lui mi prese la testa e la portò sul suo bellissimo pene, attirandomi verso di sè. iniziò a scoparmi con la bocca e io intanto mi masturbavo con le mani. fu lui a staccarsi da me, a tirarmi su e a mettermi sulla scrivania a sedere. mi aprì le gambe, mi sditalinò un paio di volte e io lo assecondai col bacino, sospirando di piacere, poi con un colpo secco mi penetrò. con la bocca mi leccava i seni. poi mi prese sotto le natiche, sempre dentro di me, e mi sollevò sbattendomi contro al muro, da lì continuò a scoparmi. mi lasciai andare, in balia del suo corpo, aggrappata alle sue spalle, fino a quando lui mi riappoggiò sulla scrivania, mi sdraiò e mi percorse il corpo con le dita. il clito era ancora eccitato, sensibile, avevo voglia di masturbarmi ancora, così nuda e bagnata sulla scrivania del mio professore.
Alla fine di questo pomeriggio, lui mi congedò.
"Per farti passare l'esame sono necessarie altre sedute, anche nel caso in cui dovessi passarlo sia chiaro."
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