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Capita spesso di ripensare al passato e rendersi conto di errori commessi per inesperienza, di situazioni che ci hanno colpito, ferito, impressionato a cui non siamo stati in grado di reagire. La storia che vi racconterò avvenne molti anni fa, in gita di fine anno del quinto liceo.
La mia classe era costituita da 18 ragazze e 5 maschi. A prima vista può sembrare una fortuna, ma vi assicuro che così non è, soprattutto se una delle diciotto ragazze è la tua. Io e Simona stavamo insieme dal secondo anno, praticamente abbiamo imparato insieme a conoscere il sesso, i nostri primi approcci si limitavano a qualche pomiciatina, poi piano piano iniziammo a toccarci, prima solo sopra i vestiti poi sempre più intimi. Ricordo la prima volta che me lo prese in mano e le feci fare una sega. Fu dolce ed eccitante, ricordo spesso anche quella volta che mi chiese se poteva baciarlo; mi sembrò di impazzire. Ci amavamo follemente. Purtroppo nulla è eterno, e venne il giorno in cui il cielo con tutte le stelle cadde e si frantumò.
Simona era una ragazza bellissima, molto più bella di me, dolce, simpatica, estroversa. Io ero un burbero a quei tempi, un po’ per le mie dimensioni, ero già alto 207 cm, un po’ perché a 18 anni sei convinto di avere il mondo in mano senza renderti conto che ce l’hai in culo.
La gita si svolse a Barcellona, in Spagna. Città stupenda in cui tornai da “grande” diverse volte. Ovviamente in albergo i ragazzi e le ragazze erano stati divisi dal Generale Custer, ovvero la nostra professoressa di italiano, un metro e cinquanta centimetri di dinamite e strilli. Io ero in stanza con Riccardo, il mio migliore amico. Una sera uscimmo tutti a fare una passeggiata per las ramblas, il nostro albergo era lì vicino, e scherzando e ridendo molti di noi si ubriacarono; io di sicuro.
Non è facile riportare a spalla uno come me, quindi Riccardo e Simona si offrirono di ricondurmi in albergo prima che fosse stato troppo tardi. Anche loro, però, avevano alzato il gomito e ricordo che il rientro fu condito da risate e scherzi di tutti i tipi, più che altro mettemmo in mezzo Simona.
Finalmente arrivammo nella nostra stanza e venni scaraventato sul letto. Riccardo e Simona restarono vicino a me e chiacchierammo ancora qualche minuto, poi la mia luce si spense e mi lasciai andare alle evoluzioni che stava compiendo il letto, mi girava tutto. Simona era sdraiata tra me e Riccardo, e anche loro iniziarono ad assopirsi. In seguito mi feci raccontare nei minimi particolari cosa successe. Simona aveva una gonnellina blu tutta fatta a pieghine, una camicetta ed il suo corpo perfetto. Aveva i capelli lunghi fino ai reni, biondi come la paglia, i suoi occhi erano due spicchi di cielo azzurro, le sue labbra rosa mal celavano un sorriso disarmante, il suo seno era perfetto, portava una terza abbondante ed il suo sedere era una scultura. Ricordo che aveva le mani più sexy che io abbia mai visto. Ho sempre saputo che Riccardo le avrebbe fatto di tutto, del resto tutta la scuola lo avrebbe fatto. Non o mai capito perché scelse me. Comunque.
Mentre io ero assopito, loro erano sdraiati accanto a me e si guardavano negli occhi, parlottando di cose che non so, sfiorandosi le mani. Riccardo era già in tiro, ci scommetto, e lei aveva già voglia di fare l’amore. I loro visi si avvicinavano lentamente, fino ad essere troppo vicini per restare amici, fu lei ad iniziare, estrasse lentamente la punta della lingua e gli lecco la punta del naso… poi scese alle labbra e socchiuse la bocca per accogliere la lingua di Riccardo. Iniziarono quasi subito ad accarezzarsi, lui le toccava il seno mentre lei allungò la mano per massaggiare quel bozzo che gonfiava i jeans del mio amico. Li slacciò, e lo tirò fuori, Riccardo era combattuto, io ero il suo migliore amico, ero a pochi cm, la donna che aveva sempre desiderato gli stava toccando il cazzo e lui era disposto a rischiare la pelle. Lei sapeva bene che se io bevo molto dormo come un macigno, quello che non aveva valutato bene era quanto avessi bevuto.
Simona si accorse che Riccardo stava godendo di quel massaggio, e più per nascondere le tracce che per altro, si abbassò e lo prese in bocca. Riccardo esplose dopo pochi secondi innondandole la bocca e la gola, Lei non aveva mai voluto ingoiare il mio sperma, ma la situazione la obbligò a farlo e mandò giù tutta la felicità di Riccardo. Continuò a succhiarlo per diversi minuti, lo pulì per bene e gli accarezzava le palle con le lunghe dita magre, strofinando sull’asta del mio amico con l’anellino che le avevo regalato a San Valentino. Si girò e si tolse le mutande, avvicinò il culo al membro di nuovo durissimo di Riccardo e se lo fece scivolare dentro. Iniziò la danza che mi portò al risveglio. Aprii gli occhi e me la trovai davanti, aveva gli occhi chiusi, le mani sotto la guancia ed un’espressione distesa. Dormiva. La guardai qualche secondo, pensando a quanto potesse essere bella, ignaro che nella sua fica in quell’istante c’era il cazzo del mio amico che fingeva di dormire anche lui. Chiusi gli occhi e iniziai a fantasticare di fare sesso con lei, se non ci fosse stato Riccardo mi sarei spogliato nudo e le avrei iniziato a baciare tutto il corpo, lei si sarebbe resa conto e mi avrebbe assecondato, mi avrebbe giudato il cazzo verso la sua dolce calda bocca e mi avrebbe fatto uno di quegli indimenticabili pompini che solo lei sapeva fare. Ma purtroppo Riccardo era li, ed io mi sarei dovuto tenere il palo nei pantaloni. Poi iniziai a sentire che qualcuno si muoveva piano.. e mi resi conto, socchiudendo gli occhi, che lei stringeva con forza il cuscino. Il cuore si fermò, ricordo che ebbi uno sbandamento.. come uno sbalzo di pressione. Capii subito cosa stesse succedendo… e non reagii. Ecco perché vi dicevo di situazioni in cui vi siete trovati catapultati e non avete avuto il coraggio, la forza o la prontezza di reagire. Riccardo si stava sbattendo Simona sul letto in cui io dormivo ubriaco, secondo loro. I movimenti erano sempre più forti e ogni volta che Riccardo chiedeva a Simona se io stessi dormendo, lei rispondeva che non mi avrebbe svegliato nemmeno un bombardamento. Il cazzo mi stava scoppiando nei pantaloni ed il cuore si stava sgretolando, strana sensazione. Simona stava venendo, Riccardo era stato bravo, io non ci riuscivo tutte le volte a farla venire. Questo fu il colpo di grazia. Vennero insieme, lui le venne dentro. Poi si fermarono e si addormentarono. Io restai impietrito, ferito a morte, ma eccitato come non lo ero stato mai. Dopo pochi minuti Riccardo si alzò a andò via, io e Simona restammo soli nella stanza. Avrei voluto picchiarla, dirle che era una puttana, che mi faceva schifo, ma la voglia di scoparmela era troppo forte. Mi spogliai, e le picchiettati la guancia con il cazzo. Lei aprì gli occhi e cercò di dire qualcosa, ma non ci riuscì perché le spinsi il cazzo in bocca con un solo gesto, le misi una mano dietro la testa e la scopai in bocca con furore. In principio lei cercò di liberarsi, poi, pian piano si arrese, e ci prese gusto, si lascio scopare la bocca come una troia di professione, io venni senza levarmi e lei capì che sapevo tutto. Sapevo che a lei non piaceva e sapevo che aveva appena ingoiato lo sperma di Riccardo, e lei mi conosceva bene. MI guardò con uno sguardo misto di eccitazione e rabbia, io la girai a pecorina e le infilai il cazzo dentro con un paio di spinte.. la tenevo per i fianci e la tiravo a me con violenza, il suo culo mi sbatteva sul ventre e sobbalzava… la sentii venire come non era mai venuta con me… soffocava le grida… si agitava, fremeva… si stava trasformando in una porca, mi disse frasi che non aveva mai detto… fu la scopata più bella della nostra vita, forse perché fù l’ultima.
Tornati in Italia ci lasciammo. Facemmo la maturità e le nostre strade si divisero per sempre, ma il mio cuore porta sempre i segni di quegli spicchi di cielo e di quel sorriso. Chissà come sarebbe andata se non fossimo usciti quella sera?
Andres
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