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pausa caffè
Scritta da: hot ariel (3)

Lavoro in un ufficio, in centro. In tutto il palazzo nel weekend non c'è nessuno, tranne chi fa un po' di straordinario. Un sabato mattina ero sola soletta alla mia scrivania quando mi venne voglia di un bel caffè. La zona relax si trova davanti a una vetrata che guarda ad un palazzo di fronte non più lontano di una decina di metri. Me ne stavo lì davanti alla macchinetta del caffè aspettando che scendesse il mio espresso quando voltandomi vidi nella finestra di fronte un bel tipo che mi fissava. Gli feci un cenno di saluto sorridendo, lui rispose alla stessa maniera. Era proprio un gran figo, e volevo stuzzicarlo un po'...buttai il bicchierino del caffè e mi dedicai a lui. Indossavo una mini, tacchi a spillo, camicetta. Cominciai a giocare con i bottoncini di quest'ultima e ne aprii uno, cercando di capire se avevo catturato l'attenzione della mia preda, poi, visto che continuava a guardarmi, continuai con un altro e un altro... mi aprii completamente la camicia sul davanti e iniziai ad accarezzarmi il seno, attraverso il balconcino bianco che avevo messo quel giorno. Poi, presa una sedia, mi sedetti e lentamente aprii le gambe, accarezzandomi con una mano mentre con l'altra continuavo con le tette. Divaricai bene le gambe e spostai il perizoma di lato: ora lui vedeva la mia fica aperta, bagnata, pronta per qualsiasi cosa. Incominciai a farmi un ditalino col medio dentro la vagina fradicia e il pollice sul clitoride. Andavo lenta e me lo godevo, eccitandomi ancora di più guardando lui, là oltre i vetri, che mi guardava immobile ed estasiato. Aumentai il ritmo fino all'orgasmo che mi fece inarcare la schiena e gemere forte. Poi, succhiandomi le dita umide dei miei stessi umori, attesi un suo cenno. Mimò un composto applauso e sparì dalla finestra...ma solo per riapparire poco dopo di sotto, in strada. Lo vidi varcare l'ingresso del palazzo dov'ero io. Non feci in tempo a realizzare la cosa che già il campanello del mio ufficio suonava. Andai ad aprire così com'ero: camicia aperta, gonna arrotolata sui fianchi e perizoma zuppo di succo di figa. Lui entrò, chiudendosi la porta alle spalle. Non disse una parola, solo mi mise le mani sul seno, togliendomi il reggiseno nervosamente e mi mise la lingua in bocca con decisione, togliendomi il fiato. Mi spogliò anche del resto e rimasi nuda con le sole scarpe. Si staccò dalla mia bocca, mi guardò per un momento, poi mi girò e chinatosi mi allargò le natiche iniziando a slinguazzarmi il buco del culo. Era fantastico, stavo scoppiando di eccitazione. Non sapevo neanche il nome di chi mi stava facendo quel servizietto divino, ma in quel momento mi sarei fatta fare di tutto. Quando il culo fu ben lubrificato il mio misterioso nuovo amante tirò fuori un gran uccello dai pantaloni, duro come il ferro e mi impalò, prima facendo entrare e uscire la cappella calda un paio di volte e poi infilandolo tutto in una volta. Il mio culo non era vergine, ma ancora abbastanza stretto per farlo gemere subito di piacere. Mi stantuffò per bene, e io godevo come non mai, venni gemendo e urlando come una pazza e chiedendone ancora. Ci fu l'orgasmo anche per lui che gridò "Bella puttana- sei una ficona troia- ti piace farti lavorare da me, vero?- Gran vacca..". Io mi eccitai ancora sentendomi chiamare così e non appena ebbe finito e lo ebbe tirato fuori, mi chinai, e iniziai a leccargli le palle lappando come una cagna, vogliosa che gli tornasse presto duro. Lo volevo ancora nella figa, volevo sentirmi aprire e sbattere ancora. Lui non si fece attendere molto e non appena fu pronto mi spinse su una scrivania, mi divaricò le gambe e mi ci piantò il cazzo senza tanti complimenti. Io urlai di piacere, di trionfo e anche di paura: cominciavo a realizzare di non sapere con CHI fossi. Mi scopò davvero a lungo, dandomi più di un orgasmo e continuando a sbattermi fino allo sfinimento. Quando ero veramente allo stremo, lo tirò fuori e mi sborrò addosso, a pioggia. Chiusi gli occhi per un momento e sentii la porta chiudersi...se ne era andato. Non sapevo il suo nome e non lo seppi mai.

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