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| paradiso domenicale |
Era una domenica sera maledetta, per compagnia avevo un amico che doveva rientrare in caserma alla fine della sua libera uscita. Rimasto solo, dopo averlo accompagnato alla fermata del bus, mi misi a girovagare per il lungomare nervosamente, mi sentivo solo e depresso fra la gente; d’un tratto mi sentii chiamare per nome. Era una mia amica che, con sua sorella e una mia ex fiamma, stava passeggiando sul lungomare. Ci affiancammo e, quasi per istinto, presi la mano della mia ex e la strinsi sentendo poi che anche lei stringeva la mia. Avevo capito la manovra, l’amica aveva fatto uno scatto in modo che mi trovassi accanto alla mia ex perché così voleva lei, che tornassimo insieme. Facemmo la strada a piedi, avvolti dall’oscurità di quella sera estiva, tutti e quattro affiancati, quando la mia ex mi disse che la sorella dell’amica non sapeva ancora baciare. Ci fermammo, la chiamai e le feci vedere alla ragazza come si baciava mettendo in atto tutta la mia esperienza con la mia ex svegliando nella ragazza quel desiderio che non sapeva appagare. Proposi di insegnarlo a lei che acconsentì e così le infilai la lingua in bocca lavorando la sua con frenesia. Sentii che in un primo momento mi stava respingendo, un po’ schifata, ma poi mi attirò a sé con veemenza mentre io le infilavo una mano nella scollatura. Le altre, anche se coperte dalla semioscurità della sera, mi accorsi che guardavano vogliose e così le chiamai vicino a me ringraziando la calda estate che le faceva indossare la gonna. Alzai la veste dell’amica e le infilai la mano nelle mutandine trovando la sua fica bagnata di una lubrificata rugiada, tanto che il mio dito entrò senza problemi in quel caldo buco che fece gemere di piacere la ragazza. La mia ex, per niente gelosa della situazione, si abbassò e mi slacciò i pantaloni e prendendo il mio cazzo in bocca, cominciò leccarmi teneramente la cappella mentre io leccavo le tette all’inesperta sorella. Un sussulto, e l’amica venne nella mia mano ancora dentro le sue mutandine mentre io venivo in bocca alla mia ex. Questa volta fui io ad abbassarmi e tirato giù i piccoli slip della sorella le infilai la lingua, che prima scavava nella sua bocca, fin dentro l’imene succhiandole il clitoride. Mentre la verginella spasimava per la piacevole novità, la sorella prese il mio cazzo, ancora umido di sperma, e se lo ficcò in bocca succhiandolo come caramella finché, rinvigorito, non tornò a drizzarsi; i suoi colpi di lingua erano stupendi e meravigliosi, eravamo aggrovigliati che sembravamo un’opera di contorsionismo e quando sentii la verginella venire, feci scorrere il suo umore per tutta la mia lingua e lei per ringraziarmi di averla fatta volare per la prima volta, staccò il mio cazzo dalla bocca della sorella e lo accarezzò con le sue manine facendomi una sega fantastica, degna di una principiante e mentre venivo sputando il mio sperma al vento, passò uno stronzo in macchina che con i suoi fari illuminò per un istante la scena interrompendo l’atmosfera idilliaca di un paradiso domenicale. Le tre donne, riavutasi dall’abbandono per colpa di quei fari, decisero di tornare a casa in fretta rendendosi finalmente conto di quello che era successo. La cosa non si ripetè più e la mia ex rimase…ex.
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