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Aveva i due uomini in suo potere!mai dire mai...ricatto in famiglia 3La casa al lagoMia zia barbaraero alla casa della mia amica..L'amantela mia padrona di casa all'università
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me la sono ripresa
Ero andato a riprendermela. Mia moglie aveva trascorso la settimana di ferragosto con il suo ex, che era ormai del tutto tornato a vivere al paese, nel meridione più aspro. Ci trovavamo in viaggio, ancora tra monti arcigni, e nacque una discussione tra noi, in macchina. Si trasformò presto in litigio furibondo e arrivammo ad offenderci con sconce qualifiche. "Cornuto! Pappone! Lurido!" "Zoccola! Puttana! Fogna!" Mi obbligò a fermarmi per discendere. Era una contrada deserta. La lasciai accanto a quella che pareva una trattoria di campagna contigua ad una fermata di corriera, lungo l'intercomunale, nella campagna arsa dal solleone. Voleva continuare da sola, disse, e mi invitò a ripartire. Io avanzai solo di poche decine di metri e mi misi nell'attesa che si calmasse e tornasse in vettura. La vidi indugiare un poco sul ciglio, col cappello di paglia sul capo e la borsetta e la sporta tra le mani, nella succinta veste scollata con cui era partita, in bilico nei sandali di legn!
o tra i sassi. Si decise ed entrò nel basso edificio oblungo per una porta che a mala pena s'intravedeva attraverso un pergolato. Dopo alcuni minuti ne riuscì in compagnia di tre tipi. Uno non poteva essere che l'oste, un grassone flaccido cinto da un lercio grembiale. Gli altri parevano avventori ed amici suoi, d'aspetto sufficientemente volgare. Con questi Nicla sedette ad un tavolo. Chiacchierarono, occupando l'attesa della pietanza fumante che il grassone servì loro dopo qualche tempo. Costui, poi, non avendo altri avventori cui badare, si sedette pure con loro, servito se stesso. I maschi celiavano fragorosi e lei li assecondava vezzeggiando, mangiando un poco della pietanza che, forse, non era proprio di suo gusto. Rideva per le battute rivoltele, la veste per la calura tirata sulle gambe nude accavallate, i sandali persi sotto il tavolo.

[Osservavo la scena, parcheggiata la macchina in un'ansa della fratta, aiutato dal binocolo recuperato nel baule, rifocillandomi con i panini e le bibite ch'ella aveva approntato per il viaggio.]

La forzarono a bere del vino rosso e la vidi, un po' alticcia, alla fine accettare di salire coi due nel loro fuoristrada. Partirono e li seguii da lontano, sempre in bilico tra smarrirli e riprenderli, sin dentro la boscaglia, lungo un'interpoderale dissestata, sin dove potei con la mia berlina, la quale dovetti poi fermare per proseguire a piedi, ricoveratala in un recesso tra gli alberi, pregando che la loro meta fosse ormai prossima, tanto quanto era dato a quel punto di immaginare. Scorsi, difatti, per una breccia che poco più avanti si apriva nel fondo del sottobosco, la campagnola parcheggiata in uno spiazzo assolato. Avanzai, guardingo, per un breve tratto nel sentiero, poi prudenza mi indusse ad occultarmi nel fitto e in esso tentare nondimeno di guadagnare il posto, che si trovava a circa un centinaio di metri. Vi giunsi a ridosso e scoprii una casa che pareva abbandonata, un rudere assediato dai pruni. Attraverso le portiere spalancate della jeep scorsi gli oggett!
i di mia moglie adagiati sul sedile posteriore. Osservai meglio e scoprii anche la sua veste in cima ad un cespuglio. Dedussi che l'avevano condotta nell'edificio e le stavano facendo il servizio. Un sentimento che era un misto di vergogna, di ferocia, di abiezione, mi corse il petto. Mi sistemai dietro una siepe tra gli alberi più prossimi al luogo. Per un po' non udii altro che i rumori della campagna stordita dal sole a picco, poi, d'improvviso, un urlo proruppe dal vano buio del rudere per la porta spalancata. Seguì un vociare scomposto. Mi avvicinai, col cuore in tumulto, alla parete più prossima della costruzione. Udii le vivide ed agitate esclamazione di Nicla e le sconce esortazioni dei maschi. Guadagnai una piccola finestra protetta da due sbarre in croce, ma priva di imposte, che si apriva tra gli sterpi. Gettai lo sguardo sull'interno. Seduta sul bordo del materasso lercio disteso sopra la rete metallica rugginosa, mia moglie era alle prese, nuda e scarmigliata, !
con due cazzi spropositati. Si contendevano la sua bocca e lei!
non riu
sciva ad assecondarli come volevano. I due bruti, ritti davanti a lei, la presero a ceffoni e, sollevatala di peso, la gettarono sul letto. Le strapparono via le mutandine. "NO! NO! Vi prego! Non sono abituata a queste cose.." Non si curarono delle sue proteste. Si sfilarono veloci le braghe e la raggiunsero. "NO! NO!" "Sta' buona, puttana!" "Tie'!! Tie'!! Troiona!!" La picchiavano, tenendola in mezzo, e le mantennero i cazzi tra le cosce, domando la sua agitazione, per poi, spingendo con forza, penetrarla insieme. "NOOOOOOO!! AIUTO!! NOOOOOOO!!" Era presa. Restò senza fiato tra i due che la squassavano. "Mignotta!! Ti piace!! Sei tutta aperta!! Chiavica!!" Per quanto so e posso immaginare, non credo che mia moglie avesse mai fatta prima l'esperienza di essere riempita in vagina da due cazzi insieme e di quelle dimensioni.

La vidi chetarsi ed assecondare il gesto dei due, attendere che la riempissero con i loro spruzzi. "Ah!.. Maiali!.. Ah!:." "Ti sei bagnata! Porca!" "Si! Si! Si!" Singhiozzava per il godimento. Si scaricarono quasi in contemporanea. Si ritrassero soddisfatti e la liberarono. Nicla si girò supina, a gambe aperte, con gli occhi socchiusi, quando discesero dal letto. Entrambi la osservarono con lo sguardo carico di laida ironia. "Che zoccola!!" "Puttana!!" Ripresero le braghe ed uscirono. Li vidi di scorcio andare a pisciare ed accendersi le sigarette, che trassero dalla jeep. Tentai di decifrare i loro discorsi. Mi avvicinai, con estrema cautela, mantenendomi occultato nel fondo della vegetazione. Potevano avere tra i cinquanta e i sessanta. Erano entrambi corpulenti e scuri. Rappresentavano il genere di maschio delinquenziale che non è mai auspicabile incontrare. Uno, che sentii chiamare Antò dall'altro, aveva modi più da capo. Il compare - che avrei scoperto chiamarsi Augusto - !
gli domandò che contava di farne della zoccola. Antò avrebbe, dopo un momento di silenzio, detta la sua se in quel momento mia moglie non fosse comparsa sull'uscio. Barcollava un poco, tutta nuda, e si teneva con una mano allo stipite. Sorrise agli uomini e avanzò incespicando con i sandali tra le pietre. Si chinò in un angolo a fare pipì. Un po' rinfrancata, rialzatasi, si appressò loro, con le braccia conserte, corsa da un brivido. "Devo andare! Adesso! Dovete accompagnarmi.." Non raccolsero e tacquero mentre lei, raggiunta la campagnola, cercò nella borsa e ne trasse le sue pasticche. Antò le si accostò e le palpò il sedere. "Sei già sazia?!" Le fece sentire il cazzo attraverso i pantaloni, pressandola. La baciò con foga sul collo e lei si girò, concedendogli la bocca.

"Piano.. Mi soffochi.. Che sete!! Non avete da bere?.. Devo prendere le medicine" "Ce sta' 'na bottiglia d'acqua, ma è calda.. Ma mo arriva Peppone colla robba fresca!" "eh?" "È quello della trattoria!" Bevve dalla bottiglia che le porsero, ingoiando una dopo l'altra tre pasticche diverse. "Sono per l'esaurimento.. Mi sostengono in certe situazioni!"

Peppone sopraggiunse dal sentiero a bordo di una traballante e vetusta giardinetta. Era accompagnato da un ragazzo in calzoni corti e infradito - un adolescente esile e glabro, pallido, assai femmineo - che malamente lo aiutò a scaricare un pesante frigo portatile e a sistemarlo all'ombra, in un anfratto tra gli alberi dove, notai, c'era anche da sedersi intorno alla cenere di uno spento falò.

Il grassone si avvicinò, ammirandola. "Sei bona! Che culo!" La toccò. Sotto il pronto effetto degli psicofarmaci, Nicla non si sottrasse. Lui le offrì da bere. "T'hanno trattata bene 'sti due?" Mia moglie sorrise ed accettò la lattina di pepsi, che vuotò in poco tempo. "Com'hai detto che te chiami?" "Nicla!" "De dove sei?" "Sono di Milano" "E che ce fai da 'ste parti?" "Stavo viaggiando con mio marito, ma abbiamo litigato.." Le offrì una seconda lattina. Lui ne aveva già vuotate due di birra e, dopo una serie di rutti fragorosi che fecero ridere i compari, continuò a domandarle. "A Milano ci passavo quando andavo coi camion Melegnano Corsico Tante zoccole Tu in che zona batti?" "Abito in centro e non batto.. Faccio l'impiegata, sono sposata e mamma di due bambini.. E adesso devo andare. Dovete portarmi alla stazione" Si rese seria in volto e accennò a discostarsi da lui che quasi l'opprimeva con la sua mole. Andò a sedersi accanto agli altri. Ma Peppone non aveva ter!
minato e, vuotata la terza lattina di birra, la trasse ritta tenendola per un braccio. "Prima ce devi fà divertì tutti quanti, Allora, sei una signora? Annamo mo te vojo dà quelo che te meriti... Cammina, signora!" Con un piglio di ferocia stampato sul viso la sospinse dinanzi a sé, verso la casa. Mia moglie incespicò e cadde sulle ginocchia, facendosi male, ma lui non le permise di indugiare, la sollevò e la trascinò di peso dentro.

Ritornai sui miei passi. Gettai nuovamente lo sguardo dentro. Stava supino sul letto, nudo: un'enorme massa straripante di lardo e muscoli. Nicla lo stava eccitando con la bocca, prona. Pensai che quello era il paese dei superdotati. Anche a questo gli partiva da sotto il ventre un'asta nerboruta, lunga non meno di trenta centimetri, spessa, con il glande congestionato che mia moglie a malapena riusciva a tenere tra le labbra. "Lecca bene troia! Sei brava! Ci sai fare colla lingua..." "Mmm! Mmm! Ah! È grosso" "Lecca le palle!!" "Si, sono piene! Mmm!" "Brava.. Si.. Così.. Sei esperta! Sei brava a succhiare! Bocchinara! Ciucciacazzi!" "Mmm!.. Ah!.. Si... È buono.. Hai un buon sapore! Mmm!" Restarono ancora un po' così. Lui le accompagnava il capo con le mani enormi tra i capelli, scompaginandoli ancor più. Poi ebbe un improvviso scarto. Accennò a rialzarsi. "Mettiti alla pecorina!" "Si" Faticò a riportarsi su mentre lei si disponeva offrendogli il sedere con movenza oscena. "Ti piaccio?" "Sei bona! Si, sei bona! Che culo! Che troia!" Ansimava per l'eccitazione. Le afferrò le chiappe e la puntò. Nicla da sotto cercò il cazzo con una mano e lo indirizzò. "Spingi! Lo voglio!" Lui, che non avrebbe atteso il suo invito, senza alcun garbo entrò con violenza e cominciò a squoterla. "Ah! Si! Tutto! Si! Lo voglio! Ah!" "Troia! Zoccola!" La teneva forte per i fianchi e la sbatteva come un tappeto. Le assestava pure violenti ceffoni sulle natiche arrossate e sulle cosce. Malgrado la mole ed il grasso, si muoveva con energia e la strapazzava senza riguardo. "Ah! Bello.. È bello.. Che cazzo! Caro... Come mi riempi bene!" Riconobbi l'orgasmo di mia moglie montare fragorosamente. Nicla lanciò acute esclamazioni di piacere e fremette in tutto il corpo. Ciò spronò il maschio che, in capo a poco, si irrigidì e, vibrando intensamente tutto l'ammasso adiposo, si scaricò dentro. Crollarono poi giù, esausti.

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