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| la moglie del titolare |
Io e mio marito lavoriamo per la stessa azienda anche se in due sedi divise, ma non lontane.
Una sera lui mi chiama per dirmi che ha del lavoro arretrato e che avrebbe fatto tardi, quindi di andarmene pure a casa.
Poco dopo mi chiama il titolare dicendomi di passare da lui dopo il lavoro che avremmo discusso del nuovo contratto che aspettavo.
Così senza fretta uscita dal lavoro vado dal dottore.
Per arrivare al suo ufficio bisona passare davanti a quello di mio marito. Arrivai. Strano il corridoio era buio, tutte le luci erano spente, tranne quella dell'ufficio di mio marito.
Mi avvicinai alla porta accostata ma non chiusa e guardai dentro. Un pugno allo stomaco.
La moglie del titolare era stesa sulla scrivania e a gambe aperte stava prendendo il cazzo di mio marito. Rimasi impietrita. Sentì subito una morsa allo stomaco e le lacrime che rigavano le mie guance.
Nel buoio mi si avvicinò il titolare e mi fece segno con i dito "sccccc..." Ero sconcertata, sua moglie era lì impalata da un altro uomo e lui si preoccupava che io non facessi rumore. Non capivo più nulla e ripresi a guardare dentro l'ufficio senza fare rumore. Mi sentivo svuotata.
Anche lui guardava ma la sua espressione era ben diversa dalla mia. A un tratto si mise dietro di me e mi abbracciò da dietro stringendomi per la vita. Io non reagì e questo per lui dev'essere stato un segnale. Mi sbottonò la giacca e infilò le mani sotto la camicetta e il regiseno e prese a stringermi i capezzoli. Mi fece male, ma rimasi in silenzio. Sentivo il suo cazzo spingere sui glutei e guardavo mio marito scopare....avevano cambiato posizione: la pecorina, la sua preferita.
Il titolare mi alzò la gonna e spinse giù le mutandine, poi con le sue gambe allargò le mie. Mi mise una mano in figa e iniziò a masturbarmi. Fu sorpreso di non trovarmi bagnata e mi sussurò: -Lasciati andare ragazza mia, guarda -mi disse indicando i nostri coniugi - guarda come si sta bene se ci si lascia andare.... Appoggiai la testa indietro alle sue spalle non troppo convinta, poi la sentì gridare e riguardai dentro: mio marito le stava facendo il culo, quello che io non avevo mai voluto dargli ora se lo stava prendendo...da un altra. Altre senzazioni si alternarono in me: rabbia, frustrazione, orgoglio...eccitamento. Mi lasciai andare.
Il dottore si abbasso i pantaloni e i boxer, estrasse il cazzo e me lo piantò in fica. Fece un pò di resistenza ma io lo assecondai spingendo il culo indietro. Prese a stantuffarmi in modo deciso ma senza fretta. Sentivo il suo respiro dietro l'orecchio e ogni tanto qualche parola:
-ti piace? ti piace ora,vero? Si lo sento che ti piace, sei bagnata si scivola ch'è una bellezza.
Nel frattempo l'amplesso di mio marito volgeva al termine, lei scese dalla scrivania e vedevo i rivoli disperma uscirle da tutti i buchi e colarle per le gambe. Ma non ne aveva abbastanza, e lo prese in bocca iniziando a succhiarlo. Vedevo chiaramete il succhio dalle guance che rientravano. In quel momento il titolare uscì da dentro di me, sentivo ancora le sue mani frugare, le sentivo tra la figa e il culo e capì: stava lubrificandomi il culo con gli uumori della figa. Lo lasciai fare. Appoggiò la cappella e iniziò a spingere ma niente, io ero vergine in culo. Allora mi prese i fianchi e mi disse : -Pronta? E così dicendo diede un colpo secco e la cappella era tutta dentro. Mi sentì spaccare. E lui mentre mi scopava il culo con colpi lenti ma ben assestati mi diceva: -mmmm, quanto è stretto,..quanto è caldo, non mi dire che è la prima volta che...Non lo lasciai finire e feci di cenno di si con la testa a quel cenno lui mi sborrò in culo. Sentivo la sroda calda riempirmi l'inestino e lui rimase li, dentro ancora un pò. Poi, quando sua moglie aveva finito di bere la sbroda di mio marito e pulirlo ben bene lui si staccò da me e mi disse: Brava.
Hai appena avuto un aumento di stipendio e un contratto nuovo. Ma dalla settimana prossima dovria fare molti straordinari. Ci vidiamo a cena da noi e porti suo marito, volgio parlare con voi di nuove partecipazioni in azienda.
Andai via così come ero venuta, nel silenzio e nel buio degli uffici vuoti, avevo il culo ancora aperto e lo sperma che mi colava giù per le coscie e non avevo più le mutande.
Risalì in macchina e misi in moto per andare a casa.
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