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io te e mia figlia Claudia
Non credo che arriverà il giorno che lei prenderà il mio posto accanto a te, non è possibile, per via dell’età e se permetti anche per altri motivi.
Sono io giusta per te, priva di alcune inibizioni, disposta a tutto per il tuo piacere che coincide quasi intero con il mio.
Toccarti furtivamente in pubblico, desiderare di camminare con la mano, a mo di guinzaglio sul di dietro dove i pantaloni finiscono e attendere che la tua verga dura mi si appoggi tra lo stupore e l’invidia dei passanti.
Si ho sempre cercato anche la folla , per potermi strusciare a te magari spingerti anche su un altro corpo di femmina, per il piacere di offrirti di più:no niente ammucchiate certe e dichiarate, ma giochi per aumentare il tuo piacere si.
Ti voglio bene più di ogni cosa al mondo.
Tu mi fai sentire donna, il tuo odore , il tuo corpo peloso, il tuo sesso turgido e vellutato ,la tua gioia nel possedere me e tutto ciò che sono e che ho, mi pone in una continua estasi che ci accomuna.
Non sono pochi gli ostacoli che si frappongono, non ultimo Claudia che, ne sono sicura ti vuol bene, ma che non approva il nostro rapporto.
Alle volte si rassegna ma più spesso si contrappone.
Ho pensato che volesse per me una situazione più serena ma ormai credo che prevale in lei il timore di essere esclusa, di perdere il mio bene ed è per questo che al mio cospetto minimizza gli aspetti positivi della nostra relazione e ingigantisce quelli negativi.
E’ da tanto tempo che sa e quello che non sa lo immagina.
Mi è stato inevitabile coinvolgerla in una specie di triangolo perché le avrei voluto dare quel padre che non ha avuto , spingerla tra le tue braccia perché sentisse anche lei l’attrazione del tuo odore la dolcezza virile del tuo pelo, il calore delle tue mani che l’accarezzano, protettive e sicure.
Lei però fugge e ritorna, partecipa timorosa ma non ha il coraggio di lasciarsi andare per paura di restare ancora delusa.
Non serve l’odore del tuo sperma diffuso nella casa e imbottigliato, non servirebbero litri della tua urina di cui pure vado pazza, confusa nel suo thè, le tue sborrate sui suoi indumenti intimi che io indosso quasi come un surrogato di quelle intimità che ancora purtroppo non ci è riuscito di istaurare, anche perché non siamo certi che sia un bene per lei come per noi, e comunque il desiderio ci assale in tempi e modi diversi e il suo comportamento sfuggente ci imbarazza e ci spiazza.
Sarebbe certamente meglio, agire di sorpresa , quasi di impeto come quel giorno sul Po’ quando volle assolutamente venir con noi quasi sfidando il nostro desiderio di unirci che traspariva dal mio fare inquieto e dalla tua calma apparente ma determinata.
Era chiaro che anche se c’era il sole ,noi volessimo trovare un angolo nascosto per scambiarci i segni tangibili del nostro amore e il vento, il verde e l’acqua, furono l’inevitabile contorno alle tue mani che l’estrassero rapide e sicure dal pantalone, dopo le consuete carezze furtive che lo rendono dolce, pieno di voglia e duro.
Lei era là che andava e tornava , rivolgendosi, come di consueto solo a me con la parola spesso sguaiata e con gli occhi spiando invece i tuoi maschi atteggiamenti per cogliere spunti per i suoi pensieri di notte.
Non è facile controllarsi e non lo fu neppure quella volta.
Lei era più in là, non poteva vederci e io d’improvviso mi inginocchiai agitandolo con la mano avanti e dietro, come mi piace fare, un po’ con la mano dritta, poi rovesciata, poi con il polso e il mio respiro si faceva forte, mentre tu inarcavi il corpo in segno di momentaneo potere e socchiudevi gli occhi concentrato nel prendere tutto lo stupefacente godimento che stava stordendo le tue facoltà di pensiero.
Eri troppo pronto per esplodere la tua gioia bianca e la paura-speranza che lei sopraggiungesse acceleravano la forza dell’orgasmo incipiente.
Ma lei era ormai là e quasi indifferente si era seduta accanto a noi, tenendo in mano dei fili di erba.
Un fiotto di seme bianco spruzzò sul mio viso e quasi indispettita dalla piuttosto breve permanenza del tuo membro nella mia calda bocca, strofinai il tuo grande cazzo sulle sue labbra inesperte.
Il colpetto di lingua che lei dette sul tuo glande fu come se volesse, accondiscendendo anche ad un suo istinto dare il meglio di sé ed evitare che tu glielo piazzassi tra le labbra possenti, come dici tu un po’ volgarmente” da baci” che ha.
Si strofinò la mano sullo sperma che le aveva inumidito le labbra ma non potè evitare di assaggiarne l’odore e la consistenza.
Quando fummo a casa, non una parola.
Ero terrorizzata per quell’azzardo, avrei voluto sprofondare, ma lei glissò.
La notte trascorse con suoi continui rivolgimenti nel letto.
Da quel giorno è come se avesse rimosso.

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