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chiavata alla medusa
Era una bellissima giornata di sole,respirare era un piacere, quell'aria frizzantina ma ancora per poco,alle 10.00 il sole l'avrebbe resa calda quel tanto da stare con piacere sottl'ombrellone.
Sul mare troneggiava ben piantata sugli scogli la torre di Sfinale, in quel tratto di mare del Gargano che va da Peschici a Vieste. In quella zona alcuni campeggi e residence offrono i loro servizi ai clienti che cercano una vacanza tranquilla e immersa nella natura,tra il blu del mare e il verde della pineta tra il piccante profumo della salsedine e il dolce aroma
della liquirizia e del rosmarino selvatico.
Le baie di sabbia dorata si rincorrono inframezzate da tratti di scoglio e pineta
che arriva fino a lambire il mare per poi tornare a far spazio a calette e insenature.

Era l'anno scorso, piena estate inizi di Luglio, moglie e figlia se ne stavano a poltrire sotto l'ombrellone leggendo qualche stupida rivista, difficile mantenere un ritmo così lento,
così quasi tutte le mattine prima delle dieci me ne andavo a passeggio lungo la scogliera, e in mezzo alla pineta per tornare all'ora di pranzo. Altre persone camminavano lungo la costa ma solo poche si allontanavano a più di mezz'ora di cammino dagli sdraio e aree attrezzate.
Capitava così di incontrare qualche anima inebriata dal panorama, che vagava sotto il sole e ben disposta a far amicizia e scambiare
quattro chiacchere con chi il caso aveva fatto incrociare.
Quella mattina era particolarmente caldo e
dopo un'ora di cammino mi fermai ad ammirare le piante che crescevano spontanee in mezzo
a quelle pietre arroventate, quando alle mie spalle una voce femminile dice: come fanno queste piante ad esser così rigogliose con questo caldo e senz'acqua, mi giro, è una bella donna,alta 1,75 circa,trentacinque
anni circa, capelli castani, lunghi fino a metà schiena,occhiali scuri e un costume blù e azzurro che a stento contiene
due seni prosperosi su un bel corpo sodo, ha in mano una borsetta dello stesso colore del costume, come le scarpe da ginnastica,
rispondo:
-Buongiorno, anche lei stanca di camminare ?

- Si oggi camminare sotto il sole si suda, ci vorrebbe una nuotata, peccato che qui non si riesce a scendere fino all'acqua, e poi non mi fido da sola, qui non c'è nessuno a parte noi due.

- qui la scogliera è ripida, ma dal vecchio ponteggio di pescatori qui di fronte che si protrae sul mare ho visto una specie di scaletta che scende abbastanza agevolmente fino giù.

-Io ho guardato ma non ho visto nulla.

-infatti non è una scala, ma gli scogli sono posizionati come se lo fosse, e volevo andare a
vedere, viene con me?

- Non è che mi faccio male ? non vorrei rovinarmi gli ultimi giorni di vacanza.
-Non si preoccupi andiamo giù insieme.

lentamente scendemmo giù, io davanti e lei dietro, finchè arrivammo all'acqua, si vedeva che era molto profonda ma proprio la mancanza della sabbia la rendeva limpidissima.

-Dissi: è un peccato non fare un bagno che ne dici ?
ormai era spontaneo darsi del tu

-Se mi stai vicino disse ho un po' paura qui l'acqua è profonda e io non sono una grande nuotatrice.
Gli dissi: non preoccuparti, il mare è come l'olio, ci rinfreschiamo e torniamo su, ci levammo le scarpe, occhiali,e appoggiata la sua borsa e il mio marsupio su un sasso ci tuffammo.

Si stava benissimo ma notai che era preoccupata e allora gli dissi appoggiati con le mani sulle mie spalle se non ti senti sicura, e lei non esitò appoggiando anche le sue tette sulla mia schiena,a quel punto mi girai, era stupenda, ed era arrivato il momento delle presentazioni.
Monia lavorava alle poste di Roma, sposata con un marito che non perdeva un gioco dell'animazione del residence tanto che mi disse dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 17.00 alla mezzanotte negli orari dell'animazione sono single.

Amicizia era fatta e in acqua non è facile per cui le mie mani ebbero modo di toccare le sue rotondità aveva un culo sodo e rotondo e due tette dure come il marmo anche se di notevoli dimensioni,ma anche le sue mani toccarono più volte il mio pene che era diventato grosso e duro dall'ecitazione.
Continuammo a nuotare e giocare come due vecchi amici, ma d'improvviso si mise ad urlare gli dissi di stare calma, e gli chiesi cosa succedeva, me ne resi conto da solo, una grossa
medusa si era appoggiata sulla sua schiena e lei nel tentativo di evitarla si girò velocemente per sfuggire, e la medusa scivolò in mezzo a noi urticandomi la pancia dal costume all'ombelico.

Velocemente nuotammo per una decina di metri e uscimmo dall'acqua.
Mi disse mi brucia da morire, aveva una pelle color bronzo e morbidissima, ma già appariva una grossa macchia rossa che partiva dalla gamba sinistra sotto il costume, per poi continuare sulla schiena sopra la natica destra per una decina di centimetri sopra il costume, io invece avevo una chiazza sotto l'ombelico.

Mi disse ho della crema con me per le meduse, allora io proposi di entrare nella pineta all'ombra saremmo stati meglio,
Avevo già notato il giorno prima un albero inclinato quasi caduto che poteva servire per sedersi, gli dissi vieni con me.
Percorsi una ventina di metri all'ombra di un grosso pino marittimo e immersi nel verde, mi disse: siediti su questo albero sembra fatto apposta, che ti metto la crema, e poi tu la metti a me.
Aprì il tubetto prese un po di crema e comincio dolcemente a spalmarla, e dicendomi si unge il costume tirò giù un poco l'elastico a quel punto il mio cazzo esplose e saltò fuori come una molla,lei resto per un attimo sorpresa ma poi come nulla fosse tirò giù il costume dicendo non vorrei ti avesse punto anche quì ridendo, sono posti delicati, lo prese in mano lo girò a
destra e a sinistra, e facendo scivolare la mano sotto alle palle, si alzò velocemente porgendomi con la sinistra il tubetto di crema, appoggiò le mani sul tronco, e dandomi la schiena piegata a novanta gradi mi disse mettimi la crema che mi brucia.
Non esitai neanche un attimo le accarezzai la schiena, e poi in ginocchio con la scusa di controllare gli dissi apri le gambe
che controllo, feci scorrere la mia mano all'interno coscia, lei ebbe un brivido, era tutta bagnata, gli dissi:
ti conviene levarti il costume così si asciuga finchè ti metto la crema.Era una scusa e lei rispose è perchè vuoi guardarmi la fica, di
contro risposi che così eravamo pari.
Allargò ancora un poco le gambe e io gli sfilai il costume, aveva un culo meraviglioso,
il suo buco era piccolo e contratto con intorno una rosellina di color caffelatte un piccolo neo sul bordo della rosellina lo impreziosiva come fosse un gioiello, ma la sua fica era ancor più fantastica, completamente depilata con un piccolo ciuffetto sul davanti con il pelo rasato corto a forma di cuore. Le grandi labbra carnose e leggermente più scure della pelle intorno,
le piccole labbra uscivano leggermente dalle grandi labbra di un colore rosato e nel mezzo si vedeva l'entrata della sua fica umida e un poco più rossa, tutta coperta di goccioline e di salsedine.
Presa un po' di crema Cominciai a spalmarla sulla coscia sinistra,ma da quella posizione appoggiai la mia bocca sul suo culo
e cominciai a leccarla lentamente, lei aprì ancora un poco le gambe e inarcò la schiena, il culo si aprì e potei leccarli la rosellina, più leccavo e più il culo si apriva, scostai la testa e vidi la sua fica bagnatissima e sbrodolante di umori,
cominciai a leccarla facendo entrare la lingua il più possibile, profumava di donna, il suo sapore era forte e aspro per la salsedine ma i suoi umori erano dolci come il miele era morbidissima e ogni tanto risucchiavo le piccole labbra che nel frattempo si erano inturgidite, ma anche le grandi labbra erano molto più grosse e il clitoride sporgeva come una torretta.
Non resistevo più e mi alzai in piedi dicendoli ora ti metto la crema sulla schiena, il suo respiro si era fatto profondo e veloce, e ogni tanto faceva un gridolino sommesso. misi la crema sulla schiena ma il mio cazzo gonfio e duro si appoggio sulla sua fica era talmente bagnata che entrò senza sforzo, la sua fica era abbastanza stretta e sembrava risucchiare il mio

cazzo ad ogni movimento.
Alternavo movimenti lenti a movimenti veloci per poi dare alcuni colpi di affondo, in cui lei
tratteneva il respiro.Dopo un po' si girò e stando seduta sul tronco prese l'uccello in mano e cominciò un lento avanti indietro, piano piano lo fece entrare in bocca, chiudeva le labbra sulla cappella e poi cominciava a risucchiare facendolo entrare tutto in bocca,per poi soffiarlo fuori ricoperto di saliva.

Io in piedi avevo tutta la scogliera davanti, in
lontananza qualche motoscafo lasciava una scia di schiuma al suo passaggio, il sole mi sbatteva in faccia, abbassai lo sguardo mi stava spompinando in modo magistrale, allungai le mani e sganciai il top, uscirono due tette spettacolari, lei infilò una mano in mezzo alle mie gambe e delicatamente mi infilo un dito nel culo, stavo per venire ma volevo resistere, mi
abbassai, la baciai sulla bocca e poi cominciai a leccare le tette, lei buttò la testa indietro e chiuse gli occhi anche per il sole, e i capelli caddero dalle spalle fino al culo.
Si sedette un po' più in alto e spalancò le gambe, io comincia a leccargli la fica e il clitoride il suo miele profumava di resina che trasudava dal vecchio tronco, era un odore pungente ma al tempo stesso era come una calamità per la mia bocca che non si staccava da quel fiore carnoso,le infilai l'indice nel culo
e cominciai a muoverlo su e giù, lei ebbe un fremito di godimento e lanciò un gemito. Le dissi girati, lentamente si alzò e riappoggio le mani con le gambe molto aperte e la schiena inarcata, stavo ammirando un panorama stupendo.

Le leccai ancora il culo e appoggiai la mia cappella sul suo forellino, si ritrasse dicendomi: no non li, non l'ho mai fatto, con un
cazzo vero, la tranquilizzai dicendogli che sarei stato attento a non farle male e che non volevo rovinare un culo meraviglioso come il suo,le dissi che se sentiva dolore mi sarei fermato, ma probabilmente neanche un treno ci sarebbbe riuscito in quel momento.
Riappoggiai la cappella sul suo buco e cominciai a spingere, un poco alla volta, sentivo il suo anello cedere poco a poco, era stretto ma riusciva a rilassarsi e farmi entrare, ormai ero dentro comincia a muovermi con movimento deciso fino a sborrare senza ritegno dentro quel culo fantastico.
Eravamo stanchi, sudati e l'idea di tutta la strada che dovevamo fare sotto il sole per tornare al residence era massacrante.
Ormai era l'una e anche la speranza di prendere il pulmino dalla spiaggia per il residence era svanita, ci incamminammo e
strada facendo telefonai alla moglie dicendo: non mi sono accorto dell'ora, tanto il paesaggio è bello,e comunque pranza
tranquillamente io resto in spiaggia ci vediamo nel pomeriggio, e stessa cosa fece la mia compagna di avventura. Erano quasi
e due che ci fermammo a mangiare sul ristorantino alla spiaggia.
Dopo aver conversato di tutto, ognuno andò al suo ombrellone,per un sonno ristoratore, l'ho rivista alla sera allo spettacolo dell'animazione, il marito aveva preparato una canzone, ehh già canta che ti passa, la mattina presto è partita non l'ho più vista.

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