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| Una gita in moto (I capitolo) |
INTRODUZIONE
Finalmente la giornata di lavoro si è conclusa. Sono stanco, ma soprattutto annoiato per la monotonia della vita quotidiana, piena di piccoli problemi, priva di stimoli, di emozioni. Ma oggi è un giorno diverso, finalmente siamo riusciti a combinare le cose in modo da poterci incontrare e passare un po’ di tempo insieme. Esco e salgo sulla moto, per venirti a prendere. È stato difficile preparare questa fuga, questa vacanza che nessuno dovrà scoprire. Tante incertezze, tante speranze, tante delusioni, ma alla fine tutto combina, il sogno sembra avverarsi e stiamo finalmente per incontrarci. Ben presto la realtà, la quotidianità della nostra vita, saranno alle spalle e davanti avremo l'avventura: il desiderio come stimolo, il piacere come obiettivo da raggiungere e il coraggio per osare.
I CAPITOLO: Finalmente si parte
Siamo in viaggio, è pomeriggio ed il sole alto in cielo riscalda l’asfalto, la moto, i nostri corpi. L’aria calda dell’estate ci colpisce ed asciuga il sudore dalla nostra pelle. Senza programmi precisi, con la sola voglia di fuggire, di allontanarci, ci dirigiamo verso il lago di Vico, dove pensiamo di fermarci a mangiare qualcosa insieme. Mentre guido, senza fretta, dopo aver rinunciato a chiacchierare per la difficoltà a sentire le parole attraverso i caschi, lascio con una mano il manubrio per stringere la tua mano, intrecciando le dita. Così posso verificare la realtà della tua presenza, a fianco a me, e questo mi dà serenità e spensieratezza. Come ti avevo consigliato hai indossato una gonna corta che ti consente di essere più libera e fresca. Sei bellissima, la gonna è gialla e ben si accoppia alla maglietta nera, aderente, sbracciata, ed al fazzoletto anch’esso giallo che hai stretto intorno al collo. Mentre viaggiamo la gonna, già corta, si solleva con il vento e gli sguardi intorno a noi si posano sulle tue gambe, generosamente esposte, e sono orgoglioso del desiderio che suscitano. Ogni tuo tentativo di fermare la stoffa con la mano non solo è inutile, ma ottiene il risultato di rendere lo spettacolo più provocante. Mi giro anch’io a guardarti e poi, abbandonando la tua mano, con atteggiamento di possesso ti accarezzo un ginocchio. La mano scende poi sul polpaccio, lo accarezza, e risale, attardandosi dietro il ginocchio, dove la pelle rimane leggermente sudata. Ma la mano non si ferma, risale lungo la coscia, per sentire la tua presenza, vicino a me, viva, calda, disponibile. Per farmi sentire che gradisci queste carezze, che le aspetti, mi abbracci e ti stringi alla mia schiena. Quando siamo più lontani e il traffico è diminuito, la guida può diventare più rilassata. La tua mano, che avevo lasciata appoggiata alle mie gambe, si sposta nel mezzo, a cercare il sesso, sotto la ruvida stoffa dei jeans. Così ne puoi cogliere il turgore, può sentirlo indurirsi, e questi contatti ci trasmettono le emozioni, la gioia che stiamo provando. La tua è una dolce carezza che accompagna il rumore della moto e il fruscio del vento. Mi alzi la maglietta e percorri il torace, mi stuzzichi i capezzoli, poi scendi sull'ombelico ed ancora più in basso. Per facilitare i tuoi movimenti, allento la cintura consentendo alla tua mano di entrare sotto la stoffa. Le dita mi accarezzano il pube e arrivano a sfiorare la punta del pene. Rallento l'andatura per partecipare meglio al gioco. Anche la mia mano non sta ferma, è tornata sulle tue gambe e risale a cercare il calore della pelle. Ti allontani un pò dalla mia schiena offrendomi più spazio per muovermi. Nonostante il vento la tua pelle morbida è calda, sudata, e il calore aumenta al procedere verso l’attaccatura delle cosce. Quando le mie dita incontrano il tessuto dello slip lo sentono umido e fresco. Ne accarezzo il contorno, tra la pelle e la stoffa, prima al lati, poi in alto, riesco ad accarezzarti la pancia, l'ombelico. Poi, con la pressione delle dita, saggio la morbidezza del tuo pube, il tuo dolce cuscinetto di peli. Torno sulla pelle e scanso la stoffa. Intreccio le dita tra la tua peluria, ti pettino, poi mi muovo più in basso, a cercare il tuo sesso. La vagina è umida, eccitata, le labbra sono gonfie, reattive. Le accarezzo con le dita, le stringo, le percorro, le divarico, poi premo il clitoride con le dita. Ho voglia di masturbarti, di penetrarti. Tu muovi il ventre per venirmi incontro e lo sollevi. La mano può scendere più in basso, a stringere nel palmo la vagina mentre le dita arrivano ad accarezzarti tra le natiche. Abbandonando il mio sesso ritiri la mano che mi stava accarezzando e la porti tra le gambe a stringere la mia, per accompagnare le mie dita, indicando il movimento che più ti piace. Il gioco è fantastico ed inebriante, ma mi distrae dalla guida e l'ingresso in un centro abitato ci costringe ad interromperlo. Decidiamo per una sosta. Mi fermo su un lato della strada, in prossimità di un bar, per bere qualcosa. Scendiamo dalla moto e, uno di fronte all’altro, rimaniamo per un attimo a fissarci, con gli occhi negli occhi, un pò storditi, pieni di promesse. Le mani si cercano, si intrecciano, si stringono. Le avvicino alla bocca, per deporre un bacio sulla punta delle tue dita e per sentire l’odore della tua pelle sulle mie. Poi ci stringiamo in un abbraccio, le bocche si sfiorano, le labbra si aprono, le lingue si toccano, per un breve attimo. Ti allontano e percorro con lo sguardo il tuo viso, il collo, la forma delle spalle, i tuoi seni che indovino sotto la stoffa. È tanta la voglia di non interrompere il gioco che abbiamo appena incominciato. Ti sento interamente mia, in fusione completa, con gli stessi desideri, la stessa voglia di essere felici, di godere insieme, di prenderci il massimo dall’avventura che abbiamo davanti.
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