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Un viaggio a Firenze
Arrivammo a Firenze in albergo che erano circa le 12,30, dopo averci cambiato, scendemmo a pranzare nel ristorante dell’hotel. Notai subito che il proprietario dell’hotel, faceva gli occhi dolci a mia moglie Patrizia 35 anni formosetta con due tette da sballo, ed un culo da toccare leccare inculare ed amare era tutto. Lei si accorse subito delle occhiate, anzi fu Lei che mi si accostò all’orecchio e mi disse: -Caro ti sei accorto che il proprietario mi sta letteralmente spogliando con gli occhi. -E tu fallo fare, tanto alla fine sono io che ti chiavo. Il proprietario (Andrea) lo saputo dopo, un uomo affascinante con i capelli color cenere e fluenti, non grasso ma alto abbastanza per piacere alle donne. Nel passare davanti al bancone, dove Andrea faceva finta di lavorare, non so perché, ma le donne sono strane special modo, quando si sentono guardate con vogliosità disse: -Buon lavoro noi andiamo a fare un riposino, il viaggio è stato stressante oggi c’era molto traffico. -Buon riposo signora? -Patrizia, e lei? -Andrea. Ci incamminammo verso il corridoio, ma notai che Patrizia si girò almeno due volte per guardare verso il bancone dove Andrea sostava. -Ma perché gli hai dato tanta corda? Dissi io. -Non lo so mi ha messo una voglia addosso che quasi me lo farei. A quel punto anche a me prese la frenesia del triangolo, così girando lo sguardo verso la reception, feci un cenno di intesa ad Andrea, il quale annui con la testa.
Entrammo in camera, non feci neppure in tempo a posare le mie cose sul tavolino (chiavi dell’auto, cellulare ecc.), che la mia signora, mi abbracciò con impeto e mettendomi la mano destra tra le cosce per assaporare la consistenza del mio pene, mi sussurrò all’orecchio faccio una doccia e sono subito da te, tu intanto spogliati e aspettami nudo sul letto. Stavo incominciando a spogliarmi quando sentii la porta che si apriva, era Andrea che aveva recepito il mio invito. -E’ in bagno si sta facendo una doccia, dai noi intanto ci spogliamo e l’aspettiamo nudi sul letto. Dissi rivolgendomi ad Andrea, il quale per niente infastidito della mia nudità, si incominciò a spogliare anche lui, anzie mi fece i complimenti per le misure del mio pene, che era già pronto per l’uso, il suo intanto fuori dai pantaloni, incominciava a diventare sempre più grosso, e la mia Patrizia ancora non entrava in camera, anche io gli feci i complimenti, anzi osai prenderlo in mano e valutarne la consistenza ad Andrea questo gli piacque molto, perché con la sua mano destra mi accarezzava le natiche del mio (bel culo), così mi diceva sempre mia moglie, che avevo un culo da donna. -Vedo che vi siete affiatati molto, anche senza di me. Disse Patrizia, e poi continuando, prima scopate me, poi dopo fate tutto ciò che volete tra di voi. Ci prese per mano, e ci fece sdraiare sul letto, Andrea dammelo subito in bocca, voglio succhiartelo un po’, tu intanto se vuoi puoi leccarmi la figa e anche il culo, cosi prepariamo la strada per quando Andrea mi sfonderà il mio bel sedere, su ora datevi da fare.
Vedevo il viso di Patrizia pieno di gioia, come non mai, aveva due cazzi a disposizione e questo lo desideravamo quasi tutte le sere, quale migliore occasione che si era presentato senza per nulla pensarci prima, era solo un viaggio di distensione, solo di due o tre giorni. Andrea era instancabile e avevo notato anche che aveva cazzo di enormi proporzioni, e questo faceva molto felice la mia Patrizia,la quale già (io la conosco bene) aveva sbarrato 3 o 4 volta era fradicia di sudore, tutti i capelli bagnati di sudore, ad un tratto sia io che Andrea la inondammo della nostra sborra. Completamente spossata, si adagiò sul letto a gambe divaricate. -Dai porco,adesso leccamela tutta, che è piena di sborra.(rivolgendosi ad Andrea, che ubbidi immediatamente). -E tu (rivolgendosi a me), mettimi il culo sul viso che ti voglio leccare il buchetto. Mi leccava con gusto e non vi nascondo che a me piaceva un sacco. -Dai ora mettiti alla pecorina,che a te ora ci pensa Andrea. -Dai Andrea fallo con garbo anche perché io da sempre lo prendo dietro ma mio marito è la prima volta. Andrea non se lo fece ripetere due volte, anzi forse era proprio quello che stava aspettando, poggiò la grossa cappella sul buchetto del mio ano, e con garbo incominciò a spingere, soffrivo, ma stringevo i denti perché anch’io volevo essere penetrato, intanto sotto di me c’era Patrizia, che con la bocca mi succhiava il cazzo, e con la mano, aiutava delicatamente Andrea a far entrare nel mio culetto il suo enorme cazzo, ormai la metà era dentro e veramente il dolore si era anche attenuato, perché ad un certo punto invogliai Andrea a ficcarlo tutto dentro, il quale non se lo fece dire due volte, e incominciò a stantuffarmi con vigore. Non immaginavo che potesse piacermi tanto. Dopo cinque minuti di su e giu, sentii sulle mie natiche un caldo liquido che a fiotti mi inondava il culo, mentre la mano di Patrizia me lo spalmava bene bene dappertutto. Mi meravigliai molto del vigore e della forza di Andrea, manco fini con me, che riprese nuovamente forza e incominciò a sfottere mia moglie nella figa ormai tutta spalancata, e si divertiva molto a succhiare e a prendere a mani aperte il grande seno di Patrizia, ormai erano completamenti fradici di sudore, e quell’odore acre, era impregnata tutta la stanza, non si sentiva che odore di sperma e di sudore. Solo dopo circa due ore ci accasciammo tutti e tre esausti sul letto, io mi addormentai quasi subito. -Caro dai svegliati, che è quasi ora di cena. Lei era già tutta vestita si stava raccogliendo i folti capelli neri dietro la nuca. -Ho dormito parecchio? -Quel tanto che basta per tenerti sveglio questa notte. Fu la risposta di Patrizia e volgendomi lo sguardo, rise con gusto. L’amico Andrea ci fece accomodare al tavolo per la cena, e disse: -A voi vi servirò io la cena, e se volete anche il dopo cena. -E perché no. Rispose Patrizia, cosi continueremo il discorso di oggi pomeriggio. I giorni che seguirono (ancora tre), furono meravigliosi, e quando arrivò il momento del commiato, ci promettemmo che saremmo tornati volentieri a Firenze, anche perché di questo viaggio di Firenze non abbiamo visto nulla.

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