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Un matrimonio particolare
Scritta da: davidesara (1)

Tutto era stato organizzato alla perfezione. Il destino c’aveva messo del suo e mi aveva portato ad un’ora dal suo paese, dal luogo dove abitava Virna, la

donna conosciuta in chat e che, in breve tempo, era diventata la mia amante. Una donna fuori dal comune, all’apparenza semplice ma che, al momento

giusto, diventava una vera femmina, sopratutto a letto. Io a quel matrimonio non volevo andarci; troppo distante, troppi soldi da sprecare, ma parlando con

lei, durante le nostre ore di conversazione al telefono, realizzammo che non sarebbe stato difficile incontrarsi. Certo l’impresa era ardua: io ero ai

festeggiamenti con tutta la famiglia; dove avrei trovato un po’ di tempo per uscire dalla sala ricevimenti e incontrare Virna anche solo per baciarla, toccarla

e stringerla forte?

Arrivai al locale verso le 14 e lei era gia partita. Ero nervoso, cosciente di ciò che stavo per fare ma non sapevo come si sarebbe evoluta la cosa e quanto

tempo sarei riuscito a vederla. Nonostante tutto avevo una voglia matta di averla, spesso il cazzo mi si induriva così tanto che facevo fatica a nasconderlo

mentre fantasticavo sul luogo dove ci saremmo appartati per un po’, per fare tutto ciò che avevamo deciso per telefono. Intanto, con tutti i miei parenti, ci

accomodammo nel locale e cominciarono ad arrivare i primi antipasti. Il mio stomaco era chiuso, andai in bagno e la chiamai, per le 15:30 sarebbe arrivata

all’ingresso del locale e mi avrebbe aspettato fuori affinché non avrei trovato il momento giusto per raggiungerla.

Sentii il telefonino vibrare, erano proprio le 15 e 30. Guardai di nascosto il display e lessi il messaggio “sono fuori…quando puoi…”. Il mio cuore cominciò

a battere forte, mi guardai intorno per capire se era possibile uscire subito e mi sembrò che tutto girasse dalla mia parte, con la scusa di sentirmi poco

bene mi diressi verso l’uscita. Arrivai al parcheggio e subito dopo all’ingresso principale, mi girai verso destra e lei era li, bella col viso raggiante di chi

attende con ansia di incontrare qualcuno e finalmente ci riesce, con quell’aria da ragazzina monella che il suo sorriso e la gonna di jeans le davano. Ci

guardammo ma evitammo di salutarci come previsto, le feci cenno di venire verso me per lasciarmi superare e poi seguirla. Mi superò ma in quel momento

vidi alla mia sinistra una siepe invitante e le dissi “torna indietro e infiliamoci qui…”. Riuscimmo a mimetizzarci quanto bastava e finalmente l’avevo davanti

a me, ci abbracciammo forte e la baciai subito. La mia lingua penetrò subito la sua bocca e sentii il suo respiro farsi forte, cominciai a toccarle i fianchi, le

natiche e salii su fino alle tette. Con un movimento veloce gliele tirai fuori, le guardai per un secondo, erano come sempre; bianche, sode, con i capezzoli

piccoli, lisci e tesi, pronti per essere succhiati. Cominciai a palparle forte e a leccarle mentre le sussurravo “ finalmente…non vedevo l’ora di averti per

me..”. Le alzai leggermente la gonna e la mia mano destra andò dritta fra le sue cosce, sulla sua fica che, seppur coperta dalle mutandine, si faceva

sentire gia umida, bagnata. Continuai a toccarla, scostai il suo intimo e finalmente la sentii pulsare bollente sotto il palmo, la guardavo in viso mentre la

mia mano continuava a bagnarsi dei suoi umori, era bellissimo vederla così, vederla godere. Mi prese il viso fra le mani e cominciò ad accarezzarlo forte,

poi portò la sua mano destra sul mio cazzo che esplodeva sotto i pantaloni e lo toccò insistentemente tanto da scatenare in me la voglia di metterglielo in

bocca. Non ci pensai due volte e le dissi “vai giù ..vai giù” e, senza attendere che lo facesse lei, le afferrai la testa e la diressi davanti alla cerniera che tirai

giù di fretta per tirarlo fuori. Finalmente sentii il calore delle sue labbra e della sua lingua, continuai a tenerla per la testa spingendola forte sul mio cazzo in

modo da farglielo arrivare fino in gola, mi eccitava ancora di più guardarla mentre le facevo mancare il respiro, mentre lo spingevo forte nella sua bocca e

con le mani la bloccavo con forza. Continuai così fino a quando la riempii con mia sborra calda godendo in un modo pazzesco nel vederla deglutire e

buttare giù tutto ciò che era uscito dal mio cazzo. Lo tirai fuori e, in quel momento, mi tornò in mente il rischio che stavo correndo stando a pochi metri dal

locale dove c’erano tutte le persone che conoscevo. Lei si tirò su, la baciai ancora per sentire le sue labbra piene di me e le dissi “ io torno un po’ dentro

così mi faccio vedere, tu intanto cerca fuori un posto migliore per appartarci”, la abbracciai ancora e corsi verso la sala imbattendomi, con un po’ di

imbarazzo, nell’autista che aveva accompagnato Virna al locale e che era lì seduto ad aspettare.

I festeggiamenti continuavano, mi sedetti al tavolo continuando a denunciare una pesantezza di stomaco per giustificare la mia assenza e nel frattempo

partirono i lenti. Realizzai che anche questo momento sarebbe stato propizio per uscire ancora ma lei non mi scriveva. Il suo sms non tardò però ad

arrivare ed io riproposi la stessa scusa usata poco prima, andare fuori a fare due passi in giardino.

Uscii di fretta e raggiunsi l’ingresso principale, mi diressi a destra come lei mi aveva detto ma non riuscivo a vederla. La chiamai, mi disse di voltarmi verso

la collinetta che era alle mie spalle e salire. La raggiunsi di nuovo, eravamo sotto un albero al centro di un orto in coltivazione e sotto di noi c’era la sala

ricevimenti così vicina che si sentiva la musica e il vociare allegro degli invitati. La strinsi ancora a me, “quanto tempo hai?” mi disse, “cinque minuti, solo

cinque minuti purtroppo” ma non fece in tempo a rispondermi che la mia lingua era di nuovo nella sua bocca e le mie mani avevano ripreso a toccarla

dappertutto. Tirai di nuovo fuori le sue splendide tette per leccarle ancora mentre la mia mano era di nuovo intenta a scostare le mutandine per poterle

toccare la fica. Mi venne voglia di leccargliela, “siediti a terra, mettiti a gambe aperte”, lei si sedette ma per arrivare con la bocca fra le sue gambe avrei

dovuto inginocchiarmi nell’erba e mi sarei sporcato i pantaloni. “Così non riesco Virna, alzati e mettiti alla pecorina contro l’albero”, si posizionò come

desideravo e le tirai giù le mutandine. Guardai estasiato il suo culo stupendo che era lì, tutto per me, e non aspettava altro che essere scopato, lo toccai

con entrambe le mani e con le dita cominciai a stuzzicare il suo buco. Mi chinai, aprii le natiche e cominciai a leccarlo, la mia lingua lo percorreva

insistentemente dall’alto verso il basso, gli girava intorno, gli posai sopra le labbra e lo succhiai. Sentii in bocca il suo sapore, impazzivo dal godere

nell’essere li, sotto quell’albero, a succhiare il buco del culo alla mia amante, alla donna che amavo segretamente e che per due volte avevo incontrato

passando con lei momenti di felicità e di sesso sfrenato.

Mi rialzai, tenendola sempre a pecora le misi un dito nel culo, “dammi le tette, dammi le tette” e con l’altra mano gliele stringevo strizzando i capezzoli. “Ti

piace vero?” e continuavo a penetrare il suo buco col dito, “sei la mia puttana Virna….. dammi la lingua….”. La scopai ancora così per un po’, tirai fuori il

dito dal suo buco e ne misi due nella sua bocca, “bagnale tanto….bagnale tanto..dai… mettici tanta saliva” e quando furono bagnate per bene le infilai nel

suo culo e la guardai ancora mentre godeva come una troia. Non riuscii a continuare per molto perché sentii il bisogno di mettere il mio cazzo fra le sue

belle natiche e sentire sulla cappella il calore di quel buchetto bollente e umido che le mie dita stavano tormentando. La afferrai per i fianchi e cominciai a

spingere per farglielo sentire, mi guardai un attimo intorno e mi resi conto dell’assurdità della situazione. Ero sotto un albero a scopare con la mia amante

mentre sotto di noi c’erano famiglia e parenti che festeggiavano, per un momento pensai a cosa ero disposto a fare per Virna, a quanto l’amavo e quanto

mi piaceva il nostro fare sesso senza freni, in maniera spregiudicata.

Tornai in me, la feci girare e le misi due dita nella fica. Mentre l’abbracciavo con forza e la baciavo facendole sentire tutta la mia lingua, la scopavo fra le

gambe con le dita spingendole più dentro possibile. La guardai ancora, era bellissima mentre godeva. “Vienimi in mano…..vienimi in mano ora dai….”,

accelerai finché non sentii i suoi umori bollenti scendere fino al polso e la sua presa che divenne ancora più forte a causa dell’orgasmo. Un momento

bellissimo; provai una sensazione intensa nel farla godere.

Non paga mi guardò dicendo “dammelo ancora in bocca”, rimasi in piedi e lei si sedette sulle gambe. Lo prese con la mano e cominciò a leccarlo. Mentre

lo faceva lo guardava, passava le labbra lungo tutto il tronco, scendeva fino alle palle per succhiarle sapendo che a me quella cosa fa impazzire. Lo infilai

ancora tanto nella sua bocca facendoglielo arrivare in gola mentre lei lo succhiava insistentemente, mentre stringeva la cappella fra le labbra e la

succhiava con forza e io godevo già al solo guardarla così vogliosa di lui e impaziente della mia sborra. Arrivato allo stremo esclamai “vuoi l’altra sborra

vero?”, lei annuì, lo presi in mano e cominciai a menarmelo per venirle sulla bocca e sulla lingua. Pochi secondi e la riempii nuovamente del mio seme

caldo che lei gustò fino alla fine e, prima di buttarlo giù, mi deliziò aprendo la bocca per farmela vedere colma della mia sborra che presto scomparve nella

sua gola. Me lo leccò ancora per bene, si alzò e ci baciammo ancora forte. Lei sa quanto amo baciarla per sentire sulle labbra e sulla lingua il mio sapore.

Era tardi, altro che cinque minuti, ne erano passati circa venti! Ci rimettemmo in sesto, le leccai ancora un pochino le tette e ci guardammo fisso negli

occhi. “Ti amo Virna, ti amo da impazzire”, “…anch’io ti amo, sono pazza di te” disse mentre sul suo volto già si leggeva la tristezza dovuta alla

consapevolezza che stavo per andar via. “Riesci ad uscire ancora?”, “No Virna, no purtroppo, sarebbe troppo rischioso….”, “Hai ragione Michele, hai

ragione….”. “Abbracciami forte” le chiesi, e ci stringemmo con una forza ed una intensità tale da farci mancare il respiro. Restammo così per un po’

stringendoci ancora ed ancora quasi a voler fare un pieno di noi sapendo che non ci saremmo visti per molto tempo.

“Vado…”, “Si…vai…dev’essere così..” mi disse riuscendo a stento a trattenere il pianto. La strinsi a me l’ultima volta e andai, girandomi solo una volta per

vederla ancora e poi, volutamente, non mi voltai più per non soffrire ulteriormente. Mentre correvo per rientrare nel locale mi pulivo i pantaloni, ero stravolto,

avevo fatto una cosa assurda, fuori dal comune e pian piano ne ero consapevole. Arrivai dove c’erano gli invitati a fare le foto di rito e mi giustificai con la

scusa di aver fatto due passi per alleviare la mia pesantezza di stomaco. Stetti tutto il pomeriggio con la testa fra le nuvole, portavo sempre sulle mie

labbra e sul mio naso le dita della mano destra che ancora odoravano di lei e, senza dare nell’occhio, riuscivo anche a metterle in bocca per assaporare

ancora i suoi umori. Mi resi ancora una volta conto di quanto Virna mi faccia impazzire con il suo essere semplice, con il suo essere donna e con il suo

essere porca nel sesso tanto quanto lo sono io. E’ la donna che ho sempre sognato e ho avuto la fortuna di incontrarla.

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