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Un giorno, per caso.
Un giorno, per caso.

Tornai a casa, di corsa, per cambiarmi.
Aprii la porta e mi diressi verso la mia camera, la porta del bagno era semiaperta e vidi mia madre che, appena finito di far pipì, si stava pulendo.
Vidi benissimo il suo sedere grosso, un pò flaccido e martoriato dalla cellulite.
Non era la prima volta che mi capitava di vederla così, ma quello che per la prima volta vidi e mi colpì prepotentemente fu la quantità della lana che imbottiva l'interno delle sue cosce: si notava benissimo un'abbondante foresta di pelo nerissimo!
Da finto perbenista le dissi: potresti anche chiudere la porta quando sei in bagno, o no?
E lei: scusami, hai ragione ma ero a casa da sola, tu ti fermi per pranzo?
- No, devo uscire.
- Ok, allora mi faccio un bagno.
La vista di quell'abbondanza di pelo, nero e ricciuto mi eccitò da morire.. la voglia di spiare mia madre dal buco della serratura mi assalì incontenibile.
Chiusa in bagno, aveva già riempito la vasca, mi avvicinai con l'occhio al buco e cominciai a guardare.
Si stava spogliando: mia madre è una donna di casa, tiene al suo aspetto ma è modesta, la sua biancheria intima bianca è fuori moda: mutandine e reggipetto non sono certo quelle di una ventenne. Ma questo suo modo di fare di donna normale mi eccita; sono lì incollato alla porta e quando molla gli ormeggi del reggiseno e le sue mammelle piene e pesanti penzolano oscenamente esposte alla mia vista, i miei ormoni vanno in subbuglio. Le sue tette sono grandi, morbide e bianchissime mi piacciono proprio le sue areole larghe, circa 8-9 cm, brune e con tante piccole protuberanze che coronano il capezzolo: mi ricordano quelle della donna gravida.
Sono troppo preso dalla visione e comincio a toccarmi, sono in tiro e il mio uccello è teso al massimo, non mi era mai capitato di sentirmi così perverso, ma mi piace.
Si volta e quando si china per togliersi gli slip, vedo, in primo piano, le labbra protese della sua splendida passerona: sono rosee, aperte e posso solo immaginarmi il profumo intenso e pungente che emanano.
Ce l'ho duro, mi sto spippettando con la mano sinistra e il mondo sembra si sia fermato.
Lei si sta pettinando il boschetto nero e folto, con una mano si accarezza i seni, ma smette ben presto, prende schiuma da barba e rasoio, mi preoccupo, penso che voglia radersi quell'ottava meraviglia del mondo che è il suo pube, per fortuna mi sbagliavo. Stende un pugno di schiuma da barba sul pelo delle ascelle e comincia a depilarsi. Non avevo fatto caso a quei due cespuglietti neri e maliziosi che spuntavano invitanti da sotto le braccia, non stavo capendo più niente, (mi attirano tantissimo le donne villose e il pelo ascellare mi fa entrare come in trance) l'eccitazione mi pervase, mi fece perdere l'equilibrio e colpii con la testa la porta: PANICO!
Mia madre si fermò di colpo e disse: Chi è? Marco sei tu?... Silenzio!
Lasciò il rasoio e prese l'arricciacapelli brandendolo come un bastone, aprì di colpo la porta e mi vide lì, fermo, immobile con la mano nei pantaloni con lo sguardo ebete di chi sta godendo
- Stupido, cosa stai facendo? Mi urlò in faccia!
Ma io non potevo far altro che guardarla: mia madre era lì davanti a me in tutto il suo splendore di donna matura e normale... venni copiosamente nelle mutande.
Lei tentò di coprirsi il pube e si voltò andando in bagno senza dire più nulla.
Per qualche giorno non ci parlammo, io cercavo di evitare il suo sguardo e lei il mio; quasi una settimana dopo, una sera io stavo rientrando: era già tardi e mia madre era già a letto. Quando andai verso la mia camera mi sentii chiamare:
- Marco, vieni un attimo, per favore.
Con lo sguardo chino mi presentai a lei che mi disse:
- Quello che hai fatto l'altro giorno non mi è piaciuto, però mi ha fatto pensare. Se mio figlio si masturba spiandomi vorrà dire che sono ancora attraente e, onestamente, ho visto l'effetto che ti ho fatto per cui da un certo punto di vista ti devo ancora ringraziare. Ma non siamo ancora pari: tu hai visto il mio corpo nudo ma io è da un sacco di anni che non ti vedo quindi SPOGLIATI!
Non mi lasciò molta scelta: aveva già afferrato pantaloni e mutande e con fare deciso liberò il mio pene dalla costrizioni degli indumenti.
Mi sembrava di vivere una storia inventata. Ero in camera da letto con mia madre che mi accarezzava il pisello perché lo voleva vedere in erezione: ASSURDO!
Non ci volle molto, il mio uccello si stava inturgidendo tra le dita di quella donna che per puro caso era mia madre. Lei, rossa in volto, si stava bagnando le labbra con la lingua, come se si pregustasse un manicaretto, scappellò il glande e, con mio stupore, gli diede una leccatina furtiva e fugace.
Non resistendo alla tentazione cominciai a masturbarmi, dapprima lentamente e con circospezione poi con sempre maggiore foga.
- Ti aiuto io, porcello.
E così dicendo aprì la camicia da notte e mi mostrò le sue superbe mammelle; ebbi solo la forza di grufolare: mam-mmahaa che un fiotto di sperma partì e la colpì in pieno viso mentre i successivi si persero nella valle burrosa dei suoi seni.
Per come potei corsi via imbarazzato e confuso ma con l'uccello ancora in tiro.

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