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Un'amica
Sono una donna di circa cinquanta anni e sono sposata con Luigi da venticinque, ho tre figli ormai grandi che sono avviati nel lavoro e spesso, con mio marito, per non rimanere soli in casa, usciamo a cena con amici.
Una coppia in particolare frequenta la nostra casa ormai da tempo; il nostro medico e la moglie, lui un serio e stimato professionista e lei una donna dolcissima ed elegante.
Una sera di un sabato di circa un anno fa eravamo a cena in un ristorante alla periferia della nostra città, un ristorante semplice e senza pretese dove avevamo sempre mangiato benissimo cose semplici, gustose e ben cucinate.
A metà cena ebbi il bisogno di andare in bagno e la mia amica si offrì di farmi compagnia perchè altre volte ci eravamo accorte che le porte non si chiudevano bene o mancavano i salviettini di carta...insomma era meglio che una donna non andasse da sola.
Entrate in bagno lei si è messa davanti alla porta ed io, prendendo i lembi della gonna, mi sono abbassata gli slip e, senza appoggiarmi, ho cominciato ad urinare. Il problema è sorto quando, dopo aver finito, ho avuto bisogno di asciugarmi; le mani occupate a tenere slip e gonna non mi permettevano di aprire la borsa, prendere un fazzolettino di carta e pulirmi della pipì che mi gocciava dai peli. Mi sono rivolta, quindi ad Emma, la mia amica che con un sorriso smagliante ha aperto la sua borsa, ne ha estratto un fazzoletto di seta rosa e tenendomi in quella scomoda posizione, alla pecorina, senza darmi modo di parlare, me lo ha passato delicatamente due o tre volte sulla fica, rimettendo il fazzoletto nella sua borsa.
Io sono rimasta interdetta da quel comportamento, soprattutto perchè Emma mai si era presa confidenze di alcun tipo, l'ho ringraziata comunque dell'avermi risolto il problema di quella scomoda posizione ed ho preso a tirare su gli slip.
Quando ormai avevo finito la mia amica ha tirato fuori un pacchetto di salviette detergenti e con aria seria mi ha detto "non vorrai sporcare i tuoi slip di seta senza lavarti bene la fichetta!" . Sono rimasta di sasso e mentre ero in questo stato di interdizione la mia amica ha infilato la mano con la salvietta sotto lo slip e, facendosi spazio, mi ha cominciato a massaggiare. Il mio viso era in fiamme, mai ero stata toccata fra le cosce da un'altra persona di sesso femminile e non sapevo che dire o che fare; Emma però, con sapiente delicatezza, aveva cominciato ad insinuare le sue dita nella mia intimità ed io sentivo la fica che cominciava a pulsare ritmicamente, sincrona con il mio cuore, la lasciavo fare ed un senso di solletico leggero cominciava a salirmi fra le cosce fino al seno, i cui capezzoli cominciavano ad inturgidirsi, rendendosi evidenti dalla camicetta di pizzo che indossavo.
Dolcemente così come aveva cominciato Emma tolse la mano lasciandomi intontita, mi misi a posto la gonna, abbassai il viso per non incontrare il suo sguardo e chiedere spiegazioni e feci per uscire quando sentii che la mia amica si stava avvicinando all'orecchio e mi sussurrava "Ti è piaciuto porcellina?, non dire di no perchè ho tutto il tuo miele sulla mano". Paonazza in viso sono uscita ed ho raggiunto il nostro tavoloinsieme a lei ed ho ripreso la conversazione come nulla fosse accaduto.
Non ci siamo sentite per qualche giorno, io anzi facevo di tutto per evitarla, non sapevo infatti che atteggiamento avere con lei che , in un attimo, quando aveva voluto,aveva completamente bloccato ogni mia reazione e era quasi riuscita a farmi un ditalino senza che io abbozzassi una qualsiasi difesa.
Dopo circa una settimana arrivò uno squillo al cellulare e la sua voce spigliata, come nulla fosse accaduto, mi invitava a casa di una sua amica per una partita a carte; senza pensarci su, anche se imbarazzata, ho accettato e ci siamo date appuntamento per le quattro a casa mia. Alle quattro in punto sono scesa e lei era già al portone, siamo salite in auto e, dopo un breve tragitto, ci siamo fermate davanti a una villetta elegante alla periferia. Scese siamo state accolte con grande cordialità e mi sono accorta che Emma si muoveva con disinvoltura nella casa, apriva il frigo, prendeva le bevande, come fosse abituata da tempo.
Io mi sono seduta sul divano con altre due signore ed abbiamo cominciato a parlare mentre Emma e la padrona di casa preparavano i pasticcini.
Dopo aver parlato un pò, mangiato e bevuto uno splendido thè, la padrona di casa, sorridendo verso di me, ha chiesto se avevamo piacere di visitare la sua camera da gioco e a quel punto io dissi di si, mai sospettando quello che avrei visto.
Dietro una porta in tutto identica alle altre del corridoio era celato un vero e proprio tempio del sesso, attrezzato di tutto punto per giochi erotici di tutti i tipi; tutt'attorno alla sala erano disposti schermi televisivi che trasmenttevano immagini pornografiche, sui piccoli tavoli attorno al lettone rotondo erano disposti alla rinfusa cazzi finti e vibratori di ogni forma e misura, catene, borchie, preservativi e bambole gonfiabili di ogni tipo, di cui una, veramente bella, con fattezze umane e stature reale.
Guardandomi intorno vidi una panca rossa, stretta e lunga, con un foro nella parte centrale, con un filo di voce per lo stupore chiesi cosa fosse.
Mi fu risposto che era una macchina del sesso; nel foro veniva bloccato il cazzo finto scelto ed il motore della macchina avrebbe provveduto a muoverlo nella fica o nel culo della persona seduta o distesa sulla panca.
Incuriosita mi sono avvicinata e la mia amica, sempre con fare ammiccante, mi ha chiesto se volevo provare, meccanicamente ho detto di si, inutile negare che quello che stavo vedendo nella stanza mi aveva eccitato; dopo alcuni secondi ero sdraiata sulla panca, senza slip e con la lingua delle mie amiche sulla fica.
Con poche slinguate ero venuta due volte, Emma aveva preso un grosso cazzo vibrante, lo aveva fissato alla macchina e stava infilandomelo in vagina mentre la padrona di casa mi metteva in mano una specie di manopola stringendo o allentando la quale si modificava il ritmo del movimento e la vibrazione. Un grosso pulsante rosso spegneva tutto.
In breve mi sono trovata legata alla panca, con un grosso cazzo in fica che si agitava furiosamente dandomi sensazioni mai provate, con in mano una manopola che più la stringevo più mi faceva fottere velocemente, più la lasciavo più il cazzo vibrava; nessun rallentamento quindi, potevo solo scegliere se sentire tanta vibrazione o tanto movimento.
Sprizzavo sborra come una fontana, ma non riuscivo a smettere, a spegnere la macchina tanto godevo e le mie amiche ridevano e si baciavano, in bocca, in fica, in culo mentre gli orgasmi multipli mi sfiancavano tutta.
Dopo mezz'ora, esausta, ho spento e mi sono fatta slegare.
Per spiegare com'ero disfatta in viso pensate che, per tornare a casa, mi sono dovuta truccare per mezz'ora di seguito e a mio marito ho dovuto dire che avevo un improvviso attacco influenzale.
Da quel giorno ci vediamo, con Emma e le sue amiche, tutte le settimane, anche due volte a settimana, per...giocare e come giochiamo bene! !!

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