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UNO SCONOSCIUTO AL CINEMA
QUELLO SCONOSCIUTO AL CINEMA

Un sabato sera di dicembre Ivana e Maurizio si recarono a vedere un film di fantascienza. Narrava di un’immaginaria catastrofe che aveva portato l’umanità sull’orlo dell’estinzione. Si accomodarono nella penultima fila perché a Maurizio bruciavano gli occhi se non si metteva piuttosto distante dallo schermo.
Era appena iniziato il secondo tempo quando un uomo sui trent’anni si sedette sulla poltroncina alla sinistra di Ivana mettendosi il giaccone a vento sulle ginocchia. Maurizio, preso dagli strabilianti effetti speciali delle scene, sembrava non avesse fatto caso al tipo.
Ivana, invece, gli rivolse uno sguardo incuriosito e le venne spontaneo domandarsi il motivo per cui quel tipo si fosse accomodato proprio accanto a lei sebbene tutt’attorno ci fossero molti posti liberi. Cercò di prestare attenzione alla proiezione ma non riusciva a concentrarsi sugli avvenimenti, tanto le era parso strano il comportamento di quell’uomo. Sebbene gli avesse dato una rapida occhiata nella semioscurità della sala, notò che aveva un bel volto. Le giungeva un buon di colonia. Qualche minuto dopo avvertì un tocco sulla parte esterna del gomito sinistro, poggiato sul bracciolo comune del sedile. Prudenza avrebbe voluto che si scostasse ma non lo fece, incuriosita di capire se il contatto fosse stato casuale o volontario. Il tocco si ripeté, stavolta più deciso. Capì che quei due tocchi erano una sorta di segnale. Il contatto si ripeté poco dopo ma non al braccio, bensì a una scarpa. Resistette all’istinto di ritrarre il piede. Pochi secondi dopo le giunse la conferma che l’uomo la avvisava che dovesse farsi palpare perché il tocco divenne più deciso. Mai si era trovata in una situazione simile. Ebbe un brivido. La ragione gli suggeriva di chiedere a Maurizio il cambio di posto ma non lo fece, un po’ per l’imbarazzo di rivelargli che il tipo, sedutole accanto, la voleva toccare, ma un po’ per l’emozionante curiosità di sapere quanto avrebbe osato. Pensò ai rischi che correva se avesse accettato le sue attenzioni. Quel timore le fece ritrarre la scarpa ma lo solo il necessario per non avvertire più il contatto. Un attimo e sentì la scarpa dello sconosciuto accostarsi di nuovo alla sua. S’immaginò che l’uomo avesse capito la sua indecisione e la sollecitasse a osare. Ebbe la tentazione di starci. Nella sala semibuia, resa più oscura dalle frequenti scene notturne del film, le immagini passavano davanti ai suoi occhi senza alcun significato talmente era l’ansia che le procurava quella situazione. Con la coda dell’occhio si guardò attorno per accertarsi che non ci fossero persone troppo vicine. Dietro di lei c’erano soltanto posti vuoti. Nella loro stessa fila quattro poltroncine più in là, una coppietta pensava di più a sbaciucchiarsi che a seguire il film. Nascosto dal suo piumino, che pure lei aveva posato sulle gambe, sentì il ginocchio dell’uomo appoggiarsi al suo poi strusciarglielo leggermente. Trasse un profondo sospiro per attenuare l’ansia, spostò la gamba verso di lui aumentando il contatto. Con sorpresa sentì il ginocchio dell’uomo ritrarsi, ma subito dopo tornare ad appoggiarsi al suo e darle altri leggeri tocchi. Stava mandandole segnali per farle intendere che dovesse mettersi in una particolare posizione? Sì doveva essere così. Il viso se lo sentiva in fiamme e la bocca arida per l’emozione. Un altro tocco sul ginocchio, poi qualcosa che le tastava la gonna, quindi una breve tirata al tessuto. Capì ciò che lo sconosciuto voleva facesse: che accostasse di più le gambe alle sue. Considerò che se lo avesse fatto solo di un po’, difficilmente Maurizio si sarebbe accorto della manovra perché i soprabiti glielo avrebbero impedito, ma che imbarazzo se l’avesse scoperta! Poteva addirittura mettere a rischio la loro unione. Un conto erano le fantasie erotiche che si confidavano e le frasi che si scambiavano nei momenti intimi, durante le quali lui le sussurrava spesso che gli sarebbe piaciuto vederla scopare con un altro, diversa era la realtà. Tuttavia si sentiva preda da un’agitazione interione intensa. Sentì l’uomo insistere a darle un altro colpetto al ginocchio per sollecitarla a starci. Decise di accettare il “gioco” ma si propose che gli avrebbe permesso ti palparle soltanto le ginocchia, poi si sarebbe ritratta. Ruotando il bacino, si mosse sulla poltroncina come per aggiustarsi la gonna. Quel movimento le permise di accostare di più le gambe allo sconosciuto. Attese gli eventi col cuore che le batteva a mille. Sentì la mano dell’uomo posarsi sul suo ginocchio, soffermarsi qualche istante poi incominciare a risalirle la coscia con lenta accortezza.
Maurizio, preso dal ritmo serrato del film, guardava la scena di un’onda gigantesca che aggrediva una grande città sommergendo persone e cose. Pure lei avvertiva un’onda ma era un cavallone di eccitazione che le levava ogni volontà di togliersi da quella situazione rischiosa. Avvicinò di più le gambe a quelle dello sconosciuto, con l’unico movimento possibile del corpo: quello di accostarsi maggiormente a Maurizio col fianco destro.
L’uomo si ritrasse e spostò il giaccone in modo che coprisse il bracciolo comune per celare la sua mano mentre si calava oltre. Adesso si trovava in una posizione migliore. Tornò ad appoggiare la mano sulle ginocchia della donna, poi, con cautela tornò a farla risalire.
Presa da quel gioco erotico rischioso ma coinvolgente, lei divaricò un poco le gambe per facilitargli l’atto. Sentì la mano dello sconosciuto risalirle le cosce. La sua fica si stava bagnando.
L’uomo, ormai certo della disponibilità che dimostrava la signora, seguitò a guadagnare centimetri. Fece scivolare la mano all’interno delle cosce, dove la pelle era più calda e tenera. Le calze che le fasciavano impedivano di poco le percezioni. Raramente gli erano capitate donne tanto accondiscendenti. Molte si ritraevano appena capivano le sue intenzioni, altre, invece, stuzzicate dall’idea di provare a essere palpate, ma temendo che i loro accompagnatori si accorgessero di qualcosa, si sottraevano alle carezze quando la mano giungeva una decina di centimetri sopra il ginocchio. Si sentiva il cazzo duro come marmo. Seguitò a fare risalire la mano fino a giungere all’altezza di un bordo più spesso delle calze. Capì che la signora non indossava collant ma autoreggenti. Quale fortuna! Superò il bordo e la sua mano si posò lassù, dove la pelle era più tenera e tiepida. Si accorse che non poteva avanzare più di così senza scomporsi troppo.
Ivana era eccitatissima. Quell’uomo aveva dita dal tocco sapiente e delicato. Sentì la sua mano fermarsi oltre il bordo dell’autoreggente. Capì che non poteva scomporsi oltre. D’improvviso sentì la voce di Maurizio. Il cuore le saltò un battito.
- Ti piace Barbara? -
- Che cosa? - domandò lei sforzandosi di rispondere con un tono di voce normale.
- L’effetto speciale di questa scena. -
- Sì, molto. -
- Lo credo bene! - bisbigliò lui.
- Maurizio, non ho capito l’ultima frase che hai detto. -
- Ti ho chiesto se stessi comoda in quella posizione. -
- Certo - rispose lei. Lo udì fare un sommesso risolino, quindi metterle un braccio sulle spalle e trarla verso di se poggiando il viso al suo. La più decisa rotazione del bacino le consentì di avvicinare ancor più le gambe allo sconosciuto. Quale paradosso stava vivendo! Maurizio la teneva stretta e lei aveva l’arditezza di farsi accarezzare le cosce da uno sconosciuto nella semioscurità di una sala cinematografica. Sentì la mano dell’uomo guadagnare qualche centimetro ancora. Era talmente eccitata di essere certa che sarebbe bastato fosse giunto a toccarle le mutandine e muovere un po’ le dita su esse per provocarle un orgasmo parossistico. Sarebbe riuscita a reprimere i gemiti se fosse accaduto? Doveva ritrarsi. Stava per farlo quando udì Maurizio borbottare. Fu colta da un brivido di apprensione al pensiero che avesse scoperto tutto.
-Accidenti, Ivana, credo di avere lasciato l’auto aperta. -
-Ne sei sicuro, Maurizio? - domandò lei traendo un sospiro liberatorio.
- No ma nel cruscotto ci sono i documenti. Non posso stare con questo dubbio fino alla fine del film. -
- Dovrai uscire dal cinema. -
- Avvertirò la cassiera, mi farà rientrare. -
- Perderai le scene più interessanti. L’auto è un po’ distante. -
- Patente e libretto di circolazione sono più importanti del film. È meglio che vada non posso rimanere con questo dubbio. -
Lei lo seguì mentre, con modi affrettati ma cortesi, Maurizio chiedeva alla coppietta di farlo passare. - E adesso? - pensò. Sentì la mano dello sconosciuto risalire fino a toccarle le mutandine. Avvertì lo stimolo dell’orgasmo avvicinarsi. Tremò al pensiero che non sarebbe riuscita a contenere i gemiti. Lei era una di quelle donne dotate di un clitoride sensibilissimo che le consentiva di raggiungere l’orgasmo prima di suo marito sebbene non fosse un campione di resistenza. Pensò di occupare il posto lasciato libero lui. Fece la mossa di spostarsi ma la mano dello sconosciuto premette sulla pelle delle cosce come per farle capire che se aveva osato tanto, col suo uomo accanto, con maggiore ragione doveva starci adesso. Si voltò verso di lui guardandolo in faccia più a lungo. Aveva un pinzo curatissimo. Lo vide rivolgergli uno sguardo supplicante poi chiederle sottovoce:
- Signora, non si sposti, per favore. -
Quelle parole la inchiodarono sulla poltroncina. Il viso le scottava. Sentì la mano dell’uomo cercare di trarle la gonna verso l’alto. Impulsivamente si sollevò un po’ per alleggerire la pressione inferiore delle cosce sul sedile e permettere alla stoffa di scorrere più facilmente. Sotto i giacconi adesso aveva le cosce abbondantemente scoperte e divaricate. La mano dell’uomo insisteva ad accarezzarla con un tocco delicatissimo. Adesso le dita dello sconosciuto erano giunte a tastarle con più decisione le mutandine. Lo osservò ancora. Notò che i suoi occhi avevano acquistato lo sguardo del sorriso. Sicuramente si era accorto quanto si fosse eccitata perché era certa che i suoi umori avessero trapassato il sottile indumento. Sentì le dita dello sconosciuto infilarsi sotto, accarezzarle la peluria, esplorarle la parte esterna della vulva come volesse accertarsi quanto fosse esteso il suo vello, quindi aprirsi una breccia tra la peluria. Sentì un dito posarsi sul clitoride e quando lo sconosciuto iniziò a titillarglielo, si sentì struggere dal languore. Chiuse gli occhi, strinse i denti per non gemere alla sferzata di piacere che stava per avvolgerla, poi la petit mort le conquistò la fica, tutta la fica, dal clitoride all’utero. Un orgasmo, come mai aveva provato prima, le mozzò il respiro e tutto in lei si trasformò nel fantomatico punto G. L’orgasmo seguitava, come non avesse voluto darle tregua, si attenuò, poi riesplose, quindi avvertì un altro orgasmo, questa volta più somigliate a una scarica elettrica che a un piacere armonioso. Fu costretta a fermare la mano dello sconosciuto per concedere tregua a una mente che non poteva più sopportare quella sorta di elettroshock vaginale, ma era riuscita a trattenere quei gemiti che avrebbero sicuramente attratto l’attenzione degli spettatori. Sentì l’uomo ritrarre il braccio e ricomporsi. Trasse la gonna verso ginocchia, poi rimase in uno stato di rapimento per qualche minuto. Nemmeno le sembrava vero ciò che aveva vissuto ma lo sconosciuto la riportò alla realtà.
La mano dell’uomo cercò la sua e cominciò a trarla verso di lui. Ivana capì che voleva essere ricambiato. Lo sconosciuto non la stava forzando, si limitava a condurla con leggerezza. Si lasciò trasportare. Sentì che le toccava l’anulare sinistro, poi tastarle l’anello come volesse capire se portasse una fedina o la vera matrimoniale. Subito dopo sentì che le mormorava:
- Signora, lei è sposata. -
- Sì - rispose Ivana con un tono di voce tremolante per il turbamento. Ma era proprio il rimescolamento di sensazioni provocatele da quella domanda, che le rammentava quanto fosse puttana una donna sposata che si comportava tanto oscenamente con uno sconosciuto, che la portava a un eccitamento parossistico. - Mio marito è uscito per verificare se avesse chiuso la macchina. - Subito dopo si domandò perché gli avesse risposto con quella frase. Forse perché inconsciamente la faceva sentire ancora più troia? Sì, forse era così. Forse voleva sentirsi una maiala. -
- Ho sentito che glielo diceva, signora - le rispose lo sconosciuto e ho sentito pure che diceva di avere posteggiato piuttosto distante da qui. -
- Sì… -
- Quindi avremo un po’ di tempo da dedicare a noi? Almeno un quarto d’ora? -
- Forse di più - rispose lei.
Allora, mia bellissima signora, me lo prenda in mano. I nostri soprabiti sono un buon riparo e il fatto che lei sia sposata mi rende ancora più conturbante ciò che facciamo. -
Ivana aveva una gran voglia di cedere. La mano dell’uomo aumentava la trazione mentre la sua resistenza diminuiva. Infine gli disse:
- Signore, mi promette che subito dopo se ne andrà? -
- Parola d’onore, Signora. -
Ivana, docilmente, lasciò che lo sconosciuto terminasse di accompagnarle la mano sotto il giaccone all’altezza del pube. Tastò il rigonfiamento che premeva contro un morbido tessuto a coste che giudicò velluto. Sotto premeva un gran bozzo. Armeggiò sulla cerniera, trasse in basso lo zip e si rese conto che l’uomo non indossava intimo perché si ritrovò il suo cazzo in mano senza la necessità di scostare nulla. Respirò profondamente e strinse l’asta. Era un cazzo di dimensioni maggiori rispetto a quello di Maurizio, tanto da non riuscire a cingerlo del tutto, e assai più lungo ma aveva una forma singolare: era arcuato verso l’alto come per una sorta di deformazione anatomica che la fece pensare alla curvatura delle banane e aveva il glande più grosso dell’asta. Lo scappellò completamente e fece scorrere la mano verso il basso. Si accorse che l’uomo si radeva perché non sentì peluria, né sul pube né sullo scroto. Scoprì pure che i suoi testicoli più grossi rispetto a quelli di Maurizio. Incominciò a masturbarlo senza pensare che se lo avesse fatto eiaculare si sarebbe sporcata la fodera del giaccone. Adeguò il movimento della mano alla curvatura del grosso pene. L’eccitazione che provava era tale da superare il timore di masturbare uno sconosciuto all’interno di una sala cinematografica. Quant’era caldo e duro e morbido, quel grosso bastone di carne pulsante! Seguitò a masturbare l’uomo con la sensazione che lo stomaco le fosse divenuto liquido, talmente se lo sentiva pervaso dal languore. Vide lo sconosciuto serrare le mascelle e socchiudere gli occhi. Il grosso cazzo le pulsava tra le dita. Capì l’uomo era prossimo all’eiaculazione e sicuramente i momenti che stava vivendo erano talmente unici che preferiva sporcarsi la fodera del giaccone che interromperla nel momento che precedeva l’orizzonte degli eventi. Di lì a qualche istante avrebbe avvertito lo sperma caldo e vischioso colarle sul dorso della mano. Le giunse un mugolio malamente represso. Aumentò il movimento della mano strofinandogli il pollice sul frenulo, ma se la sent’ bloccare. Udì l’uomo mormorarle:



- Signora, si chini a baciarmelo. -
A Ivana un brivido corse lungo la schiena. Adesso le stava chiedendo troppo.
- Signora, la prego, si chini a darle almeno un piccolo bacio. Si tratta di un attimo. Sono pulito! Desidero soltanto che le sue belle labbra si posino sul mio glande. Dietro non abbiamo nessuno che potrebbe scorgerla chinarsi tra le poltroncine. - Vedendola voltarsi per accertarsi che veramente non ci fossero spettatori alle loro spalle, si accese in lui la speranza che si chinasse.

Molte volte, Ivana, aveva fantasticato di fare un pompino a un uomo che non fosse suo marito. S’immaginò quel grosso e strano cazzo tra le labbra. Pensieri che le diedero la certezza della sua vera natura: carnale, lussuriosa e lasciva. Quell’evento inatteso stava mutando in realtà le sue immaginazioni erotiche e in un luogo in cui mai avrebbe immaginato accadesse, ma esitava ad abbassarsi.

L’uomo intuendo quanto lei desiderasse farlo ma vedendola esitante, scostò il giaccone per farle intravedere il cazzo. Così sperava di vincere gli ultimi barlumi d’indecisione che la frenavano. La vide chinarsi un po’ verso di lui ma rimanere ancora indecisa. Pensò che metterle la mano sulla nuca e spingerla in avanti potesse incoraggiarla ma anche generare l’effetto inverso. Azzardò la mossa. Le pose la mano destra dietro la nuca e impresse una pressione su essa. Avvertì la muscolatura del collo della signora irrigidirsi. Allentò la pressione. - Solo un bacio sulla cappella la prego. - le ripeté. - Lo so che ha voglia di farlo. Vinca il timore. Non abbiamo molto tempo. - Vedendo che lei non si decideva le tolse la mano dalla nuca, sperando che la signora ricominciasse almeno a masturbarlo. Si era appena ritratto quando la vide abbassarsi.

Ivana si chinò sul cazzo dello sconosciuto. Adesso lo aveva a pochi centimetri dalla bocca. Le giunse l’odore inebriante dei feromoni maschili. Poggiò le labbra sulla maestosa cappella. Avvertì la mano dell’uomo posarsi sul suo capo, ma senza premere per spingerla a prenderglielo in bocca, come se con quel gesto volesse far decidere a lei se eseguirlo. L’odore che avvertiva provenire dal quel cazzo era irresistibile. Dischiuse le labbra. Il grosso glande le riempì la bocca. Afferrò la base del cazzo con una mano e cominciò a succhiare, leccare e poi tornare a ciucciare. Dimentica di dove fosse, la sua lingua giunse a leccargli i testicoli glabri. Ne prese in bocca uno, poi l’altro, quindi fece scorrere la lingua su tutta la lunghezza dell’asta e tornò a succhiare glande e frenulo. Gli giunse la voce mormorata dell’uomo: la avvisava che stava per eiaculare ma lei seguitò a succhiargli il cazzo, affondandoselo in bocca fino a fargli oltrepassare l’ugola, e adeguando essa alla sua curvatura. Si sentiva vacca fin dentro l’animo e questa sensazione era motivo di goduria mentale. Capì quanto fosse la mente a dominare il sesso. I genitali erano soltanto dei terminali.
- Signora, lei è brava, bravissima! Sto per venire, si rialzi e continui con la mano - la avvisò, ma lei seguitava a succhiarglielo. Mai si sarebbe immaginato che dopo le esitazioni, lei non solo glielo avesse preso in bocca ma gli facesse intendere che voleva farsi eiaculare in bocca addirittura. Oltre la stellare goduria, avrebbe persino evitato di sporcarsi gli abiti. Si diede un pizzicotto per accertarsi che non stesse sognando. Poi, come un treno in corsa, sentì l’impulso dell’orgasmo montargli dentro come l’onda di uno tsunami. Cercò di ritardare l’eiaculazione stringendo la muscolatura sfinterica, poi un istante prima di zampillare, coprì la signora con il giaccone e si fece inghiottire dal buco nero dell’estasi orgasmica.

Ivana avvertì il cazzo dell’uomo irrigidirsi nella durezza che precedeva l’eiaculazione, poi il primo fiotto, seguito da un secondo, quindi da un terzo seguito da un quarto e un quinto e altri più deboli spruzzi. Adesso si sentiva la bocca piena di sperma. Si sfilò il cazzo di bocca, poi lo inghiottì in una sola sorsata. Gli spremette l’uretra per raccogliere le ultime gocce come faceva con suo marito. Quando lo sconosciuto le tolse di dosso il giaccone che la copriva, si accorse di essere sudata e di respirare con affanno, ma si sentiva appagata, completata, come se al mosaico erotico di quella indimenticabile serata, avesse messo l’ultimo tassello, facendosi sborrare in bocca da un uomo che sarebbe rimasto sconosciuto. Si sentì felicemente oscena.
Vide l’uomo rimettersi il cazzo semieretto nei pantaloni, poi poggiare la schiena sulla spalliera della poltroncina, gli occhi socchiusi, il volto finalmente rilassato, rivolto verso il soffitto, incredulo per quel che era accaduto. Poi, come aveva promesso, si alzò e se ne andò ripetendogli il suo indirizzo mail.

Ivana attese che tornasse Maurizio. Si erano da poco spente le luci per l’inizio di dell’ultimo spettacolo serale, quando lo vide giungere. Sperò che il suo volto avesse perduto almeno il rossore quando sarebbero usciti. Si sforzò di farle un sorriso spontaneo. - Amore, l’ultimo spettacolo è iniziato da cinque minuti. Era chiusa l’auto? -
- No ma ho controllato: i documenti ci sono tutti. -

Rientrati in casa, Ivana si sentì afferrare da Maurizio e baciare con focoso trasporto. Fu costretta a staccarsi da lui per dirgli:
- Maurizio, che cosa ti prende, calmati! - Sentì di nuovo la sua bocca appiccicata al collo, le mani che trafficavano sulla gonna per sollevargliela, poi le dita che le percorrevano le cosce verso l’alto, che s’insinuavano tra esse perché capisse che le dovesse allargare. Sentì le dita scostarle l’intimo e raggiungerle la fica. - Maurizio, andiamo in camera - gli suggerì.
- No, rimaniamo qui. - Maurizio introdusse le dita tra la folta peluria fino a scoprire il clitoride. Iniziò a strofinarlo con troppa foga. - Maurizio, non così! Sii più delicato. -
- Come quel tizio al cinema? - ribatté lui con la voce arrochita dall’eccitazione.
Ivana avvertì il sangue scorrerle via dal viso. Maurizio si era accorto di tutto. Che vergogna! Ma perché era tanto eccitato? Lo guardò in faccia. Le sorrideva. Si sentì rispondere:
- Mi sono allontanato per assecondarvi. Mi era parso strano che quel tizio avesse scelto di sederti accanto con i tanti posti liberi su cui poteva accomodarsi, poi avesse messo il suo giaccone in modo che si accostasse al tuo piumino. Ho capito che ti voleva palpare e quando ho notato che muovevi le ginocchia verso di lui, ho inteso che lo avresti incoraggiato. A quel punto mi sono eccitato. -
- Che cosa? - domandò lei sgranando gli occhi.
- Sì, Ivana e ho avuto un’erezione. Non avrei mai immaginato che mi sarei eccitato tanto nel sapere che eri realmente oggetto delle attenzioni sessuali di un altro e, tu, assecondandolo, tramutavi in realtà le nostre fantasie. Immaginavo la sua difficoltà di fare scorre la mano sulle tue cosce e che in quel modo non sarebbe mai riuscito a toccarti la fica senza che non mi accorgessi delle sue manovre. Volevo invece che ci riuscisse perché ciò che tentava di fare diveniva il mio piacere mentale. - Maurizio fissò sua moglie con un’espressione adorante. - Così ho trovato la scusa che potessi avere dimenticato di chiudere a chiave l’auto. Sono andato nel bagno del cinema e mi sono masturbato. Poi ho passeggiato nei dintorni sentendomelo ancora duro. -
- Maurizio, sei un porco bastardo - reagì lei aggrottando lo sguardo. Mi hai lasciato volutamente sola alle attenzioni di uno sconosciuto. -
Maurizio ridacchiò, poi la prese in braccio, raggiunse la camera e la scaricò sul letto. Un minuto dopo erano entrambi nudi e abbracciati.
- Potremmo mutare le nostre fantasie in realtà, Ivana - le propose Maurizio. Poi aggiunse:
- Non c’è nulla come la complicità per il godere dei nostri sensi. Eviteremo di cadere nelle abitudini che finirebbero per rendere i nostri rapporti monotoni e ripetitivi. -
- Sei sicuro di volerlo Maurizio? -
- Sì! Adesso dimmi Ivana: il pene dello sconosciuto era più grosso del mio? -
- Maurizio ti prego, questo non voglio rivelartelo. -
- Temi ne rimanga umiliato? -
-Tutti gli uomini temono il confronto con gli altri maschi. -
- Voglio saperlo Ivana! - insisté lui.
- Ebbene sì, aveva il cazzo più grosso e più lungo del tuo, di un bel po’ e aveva pure una forma strana. -
- Che intendi dire? -
- Era ricurvo. Hai presente la forma di una banana? -
- Ti è piaciuto, anche malformato? -
- Forse è stata proprio quell’imperfezione a farmelo apprezzare. Due cose ho ancora da dirti, Maurizio: non ho sentito peli. Quell’uomo si rade. -
- Evidentemente è un cultore del pompino e non vuole che qualche signora sia disturbata da peli in gola come accade ogni tanto noi. - E l’altra cosa? -
- Mi ha dato il suo indirizzo di posta elettronica. -
- Addirittura!? -
Ivana annuì. - Non potevo non dirtelo -
Maurizio non poteva non approfittare di quell’episodio per iniziare il gioco delle confidenze fatte di espressioni intriganti. Le chiese: In una scala da uno a dieci, che voto daresti al godimento che hai provato quando il tuo occasionale partner, dal cazzo storto, ti ha portato all’orgasmo? -
- Maurizio - reagì lei - non si può giudicare un piacere fisico attraverso una scala di valori come quella dei terremoti. -
- Ivana, hai fatto l’esempio calzante - rispose lui - Avanti, dimmi: quanto valore daresti all’intensità del piacere che hai provato se dovessi giudicarlo con la scala Richter? -
- E va bene l’hai voluto tu: nove! -
- Hai paragonato il tuo orgasmo all’intensità di un terremoto che avrebbe spianato le montagne. -
- Forse è stato per la situazione particolare - gli mormorò lei fissandolo con malizia.
Preso dall’eccitazione, Maurizio le domandò ancora:
- Lo hai ricambiato? -
- Sì - rispose Ivana.
- Non hai temuto che qualcuno vi vedesse? -
- Dietro di noi non c’era nessuno da accorgersi che mi abbassavo, per di più lui mi ha coperto col suo giaccone. Ha fatto in fretta a venire. Forse un minuto. Lo avevo già portato al culmine masturbandolo. -
- Suppongo che si sia impiastricciato pantaloni e giaccone quando ha eiaculato - domandò Maurizio.
- No! - esclamò lei.
- Ivana - la incalzò lui - mi stai dicendo che non ha eiaculato? -
- Sì - rispose lei - ha eiaculato moltissimo. Forse quasi il doppio di quanto riesca a fare tu. -
Improvvisamente lui capì. - Gli hai fatto un pompino consentendogli di sborrarti in bocca? -
- Sì… -
- Milena, sei una gran troia! -
- E tu un gran porco Maurizio. -
Quella conversazione che non si era basata sui soliti dialoghi scaturiti da fantasie erotiche, ma da un fatto realmente accaduto, aveva trasformato i quattordici centimetri di cazzo di Maurizio, in un pezzo di legno.
Milena fissava il marito con uno sguardo lascivo, quello che le rivolgeva ogni qualvolta desiderava prenderglielo in bocca. Attendeva soltanto che Maurizio la invogliasse con la solita frase che le faceva imbizzarrire la libido. “Adesso, Milena, prendimelo in bocca, succhiamelo e inghiotti la mia sborra!” E la frase venne:
“Adesso, Milena, prendimelo in bocca, succhiamelo e inghiotti la mia sborra. Anzi stavolta te lo toglierò di bocca un istante prima di eiaculare perché voglio vedere, quanto diverrà osceno il tuo volto ricoperto di sperma.
Milena, rossa in viso per l’eccitazione, gli prese in bocca il cazzo e ce la mise tutta per fargli un rilassato pompino, tanto lento da fare rimanere sulla cresta dei flutti orgasmici il suo porco maritino, per almeno un quarto d’ora. Gli scappellò il cazzo e leccò il glande stuzzicando il frenulo, lo inghiottiva fino a sentire la pelle dello scroto sulle sue labbra. Gli succhiò entrambi i testicoli, ora uno,ora l’altro, tenendosi scostate con una mano le ciocche dei capelli perché lui potesse ammirare la scena. Mentre lo faceva, pensava però allo strano cazzo dello sconosciuto. Che bel viso aveva l’uomo senza nome. Aumentò il ritmo del risucchio fantasticando di essere china davanti allo sconosciuto e di succhiargli quel maestoso, bizzarro uccello, attendendo che dall’uretra fuoriuscissero gli zampilli inesauribili dello sperma. Premette un dito su una precisa parte del corpo di Massimo: quella tra l’ano e lo scroto, considerata da molti il corrispettivo maschile del punto G femminile.
Maurizio andava in orbita quando Milena glielo succhiava e gli strofinava contemporaneamente quel punto: una goduria moltiplicata per quattro. Sentì lo stimolo dell’orgasmo farsi sempre più impellente, ma non voleva eiaculare in quella posizione ma sperimentarne una nuova per sborrare in faccia a quella vacca della sua mogliettina. Poco dopo Milena si trovava seduta sul tappetino scendiletto con la schiena poggiata al materasso.
Maurizio tolse dal suo comodino, una piccola camera digitale, prese un cuscino, lo mise tra le cosce divaricate di lei e ci s’inginocchiò sopra per essere più comodo. Afferrò il suo cazzo turgido e glielo avvicinò alla bocca. Volle che Ivana la tenesse chiusa per strofinargli la cappella sulle labbra e fargliele brillare di liquido prespermatico. Le disse poi di arricciarle per poterle strofinare la cappella pure sui denti a mo di spazzolino. Milena gli chiese di metterglielo in bocca ma lui glielo negò e incominciò a masturbarsi tenendo il cazzo distante una trentina di centimetri dal suo viso. Con la mano sinistra prese a strofinarsi il punto G. Sentì che l’orgasmo gli stava per avvolgere il glande, aumentò il ritmo della masturbazione e dello strofinamento. Vide la moglie che aveva preso pure lei a masturbarsi. Strinse i denti per ritardare l’eiaculazione. In quel modo lo sperma sarebbe schizzato con maggiore vigoria dall’uretra.

Milena chiuse gli occhi solo un istante prima che lo zampillo più copioso la colpisse su quello sinistro. Giunse all’orgasmo mentre un secondo schizzo la centrava in mezzo alla fronte. Seguitò a godere intanto che un terzo fiotto la colpiva sul naso e un quarto sul mento. L’orgasmo si attenuava quando un quinto, più debole fiotto, la centrò sull’occhio destro. Avvertì Maurizio che le sgocciolava il cazzo sulle labbra. Gi disse di tenere ancora gli occhi chiusi perché lo sperma le aveva riempito e cavità oculari e che voleva filmarla mentre il bianco liquido le colava dappertutto.
Adesso Milena sentiva i rivoletti di sperma colarle sul collo: tanto sperma. Si domandò come avessero potuto i genitali del suo amato maritino produrre in così poco tempo tanto seme se aveva già eiaculato nel bagno del cinema. Forse le aveva riferito una piccola bugia, essere in forma perfetta per quando sarebbero rincasati? Forse ma che fosse andata così o no aveva poca importanza. Il fatto era che se ne sentiva colare molto sul collo e di ciò se ne compiaceva. Dieci minuti dopo sentì che suo marito le ripuliva la faccia dallo sperma. Riapri gli occhi. Lo vide sorridere soddisfatto.
Rimasero sul letto a riposare per un’oretta, poi lui la chiavò nella posizione del missionario, la più comune ma che consentiva a entrambi di guardarsi negli occhi.
Il giorno dopo, lui la sodomizzò mentre lei si eccitava guardando il filmato che Maurizio aveva scaricato sul PC da dieci pollici. Ivana vide lo sperma colarle dal volto e quello che le rimaneva ancora sulle orbite degli occhi. Pensò alla quantità di seme che le avrebbero riversato in faccia Maurizio e lo sconosciuto se avessero eiaculato insieme. Quei pensieri le ronzarono in testa per tutta la durata dell’inculata. Avere ormai la certezza di essere una troia le cagionò un tumulto emozionale mentale tanto intenso che mentre suo marito le pompava il cazzo negli intestini ebbe tre orgasmi a pochi secondi l’uno dall’altro.
Qualche giorno dopo, mentre Maurizio la chiavava nella solita posizione del missionario, riuscì a confidarle quel desiderio sussurrandoglielo in un orecchio e la risposta di suo marito fu:
- Si può fare. –

SIBELUIS

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