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UN'IMPIEGATA IN CALORE
Questa storia risale all'estate scorsa, quando mi recai presso un ufficio pubblico per risolvere dei disguidi riguardo una pratica da me inoltrata già da diversi mesi, l'impiegato sembrava cadere dalle nuvole e mi consigliò di salire di sopra in Direzione, perchè sicuramente lì avrebbero saputo dirmi qualcosa di più preciso, premettendo comunque che il Direttore era in ferie e che avrei trovato la sua segretaria.
Ero parecchio seccato, perchè intuivo che anche quel giorno non avrei risolto un bel nulla, anzi era il periodo meno adatto per avere delle risposte.
Salito al piano indicatomi (ascensore guasto) mi ritrovai in un lungo corridoio deserto, tutte le porte chiuse e il più totale silenzio, quando all'improvviso udii un telefono suonare in una delle stanze, pensavo che nessuno avrebbe risposto e stavo per tornare indietro, e invece, una voce femminile iniziò a conversare.
Bene, pensai, e mi avvicinai alla porta chiusa, aspettai che finisse la telefonata e quando sentii riattaccare la cornetta bussai ed entrai.
Era la segretaria, una signora non giovanissima, penso sui 45 anni, mora , capelli ricci abbastanza lunghi, carnagione piuttosto chiara nonostante il periodo estivo, curve abbondanti ma nei punti giusti, insomma era proprio una bella signora!
Con tono molto socievole e sorridendo mi disse:
"Dimmi pure bel giovanotto, io sono Samantha"
e fissando la scollatura della sua camicetta le esposi il mio problema, ma anche lei non potè essermi d'aiuto e mi disse che non appena sarebbe rientrato il direttore gliene avrebbe parlato, poi continuò che era veramente dispiaciuta di non poter far nulla per un bel giovanotto come me ecc... ecc...
Mentre mi accingevo a salutare ed andare via, esclamò:
"Dico davvero, sei proprio un bel fustaccio, e chissà che bel tronchetto che hai"
Io mi bloccai e rimasi senza parole per qualche istante, poi chiesi timidamente:
"Come ha detto"?
E lei:
"Intendo in mezzo alle gambe, chissà come ce l’hai bello grosso"
e nel frattempo aprì un bottone della camicetta e tirò fuori una tettona, evidentemente aveva una gran voglia quel giorno e forse, chissà per quale motivo, non scopava da parecchio, forse il marito era partito per qualche viaggio o ...che ne so!
Comunque cominciai ad eccitarmi e con l'acquolina in bocca mi passai la lingua sulle labbra, lei se ne accorse e capì che sarei stato volentieri al gioco, quindi si alzò dalla sedia e passò davanti alla scrivania appoggiandovisi con il sedere e continuando a giocare con le grosse tette sudate che trasbordavano fuori dalla camicetta.
Io seduto davanti a lei mi gustavo quello spettacolo senza intervenire, ero eccitato e vedevo che anche lei lo era moltissimo, poi mi disse:
"Vuoi vedere la mia fica?"
ed io:
"Non aspetto altro!"
lei si alzò la gonna, divaricò un pò le gambe e si abbassò le mutandine, vidi una ficona pelosissima e nera, e la mia acquolina aumentò nel vedere i ciuffetti di peli imbrattati di liquido luccicante ed appiccicoso, un abbondante filamento era rimasto appiccicato alle mutandine mentre le abbassava per poi incollarsi su una coscia, lei cominciò a massaggiarsela bagnandosi subito le dita , poi con entrambi le mani la spalancò e con un sorrisino malizioso mi chiese se mi piacesse e se era diversa dalle giovani fichette che mi ero fatto fino a quel momento.
Io annuii, avevo il respiro pesante, ero a circa un metro di distanza e ne sentivo anche l’odore, un odore forte, in altri tempi, quando ero un pischello alle “prime armi” quell’odore mi avrebbe sicuramente dato fastidio, mi avrebbe addirittura fatto “ammosciare” e invece oggi ne vado matto.
Ad un certo punto mi chiese di calarmi i pantaloni ed io lo feci, tirai giù anche le mutande fino alle ginocchia, ed ancora mi trattenni dal prendere iniziative e lasciai fere a lei ciò che voleva.
La mia eccitazione era pazzesca, il cazzo durissimo grondava abbondantemente, lei lo prese in una mano e mentre mi faceva i complimenti per la grossezza partì con una lentissima sega, poi con l’altra mano cominciò a massaggiarmi le palle, a palparle in modo sapiente, fin quando avvicinò la sua bocca alla mia cappella turgida e la ingoiò:
Eh si, avevo capito che aveva una grande esperienza e che avrei ricordato quell’avventura, succhiava come un’idrovora, in un attimo aveva prosciugato i miei umori ed ora era la sua saliva a ricoprire il mio cazzo.
Mi godevo beato quel pompino meraviglioso e pensavo a quanto fossi fortunato per essere capitato lì quel giorno ma, ad un tratto, un rumore dal corridoio, erano passi che si avvicinavano, ci guardammo negli occhi per qualche frazione di secondo e poi velocemente, lei scattò in piedi e si ricompose, io mi sistemai alla meno peggio i calzoni e in mente mia imprecavo.
No! Non ci voleva proprio quell’imprevisto, era tutto troppo bello fino a quel momento, e quel sogno stava svanendo sotto il mio naso, chissà se mi sarebbe ricapitata una “porcona” del genere, chissà se l’avrei rivista.
Era l’impiegato dell’ufficio di sotto, bussò e subito aprì ed entrò, un signore anziano e distinto, disse che aveva chiuso lo sportello perché era Mezzogiorno ed avrebbe svolto il resto del lavoro nell’ufficio di Samantha fino alle 14.
Che sfiga, pensavo dentro di me, salutai cortesemente e formalmente la signora Samantha che ricambiò e mi disse di non preoccuparmi e che mi avrebbe fatto sapere lei a breve.
Uscii triste dalla stanza e percorsi il corridoio per avvicinarmi alle scale, quando sentii riaprire la porta dell’ufficio alle mie spalle e la voce di Samantha che, con tono formale, mi chiamava:
“Senta …mi scusi signore!”
E venne velocemente verso di me, abbassò il tono della voce e mi disse di recarmi nel bagno in fondo al corridoio e di aspettarla perché mi avrebbe raggiunto ed avremmo ripreso il “discorso”
Quel giorno era in “calore” e non avrebbe rinunciato per nessun motivo a quella “chiavata” ed al mio bel cazzo .
Tirai un sospiro di sollievo e, rincuorato, mi recai verso la toilette, entrai, non era molto spaziosa, socchiusi la finestrella e mi assicurai che la serratura fosse munita di chiave.
Non dovetti aspettare molto, pochi minuti e quella troiona di Samantha mi aveva gia raggiunto, entrò, richiuse la porta dietro di se, fece un giro di chiave e cominciò frettolosamente a spogliarsi, io feci lo stesso, via scarpe, calzoni, camicia, mutande, nel mentre la guardavo, aveva una vaga somiglianza con l’attrice Jessica Rizzo.
Finalmente la vedevo completamente nuda, due tettone da paura, una foresta nera sul pube, anche sotto le ascelle, notai che non usava depilarsi, un culo da favola, grande, due chiappe sode, tonde e molto sporgenti che si muovevano oscenamente, avevo la bava alla bocca, le saltai letteralmente addosso, la spinsi con le spalle contro la porta e le premetti il mio corpo contro il suo, cominciai a baciarla e leccarla, la bocca, il viso, il collo, con le mani la palpavo dappertutto, tette, schiena, cosce, natiche, col corpo premevo contro di lei quasi a non farla respirare, immobilizzata, le sue tette sciacciate dal mio petto, era morbidissima, la sua pelle si appiccicava alla mia, eravamo entrambi in un bagno di sudore, per il gran caldo e lo spazio angusto di quel cesso.
Capii che preferiva dominare lei il gioco, infatti con tono autoritario mi disse di accucciarmi per terra e di leccarle la fica.
Lei si sistemò poggiando il culo contro il lavandino ed un piede sulla tazza del water con il bacino ben proteso in avanti, io mi inginocchiai e cominciai a sbaciucchiarle dolcemente l’interno delle cosce, poi la peluria del pube, ma ad un tratto lei, con tono un po’ seccato esclamò:
E DAI …FORZA!!!
Afferrandomi per la nuca mi premette la faccia fra le sue cosce, muovendo il bacino e strofinandomi quella ficona calda e odorosa sul muso, io tirai fuori la lingua e cercai di fare del mio meglio per non deluderla, e lei cominciò a mugolare con gli occhi chiusi
Quando ritenne che avevo capito il da farsi lasciò la mia testa e con entrambi le mani si divaricò la fica; Le succhiavo con forza le labbra, il clitoride gonfio, la larga vagina grondava umori in abbondanza, il liquido era molto denso, filante e appiccicoso e, con grandi lappate di lingua cercavo di sorbirmelo tutto, lei gemeva, era estasiata dalla mia disponibilità ad assecondarla in ogni suo desiderio e mi faceva i complimenti.
Poi mi alzai, lei si teneva la fica aperta con le mani, io vi puntai il mio cazzo e spinsi dentro, affondandolo in quella larga caverna calda.
Scopammo in piedi per un bel po, stretti, avvinghiati, poi cambiammo diverse posizioni (per quello che il poco spazio ci permetteva) io seduto sulla tazza e lei a cavallo su di me, poi lei in piedi china in avanti poggiata sul lavandino ed io a sbatterla da dietro con le tette che pendevano e sobbalzavano ad ogni colpo.
Le infilavo le dita nell’ano, scivolavano dentro con facilità e mi sembrava che lei apprezzasse molto quel trattamento mentre la scopavo.
Sentivo che stavo per venire e glielo dissi, le chiesi:
“Vuoi che lo tolga? …Se ti piace ti sborro in bocca”
Ma lei fra un gemito e l’altro:
“No continua così e vienimi dentro”
L’orgasmo arrivò violentissimo, aggrappato a lei urlai e con colpi ancora più poderosi e profondi le schizzai dentro un fiume di sborra, sentivo numerosi fiotti che percorrevano il mio cazzo ed allagavano la sua vagina.
Rimasi accasciato su di lei per qualche istante poi lo tirai fuori, lei si girò, si accovacciò e disse:
“Ora te lo ripulisco per benino”
E cominciò un sapiente lavorio di bocca, leccando avidamente tutti i residui del mio sperma e degli umori vaginali, poi esclamò:
“Non penserai che sia finita qui giovanotto! Alle due finisco l’orario di lavoro e andiamo a casa mia a divertirci, abbiamo ancora molto da fare io e te!”

CONTINUA………….

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