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Scoprire la troiaggine di mia moglie-Inaspettatamente insieme
Sono Roberto. Sono trascorsi 4 mesi dalla nostra vacanza al villaggio turistico oggetto del mio precedente racconto del 20 novembre 2014. Fino a fine novembre non ci sono stati fatti rilevanti: solo le nostre fantasie e giochi in quanto Pina rifiutava le mie proposte e voleva affidarsi solo al caso. Intanto ero certo che si incontrava con Piero, ma di questo non se ne parlava mai, forse perché era antecedente alle nostre fantasie. Di contro vi erano novità riguardo al suo capo reparto, nel senso che, mi raccontò, eccitandoci entrambi come porci, che mentre discutevano una pratica, lui seduto dietro la sua scrivania e lei accanto in piedi, ad un tratto lui prese a palparle il culo e lei che, prima o poi si aspettava che sarebbe passato all'azione dopo tante provocazioni da parte di lei, in un primo momento si scostò indignata, ma lui la trattenne e, anzi, infilò la mano fra le sue cosce nude. Confessò che incominciò a piacerle pur facendogli capire che non ci stava, fino a quando la mano non arrivò a sfiorarle la fica e allora si lasciò andare. Lui scostò l'orlo delle mutandine e la fece godere così come si trovavano. Nonostante le insistenze di lui non vi fu un seguito, dice lei. Le credo. Scherzando le dicevo: "Ma ora che sei abituata a due e tre cazzi di uno solo che te ne fai? Non ti basta". Lei sorrideva e, afferrandomi le palle ribatteva: "Se parli ancora te li sradico così ti faccio vedere io". Intanto a letto mi parlava di quella notte, in particolare dei due cazzi marocchini. Poi inaspettatamente. Deve partecipare ad un corso di aggiornamento di 4 giorni, in una grande città del meridione, a fine novembre, per conto dell'amministrazione in cui lavora. Naturalmente vi sarebbero stati colleghe e colleghi di altre città del sud. Del suo ufficio erano in 4, lei e tre colleghi. Insistette perché l'accompagnassi. "Va da sola così se ti capita un bel cazzo te lo puoi godere tranquillamente" le dissi. Sorrise maliziosamente. "Se capita me lo posso godere anche se vieni tu" rispose. Cedetti alle sue insistenze. Prendemmo l'aereo domenica pomeriggio dopo aver sistemato i bambini dai miei. Meno male che ci sono loro. Avevamo tutto prenotato da parte dell'amministrazione; naturalmente lei avrà tutto rimborsato, io no. Già domenica sera, a parte i colleghi dell'ufficio, facemmo amicizia, tutti insieme, con colleghi provenienti da altre città. In tanti eravamo al ristorante dell'hotel e, scherzando e sussurrando, cercai di rendergliene qualcuno interessante. Ci riuscii, infatti a letto, quando le chiesi chi pensassi che la stesse scopando, mi disse di quel collega di Lecce che era seduto al tavolo vicino. "Allora ci provi prima di andare via? Tanto domani siete assieme al corso" "Sii, si si" sussurrò mentre godeva. Passai tutta la mattinata in giro. Loro rientrarono che erano le 17,30. Ero in camera. Era stanca, si cambiò e si distese sul letto. Disse che avevano organizzato di andare in pizzeria ma che lei non si sentiva. Aveva pure un leggero mal di testa. Decidiamo di cenare in hotel e casomai dopo, tempo permettendo avremmo fatto due passi. Dopo di che chiuse gli occhi e dormì finché non la svegliai alle 19,00 dopo essermi rinfrescato. Fece la doccia pure lei e quando stava per vestirsi le suggerii di essere sexy. "Perché?" "Hai visto che gente elegante c'era ieri sera? Tutti noi sembravamo con i vestiti di casa in confronto". Mentre era seduta sul bordo del letto, in slip di merletto nero e reggiseno abbinato, intenda a sistemarsi gli autoreggenti neri, le chiesi se il mal di desta era passato e rispose che andava molto meglio. "Potavamo andare con gli altri allora" dissi. "No, niente, meglio così. Fra l'altro voglio andare a letto presto". Indossò la gonna nera attillata e con lo spacco sul retro che la fasciava molto bene, mettendo in risalto fianchi e sedere, e una casacchina a giro collo in seta di colore azzurro che cadeva libera fino a metà fianchi. Io ero in pantaloni marroni e giacca in tono leggermente più chiara; camicia bianca e senza cravatta. Decidemmo di non portare i giacconi, casomai saremmo risaliti a prenderli. Scendemmo e ci fermammo al bar per l'aperitivo. Pina è oggetto di ammirazione. Lei si rese conto e arrossì. Entrammo al ristorante che erano le 20,10. Ci accompagnarono ad un tavolo per due e ci portarono il menù. La coppia vicino a noi erano all'antipasto. Erano a tre metri da noi. Io ero di fronte a lei, Pina di fronte a lui. Lei castana chiara e occhi azzurri; la camicetta rosa pallido si intonava perfettamente alla carnagione del viso. Lui in giacca chiara e camicia blu, senza cravatta come me. Anno più, anno meno, della nostra stessa età. Mentre ci servivano l'antipasto loro mangiavano il primo. Incontrai lo sguardo di lei mentre lui le sussurrava qualcosa. Lei arrossì e abbassò lo sguardo. La scena si ripeté ancora con loro che continuavano a discutere sussurrando. "Te la faresti a quella, vero?" sussurra Pina. "Perché tu a lui no?" "Vedo che non vi togliete gli occhi di dosso" "E' bella però" "Anche lui non è male. Anzi". Il fatto sta che loro sussurravano tra loro e noi fra noi, in un gioco di sguardi fulminanti e accattivanti. In questo Pina è maestra e in pochi minuti ci ritroviamo in un vortice di complicità in certi momenti anche imbarazzante. Notai il rossore di Pina e sussurrando convenimmo sul fatto che lui la stesse invogliando ad uno approccio. Forse per loro era la prima volta? Convenimmo che anche lei, mia moglie, si mostrasse timida come se non avesse mai trasgredito. In fin dei conti non ci eravamo mai scambiati. Lei la timida la sa fare molto bene. "Ma non è che siamo sicuri? Se non si sbilanciano loro come facciamo a saperlo? Non è che noi possiamo......" La interruppi. L'idea mi sembrava ottima: dovevamo stuzzicarli. Sussurrai a mia moglie di andare alla toilette. Loro avevano mangiato il secondo ed erano in attesa del dessert. Noi il primo ed eravamo in attesa del secondo. Prima che Pina si alzasse le sussurrai di sfidarli con lo sguardo. Lo fece. Loro sembravano sorpresi ma rispondevano. Non appena andò oltre notai lo sguardi di lui sul culo e a sbirciare fra lo spacco della gonna. Non appena Pina scomparve i loro sguardi si spostarono su di me. Vidi lui che sussurrava qualcosa e lei arrossì ulteriormente. Mi fissò e si alzò. Andò nella stessa direzione di Pina e notai che era un gran bel pezzo di fica come mia moglie. La sua gonna blu, come modello, era uguale a quella di Pina. Che culo! E lo spacco era pure più audace. Le calze erano pure blu. Tra me e lui era proprio imbarazzante: ognuno avrebbe voluto dire qualcosa o avrebbe voluto sbilanciarsi in un certo modo ma non avvenne niente di tutto questo. Eravamo entrambi alle prime armi. Pensai di un marito che invoglia la moglie a trasgredire. L'inizio è quasi sempre così. In un certo senso mia moglie confermò la mia tesi. Ritornò dopo 5 minuti. Si ripeté la stessa scena di sguardi con lui. Il tempo di sedersi e comparve pure la lei; rossa non vi dico come. "E allora?" chiesi. Sorrise e rossa pure lei sussurrò: "Si chiamano Elena e Gabriele. Sono di Ancona e si trovano qui perché domani hanno un matrimonio di amici". Pausa. Guardò lei e si scambiarono un sorriso. Anche loro sussurravano tra loro. Sollecitai. Guardò loro e poi me. Sembrava imbarazzata. "Mi ha chiesto se li andiamo a trovare in camera dopo cena". Incontrai i loro sguardi: eravamo tutti imbarazzati. "Che dici tu?" "Mi ha detto che è da tempo che lui insiste per farlo ma che lei, per un motivo o per un altro, si è sempre rifiutata" "Ha chiesto di noi?" "Ho detto la stessa cosa". Naturalmente terminarono di cenare prima di noi. Si alzarono e per uscire dal ristorante vennero dalla nostra parte. Ci salutarono con un arrivederci; scambi di sorrisi e scomparvero. Dopo cena passammo dalla nostra camera. Porca miseria, eravamo emozionati. Decidemmo e andammo. La loro camera era nello stesso piano. leggemmo i numeri sopra le porte e ci fermammo al numero che Elena aveva indicato a Pina. Ci guardammo e feci il segno di bussare. Fece su e giù con il capo come per dire cosa aspetti. Aprì lui. Ci fece accomodare porgendo la mano e presentandosi. Anche noi. Lei, Elena era più in là. Faccemmo due passi e ci venne incontro. Ci presentammo e poi restammo lì, impalati, a guardarci in silenzio e imbarazzati. Un secondo sembrò un'eternità. Poi Gabriele disse che era il caso di festeggiare la conoscenza con lo champagne. Facemmo il brindisi e mentre sorseggiavamo riparlammo dei motivi per cui ci trovavamo a Napoli. Poi, riponendo i bicchieri sullo scrittoio, ritornò il silenzio e l'imbarazzo. Mi chiesi se fosse il caso di fare il primo passo. Allora accennai al colpo di fulmine reciproco al ristorante e Gabriele si sciolse dicendo che era da tempo che loro pensavano ad una piccola trasgressione. "L'hai pensato tu" disse Elena quasi timorosa. "Danno la colpa a noi; tutti i mariti sono così" intervenne Pina sorridendo forzatamente. Non è che io avessi esperienze del genere, ma pensai di prendere la palla in balzo e, mettendo il braccio sulle spalle di mia moglie, alla mia sinistra, la tirai a me. Lei mi si avvinghia e dissi: "Non è che noi vogliamo fare cose che a voi non piacciono". Al che cercai la sua bocca e, dopo un primo approccio con le labbra, vedendo che anche Gabriele prese sua moglie fra le braccia, le ficcai la lingua in bocca. La succhiò avidamente convinta anche lei che non poteva che iniziare così. Quando staccammo le nostre bocche loro erano lì, quasi a contatto con noi, che si baciavano lussuriosamente mentre lui le palpava il culo. Pina ed io avemmo uno sguardo di intesa e, avvinghiati fianco a fianco nella loro direzione, li guardammo vicinissimi. Sentirono il contatto e staccarono le loro bocche. Lei rossa e imbarazzata ci guardò e sorrise. La presi per il braccio e, nel frattempo, tolsi il braccio dalle spalle di Pina spingendola leggermente come per consegnarla a Gabriele. Si girarono dalla nostra parte e ci ritrovammo ognuno di fronte al marito e alla moglie dell'altra coppia. Mentre Pina sfidava lo sguardo voglioso di Gabriele, Elena stava con gli occhi giù. Gabriele ed io avemmo come un cenno di intesa e poi lui prese mia moglie per i fianchi e l'avvicinò a se. Io misi le mani sotto le ascelle di Elena a contatto con le tette. Era emozionatissima; non mi guardava nemmeno; la tirai a me e le palpai più decisamente le tette. Eravamo a contatto e cercai la sua bocca. Era indecisa. Vidi che guardava suo marito e mia moglie. Mi girai. Si stavano baciando. Mi guardò per un attimo e accennò un sorrisino di circostanza. Appoggiai le labbra alle sue. Mi staccai; ci guardammo per un secondo e riunimmo le nostre bocche. La mia lingua era dentro e sentii la sua che timidamente si muoveva intrecciandosi alla mia. Sentimmo i gemiti di Pina: la troia di mia moglie aveva già le tette nude. Lui era seduto sul bordo del letto, lei era in piedi fra le cosce di lui; la mano destra di lui fra le cosce di lei, la mano sinistra le palpava la tetta sinistra e lei, leggermente china, a farsi leccare la tetta destra. Mi sfilai la giacca e sedetti sul letto; le presi la mano e la feci sedere sulla mia coscia destra. La sua gonna andò su e le accarezzai la parte scoperta delle cosce, sulle calze. Le spostai i capelli e presi il lobo fra le labbra. Il suo respiro si fece affannoso. Insistetti con la lingua e gemette. Abbandonai le sue cosce e ad uno ad uno liberai i bottoni della camicetta; portai la mano dentro, le accarezzai i fianchi e poi le tette sul reggiseno. Gemette ancora e cercai la sua bocca. Questa volta la trovai pronta ad accogliere la mia lingua. Questa volta anche la sua era più decisa: si intrecciò con più veemenza alla mia e poi la sentii nella mia bocca; la succhiai avidamente. Mentre giocavamo con le lingue si sfilò la camicetta facendola scivolare a terra. Tirai giù le spalline del reggiseno; lei portò le mani dietro e lo sganciò. Le sue tette balzarono fuori e presi a leccarle i capezzoli turgidi; riportai la mano sinistra fra le sue cosce, ma questa volta su, sulla sua pelle nuda fino a toccare le mutandine. Ebbe un sussulto di piacere e ricercammo ognuno la lingua dell'altra. Questa volta ci baciamo freneticamente e poi succhiò la mia quasi oscenamente. Ma c'era chi si stava comportando ancora più oscenamente: la troia di mia moglie. I mugugni di Gabriele non lasciavano dubbi sulla qualità del pompini di Pina, la quale, in ginocchio fra le cosce di lui, glielo stava leccando e succhiando a suo piacimento. Ci sdraiammo e, in un batter d'occhio ci ritrovammo entrambi in slip. La troia di mia moglie era già all'opera: lo stava cavalcando; cazzo in fica e china a baciarlo. Elena era supina, io in ginocchio al suo fianco. Andai con la mano dentro i suoi slip, trovai il clitoride e gemette di piacere. Andò con la mano sul mio cazzo, tirò giù gli slip e quando balzò fuori si sollevò sul gomito e lo prese in bocca. Le sfilai completamente gli slip e ci sistemammo, io sotto e lei sopra, per un bel 69. Presto, dopo i primi momenti di imbarazzo, sembravamo due coppie che si scambiavano settimanalmente e, dopo qualche minuto, dopo che Elena e Pina godettero quasi contemporaneamente, loro, cambiando posizione si sistemarono nella posizione del missionario con lui che le sferrava dei colpi micidiali e lei che, continuando a godere, avvinghiò le gambe la schiena di lui e, muovendosi all'unisono, facevano traballare il letto. Ballava tanto il letto che ebbi difficoltà a penetrare Elena che, messa alla pecorina, ansimava vogliosa di prendere il cazzo in fica. Glielo misi tutto dentro e si trattenne di gridare con un <<Mmm. Mm. Ahi>>. Presi a sferrarle dei colpi tremendi facendo rimbalzare le carni dei suoi fianchi e del culo, mentre il rumore dell'impatto delle nostre carni echeggiava nella camera. Chi non riusciva a trattenersi dal suo godimento era la troia di mia moglie che con un forte <<Siii. Vengoooo>> annunziò il suo secondo orgasmo. Fu così violento che Gabriele non riuscì a trattenersi e con un <<Oh che bello>> ci comunicò che stava per venire dentro mia moglie. Ad un tratto Elene si accasciò ed io appresso a lei senza sfilarle il cazzo dalla fica. allargò le cosce ed io sopra di lei, a peso morto, continuai a penetrarla giocando di bacino. Mentre io la scopavo e lei godeva del suo secondo orgasmo, ci godevamo lo spettacolo di mia moglie che, messosi seduta, ripuliva il cazzo ancora turgido di Gabriele in ginocchio davanti a lei. Elena godette degli ultimi spasmi di orgasmo muovendo il bacino sotto di me. Mi sollevai, lei si girò supina, andai su a cavalcioni piantando il cazzo fra le sue tette. Lei lo teneva stretto e presi a muovermi mentre guardavo mia moglie che con la mano destra prendeva la sborra che le colava dalla fica e le leccava insieme alle palle di Gabriele, mentre con la sinistra lo segava per mantenere la sua erezione. Pensai: chissà se ancora lui è convinto che per lei è la prima volta. Gabriele non aveva intenzione di abbandonare il campo dopo la prima sborrata e, rendendosi conto di avere a che fare con una vera porca, la lasciò fare fino a quando, sicuro di se, la face distendere sul fianco e lui, da dietro, la penetrò nuovamente. Il mio cazzo non ne poteva più. Stavo per venire ma cercai di resistere quando vidi che mia moglie si sfilò il cazzo dalla fica e lo piantò sull'ano. "Dai, vai tranquillo" suggerii a Gabriele, il quale non si fece pregare e con un colpo andò dentro. Elena ed io ci guardammo. Non sapevo se lei era abituata a prenderlo pure in culo, ma con un sorrisino disse: "Mettiamoci pure così" Le due donne si ritrovarono una di fronte all'altra e non appena, nella stessa posizione di mia moglie e Gabriele, glielo ficcai in culo, loro godevano guardandosi negli occhi. Giocammo con le loro fiche e le troie, come se avessero avuto un appuntamento, arrivarono insieme. Poi fu il mio turno ed Elena, che non era poi così timida come voleva fare apparire, non disdegnò di farsi sborrare in bocca. La stessa cosa fece Gabriele con mia moglie qualche minuto dopo. Elena e Pina andarono in bagno insieme e Gabriele ed io restammo a letto; dopo avere ammirato i culi ondeggianti delle nostre mogli scambiammo quattro chiacchiere. "Finalmente grazie a voi ci sono riuscito" "Anche noi. Non sai da quando tempo ci provavo e lei è sempre stata contraria a tutto". Naturalmente mentivo. Le due troie ci rimisero in sesto a colpi di pompini. Pure Elena a suo marito e Pina a me. Scopammo ancora scambiandoci più volte e poi sfiniti ma soddisfatti ci separammo salutandoci affettuosamente con un <<arrivederci nella vita non si sa mai, il mondo è piccolo>>. Anche Elena e Pina in bagno si erano scambiate le loro impressioni. "E' stata una bella esperienza" le disse Elena. "Anche per me. E' stato più facile del previsto" ribatté Pina "Già! Si, è vero. Che stupida che sono stata fino ad oggi!" L'indomani mattina mi trovavo nella hall. Pina era già andata al corso con i colleghi. Li vidi uscire dall'ascensore vestiti di tutto punto per il matrimonio. Andai loro incontro complimentandomi con loro. Mi ringraziarono e, rivolgendomi a lei, le dissi che era molto elegante e molto sexy e che sicuramente avrebbe fatto colpo. "Il ghiaccio ormai è rotto, che problemi ci sono!" disse Gabriele. Ridemmo e ci scambiammo il numero di cellulare. Non ci saremmo più rivisti in quanto non sarebbero rientrati in hotel. "Intanto al collega leccese non puoi mica lasciarlo così! non vedi come sta sbavando per te?" le dissi. "Ma dai, ci siamo divertiti insieme ieri sera" "Però te lo faresti" "Ho capito ma non c'è nemmeno il tempo. E poi come facciamo? Non mi va che con lui facciamo la figura di una coppia perversa" "Ma no, tu da sola" "Ma quando? E tu che fai? Lo so che vuole scopare" "Te l'ha detto?" "Mi ha detto solo che è un peccato che c'è mio marito. Se ci sarà una prossima volta vieni da sola". Quella sarebbe stata l'ultima sera in quanto l'indomani alla fine del corso saremmo ripartiti. Ci organizzammo in modo tale che io sarei stato fuori tutta la serata con una finta scusa, in modo tale che al rientro dal corso, io assente, avrebbero avuto il tempo necessario. "E se non si fa avanti?" "Perché tu hai problemi a farti rimorchiare?" La troia rise. A sera, quando rientrai, erano tutti al ristorante. Notai la soddisfazione di lui. In camera la troia mi raccontò tutto e scopammo come ricci, nono stante lui l'avesse chiavata per più di due ore.

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