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SQUILLO DI LUSSO PER GIOCO- Bilancio di un anno
Sono Katia. No, anzi, scusate sono Michela. Katia è il mio nome d'arte. I miei clienti mi conoscono come Katia. Si, perché quella prima volta, per gioco, (leggete il primo racconto del 29 maggio 2014 per sapere come tutto è iniziato) non è stata l'unica e l'ultima. Dissi a mio marito che anche se mi era piaciuto non potevo mica fare la prostituta. Lui insistette perché lo facessi ancora una volta e poi di volta in volta continuò, anche perché incominciai a prenderci gusto e i soldi, che ne guadagnavo a bizzeffe, facevano veramente comodo. Fra l'altro, considerato che i miei clienti erano tutti benestanti e spesso mi davano di più di quello che chiedevo, aumentai la tariffa da 500 a 800 euro. E' naturale che ora, dopo un anno, abbia una grande esperienza e tutto mi è più spontaneo. Per forza, dopo aver maneggiato 36 cazzi di tutte le forme e dimensioni e tanti di questi più volte, non può che essere così. Tanti, infatti, sono diventati clienti abituali. La seconda volta fu 2 settimane dopo. Ero emozionata come la prima volta. Ero titubante ma mio marito mi disse che sapevo cosa dire e come comportarmi. Dopo di che prese il cellulare e me lo mise in mano. Era un commerciante veneto di 30 anni e anche quella fu una gran bella scopata. Poi mi convinse; dovevo pure accontentarlo. Ricordate? Voleva vedermi alle prese con un altro. Così un sabato sera, non avendo appuntamenti, andammo in un privè di Milano. Tutto eccitante. All'ingresso un ampio salone per i primi approcci dove coppie vere o scambiate si palpavano o seduti in divano o mentre si ballava. Non ebbi nemmeno il tempo di immedesimarsi e di sentirmi a proprio agio che già al bar si presentarono 2 uomini e una donna. Dopo aver scambiato qualche parola uno dei 2 ci invitò ad accomodarci in divano. Li incominciarono le prime palpate: sui seni, fra le cosce e poi uno mi prese la mano e la portò sulla patta. Ad un tratto mio marito scomparve dietro un tendone con la lei e il lui amico della coppia. Dopo un po l'altro, il marito, mi prese per mano, oltrepassammo il tendone e mi fece entrare nella prima stanzetta libera che trovò. Dopo una mezz'ora si riaprì la porta: erano i tre. Entrarono mentre mi stava inculando. L'altro lui me lo mise in bocca mentre la lei spompinava mio marito il quale si godeva la mia esibizione. Insomma devo dire una bella esperienza, ripromettendoci di ritornare. Con alcuni clienti nacque una certa amicizia. Luciano, per esempio, il mio primo cliente, trovandosi a Torino, mi ritelefonò e ci incontrammo di nuovo. Un'altra volta mi telefonò dalla Puglia dicendomi che si era permesso di dare il mio numero ad un amico che a giorni sarebbe stato a Torino. Un'altra volta ancora, trovandosi insieme a Torino, per una partita della Juventus, mi vollero vedere e mi scoparono in due. Mi diedero 2000 euro. Anche con Giorgio si creò una certa amicizia. Che imbarazzo quando mi chiese di passare tutta la notte con lui a casa sua! E' di Torino e la moglie era fuori per un paio di giorni. Mio marito mi fece il segno di ok e quando mi chiese quanto avrebbe dovuto darmi, mi segnalò 2500 euro. Non fece una grinza. Una gran bella amicizia, molto confidenziale, fu, anzi è, quella con Andrea. Mi confessò che mi telefonò tanto per curiosità e poi invece ci incontriamo almeno 2 volte al mese. Ogni volta mi da 1000 euro. E' un uomo attraente di 42 anni, piemontese ma non di Torino; fantasioso e ben dotato; caratterialmente aperto e simpatico. Si occupa di import-export e, come avrete intuito, facoltoso. E' l'unico dei miei clienti che conosce mio marito perché un pomeriggio, pensando che fossi da sola in un bar al centro di Torino, in quanto mio marito parlava al cellulare fuori, vedendomi mi si avvicinò proprio mentre lui rientrava. Mi trovai in difficoltà. Cosa dovevo fare se non presentarli? Imbarazzante per me, per lui e, ancor di più per mio marito che aveva capito che non poteva trattarsi che di un mio cliente. Ci offrì il caffè e restammo un bel po a parlare e dopo quando andammo via e spiegai tutto si ricordò persino della sua prima telefonata. Mi sono dilungata su di lui in quanto è con lui che ho avuto l'avventura più provocante, più eccitante e più redditizia. Siamo tornati solo pochi giorni fa da Mosca e il mio primo pensiero è stato, dopo aver fatto una panoramica sul mio primo anno di squillo, di raccontarvi questa avventura. Durante un nostra incontro, dopo una gran bella scopata, mentre ci rilassavamo fumando una sigaretta, mi propose una vacanza di una settimana a Mosca. Rimasi sorpresa e risposo che era impossibile. Il punto era questo: doveva concludere un grosso affare con un magnate che si occupava di distribuzione molto sensibile al fascino femminile. Io avrei dovuto essere sua moglie. Una moglie ammaliatrice, provocante e disponibile. Era convinto che il moscovita, se si fosse scopato la moglie del potenziale partner commerciale, sarebbe stato più propenso a stipulare il contratto di import di prodotti italiani. Mi avrebbe ricompensata con 10.000 euro più altre 10.000 nel caso in cui l'affare sarebbe andato a buon fine. Mi allettava e poi una bella vacanza mi sarebbe piaciuta, ma non potevo mica decidere su due piedi. Mio marito non l'avrebbe permesso. Infatti mi disse: "Ma che è pazzo? Come può pensare ad una cosa del genere? E le nostre famiglie? E gli amici? Come la moglie in vacanza in Russia da sola e il marito qua? Nemmeno per sogno". Ci volle incontrare insieme, tanto si conoscevano. Sistemò tutto lui. Sarebbe venuto pure Silvio nel finto ruolo di collaboratore. Sarebbe stato sempre con lui nelle trattative e non avrebbe dovuto interferire sulle mie iniziative sessuali che sarebbero state determinanti per la conclusione del contratto. In pratica Andrea e mio marito avrebbero condotto le trattative insieme all'intermediario, un rumeno che parla l'italiano e il russo. Ci diede 10.000 euro e ci accordammo per la partenza. Arrivammo nel primo pomeriggio e all'aeroporto ci venne a prendere Codin, l'intermediario rumeno, il quale ci accompagnò all'hotel, lo stesso dove alloggiava lui. Un bel tipo sulla quarantina: alto, snello, biondo con capelli sul lungo e occhi azzurri; distinto ed elegante. Parlava bene l'italiano e durante il tragitto ci informò che Leonid, il magnate russo, sul tardi sarebbe venuto a trovarci in hotel per fare la nostra conoscenza. Naturalmente anche per Codin io ero la moglie di Andrea. Stare in camera con Andrea non era un problema, per ovvi motivi. Immaginavo mio marito che solo in camera faceva lo scapolone e probabilmente immaginava me che nella camera adiacente mi facevo sbattere da Andrea. Decidemmo che per quel giorno avremmo fatto solo una bella cena per cui, praticamente, il tempo di sistemare i vestiti, una bella rinfrescata, facendo la doccia assieme, il tempo di prepararci e Andrea ricevette la telefonata di Codin che annunciava che Leonid sarebbe arrivato da un momento all'altro. Loro tre scesero nella hall ad attenderlo. Io sarei scesa più tardi, mi avrebbe avvisato mio marito. optai per un abbigliamento semplice ma che, nello stesso tempo, mettesse in risalto la mia femminilità: gonna marrone poco su le ginocchia, attillata e spacco posteriore; camicetta di seta avana, autoreggenti color carne e tacco 9 cm. Appena uscii dall'ascensore sentii tutti gli sguardi addosso: tre persone al bar, un paio alla reception e tante altre nei vari salottini. Individuai quello dove erano seduti e mi avvicinai. Codin mi venne incontro, fece con me gli ultimi metri e mi presentò a Leonid che sgranò gli occhi, si alzò, mi porse la mano e pronunziò due parole per me incomprensibili. Poi mi presentò Larissa, l'assistente del magnate, una 60 enne racchia e brutta. Mi diedi da fare subito. Caso volle che ero seduta in poltrona proprio di fronte al magnate e già, sprofondata in poltrona e accavallando le gambe, misi in mostra quanto bastava per farlo diventare duro anche a chi non aveva voglia. Mio marito stesso, quando fu possibile, mi sussurrò che avevo fatto eccitare come un porco pure lui. Io gli sussurrai di rassegnarsi perché per quella settimana ero la moglie fedele di Andrea. Non mi limitai a questo; infatti mentre parlavano di affari si trovò in imbarazzò. Ai suoi sguardi furtivi rispondevo fissandolo e lui alternava lo sguardo dalle mie cosce al mio viso e viceversa. Leonid è un omone, penso 50 enne, alto, robusto e completamente calvo. Mi diede l'impressione di assomigliare a quell'attore che interpretava il tenente Kojak. Naturalmente non seguii più di tanto i loro discorsi. Codin faceva da interprete e Larissa prendeva continuamente appunti. Quando l'incontro terminò rimasero d'accordo che si sarebbero rivisti l'indomani mattina negli uffici del magnate. Dopo Codin ci invitò in uno dei più esclusivi ristoranti di Mosca. Poi rientrammo e Andrea, dopo un frenetico 69, volle incularmi. Le trattative andavano bene e tutto lasciava intendere che l'affare sarebbe andato in porto. La terza sera Leonid ci invitò a cena nella sua villa. Che lusso! E che cena! E che troia io visto che con abito semi lungo con lo spacco davanti lo feci impazzire. E fu proprio durante la cena che, ad un certo punto, notai l'imbarazzo di Codin. Fece solo di rimanere solo con me per dirmi: "Signora, l'affare si potrebbe considerare già fatto solo che per chiuderlo definitivamente.....Non so come dirglielo e glielo devo dire senza che suo marito si accorga di niente. Sono mortificato ma devo dirle che il signor Leonid desidererebbe trascorrere l'intera mattinata di domani con lei". Era proprio quello che cercavo, ma feci la parte dell'indignata. "Usi le parole giuste, mi vuole scopare? Ma, ma come si permette? con chi crede di avere a che fare? Chi crede di essere?" "Signora mi dispiace. Mi ha dato questo incarico che io non avrei mai voluto" "Se no?" "Non so signora come potrebbe andare a finire. comunque è una decisione che deve prendere subito, durante la cena. Se decide di si lei deve dire che le piacerebbe visitare il parco, io lo tradurrò al signor Leonid e poi lui dirà che sarà un vero piacere. Domani mattina io suo marito e il signor Silvio alle 9.00 ci dobbiamo vedere con Larissa per sistemare alcune cose. Alla 9,15 verrà a prenderla la macchina del signor Leonid". Quando pronunciai la frase d'ordine il magnate fece un sorrisino di piacere e Codin un sospiro di sollievo, anche per lui c'erano tanto soldi in palio. Quando rientrammo in hotel spiegai tutto in modo che si organizzassero di conseguenza. L'indomani mattina l'auto fu puntuale e quando arrivai mi accolse venendomi incontro e baciandomi la mano. Non entrammo nemmeno in villa; approfittando della bella giornata facemmo una leggera colazione nel gazebo davanti all'ingresso. Poi iniziammo a camminare lungo i viali del parco in un'atmosfera del tutto surreale in quanto non ci capivamo per niente. Finché non arrivammo davanti ad una piccola costruzione. Entrammo in un ambiente accogliente tutto arredato in stile rustico. Era ben coscio che se mi trovavo li era per quel motivo e quindi non perse tempo. Me lo sentii addosso e prendendomi per i fianchi mi strinse a se. Cercai di apparire imbarazzata e di arrossire e lui, cercando di evitare che io potessi avere dei ripensamenti, mi baciò subito. La sua lingua così grossa, pesante e ruvida mi riempì la bocca; non trovai spazio per intrecciare la mia e la succhiai. Di contro la mia si perse nella sua boccaccia ma la succhiò e poi me la sentii stritolare tra la sua. Mi sfilò il maglioncino, poi il suo. le sue mani sulla schiena mi davano del brividi particolari. Anch'io lo accarezzai, tastando i suoi muscoli sodi. Sicuramente faceva molta palestra. Mi prese in braccio, mi condusse in camera da letto, mi lasciò cadere sul letto e prese a sfilarsi i pantaloni. la situazione mi intrigava e mi sfilai la gonna e restai in coordinato reggiseno slip in pizzo e autoreggenti, il tutto in nero; lui era in boxer blu. Io ero supina di traverso sul letto, lui dritto; prese la mia gamba destra, appoggiò il mio piede sulla sua pancia e, portando le mani sulla parte alta della mia coscia destra, sulla pelle nuda, mi accarezzò e poi prese a sfilarmi la calza lentamente, mentre mi accarezzava. Era molto eccitante, quella situazione mi piaceva. Abbassai lentamente la gamba fino a quando il mio piede dalla pancia non arrivò sul suo cazzo e incominciai a pressarlo con sensualità. Nel frattempo presi a sfilarmi l'altra calza, lentamente, come faceva lui. Il tutto mentre ci fissavamo come quella prima sera ma, da parte mia con più libidine. Il suo cazzo stava scoppiando e non appena le mie calze volarono una a desta e l'altra a sinistra portai ambedue i piedi li tentando di liberargli il cazzo. Capì le mie intenzioni e mi aiutò. Non appena il suo cazzo fu libero lo presi fra i piedi segandolo. Non credeva ai suoi occhi. Ma io volevo stupirlo: volevo far bene il mio lavoro e volevo fargli vedere che femmine sono le italiane. Mi alzai sui gomiti e abbassai il reggiseno, alzai una tetta con la mano e mi leccai il capezzolo gemendo. Perse ogni ritegno, si liberò dei boxer, mi venne a fianco e mentre mi leccava le tette mi sfilò gli slip. Si tuffò fra le mia cosce e non appena la sua lingua ruvida fu sul mio clitoride sussultai di piacere. Si capovolse mettendosi supino, gli saltai su e mi ritrovai il suo cazzo davanti agli occhi. Lo impugnai e lo segai lentamente massaggiandogli le grosse palle. Il suo cazzo, normale di lunghezza, era di una grossezza fuori dal comune e questo lo faceva apparire strano. Quando lo imboccai ebbi difficoltà a lavorarlo di lingua. Ci sapeva fare e la sua lingua era micidiale; in meno di un minuto ebbi un orgasmo che mi fece letteralmente impazzire. Si capovolse nuovo fra le mie cosce e me lo sentii tutto dentro. Mi ficcò la lingua in bocca e mi scopò in bocca con la sua linguaccia e in fica col suo grosso cazzo. Ebbi un altro orgasmo tumultuoso e poi capovolgendoci lo cavalcai. Io ritta sul cazzo e lui prese a palparmi le tette. Mi sganciai il reggiseno e lo feci volare. Venne su col busto a mordermi i capezzoli e poi io gli ficcai la lingua in bocca e poi lui di nuovo i capezzoli. Godetti ancora a mi scopò in bocca riempiendomela di così tanta sborra che stavo per affogarmi se non avessi avuto tanta di quella esperienza. Si alzò e mi fece segno di seguirlo. Nel cucinino aprì il frigorifero e prese qualcosa da bere; quindi prese due bicchieri e li riempì. Doveva trattarsi di una bevanda tipicamente russa, buona comunque. Girovagammo un po e ci ritrovammo nell'ingresso. salì sul divanetto con i piedi sedendosi sulla spalliera. Allargò le cosce facendomi segno che il suo cazzo aveva ancora voglia di me. Gli sorrisi, mi inginocchiai sul divano fra le sue cosce e presi a leccare le palle e il cazzo moscio. Me lo sentii crescere in bocca e lo spompinai con foga. Scese, venne alle mie spalle e prese a leccarmi la fica e il culo. Quando mi senti gemere mi prese, mi riportò sul letto, mi sistemò alla pecorina e dopo avermi leccato ancora facendomi godere, mi penetrò ancora.Mi diede dei colpi tremendi rischiando di farmi perdere l'equilibrio. Lo persi quando mi inculò. A parte il fastidio per la grossezza del suo cazzo, continuò a fottermi con violenza. Il mio ano ne risentiva, caddi in avanti e lui sopra di me con tutto il peso del suo corpo. Mi sentii letteralmente spaccare; tutto il cazzo nel culo e continuava a stantuffarmi con pesanti colpi di bacino. Mi venne in culo; un calore strano mi pervase tutta ed ebbi l'ennesimo ed ultimo orgasmo. Mi fece riaccompagnare. Quando rientrai in hotel mio marito, Andrea e Codin mi spettavano per il pranzo. Quest'ultimo mi guardò come per chiedermi come fosse andata e gli feci il segno di ok. Il contratto fu firmato quella sera stessa. L'indomani mattina Codin si comportò come la sera prima nella villa del magnate. Infatti mi doveva dire che Leonid mi voleva salutare qui in hotel perché aveva un souvenir russo da regalarmi. Ancora una volta Codin era imbarazzato e ancora una volta io feci l'intignata; tanto, dissi a Codin, l'affare era ormai concluso. Però mi sarebbe piaciuto e dissi di si. Avvisai i miei due mariti e quando Codin li invitò a fare un giro loro accettarono. Poco dopo venne a trovarmi in camera. Mi fece omaggio di un oggettino di poco valore, penso, ma a lui, forse, molto caro. Ne seguì una scopata leggera ma intensa e quando mi venne in bocca, prima di inghiottirla, gliela feci vedere a bocca aperta. Il giorno dopo era il giorno di partenza di Codin. Andrea e Silvio l'avrebbero salutato nel pomeriggio al momento della partenza. Io, la mattina, loro erano usciti, scesi nella hall appositamente. Meritava; era stato di buona compagnia e determinante nell'affare. Mi disse di scusarlo per quei messaggi da parte del magnate e poi sorridendo continuò dicendo che era un peccato per lui non poterla salutare come Leonid. Sorriso e dopo 5 minuti eravamo in camera sua. Anche con lui fu un bel ricordo. Mio marito, quello vero, praticamente era a digiuno da una settimana. L'ultima sera cenammo al ristorante dell'hotel. Prima di risalire nelle camere Andrea prese una bottiglia di champagne e invitò pure mio marito nella sua camera per festeggiare la conclusione dell'affare. Festeggiammo alla grande tanto che, sarà stato l'effetto dello champagne o non so cosa, incominciarono a palparmi finché non mi spogliarono e mi scoparono insieme per tutta la notte. Quando rientrammo a Torino, dopo due giorni, andammo a cena insieme e Andrea ci consegnò gli altri 10.000 euro.

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