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Ritorno a casa....il seguito 2
Dopo qualche settimana dal nostro ritorno da Bologna si trovò a passare in città un mio vecchio amico dell' Università, compagno di tante scorribande, con cui avevo un rapporto di vera e aperta amicizia.
Non ci vedevamo da circa quindici anni e quando ricevetti la sua telefonata interruppi ogni lavoro e corsi al suo albergo ad incontrarlo.
Arrivato nella hall lo riconobbi subito, non era cambiato affatto, sempre elegante e dai modi gentili, forse un poco più stempiato e con i capelli appena brizzolati. Passammo ore a ricordare le malefatte giovanili e senza che ce ne accorgessimo arrivammo all'ora di cena.
Franco voleva che rimanessi a cena in albergo insieme a mia Moglie, ma io insistetti perchè lui venisse a casa nostra fidando nella sua bravura in cucina, capace di preparare una succulenta cena in poco tempo, anche se avvertita in ritardo; così telefonai a Giovanna che, dopo qualche rimbrotto, mi chiese di prendere un pò di tempo promettendo che alle nove in punto la cena sarebbe stata in tavola.
Così andammo a prendere un aperitivo e all'ora indicata siamo saliti in casa.
La nostra casa era come al solito molto accogliente, cominciammo con una splendido antipasto di mare, continuammo con un primo succulento e finimmo con crostacei arrosto, annaffiando il tutto con ottimo vino bianco frizzante ed anche Giovanna, che normalmente non beve alcolici, ne tracannò due bicchieri.
Eravamo ormai presi dai nostri ricordi quando Franco si alzò e chiese gentilmente di andare in bagno, Giovanna lo seguì immediatamente per accompagnarlo e per dargli un asciugamani pulito, di lino.
Mentre stavo sorseggiando il mio amaro vidi mia moglie tornare nel salone e mettersi seduta sul bracciolo della mia poltrona con fare sognante ed io che conosco bene questo suo modo di fare cominciai ad accarezzarla, facendo il distratto, l'interno della coscia che era appoggiata alla poltrona.
Giovanna non si retrasse, anzi, accostandosi al mio orecchio, mi sussurrò che guardando la patta dei pantaloni del mio amico si era convinta che doveva avere un grosso cazzo; io,sorridendo, risposi che poteva togliersi il dubbio spiando dal buco della serratura del bagno.
Non ho fatto in tempo a parlare che Giovanna è schizzata su dalla poltrona e, in punta di piedi, si è avvicinata alla porta del bagno senza darmi il tempo di dire o fare niente per fermarla; a quel punto non mi rimaneva che controllare la situazione ed aspettare.
Dal salone potevo vedere tutta la scena con mia moglie che guardava all'interno del bagno tenendosi le mani sulle cosce scoperte dalla posizione china quando sentii la porta del bagno aprirsi e vidi Franco interdetto nello scoprire Giovanna che frugava segretamente nella sua intimità.
Giovanna balbettava confusa, ma Franco sbloccò subito la situazione dicendo che se una donna così bella e gentile voleva vedergli il cazzo non doveva fare altro che chiedere e guardando verso di me fece come per chiedermi l'autorizzazione a tirarlo fuori.
Io ero imbarazzatissimo, ma lo sguardo eccitato di Giovanna, che aveva già visto l'abbondante intimità di Franco, catalizzò il tutto e dissi subito di si.
La porcella mise subito la mano sulla lampo dei pantaloni del mio amico e tirò fuori un cazzone lungo, grosso e duro e, guardando verso di me, lo mise in bocca cominciando a succhiarlo con vigore.
Mi avvicinai piano e alzata la gonna scoprii che il suo bel culo era privo di slip, la troia non li aveva messi, cominciai a pastrugnarle la fica, ma per stare più comodi salimmo in camera e, in due, cominciammo ad impalarla in bocca, in fica ed in culo.
Giovanna godeva come raramente le avevo visto fare; la fica bagnata colava i suoi umori sui nostri cazzi, la bocca vogliosa scivolava leggera sulle nostre cappelle finchè Franco, dopo averla messa alla pecorina, cominciò a scoparla lentamente da dietro.
A quel punto mi misi sotto mia moglie in una specie di sessantanove e cominciai a succhiarle il clitoride mentre vedevo il cazzo di Franco entrare ed uscire dalla sua vagina bagnata. Giovanna nel frattempo mi stava facendo uno splendido pompino.
Dopo qualche minuto un grido soffocato indicava che Franco stava svuotando i suoi coglioni nella pancia di Giovanna che, sul punto di arrivare anche lei all'orgasmo, mi implorò di continuare a leccarle la fica e di non fermarmi.
Continuai così a leccarle clitoride e vagina fino al momento in cui Franco, sfilato il cazzo che cominciava ad ammosciarsi, ha fatto in modo che Giovanna si sedesse sulla mia bocca; le contrazioni del suo orgasmo spinsero una cascata di sperma di Franco sulla mia lingua. Un gusto acre e salato mi entrò in gola e la spinta che Giovanna faceva comprimendo la fica sulla mia bocca mi impediva di sputare per cui, per non soffocare, fui costretto, mio malgrado, ad ingoiare tutto.
La sborrata densa ed incredibilmente abbondante mi scese veloce in gola lasciandomi un gusto simile al bicarbonato che esaltava il sapore, già gradevole, della fica di mia moglie che continuava a colarmi in bocca ; l'odore che sentivo mi dava nuova eccitazione perciò le tolsi il cazzo dalla bocca e, sotto gli occhi stralunati di Franco, le sborrai sul viso e sulle labbra provvedendo poi, con la lingua, a mandarle in bocca quanto era uscito del mio sperma, suggellando tutto con un bacio appassionato.
Rimanemmo ancora un pò a letto, nudi, a parlare e Franco ci confessò che con la moglie frequentava assiduamente i club per scambio di coppie e che il suo menage ne aveva tratto grande beneficio, dopo un lungo periodo di stasi del desiderio.
Dopo una mezz'ora Franco ci lasciò promettendo di tornare a trovarci presto e noi,
dopo aver sistemato alla meglio la casa ci addormentammo sul letto disfatto e intriso dei nostri umori.

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