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Quella in volta in spiaggia (nudisti)
Era un afoso primo pomeriggio, nell'estate dell' 84'. Mi crogiolavo sotto la luce bianca di una spiaggia per nudisti. Era la prima volta che andavo in uno di quei posti, costretto dai miei amici a partecipare ad una delle loro libidinose scorribande... Non ero abituato a vedere così tante donne che mostravano le loro nudità,e potete immaginare,in quegli anni si vedevano anche dei bei cespuglietti.All'epoca ero un ragazzotto piuttosto timido,non proprio il tipico fustacchione da spiaggia per intenderci. Mi sentivo in imbarazzo, i miei amici erano andati al bar a divertirsi con quei drink colorati che andavano di moda al tempo, e mi coprivo malamente con un asciugamano di uno di quei blu un pò polverosi. Infatti è sempre stato un disagio per me, quello che nascondo tra le gambe.Ho sempre cercato di celare il mio membro: non so se fosse dovuto ad una malformazione o qualcos'altro, ma sono sempre stato più avanti con lo sviluppo rispetto ai miei coetanei e la crescita del mio pene ne era la massima espressione. Quando camminavo per i corridoi della scuola i jeans mostravano impietosamente un' ingombrante sporgenza, che suscitava continui risolii tra le ragazze che mi vedevano camminare impacciato. Inoltre non ho mai potuto frequentare piscine pubbliche per paura che la mia dannata proboscide potesse fuoriuscire dal costume e per tutte le occhiate negli spogliatoi. Ero assorto nei miei pensieri, e non mi accorsi che i miei amici erano ritornati. Uno di loro si mise a ridere e mi strappò di mano l'asciugamano che faceva da scudo al mio pene dal mondo esterno. Il mio cazzo cadde ciondolante proprio mentre passava una bella ragazza castana dai seni tondi e la pelle caramellata. Una di quelle che non avrebbe mai degnato di alcuna attenzione un ragazzo come me. In quel momento, attirata dai miei schiamazzi si volse e il suo sguardo cadde sul mio membro. I suoi occhi si spalancarono per lo stupore e un sorriso famelico si aprì nelle sue labbra carnose.
Non potendo più sopportare tutte quelle attenzioni che erano piombate su di me mi alzai e innervosito me ne andai altrove, alla ricerca di un luogo più appartato.
Vagai sotto il sole cocente, e trovai rifugio all'ombra di alcuni scogli che si inabissavano nelle spumanti acque del mare estivo.
Ne approfittai per riposarmi, rinfrescato dalla molle brezza marina. Mentre osservavo l'orizzonte notai la ragazza di prima avvicinarsi con la sua camminata sinuosa, come una pantera. I suoi piedini lasciavano soffici impronte sulla sabbia bianca. Lei non mi vide, probabilmente perchè ero nascosto alla base della scogliera,e steso il proprio asciugamano, vi si distese candidamente. Deglutii sommessamente, come paralizzato, non riuscivo a distaccare gli occhi da quel corpo perfetto. Il suo fisico era magro e asciutto, leggermente inumidito dal sudore. Le gambe erano lunghe, affusolate. Sul suo petto germogliava un roseo ed abbondante seno, che ondeggiava seguendo il suo respiro. Scendendo per la pancia piatta il mio sguardo incontrò il ciuffo bruno che si nascondeva tra le sue cosce.
Era una dolce pennellata di peli che in quel momento desideravo accarezzare più di ogni altra cosa. Il mio cazzo, che già sobbalzava per lo spettacolo, si erse turgido, forte, come gli scogli ale mie spalle. Non ero mai stato colto da una tale libido, sentivo scorrere il sangue lungo la mia asta, e la cappella che ribolliva furiosa.
Lo strinsi con la mano, e timidamente iniziai a scapellarlo. Nutrivo la mia eccitazione guardando i suoi svettanti capezzoli e mi accorsi che la mia mano galoppava furente sul mio bastone di carne.
Non riuscii a trattenere un gemito, e la ragazza si voltò verso la mia direzione.
Ora non so cosa le passò per la mente quando mi vide: compassione, forse pietà per un ragazzo per il quale fino a quel momento le donne erano sempre rimaste un mistero.
Ma lo stesso sorriso che vidi al nostro primo incontro percorse il suo viso angelico.
Alzò placidamente la mano, e con un gesto dolce mi fece cenno di raggiungerla.
Incredulo mi guardai attorno, e ormai sicuro che si riferisse a me, mi avvicinai impacciato.
Mi distesi accanto a lei, sopra l'asciugamano. Le sue mani si posarono sul mio membro, e i suoi occhi lo divoravano famelici. Non credo avesse mai visto un cazzo di tali dimensioni, e forse proprio per quel motivo non scappò come avrebbe fatto qualsiasi altra ragazza.
Ora le sue mani scorrevano sempre più veloci, a volte violente, altre in maniera più delicata. Non resistetti più e tesi le mani verso alle sue tette, gonfie e sode come frutti maturi. Giocherellavo con i capezzoli, ad ogni carezza crescevano e diventavano sempre più turgidi. Affondavo le dita in quella morbida carne, e sentivo l'eccitazione nel suo corpo vibrante aumentare ogni volta che stringevo il suo caldo seno.
Anche io ribollivo di libidine, le sue mani accarezzavano la mia capella, la circondava con i suoi morbidi polpastrelli raggiungendo anche le zone più sensibili.
Non riuscii più a trattenermi, e prima che potessi raggiungere con una carezza il suo frutto proibito venni violentemente e spruzzai il mio seme sul suo ventre abbronzato.
Entrambi appagati, ci abbracciammo l'uno all'altro, e lei mi guardò con un sorriso mostrando i suoi denti bianchi come il latte.
Chiusi gli occhi, credevo di vivere un sogno,e che non appena li avessi riaperti lei fosse svanita. La paura mi assaliva, ma in quel momento sentii la mia mano venire stretta dalla sua, e mi accompagnò a fare un bagno insieme a lei.
Vi racconterò un'altra volta come proseguì questa incredibile vicenda.

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