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QUANDO VENGONO CERTE VOGLIE.......
Sicuramente è soprattutto colpa mia se mi ritrovo ad essere una moglie infedele, ma certo è che Veronica mi ha trascinata a tradire mio marito con l'inganno. Forse era convinta di farmi un piacere? Io sono Maria Grazia, una donna di 46 anni, siciliana ma trapiantata a como da quando mi sono sposata. E' da qualche mese che frequento questo sito e mi sono decisa a raccontare la mia storia perché all'insaputa di mio marito di mio marito sono diventata una porca. Lei, la mia amica, ha 43 anni ed è una bella donna: castana e ben formata fisicamente. Ci siamo conosciute durante una cena aziendale in quanto i nostri mariti sono colleghi. Siamo entrambe casalinghe. Quella sera, essendo sedute vicine, abbiamo fatto amicizia e qualche giorno dopo incominciammo ad uscire insieme. Tutto normale fino a quando una mattina in macchina, accompagnandola a casa dopo essere state in centro, parlando dei nostri mariti e dei loro continui impegni in azienda, ad un certo punto mi fa: "Si, ma cosa vuoi, sempre tardi, sempre stanco, abbiamo così poco tempo per noi che......ma io non è che posso aspettare i suoi comodi....se aspetto lui la fica mi si atrofizza". Rise. anch'io, forzatamente. "Si, ma sai è per tutte così. La famiglia, gli impegni, e poi dopo tanti anni di matrimonio i bollori si spengono" dissi. "E' così anche per voi?" chiese. "Be, non facciamo certo eccezione" "E tu che fai? Aspetti i comodi suoi? No, no. Io no" "E allora che fai?" "Che faccio? Non faccio la stronza quando qualcuno mi vuole scopare e non mi faccio scrupoli". Francamente mi meravigliai. E poi incominciò a raccontarmi le sue avventure. Sapessi che cazzo, mi diceva, e come gli aveva rotto il culo. Una volta mi chiese se mi piaceva nel culo e se gustavo lo sperma in bocca. Mi vergognai perché in vita mia non avevo provato queste cose. Comunque risposi di si, ma con mio marito, perché pensai che avrei fatto la figura della verginella. Che strano! Una cosa era certa: arrivai al punto che quando ci incontravamo speravo che mi raccontasse una nuova avventura e mi parlasse di un gran bel cazzo. Amici, conoscenti, incontri occasionali, l'idraulico, insomma ogni occasione per lei era quella giusta. Bastava far vedere un po di coscia e tutto veniva da se. In me qualcosa scattò: mi eccitavo, a volte mi ritrovavo tutta bagnata dei miei umori e a volte, da sola a casa, non nascondo che mi masturbavo immedesimandomi al suo posto. Succedeva sempre più spesso e una mattina, dal fruttivendolo, guardando delle banane dritte, grosse e lunghe, immaginai un cazzo del genere. Le comprai e arrivata a casa mi spogliai, ne lavai una, spalmai una pomata, mi sistemai a letto davanti allo specchio e la usai come fosse un gran cazzone di 23 cm. Che godimento! Diventò il mio passatempo preferito,figuratevi che provai pure a sverginarmi il culo e, ricordando quello che mi aveva detto Veronica, feci la stessa cosa: mentre la inculavano lei si martoriava la fica. Che bello! Mi sentivo più femmina e più sicura di me anche quando parlavo con lei, come se avessi avuto esperienze al naturale. Una volta, a pensarci bene ora mi viene da ridere, ebbi un raptus: perché lei le cosce più belle di me ce le ha? pensai. Andai davanti allo specchio e mi alzai il vestito: avevo un bel paio di cosce. Non finì lì perché una mattina, in accappatoio appena uscita dalla doccia, mi soffermai davanti allo specchio allo specchio della camera da letto con la banana in mano per scoparmi con fare libidinoso e sguardo accattivante come se la banana fosse un cazzo vero e il lui fosse lì con me. Mi sfilai l'accappatoio e nella mia mente il lui mi disse che ero un gran bel pezzo di fica. Mi ammirai e mi giudicai sensuale e provocante: un paio di tette grosse al punto giusto, sode e tutt'altro che cadenti (sono una terza misura); ventre tutto sommato piatto nonostante la mia età e le gravidanze; il triangolo di peli ricci e neri ben curato; fianchi rotondi e culo alto e sodo; cosce perfette; il mio viso, che credevo dolce e innocente, ad un tratto me lo ritrovai da troia, con gli occhi neri, come i lunghi capelli, che parlavano da soli. Mi toccavo, ma nella mia mente mi palpava il lui che non c'era. poi il lui che non c'era mi strofinò il cazzo, che era una banana, sulle tette, in bocca, fra le cosce e sul clitoride. Ti voglio scopare mi disse i lui immaginario. Si lo voglio dentro, fammelo sentire dentro, rispose la mia mente. Che scopata! Che orgasmo! Poi, alzando le cosce e il bacino, mi palpò il culo, mi disse che era favoloso e che me lo voleva fare. Si, si, rispose la mia mente, fammelo, rompimi il culo. A poco a poco infilai la banana nel mio culo e, facendomi pure un ditalino, ebbi ancora un orgasmo. Non avevo mai goduto tanto in vita mia. Mi chiedevo cosa mi stesse accadendo e non mi sapevo dare una risposta. Non volevo nemmeno essere diversa con mio marito. Cosa poteva pensare? Poi, senza essere messo in conto e senza che io lo volessi, nonostante tutto, accadde quello che non sarebbe dovuto accadere. Perché? Sono diventata una viziosa. Dunque, una mattina, di metà luglio 2014, Veronica mi telefonò chiedendomi se nel pomeriggio fossi stata libera in quanto doveva comprare qualcosa e voleva il mio consiglio. Non avevo impegni e risposi di si. Sarebbe venuta a prendermi alle 15,30- In realtà non era così: si doveva incontrare col suo ultimo amante, solo che Daniele, così si chiamava, aveva ospite a casa un suo cugino con la famiglia e non poteva lasciarlo a casa per cui se dovevano incontrarsi sarebbe stata necessaria la presenza di un'altra e lei ha pensato a me. Era tutto programmato e quando ci incontrammo, pur avendo un appuntamento, fecero finta che si trattasse di un incontro casuale. Ci incontrammo, infatti, in un bar e Daniele volle offrire lui. L'altro, il cugino, si chiamava Alberto. Niente male come ragazzi: entrambi mori, altezza normale e bella presenza. Coetanei, da 30 a 35 anni. Stavamo per separarci quando Daniele ci invitò a visionare un villino sulle colline, con vista lago. Lui è agente immobiliare. Naturalmente ero contraria e ricordai a Veronica degli acquisti. Fra l'altro non mi sentivo a mia agio perché Alberto non faceva altro che squadrarmi dalla testa ai piedi soffermandosi sulle tette e sui fianchi. Pregustava forse il momento in cui mi avrebbe messo le mani addosso. Faceva un gran caldo e mi ero vestita con una gonna bianca attillata e una camicetta gialla. Sotto uno slip di merletto bianco e il reggiseno dello stesso colore. Daniele insisteva e quando alle sue insistenze si unirono pure quelle di Veronica, dovetti cedere. Andammo tutti con la macchina di Daniele. Anche questo programmato, in modo tale che io, non essendo sola con lei nella sua auto, non avrei avuto né il modo né il tempo di protestare o di dissentire. Era veramente un bel villino con una vista spettacolare sul lago. Non era ammobiliato e sul pavimento di una stanza era distesa una coperta e, ai lati, delle bibite e delle confezioni di fazzolettini. Altro che incontro casuale. Era tutto chiarissimo e mi sentivo agitata chiedendomi cosa fare. Eravamo sulla soglia del balcone ammirando uno splendido panorama. Alberto se io fianco a fianco, Veronica e Daniele dietro di noi. Ad un certo punto sentii risatine e sussurri. Mi giro e mi accorsi della loro assenza. Il tutto proveniva dall'altra stanza. Andai per vedere e mi fermai sulla soglia: si baciavano e si palpavano sogghignando. Anche lì una coperta a terra. Mi sentii imbarazzata e non ebbi nemmeno il tempo di riflettere che Alberto mi prese per il braccio tirandomi indietro e facendomi segno di fare silenzio e non disturbarli. Nel tirarmi si avvinghiò a me. Feci un segno di diniego e riuscii a girarmi dandogli le spalle. Sentii le sue braccia serrarmi e le sue mani sulle tette. Facendo segno di no con la testa portai le mani sulle sue come per intimargli di toglierle, ma lui prese palparmele e sentii il suo cazzo duro fra le chiappe. Non era un cazzo immaginario, né una banana; un certo effetto me lo faceva e quando riuscì a girarmi cercando la mia bocca, dopo un iniziale tentennamento muovendo la testa e mostrando un sorrisino di occasione, mi ritrovai con la sua lingua che forzava le mia labbra. Chiusi gli occhi e l'accolsi. Era calda e umida. La sentii esplorare ogni angolo della mia bocca. Mi sentii invadere da uno strano calore, brividi alla schiena e la fica che pulsava. Sentii le sue mani sulle chiappe, mi strinse forte a se e sentii il suo cazzo sul ventre. Succhiai la sua lingua e poi intrecciai la mia alla sua. Lasciò la mia bocca e prese a baciucchiarmi il collo,quindi tirò fuori la camicetta dalla gonna e mi accarezzò la schiena nuda facendomi gemere di piacere. Cercò la cerniera della gonna, la tirò giù e me la sentii scivolare lungo i fianchi e le cosce. Riprese a palparmi il culo e infilò le mani all'interno degli slip. Cercò ancora la mia bocca e sentii il cazzo sfondarmi il ventre. Il tutto mi dava una sensazione particolare e presi a sbottonargli la camicia. Se la sfilò e mentre io sbottonavo la mia portai le mie labbra sul suo petto. Mi sganciò il reggiseno e lo fece cadere. Il contatto carnale del suo petto con i miei capezzoli mi fece perdere la bussola. Poi me li leccò e cercai di trattenermi dal gemere. Non ci riuscii. Nel sentire i gemiti, i risucchi, l'impatto di carni proveniente dall'altra stanza e il piacere che provavo, mi fecero dire, a me stessa, che stare con un altro non era poi un trauma. Ci stendemmo sulla coperta e mentre lui si sfilava pantaloni e slip io sfilai i miei restando completamente nuda di fronte ad un estraneo. Quando il suo cazzo balzò fuori e venne in ginocchio alla mia destra non potei fare a meno di ammirarlo e di impugnarlo. Non aveva le dimensioni delle banane che compravo per divertirmi da sola ma sicuramente era più lungo e più grosso di quello di mio marito. Glielo segai lentamente e prese a giocare con la mia fica, finché si distese e, messi di fianco, lui prese a leccarmi ed io lo imboccai. Presto ebbi il mio primo orgasmo. Il mio primo orgasmo; li avevo avuti solo con mio marito. Mentre godevo, come non ricordavo più che si potesse godere con un maschio, mi gustavo il suo cazzone leccandolo e succhiandolo, sperando, nella mia mente, di essere brava. Si girò e venne; appena mi penetrò gridai un lungo si; ripiegai le gambe sollevando le ginocchia e quando prese a muoversi mi sembrò di raggiungere il paradiso. Avvinghiai le gambe dietro la sua schiena e ci muovemmo insieme. Ebbi il mio secondo orgasmo così. Mi leccò la fica dicendomi che ero gustosa; poi venne su e mi invitò ad assaggiarmi ficcandomi la lingua in bocca. Ci sapeva fare e mentre succhiavo la sua lingua pensai a quanto fosse fortunata sua moglie se la faceva godere sempre così e che poi Veronica non aveva tutti i torti. Si mise supino e questa volta andai su io. Mi sistemai il cazzo e mi lasciai andare sospirando di piacere. Presi a roteare il bacino gustandomi il suo bel cazzone. Lui giocò con le mie tette strizzandomi i capezzoli e nel mentre ci guardavamo vogliosi. Perché con mio marito non era così? Con lui era un godimento continuo e il mio terzo orgasmo fu ancora più lungo e più intenso, dimenandomi sul suo cazzo come una femmina che non godeva da chissà quanto tempo. Mi fece sistemare alla pecorina e ,senza chiedermi niente, prese la saliva e mi lubrificò l'ano. Voleva incularmi. Che dovevo fare? Mica potevo dirgli di no! E poi, francamente lo desideravo: finalmente un cazzo vero nel culo. Speravo solo che le banane che avevo usato avessero fatto un buon lavoro. Si, avevano fatto un buon lavoro, tanto che, tranne un leggero fastidio quando me lo ficcò tutto facendomi sentire le palle sulla fica, fui invasa da un piacere nuovo e indescrivibile e lui mi disse che mio marito mi trattava bene lì. Se sapesse la verità, pensai. Prese a pomparmi fino a quando non resistette più e mi inondò l'intestino. Era il primo cazzo e la prima sborra che prendevo in culo. Mi fece distendere supina e mi cavalcò sistemando il cazzo, mezzo duro e gocciolante, fra le tette. Sentii le sue gocce sul collo. Mentre ci asciugavamo con dei fazzolettini, lui il cazzo ed il prima il culo, da dove mi colava abbondantemente la sborra, e poi il collo, sentivamo risolini e mezze frasi provenienti dall'altra stanza. Riuscii solo a capire Daniele che diceva: "Perché no? Che c'è di strano" e lei: "Se ti va provaci!". Naturalmente non sapevo a cosa si riferissero. Il fatto sta che vedemmo spuntare Daniele col cazzo mezzo moscio penzolante. La prima cosa che mi venne in mente fu che in 46 anni avevo visto un cazzo, quello di mio marito, e lì ne stavo vedendo 2 insieme. Anche quello di Daniele era più lungo e più grosso di quello di mio marito. Si avvicinò sorridendo. Io ebbi l'istinto di cercare di coprirmi. "Che ne dici se io mi faccio un giro con lei e tu con Veronica?" disse rivolgendosi ad Alberto. Restai di stucco e pensai che l'avrebbe dovuto chiedere a me e non a lui. Per loro farsi due troie in un pomeriggio era motivo di piacere e di eccitamento: sicuramente era la prima volta e non volevano farsi sfuggire l'occasione; Veronica era sicuramente d'accordo altrimenti Daniele non l'avrebbe proposto, per cui io, come al solito, ero in minoranza. Fortunatamente fu così perché con Daniele venne fuori un'altra gran bella scopata. Intanto me lo ficcò subito in bocca. Il suo cazzo sapeva di sborra, di fica, di culo e ho avuto ancora altri stupendi orgasmi. Alla fine mi venne in bocca ed io, per non sembrare una sprovveduta, ne bevvi in quantità. "te ne rendi conto cosa mi hai fatto fare? Mi hai ingannata. Avevi organizzato tutto, altro che consigli per gli acquisti!" la rimproverai. "Perché non ti è piaciuto?" "Si, ma che vuol dire?" "Avevi mai immaginato di poterti fare due cazzi estranei in un solo pomeriggio?" "No. Appunto" "Non ti senti soddisfatta e leggera?" "Si" Il colmo fu che non mi sentii colpevole nei confronti di mio marito. La sera, quando rientrò, tutto normale, tutto come prima, come se non fosse successo nulla. Quella fu la prima volta e non l'ultima. Anch'io non potevo più aspettare i comodi di mio marito, tanto più che avevo 46 anni e non sapevo per quanto tempo ancora potevo essere nelle condizioni di poter mostrare il mio corpo. Intanto la prima metà di agosto mio marito era ferie e siamo stato 2 settimane fuori. Al rientro, dopo ferragosto, era in ferie il marito di Veronica e, anche loro andarono in vacanza. Fu in questo periodo che incontrai due volte Daniele. Naturalmente ritenemmo opportuno di tenere all'oscuro Veronica per ovvi motivi. Quando rientrò mi raccontò di un paio di scopate al mare e uno dei due che aveva conosciuto era di un paesino vicino Como. Me lo fece conoscere insieme ad un amico con il quale ci siamo incontrati 3 volte. Era un ragazzo di 26 anni. Che spasso! il suo cazzo era sempre duro. Poi imparai ad essere autonoma. La prima volta, al centro commerciale, mi feci abbordare da un tizio che non faceva altro che guardarmi il culo. Un 50 enne ancora in forma con il quale mi incontrai 2 volte. Mi resi conto che il centro commerciale era un luogo dove ne potevano succedere di tutti i colori. Infatti, oltre a poter essere abbordati da visitatori, accadde con altri due, una volta, per un reclamo, feci amicizia con un membro della direzione e, ancora oggi, quando è possibile, ci chiudiamo nel suo ufficio e mi faccio scopare come una troia. Ha 32 anni. Aspettavo il tecnico della lavabiancheria e ricordai dell'avventura di Veronica con l'idraulico. Era un bel ragazzo. Aveva ragione Veronica: basta mostrare le cosce e tutto viene da solo.

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