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Mia moglie all'estero
Me lo sentivo che qualcosa di strano sarebbe successo, ma mio malgrado dovetti acconsentire alla sua partenza. Mia moglie aveva assolutamente bisogno di aggiornarsi nella sua professione e per farlo avrebbe dovuto andare all’estero. Il computer con sofisticati programmi, aveva soppiantato le tecniche di lavoro e lei, pur avendone acquistato uno privatamente, lo sapeva usare ben poco. Fu così che tramite conoscenti, concluse un accordo per effettuare uno stage d’apprendimento in una nazione lontana, dove le aziende rappresentavano il fiore all‘occhiello in quel settore. Fortunatamente aveva imparato la lingua di quel paese e se la cavava abbastanza bene. L‘aereo giunse all‘aeroporto in orario e come promessole qualcuno l‘aspettava per accompagnarla presso la ditta. Si aspettava una grande industria, invece era un semplice studio, ricavato da un locale dell‘appartamento del titolare. Tre posti di lavoro con i rispettivi PC. Quello del titolare, di un assistente ed una scrivania più piccola che era destinata a lei. La camera che sapeva le avessero prenotato, era pure una stanza del medesimo appartamento. Accetto di rimanere, notando che perlomeno aveva un servizio separato. Stanca del viaggio, riuscì a ritirarsi subito nella sua camera chiudendo a chiave e dormendo quasi subito. All‘indomani, si trovò seduta davanti al suo computer in compagnia dei due uomini. Fondamentalmente timida di natura, le piaceva comunque vestire in modo anche troppo femminile. Abiti piuttosto sexy avvalorati, nel suo caso, da un corpo piuttosto formoso, ancora snello nonostante i suoi trentacinque anni, un divorzio alle spalle ed un figlio di quindici anni. Si presentò con un abitino intero, bianco e rosso, molto corto che lasciava intravedere al di sotto, un completino intimo pure bianco. Il titolare, che credeva molto generoso per averle offerto parte del viaggio e l‘alloggio, le fece capire subito che più che ad istruirla, era piuttosto propenso a metterla subito al lavoro. Sguardi allusivi ed ambigui, suoi e dell‘altro dipendente, gli fecero poi rimpiangere d‘avere indossato quel vestitino, sentendosi troppo esposta ai due uomini. Per iniziare il lavoro, qualche spiegazione dovevano pur dargliela e specialmente il titolare, in piedi dietro a lei, seduta sulla tipica sedia a rotelle girevole, non mancava di allungare le mani verso lo schermo, la tastiera del computer e l’incarto davanti a lei, per indicarne dei dettagli. Più di una volta, a lei parve non proprio involontariamente, gli sfiorò le spalle le braccia e perfino il seno. Già piuttosto turbata, si preoccupò ancor di più, quando l‘altro assistente lasciò l‘ufficio, recandosi da clienti per un paio d‘ore. Il titolare, pur senza una reale necessità, si prolungò, sempre dietro di lei, ad una miriade di spiegazioni, sfiorandola sempre di più, fino al punto di lasciarle una mano appoggiata sulla spalla. Terrorizzata, dopo qualche momento, la sentì muoversi verso il collo a sfiorarle i lunghi e ricci capelli biondi. Lei si irrigidì e non fu capace di reagire. Era come paralizzata nel sentire le dita dell‘uomo che lentamente scendevano nella scollatura. A poco a poco la mano di lui prese posto nella coppa del suo reggiseno, quasi a sostituirla ed a sorreggere quella seducente mammella, senza riuscire a contenerla tutta. Esercitando pressione verso l‘esterno, con il braccio allontanò dal suo busto gli abiti aderenti fino a deformarli e dall‘alto, sbirciò nella scollatura, riuscendo ad osservare un capezzolone, che stuzzicato dalle sue dita, s’inturgidiva sempre più. Certo lei le sue tette le aveva già mostrate in spiaggia a degli sconosciuti, quando, in compagnia di una sua amica più disinibita, si era sforzata di praticare il topless come lei. Ma ora era diverso, era sola con lui che la stava tastando. Ben presto, contemporaneamente le abbasso le spalline dell‘abito e del reggiseno, trascinando il tutto verso il basso. Ottenne così di scoprirle completamente due belle tettone, bloccandole nello stesso tempo le braccia all‘altezza dei gomiti. Lei si vide il seno riflesso nel monitor ed avvampò notando come i capezzoli, ormai ridotti alla metà dell‘originale circonferenza, si erano allungati ed irrigiditi come mai. Quella situazione le dava una sorta di imbarazzante eccitazione. Lui fece roteare la sedia volgendola verso si se, per ammirarle meglio le grosse poppe leggermente cascanti ma nello stesso tempo molto provocanti. Le palpò con decisione scoprendo una pelle particolarmente vellutata e si divertì a far saltellare le due tettine indurite ma elastiche, tra le nocche delle sue dita. Il gioco non si fermò a quel punto come lei avrebbe sperato, perché, al contrario di come avviene in tante cose, lui puntava in basso. Volse lo sguardo tra l‘incavo delle due cosce, poco coperte dal succinto vestito, che formava una sorta di caverna triangolare fino all‘inguine. Sullo sfondo il tessuto a rete fine di uno slip, che lasciava poco spazio all‘immaginazione. Ben delineato si notava il triangolo di peluria biondo scuro, accuratamente regolato ad un centimetro al bordo delle mutandine. Alzarle il vestito fino all‘ombelico, richiese un certo sforzo in quanto il tessuto sotto le cosce ed il sedere, faceva fatica a sfilarsi e lei non collaborava. Come paralizzata favoriva involontariamente le azioni dell’altro ritrovandosi in pochi minuti con il vestito ormai ridotto ad un lembo raggrinzito attorno alla pancia, alto pochi centimetri e sovrastato da due grandi mele. Sotto, il minuscolo tanga, che oltre al citato triangolo di stoffa trasparente, presentava solo un sottile nastro a sostenerlo. Lui seguì quel fragile cordone con le mani dai due lati, agevolato dalla forma anatomica della sedia d‘ufficio, che lasciava un vuoto attorno a lei proprio a quell‘altezza. Quando le sue dita si incontrarono sulla schiena, al tatto intuì che sarebbe stato facile. Incontrò tre terminali a catenella, due orizzontali provenienti dai fianchi e quello verticale che sbucava dal taglio di due sode natiche. Erano agganciati ad un piccolo supporto rigido. Senza troppa fatica, riuscì a sganciarne due e l’indumento cadde. Il piccolo lembo di stoffa sul davanti si adagiò tra le gambe fermamente serrate di lei, ma la metà superiore della riccia peluria sul pube rimase scoperta. Era praticamente denudata, restavano nascoste le parti più intime, ormai l‘obbiettivo finale dell’uomo. Lei ormai drogata da un misto di vergogna ed eccitazione, con le braccia sempre bloccate ai fianchi dall‘abito abbassato, ricevette l‘ordine alzarsi e senza rendersene conto lo fece. Lo slip scivolò a terra. Aiutò persino l‘uomo a liberarle dai piedi l‘abito e il reggiseno che gli aveva sfilato verso il basso. Completamente nuda ma libera nei movimenti, accennò allora ad allontanarsi. Lui la trattenne per un braccio, mostrandole sopra il video del suo computer, una cam, puntata su di loro, con la lucina verde accesa. Gli disse che dal filmato poteva estrarre tutte le immagini che voleva e farle avere a chiunque, per primo a suo marito. Affermò inoltre di aver prelevato il passaporto dalla sua borsetta e che se ne sarebbe potuta andare solo con il suo consenso. Indicandole il tavolo conferenze in un angolo del locale, la invitò a sdraiarvisi sopra supina. Presa da quel ricatto, con la mente confusa, non poté che eseguire, rimanendovi immobile con le gambe chiuse, ma fu per poco. Lo notò spostare due sedie da sotto il tavolo in corrispondenza dei suoi piedi, mettendole a quasi un metro di distanza tra una e l’altra. Fortunatamente gli schienali erano imbottiti, perché fu costretta ad appoggiarvi i talloni. Per farlo dovette allargare le gambe ed avanzare con il sedere fino al bordo del tavolo. Si ritrovò nella posizione come quando andava dal ginecologo, a mostrare oscenamente la sua fica a quell’individuo. Accuratamente depilata ed ornata dal solo triangolino di peluria sul pube, ben visibile la lunga fessura contornata da due grandi labbra che proseguivano fino a lasciar spazio al fiorellino del culo. Con due dita, lui schiuse piccole e grandi labbra della sua passera per guardarle bene la clitoride e l’apertura della vagina. Quella condizione di sottomissione e di gran vergogna l’aveva suo malgrado eccitata. Se ne vedevano gli effetti sul grilletto teso e sporgente, mentre era più che bagnata, gli umori avevano formato un laghetto all’apertura della vagina. Togliendo le dita dal suo spacco, le disse di restare ferma, mentre da un cassetto estraeva una macchina digitale. Le immortalo più volte la fessura scoperta, non dimenticando di includere in sottofondo le magnifiche poppe. Volendola umiliare all’inverosimile, le disse quindi di infilarsi due dita della mano sinistra nella vagina, passando da sotto le natiche. Eseguì, ma non era finita, volle che con la destra si facesse un ditalino. Quasi svenne dall’imbarazzo ma iniziò a stimolare il suo piccolo cazzo con il dito medio, mentre lui andò a regolare la cam puntandola in quella direzione. Voleva registrare il suo orgasmo, sperando di vederla contorcersi sul tavolo. In effetti, lei dopo poco venne, ma non gli diede la soddisfazione di farlo vedere, anzi disse che non ci sarebbe mai riuscita. Vedremo disse, obbligandola a girarsi sulla pancia, lasciando le gambe a penzoloni dal bordo del tavolo con i piedi che arrivavano a terra. Voglio vedere il tuo buco del culo! Non dovette aprirle i glutei. In quella posizione, naturalmente faceva mostra di tutta la sua spacca, ed il taglio, terminava proprio in corrispondenza del piccolo ano già in vista. Scattate altre foto, depose l’apparecchio e si armò di un grosso pennarello che tento di infilare in quell’orifizio. Troppo stretto ed asciutto, dovette prima inumidire il tubo metallico nella fica, per poi introdurlo di alcuni centimetri nel retto. Lasciò spuntar fuori il solo il coperchio rosso che “gentilmente” aveva lasciato verso l’alto. Contemplò per un momento il suo artefatto da guardone, provando più piacere che nel penetrarla lui stesso. Volendo dar sfogo alla sua eccitazione, dal tavolo la fece scivolare a terra in ginocchio e la fece girare verso se. Abbasso la lampo dei pantaloni ed estrasse il cazzo eretto indirizzandolo verso la sua bocca. Arrivò fino a pochi millimetri dalle labbra, quando provvidenzialmente suonarono alla porta. Lei si alzò di scatto e raccolse di furia i suoi indumenti. Si dileguò verso la sua camera, con il pennarello che le spuntava ancora tra i glutei. Dopo una lunga doccia si rivesti, questa volta con pantaloni ed una camicetta nera. Di trasparente c’erano solo le maniche. Di soppiatto andò a sbirciare nello studio. Il depravato era uscito, probabilmente in compagnia di chi era arrivato. Lei pensò bene di frugare in tutto l’appartamento-ufficio alla ricerca del suo passaporto. Le ci volle più di un’ora ma lo trovò. Ritornò nella sua camera, intenzionata a preparare la valigia e lasciare immediatamente il posto. Mise il passaporto nella sua borsetta dove già si trovava il biglietto d’aereo per il ritorno. Non appena aperto l’armadio per togliere le proprie cose, senti la porta della camera ad aprirsi e lo sporcaccione, questa volta accompagnato dall’altro impiegato, entrarono senza chiedere il permesso. Lei si sentì nuovamente persa guardando gli sguardi di complicità che i due si facevano. Evidentemente il loro non era solo un rapporto di lavoro e pensò alle altre donne che prima di lei, come sapeva, si erano recate in quel posto per “imparare”. Ignaro che lei avesse nel frattempo trovato il suo passaporto e forte di filmati e fotografie in suo possesso, il capo esclamò: il vestito di prima ti stava molto meglio, con figa e tette scoperte poi, eri ancora più bella. I due si avvicinarono e ripartendosi tacitamente i ruoli, incominciarono ad armeggiare con la cintura dei suoi jeans e ed i bottoni della camicetta. La sua biancheria intima era tutta piuttosto sexy e poco dopo, senza pantaloni e con la camicetta aperta, era quasi nuda. Un paio di calze autoreggenti, mutandine nere molto trasparenti ed un reggiseno pure nero velato che lasciava intuire tutto. Prima che le tolsero la camicetta, macchinò velocemente nella sua mente, il sistema di inferire una lezione ai due e di scappare. Immediatamente, pur con un certo sforzo inizio ad essere molto accondiscendente. Chiese di essere fotografata così come si trovava, spiegando che le foto in abbigliamento sexy erano migliori di quelle integrali. I due, solitamente incontravano resistenza. Godevano nell’imporre il loro volere con le armi che avevano in pugno, ma questa volta cascarono nella trappola. Pensarono, per una volta di fare del sesso consenziente. Lei chiese loro di svestirsi completamente. Li avrebbe premiati con un pompino collettivo. In pochi secondi furono nudi con il cazzo già in tiro, ma chiesero anche a lei di mostrarsi al nuovo arrivato come mamma l’aveva fatta. Tutt’ e tre ignudi come vermi, si adagiarono sul letto, con l’impiegato che le fissava ostinatamente la peluria del pube. Volle subito ammirare ed assaggiare quanto avesse poco sotto e disse di volerle infilarle l’indice ed il medio contemporaneamente nelle sue cavità intime. Il suo superiore lo aiutò e gliele fece esporre alzando e allargandole le gambe. Ancora una volta il suo imbarazzo aumentò sempre più, ma li volle assecondare, lasciandoli fare. Fu costretta a succhiare le due dita appena levate dalle sue intimità. Intuendo cosa gli sarebbe finito in bocca subito dopo, propose di rinviare il bocchino a più tardi per risvegliare una seconda erezione. Allora il principale si mise supino con la nerchia tesa verso l’alto chiedendole di impalarsi e di rivolgere il culo al compagno. Lei capì cosa volevano fare, ma il suo buchetto posteriore era vergine, non aveva mai voluto provare. Il pennarello prima ed il dito dopo, le avevano fatto provare un brivido, ma oltre ad una strana sensazione di godimento aveva sentito resistenza accompagnata da un leggero dolore. Non sarebbe stato così semplice prenderlo nel fondoschiena. Del resto non aveva nessuna intenzione di farsi penetrare simultaneamente da quei due personaggi. Superò ogni inibizione e per assicurarsi che fossero eccitati al massimo, prese posizione come le avevano chiesto. Arrivò a sentire la cappella di quello sotto che le sfiorava il grilletto. Lei si chinò in avanti fino a toccargli il busto con grosse le tette. Nel far questo le chiappe si erano aperte in un’oscena esibizione. L'altro da dietro incominciò a strofinare il cazzo su e giù nel solco, inumidendole il buchino con gli umori che le sgorgavano dalla fica. Malgrado tutto infatti, trovarsi per la prima volta a far sesso con due uomini, rappresentava una situazione intrigante che la faceva eccitare parecchio. Non voleva tuttavia rinunciare a fargliela pagare. Non andò proprio tutto come aveva previsto, perché inaspettatamente, con un colpo di reni lo schifoso di sotto riuscì a penetrarla e lei sentì il randello arrivarle fino all’utero. L’altro tentava di spingerle il fallo nel retto, provocandole fitte di dolore. D’un tratto poi, ingannata da un eiaculazione precoce, sentì un fiotto di sperma schizzarle il culo per poi colare fin sul cazzo di quello sotto. Era già troppo, avrebbe voluto lasciarli completamente a secco. Improvvisamente si sfilo, balzo dal letto, agguantò borsetta e pantaloni ignorando il resto e di corsa andò verso l’uscita. Al volo prese il suo giubbino dall’appendiabiti e da terra le scarpe, che educatamente aveva lasciato all’entrata. Con la paura che i due potessero raggiungerla, uscì nuda sul pianerottolo al secondo piano. Riuscì velocemente a spostare la chiave dalla toppa interna a quella esterna. Diede un giro di serratura e la lasciò dentro. Ma le sue disavventure non erano finite. Proprio in quel momento dalle scale salivano due ometti anziani, che aveva già visto la sera prima e che dovevano abitare in uno dei piani superiori. Cercò di coprire le sue grazie alla bella e meglio con quanto aveva in mano. I due erano sbalorditi di vederla in quello stato e per un istante rimasero a guardarsi negli occhi. Lei decise di fuggire verso i piani superiori e trovare un angolo deserto per vestirsi. Arrivata a metà della scala, con i due che guardavano la perfetta linea della schiena e del sedere scoperti, inciampò. Quanto aveva per le mani, si sparpagliò per le scale, lei cadde iniziando a scivolare sugli scalini. D’istinto si girò per fermarsi. Si ritrovò seduta su uno scalino con le gambe aperte di fronte ai due vecchietti. Ebbero così la visione ancora migliore di una bella vulva completamente esposta e bagnata, e di due zinne che dal vivo non avevano mai visto. Perplessi si accinsero a raccoglierle la roba caduta, mentre lei, afferrato il giubbino che era a portata di mano, lo infilò e tentava di chiuderne la lampo. Frastornata da quella caduta, con le ginocchia che le dolevano, non si curò nemmeno più di chiudere le gambe. Il suo pudore era ormai ridotto ai minimi termini. I due la invitarono nel loro appartamento ed in quel momento non riuscì ad immaginare cosa di meglio potesse fare. Giunta all’interno, le dissero di accomodarsi sul divano e lei lo fece con indosso la sola giacchetta. Raccontò brevemente ed in grandi linee cosa le era accaduto. In quel mentre si ricordò che aveva dimenticato di trasferire nella borsetta, il denaro che aveva nascosto nella valigia, ed era quindi rimasto nella sua ex-camera. I due anziani erano molto gentili, abbagliati dall’insperata visione del suo corpo e con discrezione e titubanza, le fecero che capire che avrebbero volentieri assaporato il gusto del tatto sul suo corpo. Lusingata dal modo in cui le giunse la richiesta, pensò di unire l’utile al dilettevole, dicendo che avrebbe fatto una doccia con la loro collaborazione. Nel bagno, permise loro di insaponarla e lavarla tutta. Riguardosamente passarono innumerevoli volte le loro mani su quel corpo, soffermandosi a lungo sulle parti più intime. Al termine asciugandola dolcemente con una salvietta di morbida spugna, la massaggiarono delicatamente facendole provare delle fitte di piacere nei punti più sensibili. Per finire sempre davanti a loro, si rivestì dei soli jeans, del giubbotto e delle scarpe. Accettò il denaro che le mancava per prendere il treno direzione aeroporto e li lasciò con un bacio sulla fronte. Fortunatamente non incontrò nessuno per le scale e si avviò verso la stazione. In aeroporto dopo una notte a dormire nella sala d’attesa e mille complicazioni per anticipare il biglietto, salì sull’aereo tirando un sospiro di sollievo. Era ancora vestita “a pelo”. E in quello stato si presentò a casa due giorni dopo essere partita, con largo anticipo rispetto al programma. Naturalmente tentò di limitarsi a pochi particolari, ma a poco a poco venne fuori tutto e con mio grande stupore il racconto mi eccitava sempre più. Ancora oggi rievocando quei ricordi nascono le migliori scopate e, non me ne vergogno, ogni volta che guardo le foto inviatemi per vendetta da quei due, non posso fare a meno di masturbarmi davanti a quelle nudità così oscenamente esposte ed alla mercè di due sconosciuti.

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