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Mi metteresti incinta?
In sala d’aspetto di un poliambulatorio attendevo il mio turno per una radiografia; ero scivolato sul marciapiede ghiacciato e temevo di essermi fratturato l’avambraccio destro. Dolore a parte, era una bella seccatura, mi sembrava si non poter fare nessuna delle cose che rimandavo sempre. Ero lì a rimuginare quando ho sentito due donne, Marzia e Rosa come appresi dai dialoghi, che pensando di non essere ascoltate da nessuno, parlavano di loro cose, forse troppo private.

Marzia: “Allora come è andata con la cura che seguivi per rimanere incinta?”
Rosa: “Niente da fare, era una cura preparatoria, propedeutica all’inseminazione artificiale, ma dopo tante
delusioni, attese, discussioni e rinnovate speranze ho avuto ieri la doccia fredda: l’inseminazione
eterologa non è più possibile … e le mie speranze sono andate al diavolo.
Marzia: “E tuo marito?...”
Rosa: Inizialmente non voleva, sapessi quante discussioni, poi si era convinto, del resto era a causa sua se
non abbiamo potuto avere figli e poi pensa che col passare del tempo si era così abituato all’idea che
ultimamente sembrava più entusiasta di me. E ora…
Mi hanno suggerito di andare in Inghilterra o in Spagna, ma io non me la sento. Basta, appenderò
definitivamente questo sogno al chiodo.
Marzia: “neanche noi abbiamo potuto avere figli: le analisi indicano che gli spermatozoi di mio marito sono
poco vitali ! Io comunque a farmi inseminare artificialmente non ci penso nemmeno e se proprio dovessi decidere, mi farei inseminare con i metodi tradizionali, che se mi capitasse un
donatore bello anzi no, uno bravo ci scapperebbe anche una bella chiavata !
Rosa: “Sandra !!!, che dici! “
la riprese scandalizzata Rosa, guardandosi intorno e indicando me, che insolitamente indiscreto, guardavo nella loro direzione. A questo punto Marzia, forse anche per allentare la tensione, rivolgendosi verso di me mi chiese :
“Giusto, No?”
“senz’altro, condivido in pieno e, se posso dare una mano…” risposi io.
“Tu con quel braccio al collo faresti bene a tenerle più d’acconto le tue mani, e poi non sono le mani che servono!” Mi rispose Marzia ridendo
“hai ragione, ma se posso essere d’aiuto” dissi io mimando una enfatica levata di cappello”
Rosa imbarazzatissima e rossa in volto distoglieva lo sguardo.

Rosa era una pacioccona con qualche chilo di troppo un viso dolce, non particolarmente bella, molto timida e mammesca, Marzia invece con un volto duro e sfrontato, ma senz’altro più interessante.

L’attesa si prolungava e cambiando argomento, intavolammo una piacevole conversazione che si concentrò sui viaggi e sui costumi ed abitudini delle varie popolazioni e che finì per coinvolgere anche Rosa, sebbene rimanesse più formale. Io mi astenni da ogni riferimento al precedente argomento.
Fui quindi chiamato dall’infermiera, salutai ed entrai nel laboratorio radiologico.

Una decina di giorni dopo, ero al supermercato impacciato dalla fasciatura (non era stata necessaria l’ingessatura) mi si era rotto il sacchetto della spesa ed il contenuto si era sparso subito dopo la cassa. “Aspetti, l’aiuto”, era Rosa che fattosi dare un altro sacchetto, mi aiutava a raccogliere i miei acquisti.
Rosa mi volle accompagnare al parcheggio portandomi il sacchetto.
“Grazie Rosa” le dissi “lei è stata gentilissima, mi consenta di offrirle un aperitivo”
Rosa titubante finì per accettare e ci recammo al bar nel centro commerciale, era imbarazzatissima.
“Grazie di nuovo Rosa, io mi ero offerto di prestarvi aiuto ed ha finito per darmelo lei” dissi io per rompere il silenzio.
Rosa nervosa aveva gli occhi rossi quasi volesse piangere.
“Debbo togliermi un dente” mi disse Rosa ad occhi bassi, e poi di seguito “la sua era solo una battuta o mi aiuterebbe veramente? Mi metterebbe incinta?” Disse Rosa tutto d’un fiato e si avvertiva quanto le fosse costato, una breve pausa e poi sospirò: “ecco, me lo sono tolto !”
Io rimasi senza parole, ero forse imbarazzato quanto lei che ora mi guardava con gli occhi umidi e pieni di speranza. Non potevo certo dirle che la mia offerta era rivolta a Marzia, decisamente più attraente.

“E tuo marito ?” le chiesi passando al tu.
“Ne abbiamo parlato, è d’accordo, no, non mi fraintenda! Lui vuole un figlio cui dare il nome, cui lasciare il negozio ed il frutto del suo lavoro. Gli ho raccontato del nostro incontro, delle conversazioni, gli ho detto che mi sembri una persona perbene, intelligente e colta. E’ stato lui stesso a propormelo. Ti sembrerà strano, ma mi ha detto che l’idea di una inseminazione con il seme di uno sconosciuto non gli andava giù. Certo c’è la questione del rapporto sessuale, ma se a me bene a me lui lo accetta. Non sarà un rapporto di fuoco, solo quel tanto che basta per rimanere incinta, senza trasporto, lui lo sa e sin fida di me.
Mi ha però chiesto due cose:
1) non ne avremmo mai più parlato fra di noi,
2) non lo avrebbe dovuto sapere nessuno. Per parenti ed amici io andrò in Inghilterra per l’inseminazione eterologa.”
“Avevo sentito il tuo indirizzo quando l’hai detto all’infermiera ed io ti facevo le poste, sperando di incontrarti. Già un’altra volta ti avevo visto, ma non avevo avuto il coraggio di avvicinarti, e quando ti si è rotto il sacchetto della spesa, ne ho approfittato.”
,
“Dimmi ora, sei disponibile o no. Lo so, non sono bella, non ho neanche un bel corpo, ma mi vuoi mettere incinta?” disse Rosa con un tono risoluto.

“Rosa, non gettarti via, non sei certo una diva di Hollivood, ma non sei una crosta, certo dovresti aiutarti con l’abbigliamento e con un po’ di trucco , leggero, quel che basta.
Si, se ne può discutere, ma io non sono un donatore di sperma. La cosa non mi interessa e non la farei mai. Certo non faremo sesso per amore, ma faremo sesso. Non mi piace la tua affermazione ‘senza trasporto’ se pensi di venire a letto con il camicione da tirar su lo stretto necessario e con la scrtta ricamata “Non lo fo’ per piacer mio, ma per far piacere a Dio”, cercatene un altro perché io non ci sto”.

Rosa con il labro che le tremava “va bene, quanto vuoi? “
Io “niente, quando sarà il tuo periodo fecondo?”
Rosa “dovrebbe iniziare domani o dopodomani, di solito sono regolarissima”
“bene, partiamo per una settimana visto che devi simulare il viaggio in Inghilterra. Andremo da qualche parte, tu pagherai le spese.

L’indomani mattina Rosa, venne in anticipo all’appuntamento, indossando indumenti assolutamente inadatti al suo fisico e ad una breve vacanza,. “La mia temperatura basale conferma che dovrei essere nel periodo fecondo” disse Rosa. Imboccai l’autostrada diretti al lago di Garda, ma uscii a Brescia dove la aiutai a rinnovare il suo guardaroba. La accompagnai da un parrucchiere, dove lavorava una mia amica, cui raccontai che Rosa era una collega con la quale dovevamo andare ad un congresso. Prendendola in disparte la pregai di pensarci lei. “Torna fra due ore” mi disse “sarà pronta”.

Non aveva fatto miracoli, ma per la miseria, Rosa era ora una gradevole signora, con qualche chilo di troppo che comunque non guastavano, anzi. Era decisamente appetibile, la pettinatura ed il trucco avevano fatto miracoli.
“Rosa era raggiante, sai mi diceva, non mi sono sentita così bella, neanche quando mi sono sposata. Mi ha anche insegnato a truccarmi! Pensa a trenta anni!”
Ripresa l’autostrada, uscimmo a Peschiera, andammo in un agriturismo che già conoscevo, pranzammo discorrendo amabilmente. La tensione si allentava sempre più, Rosa sembrava serena, si stava godendo una picevole gita.
“Vuoi fare un riposino dopo pranzo?” Le chiesi io, intendendo ben altro, “o preferisci rimandare ed andiamo un po’ in giro?” Non volevo forzare i tempi.
“No, se non sei stanco giriamo un po’; è da quando ero bambina, che non vengo da queste parti.”
Girammo, fece acquisti e non obbiettò quando camminando, le posai prima la mano sulla spalla e poi le cinsi la vita. Il pomeriggio volò via, cenammo presto, poi le proposi di andare a riposarci. Si rabbuio un istante e poi disse “sì andiamo, del resto è per questo che siamo qui.”

“Mi faccio una doccia, poi vai tu” mi disse Rosa. Uscì dal bagno indossando l’accappatoio e fu il mio turno. Mi stupivo, ma io ero veramente eccitato al pensiero che avrei avuto Rosa. Non sono mai stato uno sciupafemmine, ma la mia vita sessuale era regolare, intensa e varia, e le donne che frequentavo in quel periodo erano decisamente meglio di Rosa, eppure ero eccitato. Mentre l’acqua scorreva riflettevo, non l’avevo neanche palpeggiata né baciata, ed ora l’avrei scopata.
Era in piedi e mi attendeva, tesa come la corda di un violino, giù al ristorante avevano messo una musichetta gradevole, le cinsi la vita ed accennai qualche passo di danza, poi la baciai. Lei non dischiuse le labbra,
“E’ proprio necessario?” mi chiese
“Si, è indispensabile, ma se hai cambiato idea possiamo tornare subito a Milano” le risposi, baciandola di nuovo. Questa volta Rosa rispose, eccome! La sua lingua cercava la mia, io avevo iniziato a carezzarle il volto, le baciavo il collo, con una mano iniziai a carezzarle un seno, con l’altra le slacciai l’accappatooio che si aprì scoprendo due seni grandi, ma belli e sodi, una quarta pensai. I capezzoli turgidi fremevano alle mie carezze. Le mie mani ormai sotto l’accappatoio, le carezzavano il corpo nudo, con un gesto fluido feci scivolar via il suo accappatoio ed anche il mio, senza smettere di baciarla. I nostri corpi nudi ormai si toccavano. Più bassa di me, il mio cazzo eretto le spingeva sullo pancia ed io dovevo abbassarmi un po’, arrivandole con le labbra sul collo per toccarle il culo. Mi sono steso sul letto tirandola al mio fianco senza smettere di toccarla ora anche sul pube.
Sdraiata sulla schiena le aprii le gambe adagiandomi sopra di lei, non volevo sembrarle assatanato, ma non potevo neanche girarci intorno, eravamo lì per fare sesso.

“Fai piano per piacere” mi disse Rosa
“Rosa, ma non sarai mica ancora …”
“Si Lorenzo, sono ancora vergine, per favore non ridere di me” mi disse Rosa.
La baciai teneramente ed intanto con una mano le toccavo ia fica, le mie dita le allargavano le grandi labbra e con l’indice le sfioravo il clitoride; la sua fica cominciò a rispondere e a lubrificarsi, mi misi su di lei e sostituii il mio dito con il cazzo ormai diventato di marmo e strofinavo il glande fra le sue grandi labbra e sul clitoride, poi le presi una mano e la guidai ad afferrarmi il cazzo “imboccalo tu le dissi”
“Mamma mia come è grosso, non può entrare, mi squarterai, fermati! Anzi no, fai piano però, non farmi troppo male”
La carezzai sul viso, la baciai teneramenete, mentre con l’altra mano indirizzai l’asta all’imboccatura della fica e spinsi fino a raggiungere l’imene, lì mi fermai. Più per paura che per il dolore emise un leggero lamento.
Le dissi: “quando te lo dico fai un colpo di tosse Rosa, vedrai non sentirai nulla.”
“ora tossisci!” e mentre tossiva con un colpo superai l’imene.”
Un tenue lamento, mentre io immobile le facevo riprendere fiato.
“bravo, ho sentito pochissimo dolore”
Un’altra spinta e poi un’altra ancora e le ero tutto dentro, toccavo il fondo, ed ora con movimenti regolari la stavo scopando.
“Fermati per favore, esci fuori, non vorrei macchiare lenzuola e materasso, mi vergognerei come una ladra, alla mia età” Lo tirai fuori e lei fu pronta e tamponarsi la fica con un fazzoletto e a scendere dal letto. Il fazzoletto era intriso di sangue, ma a parte una piccola macchiolina, avevamo risparmiato il letto. Corse in bagno a lavarsi e dopo un po’ ritornò dicendomi:
“ mi hai sverginata, è fatta ora! Spero ora sia più facile” stese un’asciugmarsi sul letto e si adagiò su su aprendo le gambe come una vittima sacrificale. Le salii su e la penetrai lentamente, ma fino in fondo, iniziando a muovermi dentro di lei, presto cominciò a mugolare, segno che il godimento stava prevalendo sul dolore.
“Oh, che bello, continua, continua così” diceva Rosa, che ormai si muoveva assecondando i miei movimenti.
Iniziò ad ansimare e dalle contrazioni capivo che era prossima all’orgasmo, io continuavo a stantuffarla cercando di trattenere l’eiaculazione più che potevo, per distrarmi recitavo mentalmente le tabelline.
Ansimava sempre più e con le gambe mi cinse la vita, mentre con le mani mi tirava a se, stava avendo un orgasmo che sembrava un terremoto, le gote rosse e sudate. A questo punto anch’io mi lasciai andare e venni inondandola di sborra, sentendomi venire Rosa si era bloccata e mi tenne stretto a lei fino a che la mia asta perse l’erezione e cominciò ad ucire. A questo punto mi sfilai da lei di colpo e subito le sollevai gambe e bacino: Rosa poggiava sul letto con spalle e testa mentre figa e bacino erano in alto.
Rosa capì le ragioni della mia manovra e disse “Bene, così non esce niente”
“No, per uscire uscirà, ma gli spermatozoi rimarranno più a lungo vicino al tuo utero.”
Dopo qualche minuto si alzò andando in bagno, lo sperma le colava sulle cosce insieme con qualche traccia di sangue.

“Mi hai sfondata, sanguino ancora, ma mi è piaciuto tantissimo. Prese il cellulare e mandò al marito il messaggio “tutto ok, speriamo bene.”

“Non gli manderai un messaggio ogni volta che scopiamo” le chiesi
“No, ma ho promesso un messaggio al giorno!
“Andiamo, svelta scendiamo prima che chiudano il bar” le dissi, ci vestimmo in fretta e chiesi una bottiglia “questa la offro io” le dissi “dobbiamo festeggiare, oggi sei diventata donna!”

Tornammo a letto, la tensione era scomparsa, ci mettemmo nudi sotto il piumone e cominciammo a toccarci, ora il ruolo di Rosa era diventato più attivo, faceva progressi a passi da gigante, non ci volle molto per riprendere l’erezione, la feci venire a cavallo su di me e la penetrai “hai visto, conosce già la strada” disse Rosa, le insegnai a muoversi ed a fermarsi per non farmi venire subito, intanto le carezzavo il clitoride finchè venne sospirando, continuai ancora un po’, poi mi sentii salire l’orgasmo e venni nuovamente dentro di lei. Senza uscire ci girammo, ora lei era sotto “Fermati ora” le dissi, tamponati la figa con un fazzoletto ed addormentati così, con lo sperma nella vagina.”
“Domani” le dissi “ti insegno qualcosa di nuovo, le tenteremo tutte per metterti incinta.”

Mi baciò teneramente sulle labbra “grazie, mi fai sentire a mio agio, pensavo di sentirmi in colpa, sporca, non avrei mai creduto” e si addormentò.

L’indomani avremmo continuato, come racconterò in un altro episodio.

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