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Marika e il fattorino
Il campanello della porta suonò e Marika andò ad aprire già infoiata come una cagna in calore. Aspettava quel momento da giorni: lo aveva pregustato ficcandosi dappertutto tutto quello che si ritrovava a tiro. Giusto quella mattina era riuscita a penetrarsi la fica con la cornetta del telefono di casa ficcandosi nel culo il telefonino in modalità vibrazione, dopo essersi chiamata. Urlava e godeva come una vacca “Gooooodoooo, che putttaaanaaaa che sonoooooo, siiiiii, sborrrooooooo, aaaaaaaaaaaahhhhhh”, l’orgasmo la spaccava in due, la fica grondava come una fontana. Ogni volta che si masturbava Marika seguiva un rito lento e meticoloso: si truccava con cura e in modo pesante come una gran troia, sceglieva con cura dal suo vastissimo guardaroba biancheria sexy, scarpe da maiala con tacchi a spillo che avrebbero fatto venire il cazzo duro anche ad un morto. Poi cominciava a toccarsi e a esibirsi di fronte a uno dei grandi specchi di cui era piena la casa. Più si svaccava, più si sentiva puttana e più godeva. A volte era talmente eccitata che sborrava semplicemente sfiorandosi i capezzoli turgidi o con il semplice sfregamento delle sue mutandine sexy contro il clitoride.
Aprì la porta. Davanti a lei un bel fattorino muscoloso e abbronzato le sorrise e disse: “Buongiorno un pacco per lei”. Gli occhi di Marika si illuminarono: “Prego, accomodati sul divano, è merce delicata vorrei solo controllare che sia tutto a posto, torno subito”
Prese io pacco , accompagnò il fattorino al divano e sparì in camera da letto.
Non appena seduto, il fattorino si guardò intorno e si accorse che sul fantastico televisore da 52” due porche pazzesche stavano facendo un pompino a un negro con un cazzo enorme. Non ci poteva credere, quella troia aveva lasciato acceso un DVD con un film porno, chissà che cazzo stava facendo. Restò a guardare come ipnotizzato quelle due puttane che ciucciavano a turno quel bel cazzone negro e, quasi senza rendersene conto, la sua mano iniziò ad accarezzare lentamente e a massaggiare la sua nerchia già dura e bagnata per l’eccitazione.
Proprio in quel momento, nel film, con sapenti colpetti di lingua sulla cappella del negro infoiato le due mignotte stavano facendo uscire i primi schizzi di sborra, che in un istante si trasformarono in un fiume di sperma pronto ad essere ingoiato dalle due stronze bocchinare
Il fattorino non poté resistere oltre, noncurante di quanto avrebbe potuto succedere, si prese il cazzo duro in mano e iniziò a farsi un segone senza precedenti.
Intanto Marika era pronta, eccola, con gli articoli che le avevano appena consegnato.
Entrò in sala, silenziosamente e si mise al centro sculettando. Indossava tutto quanto: stivaloni alti neri di vernice con tacchi a spillo in metallo dorato, un body di raso nero aderentissimo e una cintura nera alta con fibia dorata appoggiata sui fianchi sinuosi, guanti neri lunghi e un bracciale d’oro massiccio, un girocollo nero, un cappello nero a tesa larga con veletta nera e un paio di occhiali da sole un poco abbassati sul naso a lasciare intravedere il suo sguardo e il trucco da vera porca. Sopra indossava una pelliccia bianca, aperta davanti per mostrare tutto il resto.
Guardò il fattorino, iniziò a ondeggiare il culo piegando le gambe quasi fino a terra, la lingua guizzava porca e voluttuosa fuori dalla sua bocca. Disse: “Beh… che ne dici?… mi sembra tutto a posto … oooohhhooo … anche il tuo cazzo … ohooo mi … sembra … a posto!”. Così dicendo si avvicinò allo stereo e fece partire la musica: “Dai porcellone fammi vedere come te lo meni bene…”. Iniziò un lentissimo striptease passando di tanto in tanto vicino al fattorino per accarezzargli le palle con i suoi eccitanti guanti lisci ed eleganti oppure per dare piccoli e sapienti colpetti di lingua alla cappella turgida dell’infoiato inserviente.
Da venti minuti stava ballando e dimenandosi mostrando i suoi pezzi forti, frutto di anni di esperienza nel far eccitare uomini e donne di tutte le età, e non si era ancora tolta un solo vestito. Il repertorio era vastissimo: a quattro zampe sul tappeto come una cagna in calore muovendo il suo bel culo da puttana con i tacchi a spillo in alto in bella mostra e la pelliccia scostata da un parte, poi lo slippino del body spostato per mostrare la sua bella fica rasata, sempre alla pecorina con la testa girata verso il fattorino a mostrare la sua lingua svaccata e guizzante tutta fuori dalla sua bocca rossa e carnosa, e poi ancora nella stessa posizione fumando voluttuosamente una sigaretta.
Era giunto il momento, Marika iniziò a camminare per la grande sala sculettando come una battona, scoprì leggermente i capezzoli che svettavano sulle tettone sode e turgide, sfilò la pelliccia con sapiente maestria e iniziò un lento spogliarello con cui si tolse i guanti. Le sue lunghe unghie laccate di rosso pizzicavano i sui capezzoli, poi quelli del fattorino e poi ancora i suoi, la sua fica grondava eccitata. Iniziò a leccarsi i capezzoli guardando il giovane eccitato come un cammello, si tolse il berretto, lentamente, sculettando e ancheggiando e sciogliendo i lunghi e sensuali capelli lisci e neri.
Nel frattempo il fattorino di era spogliato completamente e il suo cazzo enorme svettava sul suo corpo atletico, Marika lo guardò e disse: “ Ok abbiamo giocato abbastanza, adesso cominciamo a fare sul serio”. Così dicendo si sedette su uno sgabellone proprio davanti al fattorino, allargò lentamente le cosce alzando in aria i suoi stivaloni da puttana e inizio ad sditalinarsi il clitoride continuando a leccarsi le tette.
“Ohoooo, siiiiiiiii, sto … sbrodolando … tutta, Ohooooo godo, godo, siiiii, come godo …” era ormai in preda all’estasi, avrebbe potuto scopare con venti uomini tutti insieme. Si appoggiò allo sgabello con le mani, offrendo il suo culo a novanta gradi impaziente di essere scopata. “Dai …. figlio di puttana … scopami da dietro”. Il fattorino non se lo fece ripetere due volte: si alzò e le infilò il cazzo duro e bagnato nella fica, così vestita com’era. “Ohooooo si, siiiiiii pompami la fica con il tuo bel cazzo durooooo, siiiiiii scopa, scopa, scopa, scopa, scoooooooopaaaaaaaaaaaa”. Marika urlava con tutto il fiato che aveva in gola, la fica era un lago, quel lungo e grosso cazzo la stava sconquassando, il ragazzo ci sapeva fare: le infilò un dito nel culo continuando a muovere il cazzo nella sua vagina e con l’altra mano le titillava il clitoride. Marika stava per essere assalita da un devastante orgasmo, ma si fermò. Si girò di colpo e iniziò a spompinare quella nerchia gonfia di sborra, il fattorino cominciò ad ansimare sempre più forte. La puttana lo spinse sul divano e si impalò su di lui. Tutta la scena di poteva vedere riflessa in un grande specchio sulla parete opposta, era come assistere a un film porno ed esserne gli stessi protagonisti. A Marika piaceva: ogni tanto si girava ad ammirare le proprie performance eccitandosi ancora piu di quanto già non fosse.
Dapprima guardava la scena nel suo insieme, offriva i suoi sguardi da porca ad uno spettatore immaginario nascosto dietro lo specchio. Senza ogni inibizione spalancava la bocca, tirava fuori tutta la lingua, roteava in altro gli occhi posseduta da un desiderio irrefrenabile, urlava frasi sempre più sconce. Poi si concentrava sui particolari: fissava il sul bel culo da troia andare su e giù sul cazzone durissimo che veniva risucchiato tutto nella sua fica, i tacchi spillo, le labbra voluttuose.
Mentre scopava teneva le dita chiuse sul quel cazzo pulsante sempre più gonfio di sborra, ormai non mancava molto: il fattorino si dimenava e contorceva sotto di lei concentrandosi per durare il più a lungo possibile, quando Marika lo sentì al limite si alzò di scatto, gli strinse forte i coglioni e lo fece tornare indietro, poi come se il ragazzo non esistesse di avvicinò allo specchio e comincio a pizzicarsi le tette che ormai stavano per esplodere. La sua immagine riflessa parlava con lei: “Tu … sei tu la più puttana delle troie … solo tu sai fare sborrare i cazzi nella tua bocca da vacca … dai zoccola, adesso vai da quello stronzo e fagli schizzare due litri di sborra calda …! “
Marika, sempre sculettando dentro i suoi stivaloni da battona, tornò dall’ormai succube fattorino, gli girò le spalle e disse “… e adesso … mi ficco tutto il tuo cazzo nel mio culo”. Detto fatto, si sedette a smorzacandela su quella nerchia succulenta che sfondò lo sfintere un sol colpo e iniziò a stantuffarsi il culo mentre si infilava una mano tutta intera nella fica.
Dapprima arrivò da lontano, lentamente … poi sempre più vicino … come l’inesorabile onda di piena di un fiume rigonfio delle piogge invernali … alla fine colpì con spietata ferocia travolgendo quella cagna in calore. L’urlo si sentì per un isolato: un solo, lunghissimo, prorompente“Sbrooooooooooooooodoooooooooooooooooooo !!!!”.
Marika era scossa da spasmi furibondi, l’orgasmo fu talmente forte che le tolse il respiro, si dimenava come un’ossessa con quel cazzo nel culo.
Tutto durò interminabili secondi fino a che la zoccola non fu riportata alla realtà dai gemiti ormai incontrollati dello stallone sotto di lei. Balzò in piedi, camminò ancora qualche momento per la sala offrendo ancora un frammento di esibizione e disse “ Ohooo e adesso anche se sei stato un bambino cattivo la mammina ti da il permesso di sborrare”, in men che non si dica era sul divano, gli stivaloni in bella mostra sui bracioli per assicurarsi che il porco vedesse bene i suoi tacchi a spillo, la sua mano dava piccoli colpetti alla base della durissima asta, poi le dita e le unghie indugiavano sulle palle graffiandole, per poi passare a stuzzicare i capezzoli rubando posto alla lingua guizzante che un attimo prima li leccava con piccoli e sapienti colpetti.
Il fattorino ormai ansimava senza proferire parola, era evidente che ormai fosse al capolinea. Nonostante ciò la bagascia lo teneva sulla corda con navigata maestria lasciandolo per interi minuti sulla soglia di un orgasmo che non arrivava mai.
Era abbastanza, di scatto Marika disse in tono brusco: “Ok e adesso fammi vedere come sborri, bastardo!”. Così dicendo gli prese tutta la cappella in bocca e, improvvisamente gli infilò un dito nel culo, mentre con l’altra mano continuava a titillare un capezzolo.
Fu un tutt’uno: il fattorino esattamente in quell’istante riuscì a dire in tono strascicato: “Aaahhhhaaa sbooooooorrooooooo troooooiaaaaa”.
Gli schizzi caldi si susseguivano irrefrenabili, quelli che a lei sembravano litri di sborra pervasero tutta sua bocca e lei li lasciava cadere a fiotti sull’asta pulsante del giovane.
Lui sborrava e le ciucciava, tutto fino all’ultima goccia di sperma: nulla andò perduto.
Il cazzo cominciava a smosciarsi, ma ormai tutto si era concluso. Il fattorino si rivesti in fretta e uscì dalla casa mentre Marika meditava che quella sera avrebbe potuto fare un po’ di shopping on line, ora che ci pensava le mancava un completino da cameriera puttana che proprio il prossimo week end le sarebbe servito a far godere per un intero fine settimana sei suoi amici che l’avevano invitata in uno chalet di montagna. Avrebbe organizzato in uno dei giochi più perversi della sua carriera da mignotta.

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