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| Le tre professoresse. La professoressa di inglese. |
La mattina seguente il focoso incontro con la deliziosa professoressa di italiano, mi risveglio nel suo letto. Mi rivesto. La cerco , ma non la trovo. Scorgo un biglietto sul tavolo. “Stefano, è stata la più bella notte della mia vita, ma siamo coscienti entrambi delle differenze che ci separano e dell’impossibilità di una storia tra noi, se mi vorrai ancora, io sarò tua ogni volta che lo vorrai, ma le nostre strade non sono destinate ad incrociarsi”. Bevo del succo d’arancio e penso intensamente al suo biglietto e finalmente mi convinco. “Si, ha ragione, forse è meglio così”. Esco e lascio le chiavi sotto il primo vaso a destra come da istruzioni. Sulla via del ritorno a casa, mi sorgono, numerosi dubbi e senza accorgermene, invece di dirigermi a casa, sono finito nuovamente a scuola.
E’ mattina inoltrata, starà sicuramente facendo lezione, non voglio interromperla ne tantomeno disturbarla, mentre mi appresto a risalire in auto noto che dal piccolo cancello vicino alla sala professori, è appena uscita una morettina molto, moooolto carina. Attendo che si avvicini, e con mia grande incredulità scopro che è la mia professoressa di inglese. Quando ero giovane fantasticavo spesso sulle mie professoresse, ma una tra tutte era la mia preferita, una sola desideravo fosse mia, una sola volevo, ebbene si, sposare. Angelica, la mia professoressa d’inglese.
Angelica piaceva a pochi dei miei compagni, non perché non fosse una bella donna, anzi, forse un po’ piccola, ma un corpo da vero sballo. Il problema era il suo carattere. Con tutti i suoi alunni, insisteva nel voler creare un rapporto di amicizia, e finiva sempre con l’essere molto indiscreta e curiosa verso i nostri hobby, verso i nostri gusti, e su come trascorressimo le nostre vite da 20enni.
Era convinta che una brava insegnante dovesse essere prima di tutto un’amica.
Le vado incontro, la saluto, ma nonostante sia stata la più giovane tra le mie professoresse, lei non si ricorda affatto di me. Le racconto di me, delle sue lezioni, e delle nostre ore assieme, ma niente, tabula rasa. Ammetto che sono molto deluso, e sto per andarmene con la coda tra le gambe, finchè improvvisamente: “Ma va là tontolone!!! Secondo te non mi ricordo del mio alunno preferito!!!” Mi sorride, mi getta le braccia al collo e mi bacia, tre volte per ogni guancia.
Sono già eccitatissimo. Ovviamente ho già dimenticato Manuela e invito Angelica a prendere un caffè, accetta molto volentieri, ma la cosa ancora più incredibile è che un pezzo di figa del genere, non sia sposata. “Perché ho preferito dedicarmi alla carriera” mi spiega lei. Non le credo, ma faccio finta di niente. Ho l’impressione di aver già vissuto questo momento. “Devo assolutamente avere l’onore di invitarti a cena, stasera!!!”
La butto lì. “Veramente staserà ho un impegno…” “Non è sempre festa”, penso. “Ma se ti va, domani sera sono tutta per te”. E’ fatta.
Ci incontriamo davanti alla fontana della piazza del paese, entrambi puntuali come orologi svizzeri. Camicetta lavanda, sbottonata sui seni. Pantaloni attillati, Sandali con tacco alto, i miei preferiti, anch’essi lavanda. Intimo nero. Per tutta la serata sono a disagio, è difficile cercare di essere amichevole, simpatico e interessante, con l’uccello duro come un tamburo nei pantaloni e il pensiero fisso di voler saltare addosso alla persona a cui stai parlando.
Tutto sommato la serata e la cena scorrono via tranquillamente e una volta usciti dal ristorante: “Senti non mi va di lasciarti subito, però non ho nemmeno voglia di andare in giro, ti va di farmi vedere dove abiti ???” Le chiedo nel modo più sfacciato che esista. “Ma sì dai, effettivamente anche io sono un po’ stanca”. Arriviamo a casa sua.
Ci accomodiamo e mi offre da bere. Mentre chiacchieriamo lei appoggia una mano sulla mia gamba, ed io andando completamente fuori discorso esclamo:”Ma dai, non è possibile che una donna sexy come te, non sia nemmeno fidanzata!, hai un fisico da infarto e due seni da urlo!!!”
“Ah ti piacciono i miei seni dunque!!!” ribatte lei. “Non sai cosa gli farei…” Non ce la faccio proprio più , inizio a baciarle e leccarle quel preziosissimo ben-di-dio che si ritrova. Lei farfuglia discorsi senza senso cercando di farmi smettere , ma non mi stacco più, se non per affondare la mia lingua fra le sue labbra. Le mie labbra sono incollate totalmente alle sue, le mie mani le sbottonano la camicetta, le abbassano il reggiseno e le palpano insistentemente i seni. Mi respinge violentemente spingendomi verso lo schienale del divano. “Se non ti vuoi dare una calmata, ci penso io a rilassarti un po!!!” Mi urla nelle orecchie. Sono pronto, so che stò per ricevere un ceffone da guinnes dei primati ma… Angelica, mi infila la mano nei pantaloni e me lo prende in mano. Apre la cintura, sbottona l’unico bottone e abbassa la lampo, scosta i miei boxer e inizia leccarmi la cappella.
La sua lingua cerca di infilarsi nella fessura del mio cazzo. Lecca generosamente tutta la cappella, e inizia a leccare molto dolcemente anche tutto il resto. Mi accarezza le palle e me le lecca, poi riprende a leccarmi l’asta dalla base , su su fino alla cappella, il tutto con estrema semplicità dolcezza e con una bravura fuori dal comune. D’improvviso se lo infila in gola. Inizialmente solo la cappella, poi tutto fino in fondo, fino quasi a soffocarsi. Mio Dio la mia professoressa di inglese mi sta facendo il miglior pompino del mondo. Sono ormai più di 3 o 4 minuti che se lo infila in gola e mi lecca la cappella e le mie palle sono talmente gonfie che le esplodo dritto in bocca senza il minimo avvertimento. Lei beve tutto, alcune gocce di sperma le gocciolano dalle labbra, ma non interrompe il lavoro e continua a leccarmelo anche dopo che sono venuto. Sono esausto. Dopo alcuni minuti decide di staccare le sue labbra dal mio bastone rosso fuoco e masturbarmi dolcemente solo con la mano. “Ti sei calmato finalmente eh???” Sono incredulo. Ci baciamo, le nostre lingue si intrecciano. Passo la notte a casa sua, anche la successiva e la successiva della successiva. Angelica è una dolcissima insegnante di giorno e una svergognatissima dea del sesso la notte. Ogni sera, indossa mini abiti provocanti solo per il gusto di farmi eccitare ed ogni sera pretende di essere scopata in modo differente dalla sera prima, io la accontento ed ogni sera, come la prima volta, prima di venire, lei si inginocchia davanti a me e spalanca la sua bocca.. Non si può desiderare nulla di più dalla vita.
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