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Le tette di burro della zia- seconda parte-
Scritta da: pornomadnessboy (2)

Io e Stefania entrammo nel mio appartamento e, appena la porta fu chiusa, lei scivolò verso la patta dei miei jeans. Sorrideva la troiona, vedendo che era bella gonfia.
Il mio cazzo non è un mostro di misure ma a lei piaceva davvero. Era della sua portata e riusciva ad ingoiarlo fino alla radice anche se con qualche sforzo di troppo. È lungo più o meno 17 centimetri. L'asta è bella grossa, la cappella grassoccia e di una sinuosa forma.
Come abbassò la lampo, il cazzo le finì dritto sulla faccia. La punta era tutta piena di secrezioni e alcuni schizzi la sporcarono il viso facendola mugolare di piacere.
Scappellò l'uccello e prese a succhiare con vigore. Continuava a godere a voce alta e credo proprio che quel giorno la vicina abbia sentito proprio tutto quello che c'era da sentire.
“Ingoialo tutto, Stefania, riempiti quella bocca di cazzo, forza!”, le gridavo io, afferrandola per la nuca e spingendole il cazzone in gola.
“Uooorkk!” faceva lei, ogni qual volta la cappella le arrivava nell'esofago.
“UOOORK! UOOOORFFF! OOORRRRKKK!”
“Toh, toh, toh! Mangia l'asta!”, dicevo.
“Anche i coglioni, Massimo...dammi i coglioni...”, gridava la troia.
Tenni fermo l'uccello con la mano sinistra e con l'altra le davo da mangiare le palle. Sentivo che erano piene di sborra. Ma lo erano già da prima. Da quando eravamo al cinema. Non potevo durare a lungo ancora.
Intanto lei succhiava e baciava i coglioni e poi mugolava sempre. Aveva la bocca piena dei miei testicoli e ciucciava così forte che sembrava un'aspirapolvere.
“Succhiami per bene, Stefania...succhialo con forza questo cazzo!”, le dissi, ricacciandole il cazzo in bocca. Cominciai a scoparle la faccia come fosse stata il suo culo e continuavo a dirle le cose più porche. Tanto a lei piaceva da morire.
“Così, brava! Più veloce, pompinara! Fammi sentire quelle labbra, ingoialo tutto!”
“Uooorf! Uorf! Wooorkkk! Ooorrrk!”, mugolò lei.
Ma non potevo venire così in fretta. Non volevo. La sollevai con forza e, prendendola per mano, la condussi nella camera da letto.
Non ricordo nemmeno di averla spogliata. Un attimo dopo era lì, nuda, con il cazzo duro tra le mammelle gonfie.
Ero sdraiato sul letto a cosce aperte e lei stava sul bordo del medesimo con le tettone strette nella morsa di entrambe le mani. L'uccello scorreva a velocità straordinaria e mi chiedevo come mai non le avevo ancora riempito di sperma quella faccia da troia.

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