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La vicina santarellina scopata a gogo
Son capitato su questo sito per puro caso, cercavo attrezzatura per pulire la cantina, alla fine è spuntato “scopare in cantina” poi quando ho letto alcuni dei contenuti ho deciso di raccontare una mia storia, successa già parecchio tempo fa. Sono sempre stato un “cacciatore”, alla ricerca di femmine da scopare, con alterne fortune, lo ammetto. Ma mai mi sarei immaginato che la più maiala di tutte vivesse due piani sotto di me. Eppure dall’aspetto pareva una santarellina, tutta casa e chiesa, e invece… Ma se me la sono scopata devo ringraziare mia moglie. Incredibile. Cioè mia moglie chissà per quale motivo l’aveva in antipatia, fino a farle dispetti… ma la vicina, buon per me, si è vendicata. Un giorno mentre salivo le scale mi apre la porta e cortesemente mi chiede se mia moglie poteva evitare di buttare la polvere sul suo bucato. Mia moglie? Manco a pensarlo, anzi ancora di più. Così la vicina passa all’attacco. Un giorno, lei, tornando dalla spesa, stracarica come un mulo, accetta un aiutino. Salendo le scale sculetta che è un piacere: un messaggio? Poi arrivati al piano mi invita gentilmente per un caffè: il più bollente che abbia mai bevuto! Mentre lo versa nella tazzina io penso: “Ci provo, male che vada mi arriva una sberla”. Infilo la mano sotto la gonna e le accarezzo le cosce: ci avevo visto giusto, ci sta. Mentre mi porge la tazzina continuo a palparla sempre più su fino che arrivo alle mutandine e inizio a sgrillettarla. Mi porto il caffè alla bocca e lei si tira su la gonna. Do un sorsetto al caffè e poso la tazzina. Lei ha ancora la gonna alzata per cui senza pensarci su a lungo le sfilo lentamente gli slip, gli occhi fissi sulla spacchetta: che pelliccia favolosa, pelo folto e curatissimo. Si leva la gonna e mi si siede cavalcioni e inizi a strusciare la figa sul mio pisello. Mi scuoto per levarmi i pantaloni e quant’altro. Lei si struscia dal vivo sul mio pisello duro, poi sussurra: “Perché non ci mettiamo comodi?” si alza e si siede gambe larghe sul divano e con le dita si slarga le “labbra di sotto”. Non dimenticherò mai il rosa della sua patatina in contrasto col nero del pelo! Mi inginocchio davanti a lei le allargo ulteriormente le cosce e metto allo scoperto quella magnifica perlina rosa del suo clitoride e glielo succhio con voglia. Pochi secondi ed inizia a dimenarsi, mi tiene stretta la testa sulla figa. Mi assaporo di gusto tutto l’acidulo del suo umore bagnato, infilo la lingua più che posso: non ho mai leccato una figa con tanta voglia! Poi lei dopo una serie di gridolini di piacere mi invita a sedermi. Ho il pisello di legno (si fa per dire). Me lo scappella e poco a poco se lo infila in bocca. Devo ammettere che non è stato un gran pompino: non li sapeva fare! La lascio comunque continuare. Una volta stanca di ciucciare mi si risiede sopra e iniziamo di lingua e man mano che ci eccitiamo cerco di infilarle la figa, lei mi aiuta a centrare il buco, il mio uccello scivola dentro fino in fondo e lei inizia a rimbalzarmi sopra. Si denuda completamente: è stato stupendo vederla sbottonare il reggiseno, sfilarselo e farlo volar via! La tengo per i fianchi e accompagno il suo saliscendi, lei mi appoggia le mani sulle spalle e a occhi chiusi si lascia scopare. Le sue tettine mi rimbalzano davanti il viso e ogni tanto le succhio i capezzoli. Passano alcuni minuti poi mi sussurra “Non venirmi dentro non sto prendendo precauzioni!”. Faccio di tutto per trattenermi (quanto avrei voluto sborrarle nella figa!). Inizia a godere. Ansima sempre più fino a quando al culmine del piacere mi abbraccia con forza e con un forte gemito dà sfogo al suo orgasmo. Pian piano si rilassa, apre finalmente gli occhi, mi fissa e mi bacia in bocca come per premiarmi. Poi mi dice: “Dai tocca a te ora, mi raccomando togliti per tempo”. Si sdraia, apre le gambe (ho ancora la visione della sua figa impressa nella memoria) e mi invita: “DAI… SCOPAMI!”. Mi allungo su di lei cerco il buco e imperterrito la infilo. Penetro fino in fondo e inizio a pomparla con decisione. Lei mi incita sussurrandomi all’orecchio: “Dai… dai… godi.. godi… godi anche tu… dai…”. Io da parte mia stavo letteralmente esplodendo e dissi: “Ci sono… Ci sono…”, “Fai attenzione…”. Lo tenni dentro il più a lungo possibile e giusto un istante prima di sborrare con un colpo di reni feci appena in tempo a tirarlo fuori per inondale il pancino. Me lo presi in mano e segandomi rilasciai l’ultima goccia vicino l’ombelico. Lei osservava la crema che pianino tendeva a colare sui fianchi, poi mi chiese di andare a prendere un panno in bagno, in un armadietto. Quando tornai la vidi che tentava di contenere la sborra per evitare che colando sporcasse il divano: inzuppai un dito nello sperma e glielo portai alla bocca, glielo spalmai sulle labbra, tiro fuori la lingua e se le pulì e mi succhiò il dito, poi fu lei a raccogliere la sborra e portarsela alla bocca, le diedi una mano fino quando lo ingoiò tutto. Ero seduto accanto a lei. Mi prese la mano e la diresse sulla figa e mi chiese di sgrillettarla ancora: ”Fammi godere ancora” disse. Non mi feci pregare e le feci un bel ditalino. Mentre la titillavo mi prese l’uccello e mi fece una sega, mi torno di nuovo dritto. Volevo piantarglielo di nuovo dentro ma lei non volle, aveva paura che qualche goccia residua la ingravidasse. Ci rivestimmo senza dire niente. Le dissi che avevo ancora voglia di scoparla ma era quasi l’ora che tornava suo marito e voleva rimettere a posto divano e tazzine. L’indomani replicammo ma questa volta nel letto e sempre “retromarcia”.
Andammo avanti così per un po’. Tentai parecchie volte di convincerla a prenderlo nel “buco di servizio” almeno mi potevo scaricare anch’io, ma fu restia. Poi si decise a prendere la pillola, senza che il marito sapesse nulla, e finalmente scopavamo tranquilli. Ricordo la prima volta che le sborrai dentro, fu un’autentica liberazione, anche per lei. Poi col tempo riuscii a convincerla a provare nel culetto, cosa che non aveva mai fatto nemmeno col marito: ne fu entusiasta!
Divenimmo amanti e scopavamo quasi tutti i giorni eccetto sabati, domeniche e feste comandate, insomma il tempo di fare una sveltina lo si trovava sempre, anche nel sottoscala. Una domenica pomeriggio, ricordo che ero arrapatissimo e avevo voglia di farmela, che mi fece un pompino nell’entrata di casa sua mentre il marito schiacciava il pisolino quotidiano sul divano.
Bei tempi… peccato siano finiti. Comunque ringrazio mia moglie… se non era per lei…

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