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La vicina di casa
Mi chiamo Marco, ho 36 anni e sono felicemente celibe. Non ho mai amato i rapporti duraturi e ho discreto successo con le donne.
Vivo in una grande città del Nord in un bilocale di un edificio enrme e superaffollato: questo però ti permette di vivere sconosciuto a tutti.
Mi capita spesso di portare a casa qualche ragazza,anche sposata, e di trascorrere lunghe ore di sesso sfrenato, anche di notte.Sono molto esigente e ben disponibile a soddisfare le voglie delle mie partners che mi gratificano nell'ambiente di lavoro e fuori elogiando le mie abitudini sessuali. Qualcuna di loro si è anche spinta oltre dicendo che ho un affare stupendo per lunghezza, durezza e curvatura. Di notte mi capita che talora devo frenare i gemiti della compagna di turno per non disturbare i vicini.
Nell'appartamento accanto al mio vive da due anni una giovane coppia di cui so pochissimo: il marito non lo conosco quasi perchè per motivi lavoro spesso è fuori sede, la mogliettina è molto carina,esile ma con due bei seni a punta e non troppo piccoli. Ma soprattutto ha un culetto stupendo e sporgente che intravedo dalle sue
gonne fascianti. Conosco solo il suo nome, Marta, perchè è scritto sulla targhetta. Non hanno figli e credo che lavori perchè esce da sola quasi tutte le mattine.
Solo un saluto di circostanza quando la incrocio davanti all'ascensore finchè una mattina...
Un paio di mesi fa aveveo trascorso una notte di sesso sfrenato con gemiti, grida e rumori che non ero riuscito a frenare. Uscito di casa per andare al lavoro trovo la mia vicina davanti all'ascensore che mi rivolge un saluto molto più cordiale del solito e soprattutto mi pianta addosso due occhi furbetti e indagatori che non le conoscevo. Capisco che deve aver sentito parecchio dell'attività notturna e cerco un'occasione per attaccare discorso.
Pochi giorni prima era arrivata una convocazione per un'assemblea dei condomini proprio per il tardo pomeriggio di quello stesso giorno. Non ero mai andato alle noiosissime riunioni di condominio, ma cerco di convincere la nia vicina della necessità di essere presenti. Mi confessa che il marito, come gli capitava spesso,era fuori sede e che forse sarebbe intervenuta lei, anche se "le riunioni condominiali non erano la sua passione"; Con un'allegra risata concordammo sul parere e ci salutammo con un certo calore non senza una sua ultima occhiata maliziosa.
Alla riunione fui tra i più puntuali, presi posto in fondo alla sala pensando che,se lei non fosse venuta me ne sarei andato prima della fine. Invece,con mia grande sorpresa arrivò, ci salutammo e malgrado le feci cenno di sedersi accanto a me,prese posto proprio davanti a me.
Compresi subito la ragione della sua scelta: indossava un jeans attillatissimo ed elasticizzato che metteva in gran risalto le formwe del suo culo che esponeva alla vista grazie al fatto di essere particolarmente basso in vita per cui per tutto il tempo mi preparavo a godermi lo spettacolo della sua lunga fessura del suo culo. Completava lo spettacolo una camicetta, anch'essa attillata e trasparente,che lasciava intravedere le curve del suo seno,non troppo piccolo ma molto sodo e solo parzialmente coperto da un minireggiseno, assolutamente inutile.
Si muoveva continuamente dando evidenti segni di fastidio per le discussioni che avevavno cominciato ad animare l'assemblea e con i suoi movimenti aumentava la visibilità per me del suo fondo schiena; ero il solo a poterlo godere da quella posizione. Ad un certo momento si girò verso di me e prendendo il coraggio che io non avevo avuto, mi disse con sorriso che mi eccitò: "chissà quante belle cose si potrebbero fare meglio di queste e fuori da qui".
Ora toccava a me; la invitai a disertare l'aula proponendole un passaggio al bar più vicino. Temevo la sua risposta,malgrado le speranze accumulate per lo splendido spettacolo che mi aveva offerto; invece mi disse con tono complice:"esca prima lei, poi la raggiungerò".
Ubbidii e fuori i minuti di attesa mi sembrarono interminabili. Stavo quasi per abbattermi, quando lei apparve, scattante e sorridente e mi chiese dolcemente:"dove si va"?
Le proposi un bar vicino, ma lei, risoluta, mi confessò che non le piaceva farsi vedere con un estraneo in un posto dove molti probabilmente la conoscevano. Mi tolse lei stessa dall'imbarazzo
proponendomi di bere qualcosa da lei o da me e mi lasciò la scelta. Optai per la mia casa intuendo nel suo sguardo l'enorme curiosità di conoscere la mia alcova che forse era all'origine del suo improvviso interesse per me.
In ascensore, mentre lei con malcelata malizia faceva tutte quelle operazioni tipicamente femminili: ravviarsi i capelli spingendo la testa all'indietro evidenziando così le curve dei suo splendidi seni o carezzando i suoi jeans per eslatare il suo culetto sodo e appetitoso, io ero in preda ad una eccitazione fortissima: il cazzo era duro e teso e il mio sguardo infuocato; lei si rese conto del mio stato e con finta ingenuità mi chiese se stavo male.
Entrammo nel mio appartamento e lei si distese subito sul divano; le chiesi cosa gradiva e puntandomi gli occhi fissi sulla patta dei pantaloni, mi disse:"il tuo cazzo". Malgrado la scabrosità con cui proferì quella richiesta non rimasi stupito: Mi avvicinai a lei e baciandole la fronte ammiravo da sopra ancora meglio il suo seno. Lei allungò le mani sui miei pantaloni e strusciando il mio cazzo ne sentiva la durezza e anche il calore; mi abbassò lo zip e fece cadere
a terra i miei pantaloni: mi sarei sentito ridicolo se non fosse stato per la piacevole sorpresa che esprimeva il suo viso. "Avevano ragione ad esaltare il tuo cazzo, è veramente splendido" e intanto mentre le nostre mani spogliavano il corpo dell'altro mi confidò che una delle mie partner, sua amica, l'aveva informata nei dettagli delle mie prestazioni dopo avere scoperto che eravamo vicini di casa.
Ora basta parlare,mi disse,fammi gridare come fai con le tue amiche, fammi godere, sono stanca di aspettare.Le nostre bocche si cercavano avidamnete mentre le mani frugavanio i punti più sensibili e nascosti dei nostri corpi. La sua fichetta era fradicia di umori dolciastri che assaporai avidamente inginocchiandomi davanti a lei e stringendo le sue natiche con tanta forza.
Lei stringeva la mia testa alla sua vagina e faceva onndeggiare il mio capo perchè con la lingua toccasse tutti i punti della sua fica: le labbra,grandi e piccole, il clitoride finchè stanca e spossata dai suoidavanti ai suoi o stessi orgasmi cadde sul divano con lo spettacolo del mio cazzo duro come la pietra e ancora capace di allungarsi davanti ai suo occhi. Esitò ancora un pò, mi sembrò un'eternità, poi strusciò il suo viso sul membro, lo baciò, lo accarezzò, lo leccò, tirò un lungo respiro,lo puntò contro la sua bocca che vorace pre a succhiarlo avidamente. Ebbe qualche sussulto, forse temette di affogare, poi riprese con calma e metodo, allungandolo nella sua bocca divenuta improvvisamnente grande. Con la lingua leccava e bagnava la cappella già bagnata e con movimenmti lenti e studiati scendeva giù giù sino ai coglioni che pure tentava di infilare in bocca. Ogni tanto rallentava,forse per riposare o per timore che sborrassi in bocca o troppo presto.
Invece lo tirò fuori dalla bocca e mi invocò: dai, rompimi il culo, voglio donartelo perchè te lo meriti. La girai di spalle,quel culoche avevo sognato era ancora più bello dei miei sogni: bianco, morbido e sodo, si poteva stringerlo per intero con due mani, anche non grandi; sicuramente era vergine. Le confidai che forse avrei potuto farle del male; mi rispose che comunque le sarebbe piaciuto lo stesso.
Cominciai a leccarglielo con passione, titillando con la punta della lingua il suo buchetto e riportando la sua sborra dalla vagina bagnatissima al buco del suo segreto. Per un'ultima volta, allargando le sue natiche frementi osservai con meticolosità il suo culo: il buco ansimava con movimenti concentrici di apertura e chiusura quasi avoler invitare ad esplorare il suo interno.
Non esitati più: diressi il mio cazzo che io stesso stentavo a riconoscere,tanto mi sembrava enorme, lentamente nel suo buco, sostai per accrescere il suo umore e il suo desiderio finchè con movimento deciso e forte lo penetrai a poco a poco. Si lamentò,singhiozzò e poi, ripreso fiato,mi invitò ad insistere:"dai, spingi.. più forte.. più dentro..voglio sentirlo vibrare dentro le mie membra.. sborrami tutta..tu sei il solo padrone del mio culo".
Quando sentii che stavo per venire, rallentai, tirai un pò indietro e poi di nuovo avanti lentamente e con forza sino allo spasmo finale che accompagnai con un grugnito animalesco mentre la cappella smisuratamnete gonfia emetteva lunghi,caldi e abbondanti flutti di calda sborra nel suo caldo culo.Lei rimase immobile per godere meglio di quell'orgasmo, solo la sua voce, improvvisamente rauca, gridava:"sono felice.. finalmente..ho donato il mio culo a chi veramente lo meritava, sarò tua e troia per te".
Felici e soddisfatti ci rivestivamo e mi confidava di vere sempre sentito i gemiti delle mie compagne e di avere sofferto e pazientato in silenzio per le assenze di suo marito che, anche quando tornava,era freddo. Le era spesso toccato, mi confessò con un pò di rossore, che spesso era stat costretta a masturbarsi mentre il marito dormiva.
Credo proprio che non cambierò più casa, malgrado i problemi condominiali !

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