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La troia dai capelli rossi
Era il ritratto della perfezione. Il nuovo arrivato capì quello che dicevano i suoi colleghi in centrale. Passò da Corso ******* alle 3:45 in punto. Lei era lì da 2 ore e aveva già soddisfatto due clienti. Guardò dentro la volante e notò il volto sconosciuto. Si coprì il volto e imboccò una traversa. Il giovane scese dalla volante e si mise a seguirla. I tacchi alti gli impedivano di correre e così l’atletico ragazzo la raggiunse.
“So tutto di te. E so che la tua legge è semplice. Tu dai a me, io do a te. Tu ti fai scopare, io chiudo tutti gli occhi che vuoi appena hai finito.”
La giovane dai capelli rossi annui e sorrise. Con la mano libera dalla borsetta, la destra, strizzò il cazzo dell’agente di servizio.
“No qui. Ti porterò in caserma. La conosci bene. Hai aperto le gambe in tutti i luoghi tranne uno. L’ho scoperto da poco. Se non vuoi che ti spedisca al tuo paese a calci in culo” la prese per i capelli e la mise contro il muro “fatti arrestare e portare in caserma”
“Come sei duro. Spero che il tuo cazzo sia altrettanto consistente.”
“La perquisizione la faremo in centrale. Ora poggia le mani al muro e allarga le gambe, troia!”
Lei fece quello che gli fu detto con un sorrisetto malizioso sulle labbra strette. Il giovane prese le manette dalla cinta e si preparò ad ammanettarla. Con la sinistra prese una tetta e disse che si sarebbero divertiti. Poi con la destra mise attorno ad un polso un anello delle manette, le fece mettere il braccio dietro la schiena e chiuse l’altro polso nella morsa. Il giovane sentiva il cazzo premere contro il tessuto della divisa. La prostituta con i capelli rossi cercò di divincolarsi dalle due mani che la bloccava contro il muro, ma le ricevette direttamente sul seno.
“Stai calma. C’è tempo per il mio cazzo.”
Senza staccare le mani dalle tette la trascinò fino alla volante nella quale la buttò senza complimenti. Arrivarono in tre minuti cronometrati. Il giovane la prese per i capelli e la tolse dalla macchina. Quando entrò nella caserma i colleghi lo guardarono sorridendo e la rossa si leccò le labbra ricambiando ad ogni sguardo. Il giovane andò verso la porta che dava sul cortile e la aprì. Da qui passò attraverso le macchine e raggiunse un distaccamento. Un casotto di 20 m² incastrato nella rimessa al quale si accedeva da una porta arrugginita sul retro. Al buio, la puttana cercò di scappare, ma solo per aumentare la tensione e la velocità dell’agente. Entrarono nella stanza buia e l’agente spinse la rossa facendola cadere a terra. Lui aprì la luce e vide che tutto era a posto come l’aveva lasciato la mattina. Assolutamente vuota, fatta eccezione di una polverosa scrivania attaccata ad una colonna molto larga.
Trascinò la rossa verso la colonna e la sbatté contro il cemento freddo.
“Girati, troia. Fatti guardare!”
La rossa si fece guardare. Aveva una coda lunga color rame e occhi chiarissimi. Portava la quarta di seno abbondante esaltata dalla camicetta bianca strettissima a maniche corte. Sotto aveva una minigonna blu. Le gambe slanciate e abbronzate erano lisce ed erano sostenute da tacchi altissimi. Il giovane si avvicinò e passò un dito sulla fica bagnata. Non aveva mutandine.
“Hai qualcosa addosso? Armi, droga?”
“Si. Proprio in mezzo alle bombe”
Lui allora prese i seni tra le mani e li tastò in ogni centimetro libero. Strinse i capezzoli liberi dal reggiseno fino a quando la troia non gemette di dolore e piacere. Scese con le mani fino ai fianchi. Abbassò la gonna mostrando il culo in tutta la sua bellezza.
“Con questo sono 3 cazzi che prendi, vero?”
“No, sono 5. Più 4 dita e un pene di gomma.”
L’agente mise il medio nella fica e la fece piegare a 90° sulla scrivania. Si sbottonò i pantaloni e si mise nudo in qualche secondo. Il pene era rigido davanti a sé e glielo inculò. La rossa gemette di piacere e aumentò di intensità ad ogni inculata. La inculò con forza e ci mise più impegno quando prese le manette e le tirò a sé. La rossa venne prima del giovane e così l’agente la costrinse ad un pompino. La rossa fece lavorare le labbra carnose con gusto, assaporando il sapore della cappella. Il giovane aprì la bocca della prostituta con la forza e ci mise dentro tutta la bolla di sperma. E poi la chiuse. La rossa ingoiò a fatica e alla fine lo sputò. Il giovane non era soddisfatto e dopo due minuti di silenzio incominciò a lavorare sulla fica umida. Leccò ogni parte, ogni lembo, ogni pelo, ogni superficie interna. La rossa emetteva gemiti e urletti di piacere. Lui si accorse che la troia aveva ancora la camicetta. Così la sbatté con le tette contro la colonna e bloccò ulteriormente i polsi con la mano destra. La sinistra strappò un bottone alla volta, mostrando le tette e i capezzoli in tutta la loro bellezza. Leccò quel ben di dio e succhiò. Poi le tolse le manette, soltanto per ammanettarla ad un tubo che era sopra le loro teste. Ricominciò a palpare il seno con voglia crescente. Il cazzo riprese vigore così staccò la puttana dal tubo e la fece sdraiare sulla scrivania. Lui mise il suo pene nella vagina dolorante. “Basta, me l’hai rotta” “È solo l’inizio” Prese velocità nel togliere-mettere e andò avanti nonostante la rossa urlasse di piacere, dolore, paura e voglia. Il giovane arrivò e spalmò il liquido sul volto della rossa.
Prese le chiavi delle manette, ma alla fine l’ammanettò dietro la schiena.
“Ancora ne vuoi?”
La fece inginocchiare sul pavimento e rimase a guardarla: volto sporco, tette impressionanti, fica bagnata. Voleva farsi una sega, ma non ne aveva più.
“Buonanotte.”
E se ne andò.

La rossa rimase lì ferma tutta la notte. Il mattino dopo ritornò il giovane con dei vestiti sotto il braccio. Gli tolse le manette e la fece vestire. Era incredibilmente sexy. Maglietta di una misura in meno gialla con un jeans blu che metteva in risalto le gambe splendide e il sedere perfetto.
“Ti scoperei ancora”
“Ma dovrai pagare, ora.”
Il giovane mise una mano nel solco delle chiappe sode.
“Sarà per la prossima volta, troia” Ma gli strizzò lo stesso la fica, i capezzoli e il seno. Poi la baciò con la lingua e la rossa gliela fece tirare fuori, per prenderla tra le labbra e fare una specie di pompino linguale. Poi diede qualche colpetto alla cappella evidentemente gonfia nei pantaloni, facendo uscire lo sperma e facendo apparire una macchia sul pantalone.
“Alla prossima, chico!”

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