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La responsabile dei fidi
Quel giorno mi dovetti recare alla mia banca perché avevo appuntamento con la responsabile dei fidi alle aziende per chiedere un finanziamento.
Ero nervoso e teso, la persona non mi ispirava nulla di buono, in quanto la vedevo una zitella acida e prevenuta verso gli uomini, pronta a colpire con la sua mannaia ogni richiesta che non le andasse a genio.
Entrai e mi sedetti in sala d’attesa. Passarono 10 minuti e mi fece entrare nella saletta. Per la prima volta la guardai dritto negli occhi e mi accorsi che sotto quella scorza di donna dura, dagli atteggiamenti maschili e dal temperamento quasi da virago, si celava una donna bellissima, dallo sguardo severo, i capelli castano scuri raccolti, un paio di occhiali stile “non ci provare sennò ti sego” un tailleur blu scuro e delle scarpe nere con tacco basso che costringevano dei piedi bellissimi. Le esposi il mio business plan, spiegai perché avevo bisogno del finanziamento ed in quanto tempo contavo di restituire la somma.
Lei guardò le mie carte e non parlò. In pratica il mio era un monologo, ma lei stava valutando con molta attenzione le mie parole. Passarono 30 minuti di silenzio assoluto. Dopodiché esordì con una frase per me liberatoria: “inoltrerò la sua richiesta all’ufficio centrale di Milano, la sottoporranno all’accettazione della direzione”. Tradotto voleva dire che era fatta. Ero felice, al settimo cielo. Stavo per accomiatarmi da lei quando ebbi un impulso: le domandai a bruciapelo se accettava un mio invito a cena. Mi maledii subito per quell’imprudenza e per la mia impulsività, pensai che la pratica sarebbe andata a monte. Insomma, avevo fatto la mia cazzata. Ed invece, con mio stupore, lei si produsse in un sorriso ed accettò l’invito, ringraziandomi. Per farla breve, si passò la serata cenando amabilmente e il tempo trascorse in un baleno. Si andò poi sul lungomare a fare quattro passi e mi trovai, non so come, a baciarla appassionatamente. Altro che virago, era una femmina molto calda e sensuale che, per ottemperare al suo ruolo, in un lavoro molto maschile, doveva essere per forza maschile, dura, spietata. Alla mia proposta di recarci a casa mia lei non oppose rifiuto e appena entrati passammo subito “alle vie di fatto”. Bella, veramente una bella donna di 38 anni con il fisico di una ventenne, e la passione di una donna matura. Ci baciammo avvinghiati con molta passione, la baciai anche sulle spalle, sul collo, sul ventre, all’interno delle cosce (scoprii che erano tutti punti erogeni), dietro alle ginocchia. Guardai la sua figa che era fremente, bella, invitante. Non resistetti, mi ci buttai e la succhiai avidamente; lei era in preda agli spasmi, le tenni le braccia ferme, mi implorava di non smettere, il suo clitoride si era inturgidito, lo leccai con voluttà e lo stimolai. Se ne venne urlando il mio nome, aveva i muscoli tesi, mi stringeva il collo con le gambe. Ero eccitato, fiero, mi sentivo forte come un leone, tanto che non mi accorsi di averla sollevata di peso, in quella che sembrava una presa di lotta libera. Mollai la presa e diedi sfogo al mio organo che non vedeva l’ora di tuffarsi in quel ben di dio che era la sua vagina. La colpii con forza, sentii i suoi gemiti farsi piu’ forti mano a mano che la penetravo ripetutamente. Gemeva e godeva, urlava il mio nome, si teneva le mani sul volto, si dibatteva, si inarcava per poter godere meglio, mi chiedeva di dirle cose sporche, di trattarla come una troia, di insultarla. Eseguii alla lettera i suoi voleri, e lei ne ebbe estremo godimento. Venne diverse volte e, al suo ultimo orgasmo, mi chiese di venirle dentro. Venni con molto trasporto e mentre avevo l’orgasmo la baciai con passione, in un momento fusionale dove noi eravamo un tutt’uno, i corpi caldi e avvinghiati , le bocche unite, le lingue tese ad esplorare ogni meandro delle nostre bocche. Dopo l’amplesso rimanemmo abbracciati per un tempo infinito, parlando e accarezzandoci. Mi confidò che anni prima aveva subito una grossa delusione d’amore, il suo promesso sposo, dopo 7 anni di fidanzamento l’aveva abbandonata per l’amica del cuore (di lei) alla vigilia delle nozze. Da allora si era inacidita, si era chiusa il cuore, aveva avuto qualche sporadico incontro di sesso con colleghi del suo ambiente, ma senza alcun appagamento e senza seguito. Nei suoi occhi si leggeva amarezza, rimpianto, ed una profonda tristezza. La baciai appassionatamente, le diedi tutto il mio affetto ed il mio calore, lei pianse di gioia, e ci rimettemmo a fare l’amore.

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