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| La ragazza giapponese |
La vidi per la prima volta a Shibuya, il quartiere giovane di Tokyo, in cui si addensano i ragazzi e le ragazze di tendenza. Aveva un viso angelico, color porcellana, pelle liscia e occhi nerissimi. Un sorriso abbagliante. Altra cosa che mi aveva colpito era la sua minutezza. Un corpo in miniatura, ma terribilmente sexy. Indossava, la prima votla che la vidi, una minigonna di jeans con dei sandali neri e un top bianco. Rimasi a guardarla parlare con le amiche per parecchio tempo: avevo assolutamente voglia di attaccare bottone con lei, ma la presenza delle amiche rendeva tutto più difficile. Le tenevo d’occhio da lontano. Andò avanti così per circa mezz’ora, e poi vidi che si stavano spostando. Mi misi a seguirle per dieci minuti, cercando di non dare nell’occhio rimanendo ad una certa distanza, sebbene la folla di Shibuya rendeva il mio inseguimento abbastanza difficile. Vidi che entravano in un bar a bere qualcosa, e mi misi fuori ad aspettare. Ero talmente stregato da quella bellezza che me ne rimasi fuori dal bar per circa un’ora. A ripensarci ora mi sento un pazzo, ma lei era così splendida che meritava tutto quel tempo. Dopo circa un’ora le vidi uscire dal bar, e finalmente si separarono. Aspettai che lei camminasse per circa cento metri prima di raggiungerla e parlarle. Non sapevo una parola di giapponese, e speravo dentro di me che la ragazza se la cavasse con l’inglese. La salutai in inglese, e lei mi rispose, sorridendomi. “Perfetto!”, pensai. Le dissi che mi ero perso, e che cercavo la stazione della metropolitana più vicina. Da vicino era ancora più piccola di quello che sembrava. Io sono alto 198 cm scalzo, e lei arrivava con le spalle praticamente all’altezza del mio pacco. Mi guardava dal basso verso l’alto con la testolina completamente sollevata, e sorrideva in una maniera che ti stregava. Lei mi disse che la stazione era poco più lontano e mi indicò la strada. Mi disse che anche lei andava in quella direzione e che quindi potevo seguirla. Per strada le chiese quanti anni aveva e cosa faceva nella vita, e lei mi rispose che aveva 18 anni e faceva da quel che capii la sciampista. Ci fermammo al semaforo rosso, e colsi occasione per osservarla meglio. Le gambe erano bellissime, minuscole ma perfette. Erano di un colore bianco e splendente. I piedini erano meravigliosi, e avevano un po’ di smalto ed erano lisci e belli. Io indossavo delle ciabattone numero 48, e avvicinai il mio piede al suo per fare il confronto. I suoi piedini erano esattamente la metà dei miei sia in lunghezza che in larghezza, ed erano bianchissimi soprattutto paragonati ai miei piedoni abbronzantissimi (ero stato un sacco al mare e avevo un colorito bruno molto attraente devo dire). Non so perché, ma al vedere questo confronto tra piedi, i suoi così piccoli e bianchi vicino ai miei possenti piedi maschili abbronzati mi rimescolò il sangue e mi procurò un erezione gigantesca. Camminammo ancora fino alla metropolitana, e li feci una turbata: le chiesi dove stava andando, e alla sua risposta le dissi: “davvero? Anch’io vado in quella direzione!”. Mi sentivo veramente un maiale ma avevo il cazzo che tirava in una maniera esagerata, e non potevo lasciarmela sfuggire. Salimmo sulla metro che era pienissima e cosi ci mettemmo in piedi, lei vicina a me. Era così minuscola e bellissima che sembrava una bambola. Colsi l’occasione un paio di volte, facendo finta che fosse colpa della metropolitana che sballottava, per toccarla nelle spalle col mio cazzo, che era duro come un bastone, sperando si accorgesse. Non so se si accorse, ma secondo me sì! Una volta arrivati alla stazione, le confessai la verità: non dovevo anch’io andare lì, ma era una scusa per stare un po’ con lei. “O la va o la spacca!” pensai. Lei si mise a sorridere, e disse che ero molto carino a dirle così, e che se volevo potevo vederla due sere dopo a Shibuya. Accettai l’invito, le chiesi il numero di telefono e me ne tornai a casa. A casa mi chiusi in bagno, mi sbottonai i pantaloni e tirai fuori il cazzo. Era gigantesco e bagnato, e mi feci una sega enorme, schizzando praticamente dappertutto.
Due giorni dopo l’appuntamento era alla stazione di Shibuya, dove io arrivai addirittura in anticipo. Aspettai circa dieci minuti e lei arrivò. Appena la vidi uscire dalla stazione il cazzo cominciò a gonfiarsi. Andai verso di lei e la salutai. Quella serà cominciò bene, andammo a mangiare in un locale molto carino e bevemmo anche ottimo vino. A fine cena io cominciai a essere brillo. Pagai il conto e poi uscimmo a camminare per Shibuya. A un certo punto ci trovammo a corto di argomenti, e quindi decisi di fare il passo. La guardai negli occhi. Lei anche. Mi abbassai (praticamente mi doveti quasi inginocchiare!) e la baciai. Fu una limonata bellissima e lunghissima e il mio cazzo era diventato gigante nei pantaloni. A un tratto, visto che non ce la facevo a stare così piegato visto che lei era quasi 60 centimetri più bassa di me, la presi in braccio e me la limonai con forza. Lei si aggrappò al mio corpo con le sue gambe e così me la slinguazzai per un bel po’. Una volta fatto, ci guardammo negli occhi, lei ancora in braccio a me. Io le chiesi se voleva andare al love hotel a concludere la cosa, ma lei mi rispose che non poteva. Io ci rimasi malissimo e le chiesi perché, e lei mi disse che non poteva perché era vergine. Io le dissi “che c’è di male? Dovra farlo prima o poi”, ma non riuscii a convincerla. Infatti pensava che voleva farlo la prima volta con una persona che amasse, e a me mi conosceva da soli 2 giorni. Il resto della serata passò con me che cercavo di convincerla a fare all’amore, ma senza successo. Tornai a casa mia con un cazzo che era immenso. Mi chiusi in bagno e mi menai il bastone fino a schizzare come un pazzo.
La cosa terribile è che non la rivedei più. 2 giorni dopo, dovetti andare via dal Giappone e così tornai a casa con una terribile insoddisfazione. La cosa positiva è che rimasi in contatto con lei durante gli anni successivi. Provai ogni tanto ad invitarla da me ma lei declinò sempre. Fino a 3 mesi fa. Mi ricordo che le scrissi una mail in cui le dissi che se voleva avrei potuto ospitarla per un paio di settimana. Lei all’inizio mi disse che ci avrebbe dovuto pensare, poi, con mia grande sorpresa, accettò! Io non ci potevo credere, e al solo pensiero mi eccitai come un matto.
Alla fine arrivò. Era il 10 giugno e faceva un caldo torrido. Io la aspettavo alla stazione del bus che arrivava dall’aeroporto con il cuore in gola. Appena la vidi, quasi svenni. Erano passati circa 2 anni, ma lei aveva mantenuto tutta la freschezza che aveva. Mi salutò e ci baciammo (sulla guancia per il momento!), insomma i soliti convenevoli, e io mi offrii ovviamente di portarle la valigia. Indossava delle ciabattine bianche infradito e dei pantaloncini cortissimi che lasciavano intravedere mezza chiappa. Le gambe erano sottilissime e di porcellana, lisce e profumate. E la pelle del viso era un incanto. Prendemmo un taxi e arrivammo a casa mia, dove le feci fare una doccia. Nel frattempo mi ero messo a preparare una cenetta per la mia bellissima giapponesina. Volevo farla impazzire, e mi ero messo a cucinare un ottimo sugo di pesce. Avevo in serbo anche una buonissima bottiglia di vino bianco, per farla inebriare un po’! Preparo il tavolo sul terrazzino e ci mettiamo a mangiare. Il tempo era bellissimo, la luna splendeva e tutto era perfetto così come volevo. Alla fine della serata le chiedo se preferisce uscire un po’ o stare a casa e lei mi dice che preferirebbe stare a casa. “E vai!” penso. Mi dice anche che è stanca e che vorrebbe fare una bella dormita; io le indico la camera e mentre faccio finta di dirle buonanotte, la guardo intensamente e insieme spalanchiamo le nostre bocche per unire le nostre due lingue. La limonata fu bellissima e io mi eccitai da matti. Alla fine lei mi disse che le avrebbe fatto piacere se avessi dormito insieme a lei. Io non stavo più nella pelle, così mi feci una doccia e la raggiunsi sul letto. Mentre parlavamo, il mio cazzo ebbe un erezione spaventosa. Il problema è che indossavo solo i pantaloncini del pigiama, e lei si accorse. All’inizio fece finta di niente, ma ad un certo punto il cazzo diventò veramente gigantesco e lei cominciò a fare dei risolini. Io le chiesi cosa c’era di strano, e lei per tutta risposta prese la sua manina e toccò il pigiama la dove sotto c’era il cazzo, lasciandosi poi andare in una fragorosa risata. Appena sentì la durezza del mio cazzo ritrasse subito la mano, ma poi dopo un po’ la mano tornò subito a esplorare il mio pigiama, finché ad un tratto prese il lembo dei pantaloncini e li tolse. Si trovò quindi di fronte al mio cazzo. Lei cominciò a fare dei versi di sorpresa e mi disse che non aveva mai visto niente del genere. Devo ammettere di avere un cazzo proporzionato alla mia altezza (in erezione è lungo 22 cm per 6 cm di diametro), ma la sua reazione fu veramente eccezionale, e non potei far altro che eccitarmi per questo. La vista della sua manima minuscola e bianca che toccava e accarezzava il mio mostro mi procurò una scarica di voglia incredibile. Mi piaceva osservare come il mio cazzo fosse largo quanto due volte il suo polso, o come fosse così scuro in confronto alla sua pelle candida. Lei mi disse che era veramente grosso, e io le risposi di continuare a toccarmi perché mi stava facendo impazzire. Era come affascinata dal mio cazzo, lo guardava e lo accarezzava come se fosse la prima volta che ne vedeva uno. Ad un tratto mi sorride, mi bacia e poi comincia a spogliarsi. Era un angelo, profumava di fiori di pesco ed era liscia e morbida. Si alzò dal letto per togliersi il reggiseno, e io mi alzai anche, perché volevo toglierglielo io. Ci trovammo in piedi di fronte allo specchio, e ci guardammo tutti e due ridendo. Entrambi nudi. Lei aveva le spalle sue all’altezza del mio cazzo, che era dritto e durissimo. Lei era bianchissima, e io ero scurissimo per via dell’abbronzatura. Il contrasto era decisamente sexy. Il suo fisico morbido invece era contrastato dal mio fisico scolpito e dall’addominale. A quel punto lei fece una cosa bellissima. Eravamo in piedi uno di fianco all’altro, e lei approfittò della differenza di statura per prendermi il cazzo e metterselo in bocca. Incredibile, mi stava facendo un pompino da in piedi! E io mi stavo guardando la scena dallo specchio!!! Era la cosa più sexy che avessi mai fatto. In realtà in bocca riusciva appena a prendere la punta, perché aveva una boccuccia e una testolina così piccole che se avessi provato a spingere di più il mio cazzo dentro l’avrei spaccata in due! Quindi vedevo la sua boccuccia che baciava e succhiava la punta del mio cazzo immenso. A occhi chiusi, baciava e leccava quel cazzo che era grosso come il suo avambraccio.
Mi vergogno a dirlo, ma dopo 5 minuti di baci e leccate non ce l’ho fatta più e le sono venuto in bocca, e ci mancava poco che la strozzassi! Le sparai un litro di sperma in bocca, e lei si mise a tossire ridendo! Che ragazza fenomenale!
segue…
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