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La guarigione
Ho sempre avuto un debito per le donne della famiglia della mia fidanzata.
Paola, la madre, è una splendida formosa cinquantenne. Ogni volta che ci si trova per mangiare assieme o per fare due passi devo violentare me stesso per non indugiare troppo con gli occhi sulle sue tette; attraverso le sue maglie si notano sempre due meravigliosi capezzoli duri, che quasi per osmosi fanno indurire anche il mio attrezzo.
Non vi dico poi quelle volte che mi capita di sfiorarle con un braccio... Il desiderio di correre in bagno a liberarmi è fortissimo e la sera, ancora eccitato, finisco sempre per saltare addosso alla mia ragazza. Scopo con lei, ma penso intensamente alla madre.
E' più forte di me, ma sapendo di non poterla toccare come dico io, cerco sempre di provocare questi piccoli incidenti.
Solo che l'ultima volta ho esagerato.
Eravamo in macchina insieme, dovevo accompagnarla in un negozio del paese; con la più banale delle scuse le dico che ha la portiera aperta e mi precipito verso di lei per richiuderla. Nel movimento le tocco una delle sue tettone prima col dorso della mano, poi appoggiandomi con la spalla, e dopo aver richiuso la portiera anche con le ultime 2 dita della mano destra. Lo so non avrei dovuto, ma credetemi, in quel momento non capivo più nulla.
L'uccello mi scoppiava nei pantaloni il testosterone era a 10mila.. Avrei solo voluto liberarmi, prenderla, scoparla, sborrarle addosso...
Se ne accorse di sicuro, perchè non disse niente e diventò subito seria.
Arrivati al negozio scese, fece i suoi acquisti, risalì e mi disse che potevamo andare.
La riportai a casa. Provai a parlare del tempo, vergognandomi come un cane per quello che avevo fatto, ma mi rispose solo a monosillabi.
A destinazione scese e provò a congedarmi dicendomi:
"se ci fosse stato Giulio (il marito), ti avrebbe spaccato la faccia lo sai?"
Non sapendo cosa rispondere feci un sorriso a metà tra l'imbarazzato e il dispiaciuto.
"Cosa credi che anche le altre volte non me ne sia accorta?" continuò alludendo alle altre volte che avevo provato a toccarla facendo finta di niente
"Ho sempre cercato di convincere me stessa che non lo facevi apposta, ma dopo oggi non ci credo più... Ma che ti prende, sono la mamma della tua fidanzata?"
Mi sentivo una merda.
"Hai ragione Paola, ti chiedo mille volte scusa. Non ci posso fare niente, è più forte di me... provo un'attrazione micidiale nei tuoi confronti. Scusami non succederà più. Per favore non dirlo a Luisa (la mia ragazza), lei questo non se lo merita".
A sentire queste parole si addolcì nello sguardo e mi fece un sorriso, scuotendo la testa:
"Mi prometti che d'ora in avanti non lo fai più?"
Avrei voluto dire un si senza condizioni, chiudere per sempre quella storia imbarazzante. Ma non ci riuscii. Era come se il mio pisello avesse preso il sopravvento su tutto il resto, e mi uscì dalla bocca: "sarà molto difficile".
Ma che cazzo stavo facendo? Volevo davvero rovinare il bellissimo rapporto che avevo con Luisa?
Si incupì nuovamente. Mi disse di seguirla. Mi portò su in casa sua e chiuse la porta del salotto.
"Ora mi prende a schiaffi" pensai.
Invece no. In quella pazza giornata nulla era come sembrava.
Si sfilò la maglietta. Non portava il reggiseno.
Le sue tette grosse e di una rotondità perfetta si stavano incredibilmente materializzando sotto i miei occhi; quelle due meravigliose bocce, presenti fin ora solo nella fantasia delle mie seghe erano realtà. Il cuore mi batteva all'impazzata. L'uccello mi si gonfiò in maniera incredibile e cominciò a pulsare, desideroso di eruttare.
"Avanti, eccole qua! Toccale, togliti la voglia e facciamola finita con questa storia una volta per tutte".
Il cervello ormai non comandava più.
Misi dapprima una mano sulla tetta destra e la accarezzai dolcemente. Lei guardava nel vuoto, nera in volto. MI dispiaceva provocarle un dolore, ma non potevo più fermarmi. Allungai anche l'altra mano e afferrai anche l'altro seno. Ora stringevo un po' di più.
Era sempre impassibile. La strinsi a me afferrandola per le chiappe. Le infilai una mano dentro i pantaloni all'altezza delle chiappe e li feci scivolare fino a metà coscia. Le vedevo chiaramente le fica. Avvicinai la bocca alle tette e cominciai a leccarle e succhiarle mentre con le mani le stringevo forte le chiappe.
Mi sbottonai i pantaloni e lo tirai fuori.
Spinsi ripetutamente il mio cazzo contro la sua pancia e contro i peli del pube. Non so perchè ma in quel momento non desideravo penetrarla e forse non me lo avrebbe permesso.
Continuai così per un po' finchè non usci la più copiosa delle sborrate che la mia mente ricordi.
Le venni in pancia, sul pube, schizzai per terra e sulle tende. Era stata come una bambola gonfiabile nelle mie mani; non si era mossa, mi aveva lasciato fare tutto quello che volevo.
Mi porse dei fazzoletti e anche lei si ripulì. La sera il ricordo della cosa mi comportò sensi di colpa e nausee. Piansi. Ma per fortuna ero guarito.

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