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La direttrice di banca fa i pompini continuo
Sono nell’ufficio del direttore della mia banca, una donna di circa quaranta anni che mi ha appena fatto un pompino.
… un pompino memorabile il godimento che ho provato è indescrivibile, gli ho riempito la bocca, ma non ha smesso, ha continuato e pomparmelo fino a quando non mi è venuto molle, quando poi con la bocca si stacca, era completamente lindo.
Si stacca, mi guarda in viso e mi chiede: cosa te ne pare? Gli rispondo quasi balbettando che è stato fantastico e che è stato un pompino incredibile. Lei non perdendo quella strafottenza mi risponde, be ho una certa esperienza.
Nel mentre le suona il telefono che ha sulla scrivania, si alza, si allunga sulla scrivania protendendosi verso il telefono e risponde come se nulla fosse; così piegata e protesa sulla scrivania mi vedo il suo fondoschiena davanti a me che sono ancora con le palle a prendere aria. Dice al telefono: si, va bene, andate pure, le porte sono già chiuse? Ok a domani!!
Capisco che gli altri due impiegati hanno finito giornata e se ne stanno andando.
Quasi senza rendermene conto allungo la mano e l’appoggio sul culo della direttrice, muovo la mano con movimento circolare, premo e stringo la natica nella mia mano.
Non sono proprio dritto dietro di lei ma leggermente di fianco, ho il mio uccello floscio all’altezza della sua anca; fa per alzarsi e drizzare il ventre piegato sulla scrivania, ma io gli appoggio la mano libera sulla schiena e la premo sulla scrivania, non fa molta resistenza, si adagia con il seno appoggiato alla scrivania mentre io continuo a palpargli il culo, mi sposto esattamente dietro di lei e proseguo a tastarla a due mani.
Le faccio scorrere le mani sui fianchi, sulle cosce, sulle gambe, scendo con le mani, le infilo sotto la gonna e poi risalgo sollevando la gonna. Le sollevo completamente la gonna e la rigiro sulla sua schiena, mi compare un bel culo, non piccolo, ma comunque sodo, ha un perizoma nero, sembra un filo interdentale, vedo il rigonfiamento della figa e i peli che fuoriescono dai lati del perizoma. Con la mano inizio a strofinare energicamente sul perizoma, dal monte di venere fino all’ano, premo sempre più forte con i polpastrelli e continuo a strofinare, sento la stoffa bagnata, si sta eccitando sempre più, continuando a strofinare insinuo in dito sotto la stoffa e finisco tra le grandi labbra gonfie, sento il pelo ispido e infilo lentamente il dito nella figa, esploro la caverna, tasto e sondo il suo interno, ogni avvallamento e variazione di superficie, sento che con brevi movimenti lei si scopa il mio dito. Al che tolgo la mano e sento lei che fa un verso come non approvasse l’interruzione, ma gli sfilo il perizoma, lo abbasso e lo sfilo. Mi siedo sulla sedia, dove prima era seduta lei mentre me lo succhiava, e dritto di fronte a me c’è lei piegata a novanta sulla scrivania con la gonna su fino alla schiena senza nulla a coprirla, mi avvicino con la bocca, appoggio le labbra sulle sue natiche, da prima le bacio, poi le mordicchio e poi con la lingua mi avvicino alla linea che divide le natiche, scendo con la punta della lingua, la passo sull’ano, mi soffermo qualche istante e poi proseguo verso la figa, con una mano allargo le grandi labbra, sento tutto bagnato, mi avvicino e assaggio i suoi umori, la strofino con la lingua, con la punta solletico il clitoride dritto e turgido. Sta godendo, la sento ansimare sempre più, con la lingua cerco di andare in profondità quasi a volerla penetrare. Sta godendo come una pazza. Tolgo la lingua ed infilo dentro un dito, vado su e giù mentre con un movimento rotatorio (come a mescolare in caffè in una tazzina) allargo e faccio spazio a un secondo dito. Continuo così quando ad un certo punto sento lei che mi dice, dai mettimelo dentro, ti voglio dentro, scopami. Sentire quelle parole mi ha galvanizzato, ho ripensato al suo atteggiamento da stronza di poco tempo prima e adesso mi chiedeva lei di scoparla, gli ho quindi risposto, tra un po’, e poi devi meritartelo. Mi sono ricordato che mentre mi faceva il pompino, sul più bello mi ha messo un dito in culo. Tolte le dita dalla figa e così lubrificate le ho infilato un dito nell’ano; lentamente l’ho penetrata, sentivo un po’ di resistenza all’avanzare, ma poi ho iniziato ad andare su e giù, da prima lentamente e poi sempre più velocemente, la sua eccitazione saliva sempre più, ansimava e godeva, con le gambe che a tratti mi stringevano la mano e a tratti si rilassavano allargandosi, così passarono parecchi minuti, con lei goduta che gocciolava dalla figa.
Interruppi per il male al polso, lei si alzo da sulla scrivania e si giro, mi guardo e vide che avevo ancora l’uccello fuori da prima e che era nuovamente dritto, mi disse, be adesso ho mi scopi o ti scopo io.
Gli risposi: ancora un momento, devo ancora guardarti le tette, quelle per cui è iniziato il tutto. Era dritta in piedi davanti a me con la camicetta bianca, iniziai a slacciarla, intravedevo il reggiseno nero, la slacciai completamente e la aprii, avevo quelle due montagne dritte di fronte a me, affidai un seno a ciascuna mano e iniziai a palparli, stringevo e rilasciavo a ritmo, la camicetta era oramai caduta a terra mentre io a due mani sembrava impastassi il pane, dopo poco, feci scendere le spalline e scoprii i due grossi seni, erano uno spettacolo, come mi ero immaginato, stavano abbastanza dritti per le dimensioni, la consistenza faceva venir voglia di affondare le mani, i capezzoli turgidi erano dritti ed in attesa di essere strizzati. Mi ci gettai letteralmente con il viso, avevo la faccia annegata in tanta grazia, presi a baciare e leccare un seno mentre con la mano stringevo l’altro, mi diressi con la bocca al capezzolo, iniziai a solleticarlo con la lingua e poi a stringerlo tra le labbra come a schiacciarlo, mentre l’altro capezzolo era tra pollice ed indice dell’altra mano e veniva schiacciato e ruotato come si dovesse caricare la molla di quei vecchi orologi da polso.
Anche adesso lei stava godendo, con una mano mi premeva la testa sul suo seno e con l’altra cercava di raggiungere il mio uccello in tiro. Continuai così per un po’, poi la feci sedere sulla sedia ed iniziai a strofinargli la cappella sulle tette, sui capezzoli, a tratti si abbassava per toccarlo con la punta della lingua e poi continuavo a toccargli il seno con la cappella, me lo strinse tra i seni e muovendo su e giù mi faceva una bella spagnola, la interruppi e glie lo porsi alla bocca, glie lo strofinai sulle labbra e poi lei lo ingoio tutto. Inizio con un secondo pompino, ma si interruppe dopo pochi istanti dicendomi adesso lo voglio dentro.
Io le risposi con una richiesta: solo a una condizione che poi ti posso prendere il culo. La sua risposta fu molto semplice e spiazzante: certo anzi lo pretendo.
Mi fece sedere sulla sedia, prese da un cassetto della scrivania un astuccio, estrasse un preservativo, e me lo mise, era la prima volta che una donna mi metteva un preservativo; una volta pronto lei si sedette sopra, la aiutai ad infilarlo e inizio a cavalcarmi, andava su e giù da prima lentamente e poi iniziò ad accelerare, sempre più veloce, e poi rallentava quasi a fermarsi, per poi riprendere nuovamente un ritmo veloce; vedevo i suoi grossi seni andare su e giù, danzavano davanti a me, e questo mi eccitava tantissimo; lei venne, o almeno credo dai gemiti e dalle espressioni del viso, ed anch’io venni godendo come pazzo.
Si alzo, mi sflilò il preservativo dall’uccello che si stava afflosciando, lo avvolse in un fazzoletto di carta e lo getto nell’immondizia. Si inginocchio davanti a me e comincio a leccarmelo e succhiarmelo, lo ripulì completamente e continuo a solleticarlo fino ai nuovi segni di vita, continuo cosi, oramai passati cinque minuti era nuovamente completamente in tiro con lei che me lo succhiava e andava su e giù con la bocca, col la lingua mi passava tutta attorno la cappella e la baciava, la succhiava la faceva scomparire tra le sue labbra, poi ricompariva ma solo per poi sparire nuovamente, se lo passava in ogni angolo della bocca, fino giù in gola. Poi si stacco, prese un nuovo preservativo e me lo mise dicendomi: adesso tocca al dietro. Mi alzai, lei era nuda davanti a me, si piego sulla scrivania e io gli misi un dito nella figa bagnata, una volta lubrificato, lo inserii nell’ano; iniziai ad andare su e giù cercando di allargarlo il più possibile, dopo un attimo le appoggiai l’uccello nella figa e vi entrai, dopo quattro pompate una volta lubrificato, lo tolsi e mi avvicinai al buco del culo. Lo appoggiai, iniziai a spingere con la punta, dopo poco vi iniziai ad entrare, il buco si stava allargando dilatandosi il giusto per accogliermi, oramai la cappella era tutta dentro, lei a tratti tratteneva il respiro e a momenti gemeva per la dilatazione, entrai cosi, lentamente quasi fino al fondo, mancavano circa quattro centimetri per arrivare al fondo, iniziai prima lentamente e poi aumentando il ritmo, era bello vedere quella donna, la direttrice, stesa sotto di me, a novanta sulla sua prestigiosa scrivania, con il mio uccello piantato nel suo culo.
Continuai sempre con un ritmo sostenuto, stava godendo come non avevo mai sentito, gli piaceva proprio tanto, si sentiva quanto era alto il suo godimento, a quel punto di massimo piacere affondai fino alla fine il mio uccello, la penetrai per intero anche per gli ultimi quattro centimetri facendogli emettere un gemito misto di dolore e godimento. Venni in quel preciso momento, ma continuai ancora per qualche istante ad andare su e giù. Quando mi si affloscio nuovamente, ci staccammo, lei si girò con il viso estasiato e stanco, mi disse che non aveva mai goduto così tanto. Mi sfilò nuovamente il preservativo e le cestinò come il precedente. Si abbasso, diede un’ulteriore pulita con la bocca al mio uccello e mi invitò a rivestirmi.
Mi rivestii contento e stanco, anche lei si stava rivestendo; una volta sistemati, mi ha detto: senti per il prestito è meglio che torni domani che ragioniamo con la testa lucida.
Il prestito il giorno dopo me l’ha poi approvato, ma ha ripreso a darmi del lei senza lasciar trapelare null’altro.
Unica battuta è stata festeggeremo poi quando avrà estinto il mutuo.

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