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La Scommessa
Erano ormai sei mesi che Anna era lontana dalla sua Torino, catapultata in Liguria da quel concorso che le aveva aperto le porte di un lavoro tranquillo e sicuro.
Certo, un posto in banca – e nella banca più importante della sua città - meritava il sacrificio di qualche anno in giro per l'Italia.
Ventisei anni, bella come solo a quell'età può esserlo una donna, si era ambientata molto bene alla Spezia, città piccola ma accogliente, tutto sommato poteva andarle peggio.
Aveva anche conosciuto Giorgio, di cui si era subito innamorata,tutto insomma sembrava andare per il meglio.
Certo, il trasferimento nella nuova città le aveva prosciugato i risparmi di studentessa per prendere in affitto un bilocale un po' fuori dal centro, e arredarlo in economia ma con gusto e l'entusiasmo di una vita finalmente autonoma aveva dato il colpo di grazia, ma poco per volta contava di rimettere insieme il gruzzolo e magari comprarla la casa. Insieme al suo Giorgio.
Anna era alta un metro e settanta, con i capelli castani lunghi fino alle spalle e con due occhi verdi come il mare. Un corpo sodo e flessuoso, una terza abbondante di seno e attirava su di se gli sguardi di chiunque la incrociasse.
Quello che le mancava di più di Torino era lo stadio e la sua Juventus.
Il calcio era la sua grande passione, lo aveva nel sangue. Ogni anno suo padre le regalava l'abbonamento e lei non perdeva neanche una partita.
Certo, l'ultimo anno era stato orribile, con la storiaccia di Moggi e la retrocessione in B.
Ma il calvario volgeva ormai al termine e la vecchia Signora volava in cima alla classifica, con nove punti di vantaggio sulla seconda. D'altronde non poteva essere diverso con campioni del calibro di Del Piero e Trezeguet.
Un dispiacere glielo aveva dato però la vecchia Signora.
Proprio alla Spezia, contro gli aquilotti locali nel girone di andata avevano rischiato grosso, una partita opaca e solo un gol di Trezè al novantesimo aveva permesso di portare a casa il pareggio. La più brutta partita del campionato.
Ma era un ricordo distante, come era distante l'inverno in quella fine di maggio illuminata dal sole.

Vicino alla sua banca c'era un bar, dove nell'intervallo mangiava un boccone.
Un locale ampio, con un bel dehor, frequentato da un sacco di tifosi dello Spezia, come tifoso era il proprietario, Enrico.
Non tanto alto, ma in compenso bello rotondo, certo non un adone.
Alle pareti bandiere, sciarpe e foto dei giocatori.
Gli sfottò per il pareggio dell'andata si erano fatti sentire, ma ultimamente era lei a prendersi la rivincita, con gli aquilotti pericolosamente vicini alla retrocessione.
Tutto successe dopo la penultima di campionato.
Lo Spezia aveva buttato al vento anche l'ultima occasione di agganciare i playout, perdendo contro il Treviso.
L'unica speranza ora era quella di andare a vincere al delle Alpi, contro la sua Juventus.
Entrò nel bar cantando e salutò Enrico con un “come va quasi retrocessi?” che fece sobbalzare non pochi avventori.
“eh, cosa vuoi che ti dica... sembra che non ci vogliano proprio stare in B... ma non è ancora detta l'ultima parola.”
“si, ora venite a vincere a Torino... non c'è riuscito nessuno quest'anno... non avete speranze”
In effetti per lo Spezia era un'impresa disperata, ma i tifosi, arrivati alla B dopo cinquantadue anni non volevano mollare fino all'ultimo.
La discussione andò avanti per una buona mezz'ora tra battute al vetriolo di Anna e le folli teorie dei vari tifosi che si alternavano con Enrico a far sopravvivere la speranza.
Ad un certo punto, dopo una battuta ancora più velenosa di Anna, che riusciva ad esagerare proprio solo quando si parlava di calcio e di Juve, Massimo, un ultrà delle Aquile chiamato dagli amici Max le disse “se sei così sicura che vincerete perchè non scommetti?”
“a parte che ho troppo rispetto dei soldi, le quote per la vittoria della Juve sono infime... ovviamente” rispose Anna ridendo.
“scommetti con me allora” insistette Max accarezzando la testa di Igor, il cane lupo che lo accompagnava sempre.
Anna lo guardò divertita “ Devo comprarmi il motorino e qualche soldo in più servirebbe proprio, ma no, sarebbe un furto.”
“beh facciamo così allora – replicò Max – tu sei molto sicura, direi certa della vittoria della Juve. Io ci metto duecento euro su quella dello Spezia, se tu non vuoi metterci soldi accetto una bella scopata.”
Calò il silenzio sul gruppo. Enrico e gli altri due guardarono allibiti Max, mentre il viso di Anna si infiammava.
“Ma sei scemo?” disse scoppiando a ridere la ragazza.
“No, io amo la mia squadra e ci credo fino alla fine, tu?” rispose con aria di sfida Massimo.
“Dai, Max, non esagerare” interruppe Enrico cercando di far scendere la temperatura della conversazione.
“non esagero... ci stai?”disse guardando negli occhi Anna.
La ragazza cominciava a non sapere più come uscire dalla discussione “ ma dai, non sono cose che si scommettono...”
“ti do anche il pareggio a favore, perdi solo se perde la Juve... duecento euro per il motorino... che fai, non sei più convinta di tifare per la squadra più forte del campionato?” la incalzò sornione Max
“Ma no, che c'entra...” disse a disagio Anna.
“E allora? Accetta!” disse Max.
Anna si morse il labbro... sapeva di fare una sciocchezza, una voce dentro di lei le urlava “non farlo, non farlo!” ma voleva dare una lezione a quel presuntuoso provinciale.
“Va bene l'hai voluto tu - disse dura – mi ci faccio un pezzo di motorino con i tuoi soldi” poi si sciolse in una risata.
“Ma chi fa da garante della scommessa?” disse Giovanni, uno degli altri due tifosi presenti alla discussione.
Max mise mano al portafoglio e cominciando a contare le banconote disse “ facciamo così, i soldi li do ad Enrico, che li conserva, se perdiamo a Torino te li consegna lui subito dopo la partita.”
“Va bene” Rispose Anna, cercando di darsi un'aria spavalda.
“Se vinco incasso subito dopo il fischio finale.”
“Bene – disse Enrico prendendo i soldi da Max – nessun altro?”
Anna gli lanciò uno sguardo che poteva incenerirlo, mentre Giovanni prendeva la palla al balzo per dire “Dai, ce li metto anch'io, alle stesse condizioni va bene?”.
Anna fece solo un cenno col capo, mentre continuava a pensare che era stata stupida a farsi tirare in mezzo, ma non poteva succedere l'impossibile.
Per tutto il pomeriggio continuò a darsi della scema, ripetendosi che però non si poneva il problema, e che poi quattrocento euro guadagnati così non erano da buttare, un colpo sicuro.
Al mattino dopo, passò a fare colazione.
Enrico le servì il cappuccino mentre lei prendeva una brioches dall'espositore.
“Per domenica metto il megaschermo, con la diretta di sky, vieni a vedere qui la partita?”
“Certo, perchè no?” Disse Anna sicura, “però vengo con il mio ragazzo, quando ritiro i soldi non vorrei lo vedesse, non posso mica dirgli che ho fatto una scommessa così stupida” e rise.
“ah, si, la scommessa... sai che ci sono altri che vorrebbero scommettere con te?”
“ma daiii!!” si schernì Anna ridendo.
“Se vuoi raccolgo le scommesse...”
Ci pensò un'attimo, poi “E dai, vediamo quanti polli spenno. Ci sei anche tu?”
“Ok. Io non ci sono, tranquilla, tengo solo il pegno” concluse Enrico.
All'ora di pranzo erano sei gli scommettitori ad aver messo la loro quota nel vaso di vetro che Enrico aveva posizionato in bella vista dietro al banco.
Anna si sentiva lusingata di quelle scommesse, e accolse la notizia ridendo.
Mercoledì mattina Enrico la accolse a colazione dicendo “ Guarda qui” e le mostrò il vaso, stracolmo di banconote.
“Ma quanti sono?” chiese Anna incredula
“siamo a diciotto... che faccio, mi fermo?”
DICIOTTO!!! Anna ebbe un sussulto. Poi fece un rapido conto:tremilaseicento euro in un botto.
Poi ne ebbe un'altro. Sul giornale locale campeggiava una notizia “Buffon salta Juve Spezia!”
Deglutì... certo era un brutto inizio. “Si - mormorò divorando l'articolo - direi che è meglio non andare oltre”.
Il pomeriggio assolato le fece tornare il buon umore.
In fondo una squadra di campioni non poteva permettersi di perdere in casa l'ultima di campionato. Non la sua Juve.
La settimana passò tranquilla, chi sapeva nel bar non parlava, faceva parte degli accordi.
Arrivò domenica ed Anna giunse al bar in compagnia di Giorgio con una mezz'ora di anticipo.
Parlarono del più e del meno con Enrico, bevvero una birra e si sedettero un po' defilati in attesa del fischio di inizio.
La partita inizia bene, con i bianconeri in attacco. Quasi subito Del Piero sbaglia il colpo dell'1 a 0, ma Anna si sentiva tranquilla, era con la sua squadra e non pensava ad altro.
Al ventisettesimo una punizione di Saverino dalla sinistra trova la testa di Pecorari che anticipa Boumsong e poi Padoin fa entrare la palla in rete. Il bar esplose, tutti si abbracciavano. Anna rimase immobile sulla sua sedia, il sangue ghiacciato nelle vene.
Giorgio si voltò, e la guardò preoccupato “stai bene amore” sei pallida come un cencio”
“No, non è nulla” rispose piano Anna.
Un minuto dopo era in piedi sulla sedia, unica nel locale a festeggiare il piatto di destro di Trezeguet che riportava in parità il risultato.
Si guardò intorno e incrociò lo sguardo di Max. Rispose con fiamme di sfida negli occhi. Ti è andata male, mio caro gli diceva.
La sua Juve non l'aveva tradita.
Lo Spezia gioca con la forza della disperazione e Mirante cerca di non far sentire la mancanza di Buffon tra i pali.
Al sessantaseiesimo la difesa sbaglia il fuorigioco sul rilancio del portiere spezzino, Santoni,. E Guidetti mette in rete la palla con un calibrato pallonetto.
Anna non ha quasi il tempo di preoccuparsi, un paio minuti ed è l'esordiente Bianchi a siglare il due a due.
“Bene - pensò tra se e se - ormai è fatta. Incassare due gol al delle Alpi dalla penultima in classifca... Cosa mi è toccato vedere... “
All'ottantottesimo ancora un tuffo al cuore coperto solo dall'urlo della sala. Confalone stampa la palla sul palo.
“ho la gola secca, prendo un'altra birra” disse a Giorgio e si alzò, sicura che ormai fosse finita.
Mentre Enrico al banco le riempiva il bicchiere dalla sala del megaschermo venne un urlo che sembrava un'esplosione.
Si avvicino alla porta con il bicchiere ghiacciato nella mano tremante, giusto in tempo per vedere il replay del Gol di Padoin che salta anche Mirante in uscita e va a depositare la palla nel sacco dietro le teste ondeggianti dei tifosi che si abbracciano gridando isterici.
Le tremavano le gambe. “ora segnano, ora segnano” si ripeteva stringendo i pugni.
Ma due minuti ed i tre fischi dell'arbitro segnavano la fine del campionato, la prima sconfitta in casa della sua Juve e la vittoria dello Spezia, che poteva così disputare i playout.
Il bar ormai era una bolgia infernale, gente che cantava, ballava, beveva.
Vide Max Guardarla con un sorriso sarcastico e si sentì morire.
Vide che andava a parlare da Enrico, insieme ad altri tre accoliti.
Poi chiamarono altri e si diressero tutti insieme verso la sala del biliardo.
“Arrivo” disse a Giorgio e si avvicinò al banco.
“Enrico...” chiamò con tono implorante
“è andata male, eh?” rispose il barista.
“Cazzo se è andata male... e ora?”
“eh, ora... una scommessa è una scommessa mia cara. Mi hanno detto che ti aspettano di là... di dirti di non farli aspettare”.
“Ma non posso...” piagnucolò con aria terrorizzata “E poi c'è Giorgio... come cazzo faccio? Aiutami!”
Enrico ci pensò un po' su, poi la guardò negli occhi e le disse “Sai che tutto ha un prezzo.”
- “Cosa vuoi dire?”
- “Non posso certo risolverti tutti i problemi, ma quello di Giorgio forse si”
Lo guardò implorante “ok, come si fa?”
- “Senti, con quelli ci parlo io e li convinco ad aspettare, sono le sei, tu riaccompagni il tuo Giorgio a casa e torni qui per le nove”
- “grazie” mormorò Anna abbassando gli occhi.
“Ma per convincerli occorrerà parecchio”
- “quanto?” chiese lei, ormai atona.
- “Non soldi, loro hanno vinto una semplice scopata, da pagare ora. Io gli dico che tornerai qui alle nove e sarai a completa disposizione fino a domattina, per qualsiasi cosa vogliano. Aspetteranno tre ore e poi ti avranno per tutta la notte.”
Lei lo guardò disperata. “Ma...”
- “oppure spieghi a Giorgio che sei un attimo impegnata e paghi ora... diciotto, cinque minuti l'uno, in un'ora e mezza te la cavi... la scelta è tua”
- “ Va bene” disse con le lacrime agli occhi.
“altre due cose” aggiunse lui
“cosa altro c'è?”
“diventano diciannove, come compenso per la mediazione partecipo anche io alla serata.”
“la seconda?”
“non tornare con i jeans che hai addosso. Metti la gonna più corta che hai, una camicetta trasparente e nulla sotto”
“sei un bastardo. Siete tutti dei bastardi... Ok, va bene” rispose Anna con rabbia andandosene.
Per la strada verso la casa di Giorgio restò muta, pensando a cercare una scappatoia, ma non ne trovava.
Certo, poteva non andarci, mica le facevano causa o la obbligavano. Ma la cosa l'avrebbero raccontata, l'avrebbero fatta arrivare a Giorgio, per vendetta... che stupida. Che stupida era stata.
Già così, che nessuno parlasse era difficile, ma sperava che non facessero nomi, o che la cosa diventasse solo una leggenda metropolitana che poteva dire messa in giro per cattiveria.
Voleva fuggire, ma poi? Il lavoro, Giorgio...
No, non aveva reali alternative se non pagare la sua scommessa e sperare che tutto andasse per il meglio. Cazzo!
Sotto casa Giorgio la invitò a entrare, non c'erano ancora i suoi.
Lei disse che era stanca e si sentiva poco bene, che sarebbe andata a casa e si sarebbe messa a letto a dormire. La faccia era terrea e lui un po' preoccupato le credette senza problemi.
Arrivata a casa si infilò piangendo sotto la doccia. Si lasciò scorrere l'acqua sulla pelle.
Il calore delle gocce che scorrevano sul suo corpo la tranquillizzò, lentamente. I muscoli tesi cominciarono ad allentarsi. Quando uscì si avvolse in un morbido accappatoio, si asciugò i capelli e si sdraiò sul letto per riposare qualche minuto.
Poi si alzò, andò all'armadio e tirò fuori una gonnellina di jeans, che usava d'estate come copricostume ed una camicetta, appena trasparente, che le fasciava il seno in modo sensuale.
“vogliono una troia, no?” pensò Anna guardandosi allo specchio “ed una troia avranno, non me”
lungo la strada l'aria calda di giugno le lambiva le labbra sotto la gonna, pensò che il respiro leggermente affannoso poteva essere dovuto al passo sostenuto, oppure quella situazione cominciava a metterle in circolo un po' troppa adrenalina?
Cercò di calmarsi e davanti alla porta del bar, chiusa dall'interno, si fermò per prendere un lungo respiro. Poi bussò sul vetro.
Enrico venne ad aprirle nella penombra del bar ormai chiuso.
“Brava, sei stata puntuale”. Disse guardandola con gli occhi che ridevano “.

Sentì la porta chiudersi alle sue spalle e la chiave girare nella serratura.
Ci siamo pensò.
Dalla porta della sala biliardo veniva un vociare fatto di risate, tintinnio di bicchieri, frasi smozzicate e una luce verdastra.
Arrivò un po' titubante sulla soglia, il biliardo era illuminato e quattro stavano giocando, con tutti intorno a fare il tifo, molti erano almeno alticci, se non ubriachi, a giudicare dai boccali di birra sparsi in giro.
Come apparve ci fu un silenzio irreale, era stupenda, con quella mini che le copriva appena il pube, la camicetta abbottonata che fasciava il suo seno stupendo.
Partì un applauso e una salva di fischi, Max si voltò, la squadrò con la testa inclinata su un lato e si allargò in un sorriso andandole incontro.
Le accostò le labbra come per baciarla su una guancia e invece le disse piano “bene arrivata troia juventina” e le mise una mano tra le cosce.
Sentì le dita palparle la fica, mentre anche gli altri le si fecero intorno.
Sentiva odore di alcool e di maschi, l'attesa li aveva eccitati e la birra aveva fatto il resto, erano pronti a saltarle addosso.
“Mettiti in ginocchio, troia” le sibilò Max. Lei obbedì, senza dire nulla. I suoi occhi scesero lungo la camicia del giovane ed il suo volto si trovò all'altezza della zip dei pantaloni.
Vide la mano di lui cercare il cursore della lampo, scendere lentamente mentre i pantaloni si aprivano. La mano di Max frugò all'interno e liberò un cazzo di buone dimensioni.
“Succhia, troia” la sua voce risuonò nel silenzio, tutti guardavano quel cazzo duro, proteso verso di lei.
Si Guardò intorno, deglutì. Sapeva che non c'erano altre possibilità, si sporse in avanti, afferrò con una mano il cazzo di Max, chiuse gli occhi e aprì la bocca per accoglierlo.
Un applauso salutò la rottura del ghiaccio, e mentre succhiava, sentì altre mani palparle il seno, le cosce, dita sconosciute entrarono nella sua fica.
Anna non aveva più riaperto gli occhi, spompinava con un certo vigore, sperando che Max, eccitato, venisse presto.
“Mettiamola sul biliardo” disse qualcuno.
Aprì gli occhi,sentì il rumore delle biglie che venivano fatte scorrere sul tavolo, per farle posto.
La mano di Max sulla sua nuca le impedì di lasciare il suo cazzo, deglutì, con quell'ingombro in bocca e la sua lingua accarezzò la cappella, dando un brivido profondo al giovane.
“Ma che troia fantastica sei. Hey, ragazzi, ha una bocca di velluto, ve la raccomando, dovete provarla tutti.” ed esplose in una risata liberandola.
Uno basso e grassoccio diede una manata sul panno verde. “sali bella bambina, facci vedere come sei fatta”
l'aiutarono a salire, poi la fecero sdraiare al centro del tavolo, sotto alle lampade oscurate di verde lei risplendeva, bella come una dea.
Si appoggiò sulle braccia, il busto inclinato all'indietro e le gambe piegate, sentiva gli sguardi carichi di desiderio su di lei, sentiva che si stava bagnando in mezzo a tutti quei maschi pronti a scoparsela, chiuse gli occhi e allargò le cosce tornite.
Fu ancora Max il primo, salì sul tavolo e la spinse indietro, si bagnò di saliva una mano ma quando la sfregò sulla sua fica si accorse che era gìà un lago.
“Che troia che sei, le sibilò infilandole il cazzo dentro.
Lei inarcò la schiena e si lasciò sfuggire un lamento, girando la testa all'indietro. Ma un altro era già salito sul tavolo dalla parte opposta, la sua bocca aperta fu subito riempita da un uccello più corto ma più grosso di quello di Max e il suo lamento si trasformò in un mugolio soffocato.
Max andava avanti e indietro lentamente, sicuramente era uno che sapeva scopare e sapeva controllarsi, al contrario di quello che le stantuffava come un ossesso in bocca, “Cazzo” pensò “ se va avanti così mi viene in...” non finì il pensiero e sentì il caldo dello sperma riempirle la gola, lo stronzo da sopra non aveva intenzione di tirarsi indietro, mosse la lingua per cercare di gestire tutto quello che le stava invadendo la bocca ma riuscì solo ad ingoiare quello che il bastardo le stava scaricando dentro.
Un applauso salutò il primo orgasmo, sentì la bocca libera, ma per poco, un altro aveva già preso possesso delle sue labbra, mentre anche max cedeva il posto, senza venire.
Non vide quello che le entrò nella fica, ma lo sentì, grosso come non ne aveva mai preso, senbrava non finire mai quando affondava dentro di lei, non poteva vedere in faccia chi la stava montando, ma le sfuggì un rantolo che divenne un mugolio soffocato dal cazzo nella sua bocca.
Stava perdendo quel poco di controllo che aveva e si stava eccitando.
“E' un lago questa figa” esclamò ridendo quello che se la stava scopando, quello con il cazzo da cavallo.
“Si ma sbrigati, non sei l'unico qui” disse qualcuno impaziente.
Le venirono insieme, nella fica e in bocca.
Quello che si faceva spompinare la sovrastava e mentre veniva le premette il cazzo in gola, schiacciandole la testa sul panno verde. Quando sentì la cappella pulsare non fece resistenza e ingoiò il secondo carico della serata.
Si tolsero contemporaneamente e per un momento fu libera.
“Aspettate, ottimiziamo la cosa” disse Max salendo di nuovo sul tavolo.
Lo vide sdraiarsi al suo fianco la prese per le braccia e la fece ruotare su di se.
Lei si sedette su di lui, prendendolo a smorzacandela, e subito un altro fu in piedi davanti a lei.
Anna non aspettò, allungò le mani per afferrare il nuovo cazzo davanti a lei e lo guidò tra le sue labbra. Un altro cazzo, un nuovo sapore che si mescolava con quello degli altri due. Venne in fretta.
Cercò di accelerare su Max, voleva farlo venire per farlo calmare.
Era lui che guidava il gruppo ormai.
Lui capì, le prese le braccia, gliele incrociò dietro la schiena e la tirò verso di se.
Era praticamente bloccata su di lui, con il suo seno che premeva sul suo petto.
Con una mano le bloccava i polsi, con l'altra la prese per i capelli facendole alzare la testa.
“tranquilla, abbiamo tutta la notte” le disse piano poi più forte “forza ragazzi, c'è posto per altri due”
subito non capì, pensava ad un nuovo cambio, ma quando vide altri due salire sul tavolo e Max che non la lasciava cercò di divincolarsi.
“buona troia, non puoi scappare” le disse Max mentre il primo le riempiva nuovamente la bocca.
Un no soffocato le uscì, mentre sentiva il secondo alle sue spalle riempirle con le dita il culo di saliva, mentre il cazzo di Max continuava ad entrare e uscire dalla sua fica.
“È stretta come un tubetto di dentifricio”, disse ridendo quello alle sue spalle.
Lei continuò con un paio di no a bocca piena, finchè non sentì il cazzo puntarle lo sfintere.
Max la sentì irrigidirsi e le disse “ mia cara, così sentirai un male cane, rilassati” poi appena vide l'altro spingere le suggerì “non fare resistenza, spingi come se dovessi far uscire qualcosa...”
Lei meccanicamente ubbidì e sentì quel cazzo entrare liberamente nel suo culo, cercò di abbandonarsi, di essere il più morbida possibile e sentì partire irrefrenabile un orgasmo, il suo corpo era scosso da continui sussulti, andò avanti per un minuto abbondante, aiutato da quei tre cazzi che continuavano imperterriti a scoparla.
Quello che aveva in bocca venne, riempiendola ancora, e ancora una volta mandò giù tutto, abbandonandosi poi sul corpo di max.
Rimase così, morbida e rilassata, mentre il suo corpo era mosso dai colpi di quello che le stantuffava nel culo, ma lei ormai non sentiva nessun dolore, solo il sottile piacere di sentirsi usata.
Sentì i colpi accelerare, spinse il bacino indietro, ad offrirsi a quel cazzo che la riempiva.
Un colpo più profondo degli altri e quell'asta di carne si fermò tutta dentro di lei, sentì che pulsava e sentì un calore diffondersi, poi ancora qualche colpo e l'uomo uscì con un rantolo dal suo corpo.
Brava le sussurrò max all'orecchio.
“Hey, ragazzi, posso prendermi la mia parte?” disse Enrico
“certo!” rise Max, sgusciando sotto al suo corpo. “ ti va bene messa così?”
era ancora sulle ginocchia, la testa tra le braccia appoggiate sul panno del tavolo
“Perfetta, adoro scopare alla pecorina” rispose Enrico salendo sul biliardo.
Anna sentì le mani che la afferravano alla vita e il cazzo di Enrico entrare dentro di lei.
Lo lasciò fare, restando ad occhi chiusi.
Enrico venne rapidamente, tra le risate della sala, si scostò e scese dal biliardo mentre il suo sperma colava lungo le cosce di Anna.
La fecero girare di nuovo e altri due la scoparono uno dopo l'altro, la sua fica era completamente intrisa di sperma.
Aveva perso ormai il conto, la sua bocca continuava a succhiare cazzi, mentre qualcuno la scopava, sentiva i maschi darsi il cambio dentro di lei, venire riempiendola e sfotterla come una troia da strada.
Venne un'altra volta, mentre in tre se la stavano facendo insieme.
Partì di testa quando sentì la sua bocca riempirsi e cominciò a tremare, dando colpi sempre più forti ai due che stavano sotto e dietro di lei.
Era quasi l'alba quando Max le si avvicinò di nuovo. Lei era distrutta dalla stanchezza.
“Allora bella troia, come va?” disse lui ridendo, dai, ti tocca il penultimo, mettiti alla pecorina
Anna ubbidì senza fiatare, gli occhi chiusi, appoggiò la testa tra le braccia, le cosce ben aperte, la sua fica ed il suo culo esposti a tutti, sporchi di sperma.
“sai, ho messo due quote nel barattolo” continuò Max
Anna lo ascoltò senza capire
“Una per me” continuò lui afferrandole i polsi ed il collo “ Una per il mio migliore amico”
“No!” il grido strozzato di Anna fu sopraffatto dall'ansimare di Igor che veniva portato nella stanza.
Anna cercò di divincolarsi, ma era stanca e Max troppo forte.
Fecero salire il cane sul tavolo e subito cominciò a leccarle la fica.
Poi le appoggiò le zampe sulle spalle, cercando di infilzarla.
Max lo aiutò ad imboccare la fica di Anna “Tranquilla, vedrai che ti piace.”
“I cani cominciano a venire subito, sai? Ma non devi preoccuparti, non portano malattie” le spiegò Max mentre Igor le assestava colpi rapidissimi e violenti, infilandole tutto il suo cazzo dentro.
Era più sottile e più piccolo di quello di un uomo. Anche se improvvisamente lo sentì ingrandirsi dentro di lei.
“Stai ferma, mia cara, il cazzo dei cani quando è nella fica si espande alla base e si crea un legame che richiede tempo per sciogliersi. Intanto lui continua a venire lentamente, riempiendoti. Non puoi scappare ora.” Le disse Max con un ghigno sarcastico. - ci può volere da venti minuti a un'ora perché si stacchi” Poi le si parò davanti, le prese i capelli e le alzò la testa all'altezza del suo cazzo.
“ora è tempo che mi fai venire, mentre vieni scopata come una vera cagna” le disse infilandoglielo in bocca.
Anna non voleva dirlo neanche a se stessa ma era di nuovo eccitata, il cane continuava a scoparla con raffiche rapidissime di colpi e a versarle il suo succo nella fica e lei prese a succhiare avidamente quel cazzo volendo lo sperma che conteneva.
Quando Max le versò il suo liquido in gola, lei perse completamente la testa, ingoiò tutto e venne con un urlo ed un pianto dirotto... poi restò abbandonata, con Igor su di lei che le leccava teneramente il collo.

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