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| La Brasiliana |
Scritta da: fratebjt (2)
Sono le 8 meno un quarto, esco dalla camera per fare colazione, ho un po’ di premura in verità, vorrei arrivare prima in ufficio. Prendo il solito piattino con del burro e due piccole marmellatine. Ordino al ragazzo un cappuccino e infilo due fette di pane nel tostapane; mi guardo intorno, strano, non mi ero accorto che all’ingresso della sala, anche se di spalle, è seduta una ragazza, scura, sì molto scura. Cazzo, ora mi ricordo, ieri sera entrando in albergo avevo visto un mare di valigie e un tizio sui 40/50 anni dall’aspetto sudamericano stravaccato sul divano. L’addetto al ricevimento aveva detto, facendomi l’occhiolino che era un gruppo di brasiliani che arrivavano a Palermo per alcuni spettacoli di fine anno.
Sto pensando velocemente, molto velocemente, come occorre fare in questi casi di emergenza di fica, sento il “cling” del tostapane che ha tirato fuori le due fette di pane per niente abbrustolito, cosa che mi fa incazzare, mi avvicino per prenderle e la ragazza si volta verso di me. Resto, letteralmente senza fiato perché è un gran pezzo di gnocca, si gira e dicendomi un “sciao” molto strascicato e debbo dire dolcissimo come tutti i suoni portoghesi, mi chiede o mi dice - onestamente non capivo più un cazzo, né guardavo l’orologio ormai da qualche minuto - che fai signore, vai a lavuro così presto, mentre ridendo aggiunge, ma c’è fuori una gran brutta jurnata. Resto perplesso, non so se risponderle subito o continuare a bearmi nel guardarle le deliziose tette che una sorta – verrebbe da dire una sorca – di giubbino non riesce a contenere, sono per la verità un po’ traballanti, ma bisogna capirle (le tette si intende) penso che non siamo lontani da un quarta misura. Lei si è perfettamente accorta dove si è posato il mio sguardo che in quel momento è attratto anche dai capezzoli che si vedono benissimo sotto il bolerino, dritti e grossi, mi dice di chiamarsi Maria Elèna. Sarà il freddo mattutino, mah, speriamo di no. Penso mentalmente, ma con questo freddo come le si saranno rizzati i capezzoli che spingono sulla maglia in maniera esagerata; mi do subito la risposta: allo stesso modo, probabilmente, come a me, nonostante il freddino, mi è cresciuto il cazzo e lo sento duro dentro i calzoni. Nel frattempo si sono fatte le 8,10. Cazzo, devo trovare il modo di non farmi sfuggire la strafiga che, per la verità, sembra disponibile ad assaggiare un uccello siciliano, forse penserà che sia buono come il cannolo; se dovesse accadere speriamo di non deluderla. In ogni modo, devo velocemente trovare una soluzione, almeno per la sera, porca puttana, io il giorno successivo devo partire. Non mi resterà che farmi delle seghe ripensando a quelle meravigliose tette, è inutile dire che anche il culo è di tutto rispetto, anzi è assolutamente favoloso. Cazzo, sto impazzendo, sono tanto vicino a Lei che sento il profumo della pelle, intravedo le areole che fuoriescono a metà dal bolerino, se non fossi in sala colazione e con giacca e cravatta le infilerei una mano sotto la gonna, sono sicura che ha la fica umida, sarò esagerato ma standole vicino avvertivo quel tipico odore di fica bagnata che mi fa impazzire. Maria Elèna Le dico, dammi il numero della tua camera che tra 20 minuti ti telefono e prendiamo un appuntamento per questa sera, andiamo a mangiare qualcosa assieme. Già, mentre lo dico, pregusto il piacere di slinguazzarla sul taxi mentre andiamo al ristorante. Cazzo, come me lo ha fatto tirare. Mi precipito in ufficio per organizzarmi la giornata, occorre anticipare alcuni appuntamenti, insomma fare le cose per bene, anzi è proprio il caso di dirlo per pene. Sto pensando in quale ristorantino portarla e digito meccanicamente il numero dell’albergo, entra una collega nella stanza e mi dice: dottore, ricorda, vero, l’impegno di questa sera alla 20 da Monsignore, si grazie, dico io, certamente mica lo dimenticavo, andare a cena con Monsignore è una cosa cui tengo molto.
Ma vedi che scassamento di minchia, ci mancava la cena con Monsignore che avevo completamente dimenticato e poi, vuoi mettere, il paragone con la possibilità di mettere le mani e la bocca su quel ben di dio, altro che Monsignore. Ma quanto cazzo ci stanno per rispondere in questa minchia di albergo….. pronto sono Roberta cosa posso fare per Lei - lo so io, cosa potresti fare per me, penso io, se non avessi ormai la testa fusa per la brasiliana. Mi passi la 123 dico, guarda, guarda, finisce con il 23 la camera, che sia di buon auspicio, il telefono suona a lungo, subito penso - certo lo so, tendo spesso ad esser pessimista e ansioso - che sarà uscita, mah, con questo freddo, ma dove cazzo sarà andata. Hallo, cazzo la sua voce, chi pparla?? - si proprio con due p, le labiali devono proprio essere il suo pezzo forte - pronto Maria Elèna dico, cerco di parlar piano, sarà la tensione perchè tanto nella mia stanza non c’è nessuno - mentre aspetto di capire se ha cambiato idea sulla serata. Scoprirò che ha cambiato idea: Jiovanni, lo strascico di quella J mi fa impazzire, c’è tanto fridu siamo quasi a Noel perché non vieni a trovarmi mi fai compagnia un poco mentre mi vesto, mi parli di Palermo e mi disci cosa posso andare a mirare, sai, aggiunge, sono ora uscita dalla duccia mi metto sopra un teleu di bagno e mi copro con coperte di letto, non tardare che poi devo uscire e riattacca. “Bedda’ matri” se continua finirò per arrivare da lei con il cazzo moscio, nel senso che lascerò una scia di sborra sulla strada e nell’ascensore dell’albergo. Riprendo il telefono, chiamo la mia segreteria, faccio il tono professionale che non ammette repliche: Francesca, io devo uscire, avevo dimenticato di dover incontrare una persona, penso ne avrò per un’oretta, se ha bisogno provi sul telefonino, se prende (e quando cazzo prende, io lo spengo).
Esco di corsa, piove, non me ne accorgo neppure, arrivo in hotel che si trova fortunatamente a 50 metri dalla mia azienda e chiedo, sempre con piglio autoritario: le cameriere hanno già fatto la mia camera? No signore, dovrebbero andare tra poco, perché?. Nulla voglio andare in stanza a fare una doccia, ma ora penso io ad avvertirle le incontrerò certamente nel corridoio.
Infatti incontro una delle due, forse sarò particolarmente eccitato, ma rilevo che non è poi tanto male, mah forse non l’avevo guardata bene. Secondo me se entrasse nella 123 con me si farebbe leccare la fica da me e dalla brasiliana, ne sono certo, ma che cazzo vado a pensare. Certo a me le porcate sono sempre piaciute, ma poi perché porcate e così bello godere del proprio uccello. Basta, entro nella mia camera per farmi vedere dalla ragazza del piano, aspetto qualche minuto e riesco stando attento a non farmi vedere, scendo la scale cercando di non far rumore e busso alla 123, sento una sinfonia: Juvanni veni è aperto. Sono quasi senza fiato, lei ha un fumetto in mano, è semicoperta da una parte del lenzuolo, ma una tetta è completamente scoperta, mi guarda, mi riferivo alla tetta, con l’aria da gatta, la brasiliana non la tetta, mi dice: cosa fai lì con la jiuacca levala e chiudi porta, se no donne vengono a pulire e disturbano, forza, spiegami Palermo. Mi levo la Jiacca, come lei l’ha chiamata e penso che ora le spiegherò Palermo molto in profondità.
Mi siedo sul letto, i calzoni già sono gonfi, non capisco se lei si è accorta o lo pensa soltanto immaginando l’effetto che mi fa. Ma io approfitto, con il polpastrello comincio a disegnare sulla sua areola, cazzo, sento, anzi vedo, il suo capezzolo che si ingrossa. Mi avvicino per appoggiare la lingua, lei mi ferma alza un po’ la testa sporgendola e mi infila la lingua in bocca, in quel momento provo la stessa vampata di piacere che mi procura la mia Lella - qualche volta ve ne parlerò - alza con la sua mano destra la tetta che volevo prima leccare e l’appoggia sulle mie labbra e mi dice:lecca amore, leccala in punta che mi piasce tanto. Non resisto tiro giù il lenzuolo e mi riempio la mani con le sue tette, secondo me una quarta abbondante, bellissime, chissà come saranno tra 15 anni. Io non me ne sono quasi accorto, sta cercando da qualche minuto di aprire quel cazzo di zip dei miei calzoni che quando serve non si apre mai. In quel momento, mentre Lei armeggia e sta infilando la mano dentro e io continuo a morderla sulle tette, sul collo …din don din don din don, cazzo il telefonino ho dimenticato a spegnerlo, cerco di trovarlo infilo la mano nei calzoni, e facendo un movimento brusco mentre prendo il cellulare per spegnerlo, dalla patta, senza neppure l’aiuto della sua mano mi viene fuori il cazzo, al massimo della durezza, semi scappellato. Lei lo guarda, lo prende con la mano destra, si abbassa, gli passa la punta della lingua sopra e mentre io tiro la testa indietro per il godimento che comincio a provare, Lei lo imbocca tutto. Comincia a pompare come una forsennata, hei piano, penso io, non so i brasiliani, ma secondo me gli italiani con un pompino così resistono al massimo 2 minuti. Rallenta e mi chiede di massaggiarle le mammelle, si mi dice proprio così mammelle e lo dice bene in perfetto italiano, poi mi spiega: è una cosa che mi piace tanto, come a voi maschi i pompini, e ho imparato da un uomo di Milano che chiamava le tette mammelle. A me come le chiamava quello di Milano non me ne frega un amato cazzo, a me piace solo stringerle, averle in mano, morderle e in certi casi sborrarci sopra, naturalmente se vedo che piace alla donna con cui sto. A Lella, se non ricordo male piace, anche se poi si va a lavare subito, chissà perché, in fondo che la mia sborra sia rimasta sulle labbra o sulle tette sempre cosa nostra è. Come faccio a pensare a Lella in questa momento, certo se il pompino lo avesse fatto a un altro varrebbe la pena che si lavasse la bocca prima di ribaciarmi. Però, come faccio a pensare a Lella mentre spompina uno che non sono io? Mah, credo di essere proprio un porcone. Cristo, se ci fosse Lella qui, sono sicuro si unirebbe a noi e farebbe impazzire pure la brasiliana. Non sarebbe proprio male avere due bocche, due lingue che ti solleticano la cappella, poi dopo averle chiavate entrambe nella fica mi piacerebbe che la brasiliana lo prendesse nel culo. Con Lella non posso, dice che le fa male. Ma possibile Le piace tanto il sesso, Le piace tanto il cazzo ma Le fa troppo male prenderlo nel culo, mah incredibile. Oh, cazzo basta pensare a Lella, non posso mica rischiare che pensando a Lei e con l’effetto che mi fa in qualunque circostanza sborro in faccia alla carioca dopo 10 minuti. Nel frattempo Maria Elène si è girata e mi dice qualcosa che non capisco, ma intuisco: vuole essere chiavata alla pecorina. Prima di infilarle il cazzo durissimo e completamente scappellato, solo Lella riesce a scappellarlo così - a questo punto mi incazzo e lo richiamo: senti grandissima (se lo merita, poverino) testa di cazzo lo vuoi capire che ti stai facendo una grandissima fica brasiliana o no? Vuoi levarti dalla testa Lella per un’ora, e che cazzo!!!!. – mi viene un tuffo al cuore, all’uccello sarebbe meglio dire. Hei, Hei, Hei ma che cazzo fai, non conosci la brasiliana, stai per sfondarle il culo e non metti il preservativo?. Maria Elèna, sembra avermi letto nel pensiero, dice qualcosa di incomprensibile e girandosi di lato, così le posso ammirare ancora le tette belle, piene, turgide, sormontate da grosse areole scure e dure come piacciono a me, allunga una mano e tira fuori da sotto il cuscino un bellissimo, deliziosi preservativo. Si gira completamente, mi riprende il cazzo in bocca, comincia a strofinarselo sulla tette, sui capezzoli -sto perdendo la testa – solo in due casi ho rischiato di sborrarmi addosso vedendo un simile trattamento ad un uccello, che poi sia il mio ancora meglio. Una volta guardando un film hard mentre mi sparavo un raspone - calma, non da solo, ma su due belle labbra – e un’altra volta con Lella. Dio mio Lella, perché ti penso sempre. Non è possibile. Per favore allontanati dalla mia testa, fammi chiavare in santa pace. Finalmente mi infila il “condom” come lo chiama lei. Credo di averla scopata nel culo per almeno 10 minuti, fino a quando Maria Elèna che aveva due dita nella fica che muoveva forsennatamente non mi ha detto con voce roca e arrapante, ti prego amore, sto per venire sborra ora, sborrami nel culo, voglio sentire il spruzzo dentro il culo. Già che stavo per venire, ma quel fammi sentire il spruzzo nel culo mi ha mandato fuori di testa e credo che il spruzzo l’abbia proprio sentito. Altro che vedere Palermo, dopo 5 minuti Maria Elèna si è addormentata. E io, cazzo, ma che ore sono, porca mignatta è 2 ore che sono in camera devo tornare al lavoro di gran corsa. Così faccio. Rientro in azienda con aria pensierosa e tormentata, di solito serve, purchè non si avverta molto l’afrore della fica brasiliana.
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