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LA VEDOVA
Ero vice direttore di un albergo di vacanza in montagna quando conobbi Gloria.
Quella fu la prima estate in cui l’albergo ospitava una squadra di Serie A in ritiro pre-campionato.
Si trattava di un evento mediatico di essenziale importanza per la promozione della struttura.
Eravamo sotto i riflettori della stampa e delle Autorità locali e l’impegno era ai massimi livelli anche perché le squadre di serie A hanno sempre mille, strampalatissime esigenze e richiedono un’assistenza quotidiana faticosa e stressante. Tutto doveva essere perfetto. E tutto funzionò a meraviglia.
La mattina presto bisognava provvedere all’acquisto di oltre 100 quotidiani, presenziare al breakfast della squadra per accertarsi che tutto fosse sotto controllo e preparare i pulmini che dovevano accompagnare i giocatori al campo per il primo allenamento della giornata. Il traffico quindi cominciava presto e solo dopo le 9.30, quando la squadra lasciava l’albergo, si tornava a respirare. Ma durava poco. I ragazzi tornavano sul presto, verso le 12.30. Andavano a pranzo, sequestravano il bar per una mezz’ora e poi andavano a riposare per un paio d’ore. Alle 16 si ricominciava daccapo per il secondo allenamento. Rientro, cena e alle 22.30 l’inflessibile allenatore della squadra, mandava tutti a letto. Quelle erano le ore più difficili. L’ingresso dell’albergo infatti si popolava di decine e decine di tifosi in cerca di un autografo. E di altrettante ragazzine in cerca di una scopata con una celebrità. Il lavoro di security commissionatoci dallo staff dirigenziale era reso ancor più complicato dal fatto che i giocatori non avrebbero voluto sottrarsi al difficile compito che li aspettava fuori dalle mura dell’albergo e quindi come bambini all’oratorio, cercavano in tutti i modi il contatto con la folla purchè minigonnata e con lo sguardo pieno di ormoni e di promesse.
Fu proprio in una di quelle serate di inizio luglio che invitai la parrucchiera del paese nel nostro piano bar. Rigorosamente dopo le 22.30. Lei era molto simpatica se non proprio carina. Ma aveva un’aurea di mistero dovuta alle voci che circolavano nel piccolo paese che la spacciavano per lesbica. Vediamo, pensai io. E così la invitai. Con mio grande piacere lei non solo acconsentì ma promise di portare un’amica. L’amica era appunto Gloria. Mi piacque subito. La sua statura minuta, il capello corvino e lo sguardo intenso tradivano le sue origini sarde. Ma in tutta onestà io ero più attratto da un paio di tette perfettamente proporzionate al fisico che spuntavano fiere e dritte sotto la maglia nera scollata e da un culo a mandolino praticamente uguale a quello della pubblicità degli slip di “Roberta” che risultava ancor più ipnotico dentro dei fuseaux aderentissimi che ne esaltavano le forme. Cominciai il mio show.
Ballai, cantai, feci un paio di giochini acrobatici col ghiaccio dietro il banco del bar. Insomma, feci lo splendido.
La serata buttava decisamente bene e decidemmo così di andare a ballare in una discoteca di un paese vicino..
Ci misi molto poco a pisciare vistosamente sul mio albero in modo che tutti capissero che Gloria era mia. E infatti cominciammo a ballare noi due. Il ballo si fece sempre più “intimo” e molto rapidamente ci trovammo avvinghiati uno all’altra. I piedi, le gambe ed il resto del corpo si muovevano freneticamente al ritmo della musica, ma i miei occhi erano fissi e si specchiavano in quelli di lei. Mentre i nostri corpi si appiccicavano per il sudore ed il desiderio sentìi crescere una potente erezione e non feci nulla per nasconderla. Anzi. E lei rispose con entusiasmo pressando il suo ventre contro il mio e sorridendo maliziosamente. Dalle iridi castano chiaro che mi fissavano e specchiavano ciò che ci circondava, potevo scorgere a malapena la presenza di altri esseri umani intorno a noi. Ma mi sentivo come se all’improvviso non ci fosse più nessuno. Ormai la nostra danza seguiva le note del desiderio molto più che quelle del DJ che non sentivamo più. Ma non ci baciammo mai anche se le nostre labbra più volte si sfiorarono nel turbinio della danza.
Quando ci fermammo eravamo sudati ed estasiati. Io portavo a spasso con un certo orgoglio la vistosa erezione che anche dopo qualche minuto continuava a manifestarsi sotto i pantaloni. Fino a quando lei sorridendo e continuando a guardarmi negli occhi mi disse che era tanto tempo che non si divertiva così e aggiunse: “da quando c’era mio marito”. La mia erezione finalmente ebbe un accenno di ridimensionamento quando le chiesi chiarimenti. Fu allora che lei mi confessò di essere vedova da due anni a causa di un incidente stradale che la lasciò priva del marito e unico genitore del bambino di 5 anni. La mia erezione crollò di schianto in meno di un secondo. Così giovane e bella, pensai io… Ma dopo quello scambio di battute la serata si raffreddò decisamente e così dopo un po’ recuperammo il resto della compagnia e andammo a casa. Io non le lasciai neanche il mio numero.
Due giorni dopo, mentre ero nella tribuna del piccolo stadio di calcio a seguire gli allenamenti della squadra insieme al Team Manager, squillò il mio telefono. Era Gloria, che aveva subdolamente carpito il mio numero chiedendolo alla reception dell’hotel.
“Ti sorprende la mia chiamata?” mi chiese lei. “Beh un po’” dissi io. “Hai voglia di passare un po’ di tempo con me stasera?” Che domanda! Certo che avevo voglia di passare un po’ di tempo con lei. Anzi per essere più preciso avevo una gran voglia di chiavarmela. Ci accordammo per l’orario e decidemmo di andare a cena fuori. Passai a prenderla e seguendo le sue istruzioni presi una stradina di montagna per raggiungere un ristorante tipico dove arrivammo dopo pochi minuti e qualche chiacchera interlocutoria e poco significativa. Ci sedemmo in un tavolino abbastanza appartato e ordinammo. Non ci fu bisogno di sfoderare il solito repertorio di cazzate. Eravamo già pronti e caldi da due giorni. Non fece nemmeno in tempo ad arrivare l’antipasto e ci eravamo già vistosamente avvinghiati per un bacio pieno di promesse. Mangiammo in fretta l’antipasto e ci riappiccicammo. La situazione era insostenibile. Annullai l’ordine dei secondi, pagai e la trascinai fuori. Ci mettemmo una buona mezz’ora ad arrivare alla macchina. Le nostre lingue erano indissolubilmente legate e non ci consentivano movimenti.
Fu così che cominciò uno dei periodi sessualmente più esaltanti della mia vita. Gloria ci mise un bel po’ prima di mollarmi la sgnacchera. Ma mentre io la divoravo per il desiderio mi insegnò una serie impressionante di giochi alternativi. Per la prima volta in vita mia mi sentivo totalmente disinibito. Pronto a fare qualsiasi cosa. E libero di chiederle senza timore cose che non avrei osato chiedere neanche alla peggiore delle puttane.
Quando ero con lei mi sentivo una porno-star. Eppure non c’era verso di arrivare al sodo. Fino a quando una sera, a circa un mese di distanza dal primo bacio, dopo aver fatto da anfitrione al piano bar dell’albergo, mi presentai da lei senza preavviso a mezzanotte passata, determinato a raggiungere l’obiettivo massimo.
Lei già dormiva, il figlio era da qualche parente. Vidi le sue fauci spalancate in un vistoso sbadiglio mentre mi apriva la porta. Tuttavia era visibilmente felice di vedermi. Mi fece entrare e mi fece accomodare in cucina. Non ricordo bene di cosa stessimo parlando mentre faceva il caffè ma ricordo che improvvisamente, senza nessun preavviso, la presi da dietro, le infilai le mani sotto la camicia da notte, le insinuai sotto le mutandine, la girai, la sollevai di peso, la adagiai delicatamente sopra i fornelli (per fortuna ancora spenti) e me la inchiavardai praticamente a secco. Fu bellissimo. E durò un numero imprecisato di ore. Passammo praticamente tutta la casa e lo facemmo più volte. Dopo la cucina, il soggiorno, il bagno e infine nel letto dove violai anche l’ultima porta: quel magnifico culetto che avevo puntato sin dal primo giorno. Con una punta di cinismo devo confessare che la cosa che mi piaceva di più di lei era come praticava il sesso orale.
Sembrava avesse una fame atavica di pisello, e la sua sete alla fine, concludeva l’exploit in modo talmente eccitante che dopo pochi secondi ero pronto a ricominciare. Il modo in cui mi incitava a fare la maialate più incredibili e la dedizione con la quale io rispondevo ai suoi desideri erano sicuramente la parte più interessante di lei. Non c’era sentimento. Se non quello che inevitabilmente ti lega a chi è capace di darti tanto piacere. Fu probabilmente per questo che non feci molto per trattenerla quando dopo una intera estate di numeri da circo mi disse che si stava innamorando di me e che quindi era meglio finirla lì. Come sono complicate alle volte le donne. Non mi sforzai di capire e con un po’ di rammarico, concentrato prevalentemente nel basso ventre, abbandonai la zona per la pausa stagionale e non la richiamai fino al dicembre successivo.
Ma si sa, il richiamo della gnocca riuscirebbe a disintegrare anche i principi più solidi e così dopo qualche mese tornai all’attacco. Dapprima con qualche SMS interlocutorio, poi, visto l’entusiasmo nelle sue risposte, con telefonate sempre più audaci. Infine le proposi un incontro che lei, regolarmente, accettò. E così ci ritrovammo in un altro ristorante, ma il risultato fu lo stesso. Non finimmo la cena e ci avvinghiammo in macchina in un caldissimo scambio di lingue. Non le chiesi nulla, ma lei capì dove volevo arrivare. Credo che lo realizzò perfettamente quando si rese conto che le mie mani si erano moltiplicate ed erano ormai sparse per tutto il suo corpo.
Ma lei non cadde nella trappola. Non ho mai capito come facciano le donne a dominarsi in certi momenti ma tant’è. Si fece riaccompagnare a casa e non rimediai neanche una pompa. Ma ero comunque soddisfatto perché avevo capito di avere su di lei ancora un certo ascendente e questo mi bastò. Quando sei single, felice di esserlo, sapere che ti puoi trombare qualcuno quando vuoi è qualcosa di assolutamente appagante. Quasi quanto farlo sul serio.

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