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| LA FIERA E IL CULO DI MARIELLA |
Per tutto il giorno mi aveva tormentato, strusciandosi come una gatta in calore e toccandomi l’uccello quando poteva, dicendo che era eccitatissima e aveva bisogno di avere un cospicuo scambio di saliva, e le poche volte che, trovati angoli più riparati nei padiglioni della fiera, l’avevo assecondata mi aveva dimostrato il suo incredibile livello di libido, facendomi arrivare la lingua dovunque.
“Devo fare pipì, perché non vieni anche tu” disse ad un certo punto guardandomi maliziosamente. Mi feci convincere e ci infilammo velocemente, per non essere visti, in un bagno per signore. Abbassato il collant e gli slip e sedutasi sul cerchio del wc, stranamente pulito – era proprio primo mattino e in fiera c’erano pochissime persone – allargò le gambe lasciando intravedere la fichetta che si stava liberando della pipì trattenuta a lungo.
Mentre mi stavo godendo quell’insolito spettacolo mi tirò vicino a se e mi aprì la cerniera dei pantaloni. Cercò il mio uccello, già duro per merito di quei ripetuti assalti e se lo fece scivolare in bocca. Succhiava con incredibile voglia e se lo affondava in gola fino al pube. Non ci misi molto a vuotarle in bocca tutta la mia eccitazione che lei buttò giù con mugolii soffocati per non farsi sentire.
Dopo essersi asciugata, si alzò dal wc e mi baciò intensamente con la bocca che sapeva ancora del mio sperma.
“Non ti farà mica schifo eh? E’ roba tua del resto!
La baciai ancora e mentre lo facevo, la mano incontrò l’invito delle natiche che scendeva verso il buco del culo. Accarezzai proprio li e sentii un piccolo sussulto; capii allora che era eccitata da morire. Dopo essermi inumidito due dita nella sua fica che asciugata dalla pipì stava però colando di umori, gliele infilai nel culo, lentamente, molto lentamente. La situazione ci stava scivolando di mano ma non potevamo fare più di tanto perché nell’atrio dei bagni delle donne era entrato qualcuno e sarebbe stato già un grosso problema uscire senza farsene accorgere.
Ci ricomponemmo ma mi fece promettere che la sera non avremmo fatto tardi alla cena prenotata con alcuni amici, perché voleva tornare presto in hotel e essere scopata anche nei buchi delle orecchie.
La giornata passò piena di incontri con altri colleghi, battute e ammiccamenti vari e poi arrivò la chiusura degli stand e la cena con gli amici.
Non passammo dall’hotel perché avremmo fatto tardi e poco dopo ci sedemmo al ristorante, un bel locale con musica di sottofondo, un’ottima cucina e un servizio cordiale.
Vicino a Mariella capitò un tizio che la massacrò per tutta la serata con allusioni e inviti vari, tutto preso dall’idea di riuscire anche a stapparle promesse o meglio ancora un incontro piccante.
Guardavo un po’ perplesso un po’ compiaciuto quella scena pensando a quanta fatica stava sprecando il tizio indaffarato a corteggiare Mariella e pensavo invece alle prossime ore, io e lei con una notte intera a disposizione.
Arrivarono i saluti e rientrammo in hotel.
“Devo farmi una bella doccia – disse Mariella – è da stamani che ne ho una voglia matta”. Così detto iniziò a spogliarsi e si infilò sotto la doccia. Uscì fasciata da un morbido accappatoio e una specie di turbante in testa, fatto con l’asciugamano, per tenere insieme i suoi lunghi capelli neri.
Tu non fai la doccia? Mi chiese.
Mi infilai sotto la doccia anch’io e ripresi vita, dopo l’intera giornata passata in piedi, un po’ a parlare, un po’ ad ascoltare.
Finita la doccia e tornato in camera, vidi Mariella che si stava mettendo della crema per il corpo, leggermente di spalle, mostrando la schiena e il suo bel culetto, nuda come mamma l’aveva fatta. Il seno era piccolo e i capezzoli, spesso anticipavano la sua eccitazione passando velocemente dallo stato di quiete a duri bottoncini sensibilissimi al tocco.
Non persi tempo e cercai subito la fica, da dietro di lei, con tutte e due le mai. Il mio uccello premeva sulle natiche e la sua fica era bagnata.
Si girò e iniziammo a baciarci mentre con una mano ci masturbavamo a vicenda. Durò poco perché Mariella si abbassò e iniziò un graditissimo pompino. L’eccitazione era tanta, sia mia che sua e fui costretto a fermarla per evitare di giocarmi nella sua bocca uno dei più travolgenti orgasmi, che sentivo che avrei raggiunto quella sera.
Gli feci allargare le cosce, lisce, slanciate e devo dire, ben depilate. La fichetta, quasi del tutto rasata era li. Mi stava guardando umida di piacere, leggermente aperta e con le labbra che sembrava pulsassero. Ci affondai la faccia, succhiando e leccando; prima con vigore, poi sempre più lentamente ma mirando in punti precisi. Era bellissimo, mordicchiare, succhiare il suo clitoride e il piccolo prepuzio che lo ricopre, riaffondare la lingua nelle piccole labbra, rosa e caldissime, per passare ogni tanto anche al buco del culo, che accoglieva questi fuori pista con contrazioni e sussulti degni di una contorsionista.
Mariella era fuori di testa, i sospiri erano diventati piccole urla e con le mani mi teneva la testa incollata al pube strusciandosi contro quanto più poteva.
Era bagnatissima e mi stava imbrattando la bocca dei suoi umori. Ormai vicina allo svenimento, si tirò su e mi prese in bocca l’uccello, succhiando e pompando come un’ossessa. Era stupendo, mi stava portando via anche il cervello e per quel poco che riuscivo a vedere, come nella toilette la mattina, inghiottiva per intero il mio cazzo che scompariva ritmicamente nella sua bocca.
La fermai prima di schizzare fuori l’anima e la feci mettere a pecorina. Mi disse che era tanto tempo che non provava un’eccitazione simile e due orgasmi con una leccata di fica, per iniziare potevano andar bene.
Gli entrai nella fica scivolando fra gli umori, con uno sfregamento stupendo. Strinse le lenzuola fra i pugni e soffiò, inarcando il bacino. Sembrava volesse far entrare anche le palle tanto spingeva all’indietro. Iniziò un lento ballo che andò avanti qualche minuto, fra sospiri e gridolini. Con una mano, si toccava e mi accarezzava le palle gonfie di godimento. Muoveva il culo in continuazione cercando di godersi le penetrazioni più che poteva. Venne poco dopo, per l’ennesima volta, urlando tutto il suo piacere, buttandosi poi da una parte del letto, continuando a toccarsi la fichetta e a stringersi seno e capezzoli. “Riflessi della scopata”, diceva lei, che si godeva in quel modo, subito dopo un orgasmo.
“Ora me lo devi mettere nel culo – mi disse - rito al quale, nelle situazioni giuste, non rinuncio mai, da quando qualche anno fa il mio uomo di allora, mi aveva abituato ad usare soltanto quello e, dopo tanto lavoro iniziale e anche un bel po’ di dolore, ho fatto della sodomia il mio scopo di vita principale, in un rapporto di sesso”.
MI chiese di fare piano perché era un po’ di tempo che non praticava con il culo, con quel coglione di uomo che aveva e che cornificavo da qualche settimana.
La resistenza fu molto relativa, forse perché era tutto un lago: davanti, dietro, sulla sua faccia, sulla mia…….gli umori si sprecavano!
Si sdraiò sulla schiena e arretrò le gambe con l’aiuto delle braccia. La sua fichetta scalò un pochino più in alto della posizione canonica e mi trovai il suo buco del culo perfettamente in linea con il mio uccello. Il resto fu delirante. Gli entrai dentro in modo dolcissimo vincendo una sola piccola resistenza e poi godemmo come pazzi tutti e due. La sodomia andò avanti per quasi dieci minuti, contro ogni mia aspettativa, tenuto in uno stato di eccitazione incredibile dalle parole che Mariella diceva durante quella bellissima inculata. Ti prego! Riempimi il culo, ti prego! Riempimi il culo di cazzo! Lo sento bene, mi fai morire, mi fai godere…ahhh! Che bello….Non fermarti ti prego…..e altre blasfemità erotiche che avrebbero fatto arrapare anche un morto, senza contare il vederla lavorarsi il clitoride e la fica con una maestria incredibile.
Ancora non riesco a crederci, il mio cazzo era rimasto stranamente duro, inguainato nel buco del culo di Mariella, trasmettendomi sensazioni stupende, anche perché il buco del culo si era ormai ammorbidito a tal punto che in qualsiasi posizione, riuscivo ad incularla con tutti i crismi. Non mi era mai capitata una situazione simile.
Vicino alla mia esplosione finale, le sfilai l’uccello dal culo per vedere in che stato glielo avevo ridotto e mi ritrovai davanti una piccola caverna, bellissima e un po’ arrossata. Mariella ci infilò dentro due dita continuando a muoverle ritmicamente e ad allargarsi la piccola caverna, sospirando senza sosta. La lasciai fare un pochino, poi tolta la mano tornai a metterglielo nel culo.
Poco dopo le riempii l’intestino, spossato dall’eccitazione e dalla fatica. Pensavo di morire dalla pressione che mi sentivo addosso. Respiro cortissimo e occhi lacrimosi.
Rotolammo entrambe sul letto ansimanti, io stanco morto e lei con una piccola caverna al posto del buco del culo che continuava a toccarsi con la mano, compiaciuta del lavoretto che si era fatta fare.
“Se fai così mi farai innamorare” mi disse con un filo di voce e io non voglio che questo accada”.
La mattina successiva passò velocemente. Di nuovo in fiera fino al pomeriggio, e poi verso le 17.00, partenza per il rientro a casa.
Il viaggio di ritorno fu di attenzioni reciproche e dolcezze. Autogrill, risate e tanti baci. Ci fermammo in un locale vicino Parma, per mangiare qualcosa di buono. Poca roba ma buona. Ci riuscimmo nonostante la cucina non fosse più di tanto.
Finita la cena ci rimettemmo in cammino. Il vino bevuto probabilmente iniziava ad entrare in circolo e le carezze e i baci iniziarono a farsi sempre più audaci. Battutine, ammiccamenti e altro portarono l’insaziabile creatura a tirasi su la gonna per farmi vedere quale perizoma aveva indossato quel giorno. La vista dette inizio ad una sofferenza latente che diventò vero e proprio arrapamento quando la signora, il perizoma, se lo tolse definitivamente, dicendo che tanto era così piccolo che averlo o non averlo era uguale.
Inutile dire che parte del viaggio proseguì con i suoi piedi sul cruscotto e la mia mano destra nella sua fica, chiaramente bagnatissima.
Cominiciò anche a sussurrarmi allìorecchio cose irripetibili fino a che, incontrata un area di sosta di quelle più grandi, con tanto di vialetti alberati, in parte nascosti alla strada, mi fece capire che voleva essere inculata di nuovo e così fu! Stupenda come sempre dopo avermi spompinato per un abbondante quarto d’ora, si fece impalare scosciata oscenamente, dopo essersi fatta lubrificare con la saliva il buco del culo. Aveva gli occhi lucidi e faceva dei grandi sospiri mentre godeva come una pazza, i suoi piccoli seni si alzavano ritmicamente e i capezzoli, ritti e turgidi, tradivano tutto il piacere che stava provando. Dopo il culo, ancora la bocca, dove finì tutto con un ingoio stupendo e pieno di riconoscenza, per averla coccolata, leccata, scopata e profanata in ogni suo orifizio, ma soprattutto inculata con tantissimo affetto, in quei due giorni di fiera.
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