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L'idraulico (1^ puntata)
Era la prima volta che camminavo senza avere niente sotto il vestito. Era una sensazione nuova ed eccitante. Camminando senza lingerie, avevo l’impressione di offrire la mia sessualità senza alcun pudore, in modo esplicito, volgare, provocatorio. Sentivo la seta del vestito accarezzare il culo e pensavo che, così leggera, potesse mostrarne la forma, anzi l o speravo. Torcevo l’andatura sui tacchi altissimi per sentire meglio quel dolce sfregamento. Trovai il modo di premere la borsetta sulla fica e dopo pochi passi ebbi un orgasmo. Mi fermai in un bar per bere un caffè e mi calmai un poco. Andando verso casa, ora pensavo di avere esagerato, mi domandavo se non sarebbe stato meglio troncare questa storia, così somigliante al caso banale della casalinga che si fa scopare dall’idraulico eppure così vera e bruciante da farmi riscoprire il piacere di essere chiavata da un maschio eccitato e indurmi addirittura a farmi sverginare nel culo. Tornavo a casa sessualmente soddisfatta, ma avevo dubbi. Era giusto? Sapevo di essere bella, che avevo trascurato corteggiatori ed occasioni. Perché non una relazione di miglior livello sentimentale? Il marito? Purtroppo da un po’ di tempo i rapporti sessuali erano solo orali. Si contentava di pompini. Ogni tanto mi leccava la fica portandomi qualche volta a godere, poi glielo prendevo in bocca, e in fondo mi piaceva sentirlo venire e riempirmi la bocca di sperma. Avevo l’idea che lui non si sentisse più sicuro come in passato di avere una erezione capace di penetrarmi. Mi baciava spesso le tette, ma anche in questo sospettavo il desiderio della reciprocità perché poi piegava la mia testa sul suo petto e voleva che gli leccassi e mordessi i capezzoli. Da principio pensavo ad una perversione, ma qualche amica mi spiegò che questo piace a molti uomini. Sotto la doccia mi toccai la fica e il culo tentando di pensare con desiderio al grosso cazzo dell’idraulico, ma ero sessualmente soddisfatta, non sentivo alcun’altra attrattiva, e per la prima volta sospettai che non potevo degradarmi alla semplice fisicità di quel rapporto. Decisi di prendere tempo. Ma non potetti prenderne tanto. Il successivo sabato, mio marito, dopo il solito riposo pomeridiano, mi chiamò in camera da letto. - Carla – disse – vieni a letto, devo dirti una cosa. - Tesoro, per dirmi una cosa devo venire a letto? – risposi ridendo, pensando che avesse voglia di un pompino. - Sì, Carla, e devi essere nuda come sono io, poi capirai – disse sollevando un lembo di lenzuolo. Vidi il bel corpo di mio marito, atletico, giovanile, desiderabile. Lo amavo. Entrai nuda nel letto e intrecciai subito le gambe colle sue. - Cosa devi dirmi di così importante? – chiesi. - Qualcosa che ti potrà sorprendere, ma non deve farti preoccupare o temere conseguenze. Ero ansiosa, non dissi nulla. - Vedi, è una cosa che ti riguarda, un tuo segreto che io so, che però non mi ha fatto arrabbiare ed anzi mi fa piacere – disse. Ora ero sulle spine. - Carla – mi sussurrò in un orecchio, abbracciandomi stretta- sei una puttana.

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