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L'ANTIPATICA DI MIA COGNATA
Potevo anche capire gli atteggiamenti materni di mia cognata Monica nei confronti di mia moglie perché tra loro vi sono 13 anni di differenza e la loro mamma era deceduta. A parte questo tra me e lei vi è sempre stata un'antipatia reciproca.Prima che accadesse quello che è accaduto e che racconterò, avevo considerato Monica, tutto sommato, forse, una bella donna. Perché forse? Non l'avevo mai vista con abiti attillati né tanto meno in costume. Avevo sempre notato un bel paio di tette e un bel paio di gambe. Le sue cosce e il suo culo potevo solo immaginarli. Insomma, non ha mai amato mettere in mostra la propria femminilità. Oggi, dopo quello che è accaduto nel mese di settembre, devo dire che è una bella 52 enne e se non fosse per quella sua aria severa e quei suoi occhiali neri che la fanno apparire ancora più antipatica, sarebbe più attraente.Mi era capitato di fare qualche pensierino cattivello, ma più per spregio che per piacere. Non mi era mai sembrata votata al sesso,tanto meno mio cognato che ha 10 anni in più. Al contrario di me che, come dice mia moglie, ho la testa sempre là. Sono Sandro, ho 41 anni e di bella presenza. Sono discretamente dotato: 20 cm e sempre in tiro. Un pomeriggio di fine settembre mi chiese di accompagnarla in Calabria, al paese della famiglia del marito, in provincia di Cosenza, in quanto era deceduto il suocero. Mio cognato era già lì in quanto era già da un bel po di giorni che il papà stava male. In serata saremmo partiti. Infatti, preparate quelle poche cose intime di cui avevamo bisogno per 2 o 3 giorni, partimmo. Ci aspettava un bel po di strada: da Siracusa a Cosenza. Quello che più mi scocciava era il suo comportamento: come se lei stesse facendo una cortesia a me e non io a lei. Comunque! Quando arrivammo a Messina era ancora luce; la temperatura era quella tipica di Settembre, ma si scatenò un temporale e proprio quando manovravo per salire sul traghetto ecco che si accende la spia della batteria. Un bel problema. Nello scendere dal traghetto avevo pure difficoltà a manovrare lo sterzo. Dovetti fermarmi e per fortuna mi indicarono un'officina meccanica nelle vicinanze. Era partito l'alternatore. Naturalmente non potevamo proseguire e il lavoro doveva essere fatto l'indomani mattina. Il meccanico stesso, gentilissimo, sotto la pioggia, si diede da fare per una stanza dove passare la notte. Telefonammo a mio cognato facendo presente quanto accaduto. Era una stanzetta con un letto matrimoniale, un comò, uno specchio, una poltrona, una sedia e un piccolo bagno con doccia. Notai l'imbarazzo di mia cognata e la rassicurai dicendole che io mi sarei arrangiato in poltrona. Intanto la pioggia era cessate e uscimmo per mangiare qualcosa. Al rientro prese qualcosa dal troller e andò in bagno. Ne uscì dopo mezza ora in camicia da notte. Sistemò i vestiti sulla sedia e si mise a letto. Andai in bagno, poi spensi la luce e mi sistemai in poltrona. Non era per niente comoda ed essendo in finta pelle mi faceva sudare. Sentivo il bisogno di togliermi gli jeans. Lei era sul lato sinistro del letto coperta fino ai fianchi dal lenzuolo. Pensai che potevo sdraiarmi senza darle fastidio e in silenzio mi sfilai gli jeans e la camicia restando in slip e canottiera. Quindi mi sdraiai. Avevo le smanie e non potevo prendere sonno. Mi chiesi perché avessi il cazzo duro. Forse perché lui sapeva che avevo vicino una femmina che, per quanto antipatica, era pur sempre una donna con una fica pronta ad accoglierlo? Non so cosa mi prese; sapevo che poteva essere una grossa cazzata, ma sollevai il lenzuolo e nella penombra potei vedere la camicia da notte leggermente sollevata fino a metà coscia: Niente male. Non mi resi conto che stavo esagerando quando, preso da non so quale frenesia, tirai ancora su la camicia da notte finché non ebbi sotto gli occhi le mutandine nere e la parte posteriore delle cosce. E se si fosse svegliata? Ebbi la tentazione di segarmi guardando il suo culo. Mi toccai il cazzo che mi stava scoppiando e ad un tratto pensai di far finta di dormire. Mi girai sul fianco sinistro e a poco a poco mi avvicinai fino a quando il cazzo non fu a contatto col suo culo. Mi batteva il cuore per paura di quello che sarebbe potuto succedere. Caspita! Era la sorella di mia moglie! Ma non capivo più niente e presi a strusciare il cazzo lentamente. Avevo paura di una sua brusca reazione nel caso in cui si fosse svegliata, quando avvertii che anche lei si muoveva. Nel sonno? Forse. Mi fermai ma lei continuò. Nel sonno? Forse. Adesso era lei che si strusciava il culo sul mio cazzo. Nel sonno? Credo di no. Il cazzo non stava più dentro gli slip. Lo liberai. Non so se ha avuto sensazioni particolari, il fatto sta che, istintivamente o volutamente, aprì leggermente le cosce e il mio cazzo scivolò tra di esse. Dormiva? Credo di no. Me lo serrò fra le cosce e, mentre io facevo avanti e indietro, lei serrava sempre di più dimenandosi; lentamente, come se non volesse farmi intendere che era sveglia. Era sveglia? Ne ero certo. E allora? Che fosse successo la fine del mondo; sfilai il cazzo dalla morsa delle sue cosce e lo sostituii con la mano. La porca antipatica era tutta bagnata. Istintivamente o volutamente sollevò la coscia destra e la mia mano ebbe più spazio di manovra. La porca antipatica si dimenava. Spostai l'orlo delle mutandine e toccai subito il clitoride. Ebbe un sussulto e notai che si tratteneva dal gemere. Allora pensai di dovermene sbattere altamente. Liberai meglio che potei la fica spostando il più possibile le mutandine e indirizzai il cazzo lì. Era così bagnata che, nonostante la non felice posizione, la cappella scivolò dentro da sola. Sospirò palesemente. Era sveglia? Si, tanto che si spostò sporgendo di più il culo e il cazzo entrò tutto dentro facendola sobbalzare. Sospirò ancora più palesemente e presi a scoparla con movimenti lenti ma decisi, fino a quando, dimenandosi e trattenendosi dal manifestare il suo piacere mettendosi la mano in bocca, ebbe un lunghissimo orgasmo. Continuai a scoparla e lei rispondeva ancora in un vortice di piacere sopito finché le venni dentro e la sborra calda la fece sospirare ancora di piacere. Le sfilai il cazzo e la lasciai così con la sborra che le colava, trattenuta, forse, dalle mutandine ritornate a posto. Mi sistemai gli slip, mi girai sull'altro fianco e mi addormentai. Mi svegliai prima io; presi l'occorrente e andai in bagno a fare la doccia. Quando uscii dal bagno lei era alzata. Mi guardava di traverso. "Hai finito?" mi chiese come se nulla fosse successo. Facemmo colazione al bar e, seduti, mentre prendevamo il caffè, le chiesi se avesse dormito bene. mi guardò per un attimo, riabbassò lo sguardo e rispose: "Insomma, quando cambio letto...." Andai dal meccanico per vedere se ci fossero novità. La macchina sarebbe stata pronta per ora di pranzo. Ritornai e lei era intenda a risistemare il troller. Squillò il suo cellulare. Era suo marito che chiedeva notizie. Lei rispose che andava tutto bene, che ci eravamo arrangiati e, bene o male, ci eravamo riposati, lei sul letto ed io in poltrona. Si girò verso di me e mi chiese pressappoco quando saremmo arrivati. Risposi nel pomeriggio e subito dopo si salutarono e riattaccò. Mi chiesi se poteva finire così, che si era gustato il mio cazzo facendo finta di niente, come se la fica non fosse quella sua. Davvero era convinta che io potessi pensare che lei dormisse e che avessi fatto il tutto furtivamente? Era vestita con una gonna ampia e una maglietta leggera a maniche lunghe. Mi dava le spalle intenda a chiudere il troller appoggiato sul letto. Mi presi di coraggio e l'avvinghiai da dietro portando le mani sulle tette. "Ma...ma che sei.....smettila, lasciami, ma che fai?" disse cercando di svincolarsi. le piantai il cazzo già duro sulle natiche e le leccai il collo sotto la nuca. Le palpai forte le tette ma riuscì a girarsi. La ripresi fra le braccia e ci trovammo con le bocche a pochi centimetri. "Che ti sei messo in testa? Non mi piaci che ti comporti così" "Però stanotte ti è piaciuto, quante volte hai goduto facendo finta di dormire?" Abbassò lo sguardo e arrossì. Cercai la sua bocca e tentò di evitare. Sbattei nei suoi occhiali ma alla fine riuscii ad attaccare le mie labbra alle sue. Tentò ancora di evitare ma la presi per le natiche e riuscii a infilare la lingua dentro. Esplorai la sua bocca ma la sua lingua non dava segni di vita. Mi staccai. "La lingua ti serve solo per parlare inutilmente?" dissi mentre strusciavo il cazzo sul suo ventre. Mi guardò con aria severa di rimprovero ma, gustandosi il cazzo, sospirò di piacere. La ribaciai e subito la sua lingua si intrecciò alla mia. Mi staccai e mi riattaccai più volte e ogni volta sempre più freneticamente. Alzai la gonna dalla parte posteriore accarezzandole le cosce e il culo. Quando fui sicuro del suo cedimento alzai completamente la gonna, portai le mani sul davanti e presi a massaggiarle la fica da sopra le mutandine a mano aperta, costringendola ad allargare le cosce. Cercava di rendere impercettibili i suoi gemiti. Si ritrovò fra l'incudine e il martello: la voglia di lasciarsi andare completamente e l'orgoglio di non darmi la soddisfazione del piacere che provava. Ma questa volta non poteva far finta di dormire. La spinsi fino a farla sedere sul letto e a sdraiarsi, rossa di vergogna ma ansimante di piacere. Mi inginocchiai e la leccai fra le cosce mentre continuavo a massaggiarle la fica. Istintivamente allargò ancora le cosce e ne approfittai per andare oltre. Feci il tentativo di sfilarle le mutandine e ci riuscii per metà: la parte anteriore. Mi si presentò davanti agli occhi la sua folta peluria nera e mi ci tuffai con la lingua. Mentre la leccavo e la mordicchiavo riuscii a portare le mani sotto il suo culo, presi le mutandine e gliele sfilai completamente. Mi feci spazio fra la peluria, aprii le grandi labbra e la mia lingua si fece strada nella fica gocciolante di umori. Non riuscì più a non rendere palese il suo godimento. "Ahaa. Mmmmmm". Presi il clitoride fra le labbra, lo mordicchiai e lo succhiai. "Nooo, nooo. Così no" si lamentò. Non voleva o non era abituata a tanto piacere? Le infilai la lingua dentro e sobbalzò "oho,ohoo, oh, che faiii?". Non pensava che potesse accadere? "Ah, ah, ahooo. Si,si". Si sollevò sui gomiti così curiosa e sbalordita come se non sapeva che si potesse godere in questo modo. "Ohoo, basta, bastaaa" gridava sobbalzando più volte col viso sconvolto. Mi alzai, lei si ricoprì con la gonna; mi slacciai la cintura e lei venne su seduta, ma no per venire a prendere il cazzo, bensì per dire: "Che fai?" "Perché stanotte non ti è piaciuto?" Mi guardava lì mentre tiravo giù jeans e slip e quando il cazzo balzò fuori lo ammirava attonita. Lo impugnai menandolo lentamente e mi avvicinai. Le presi la mano nel tentativo di portarla sul cazzo. Fece resistenza; mi avvicinai ulteriormente nel tentativo di strofinarglielo in faccia; lei stessa lo prese ma con l'intenzione di stopparmi e di non farmi avvicinare ancora. Si ritrovò col cazzo in pugno. Alzava e abbassava lo sguardo da me al cazzo e dal cazzo a me. Istintivamente faceva su e giù con la mano e il suo volto divenne voglioso e libidinoso. Quando andai a sfilarle la maglietta, intenda com'era a manipolare il cazzo, non ci fece quasi caso e se la fece sfilare. Era ammaliata dal mio cazzo e continuò a manipolarlo mentre io mi liberavo dei jeans, slip e maglietta. Allargai le gambe e mi avvicinai ancora inserendo le sue tra le mie. Le sganciai il reggiseno, le strizzai i capezzoli turgidi e le piantai il cazzo fra le tette. Non era sotto l'effetto di un orgasmo, era serena; si sentiva in debito? Si sentiva obbligata a farmi godere? Mi muovevo fra le sue tette grosse e sode. Probabilmente ne aveva sentito parlare che un cazzo si potesse mettere pure in bocca. Non l'aveva mai fatto? Quando le chinai la testa in direzione del cazzo, che quando andava su le arrivava al mento, ebbe come un gesto di sorpresa ma aprì la bocca. Sembrava una fidanzatina alle prime armi. Ma questa sua, tra virgolette, ingenuità mi faceva eccitare terribilmente. La presi dalle braccia e la feci alzare, le tirai giù la gonna e mi sdraiai sul letto trascinandola con me. Era su di me, il contatto e il calore dei nostri corpi la fecero sospirare di piacere. Le sue tette strusciavano sul mio petto, il mio cazzo fra le sue cosce e le mie mani ad accarezzarle le spalle e la schiena. Gemeva; la sua bocca era proprio sulla mia; tirai fuori la lingua, la guardò e la prese in bocca succhiandola. Andai con le mani sul suo culo, palpai fortemente e poi, allargandole le chiappe, insinuai la mano. "no, che fai Così non mi piace" "Stai zitta antipatica, mettiti il cazzo dentro" "Calmati, se mi va. Non mi piaci che parli così" "Ti va, ti va, come ti andava stanotte" "Se non la smetti ti lascio in tredici, così ti faccio vedere io". Ma proprio in quel momento, avendo lei allargato le cosce, muovendomi, il cazzo trovò la strada giusta e scivolò dentro la sua fica fradicia di umori. "Ohoo. Ahii, piano" sussurrò muovendosi per cercare la posizione giusta. Ricercai la sua bocca e questa volta fu lei a ficcarmi la lingua dentro. Pur trovandomi sotto presi a muovermi. "Ahaa, ahaaaa" gemette dentro la mia bocca. "Ti piace eh! Antipatica. Te lo gusti?" Staccò la bocca dalla mia e si abbandonò sulla mia spalla. "si, siii" "Muoviti antipatica, gustatelo tu a modo tuo, come piace a te". Prese a muovere il bacino e a gemere in continuazione finché il suo respiro non si fece ancora più affannoso. "Stai godendo ancora, vero antipatica?" "Si, si" sussurrò al mio orecchio. Prese ad agitarsi e cercò la mia bocca. "Mmmm, mmmmmmm" gemava mentre le nostre lingue si intrecciavano freneticamente. Al che cercai di ficcare un dito nel culo. "Noo, così no. Toglilo, non mi piaceee. Ahaaa" disse staccando la bocca e sollevandosi sulle mani. Venne leggermente su nel tentativo di liberarsi del mio dito; mi ritrovai le tette a portata di bocca e presi a morderle un capezzolo. Un orgasmo infinito e poi, placatesi un po, per costringermi a sfilarle il dito dal culo si alzò dritta sul busto ma col cazzo ancora dentro la fica. "Sei un porco degenerato" "Antipatica, lo so che ti è piaciuto" "Non è vero. Che ne sai tu?" "Però te lo gusti il mio cazzo, antipatica. Muoviti, muoviti che godi ancora. Guarda ce l'hai tutto dentro la fica il mio cazzo" "Che modo di parlare". Però chinò la testa nel tentativo di guardare. "Mmm" "Ti piace? Te lo godi?" "Sii". La tirai giù e, mentre ci baciavamo, con mossa repentina, ci capovolgemmo: lei sotto con le gambe ripiegate ed io lì in mezzo a chiavarla. Volevo incularla o, se era vero quello che pensavo, la volevo sverginare. Quindi le sfilai il cazzo dalla fica e lentamente andai giù a leccare i capezzoli, ancora giù il ventre e poi mi alzai in ginocchio, la presi per le natiche e la sollevai. le sue cosce appoggiate sulle mie spalle, la fica a portata della mia bocca. Presi a leccarla a piena lingua. "Che gustoso il tuo liquido" dissi. "Porco e degenerato che non sei altro" Le mordicchiai il clitoride "Ahaaaa. Siii". Scesi con la lingua fra le sue chiappe ed ebbe un sussulto. "Che fai porco schifoso?". Le mie braccia attorno alle sue cosce e le mie mani a giocare con la fica e il clitoride. Presto non si lamentò più della lingua nel culo e anzi si dimenava per il piacere. Si trovava a disagio perché si vergognava ad accettare il piacere che le davo. Ansimava; bagnai l'ano con i suoi umori e le ficcai il pollice dentro. "No. Ahii, no" gridò, ma continuai a torturarle il clitoride e il piacere era più forte del fastidio e della vergogna ad accettare la goduria che le davo. Si, il suo culo era vergine. Pensai che fosse il momento giusto e lascia la presa fino a quando il suo bacino non fu all'altezza del cazzo. Dovevo fare tutto a volo e in fretta. Le ficcai il cazzo in fica, due colpi e poi l'indirizzai giù sull'ano. Forzai. Si lamentò e le dissi di stare ferma. Ripresi a giocare col clitoride e quando la sentii ansimare con un colpo di reni le piantai la cappella dentro. "Ahi. Mi fai male. Brutto porco smettila" "Antipatica stai ferma e gustatelo" le dissi forzando ancora. Quasi metà cazzo era dentro e presi a muovermi; nel frattempo le torturavo il clitoride tra l'indice e il pollice. Andammo avanti così per qualche minuto. Mi guardava con gli occhi socchiusi e sospirava affannosamente. Un altro colpo ben assestato e altri 3 - 4 cm di cazzo furono dentro. la vidi agitare e si lamentò di nuovo. Non so se volesse liberarsi del cazzo in culo, ma il fatto sta che si ritrovò con le cosce ripiegate su se stessa ad angolo acuto ed io su. Quasi tutto il cazzo era dentro. Non si lamentava più e quando le venni dentro scaricando nel suo intestino un fiume di sborra bollente, lei, contenta di farmi godere, ebbe un altro orgasmo. "Guarda cosa hai fatto" disse mostrandomi un fazzolettino sporco di sborra e qualche traccia di sangue. Poi, facendo la parte della seccata, rifece la doccia. Quando ritornò le dissi: "Fammi vedere come ce l'hai" "Vai a quel paese brutto porco che non sei altro" Arrivammo a destinazione; l'indomani ci furono i funerali e decisero che lui, mio cognato sarebbe rimasto ancora qualche giorno per sistemare le cose di famiglia insieme alle sorelle e lei Monica sarebbe ritornata con me. Il pomeriggio del giorno dopo ripartimmo. A Messina mi fermai davanti ad un alberghetto che conoscevo. Chiese il perché e risposi: "Prima di arrivare a casa scopiamo" "Come? Ma lo sai che ancora mi fa male! Ma che ti sei messo in testa? Sei solo un degenerato" "Tanto appena arrivati si riprende la vita normale, tu la solita cognata antipatica ed io il solito cognato stronzo". Scopammo alla grande e l'inculai nuovamente. Un mese dopo telefonò a casa e, parlando con mia moglie, cioè sua sorella, sapendo lei che me ne intendevo di certi lavoretti, disse che aveva un problema ad un rubinetto. Mia moglie le disse che caso mai fossi uscito sarei passato da casa sua. La troia aveva programmato tutto: mia moglie non poteva uscire perché influenzata e suo marito era fuori sede. Quando arrivai a casa sua mi disse chiaramente che era una scusa e che ogni tanto un pensierino alla cognata poteva pure farlo. La troia antipatica non si tirò indietro di niente, compreso il culo e alla fine un'altra sua prima volta: le sborrai in bocca

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