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| Inculata in cucina |
Scritta da: chiaralolita (2)
“Mettiti a 90°” mi ordinò.
Mi mise due cuscini sotto e mi alzò il sedere.
Usando la panna come lubrificante mi mise un dito dentro adagio e appena mi fui abituata lo tolse per inserire il manico di un cucchiaio di legno. Solo un pezzetto. Era piccolo e non mi diede fastidio. Prese poi la spatola che aveva un manico arrotondato un po’ più grande e piano piano la infilò. Sentii duro dentro ma senza provare dolore.
Fece scorrere l’arnese avanti e indietro e mi disse “Brava, vedi che non fa male?”
Quando sentii che mi stavo dilatando ulteriormente prese il pennello per i dolci che aveva un manico leggermente più grande e lo spinse dentro ancora di più.
Sentii il buco che si adeguava man mano a quello che mi veniva infilato.
Mi sentii una troia fatta e finita e mi piaceva da morire! E mi resi conto che non mi bastava. Smaniavo per essere riempita di più! Le nostre immagini venivano riflesse nello specchio davanti a noi e dopo avermi lavorata con i manici, lo vidi prendere la carota e la zucchina. Tremavo ma mi sentivo impotente di fronte alla mia stessa eccitazione.
Mise un preservativo sulla carota e uno sulla zucchina.
“Sei pronta?” mi chiese. Risposi con un gemito e sentii spingere la carota dentro il culo e la zucchina nella figa.
Iniziai a sballare con la testa e con i sensi. La sensazione di essere completamente riempita era inebriante ed estremamente sconvolgente.
Li sentivo scorrere dentro e fuori e i miei gemiti divennero sordi e le mie parole oscene.
“Ti piace”?
“Sto godendo come una zoccola” gli dissi.
“Lo sapevo piccola, adesso viene il bello” e messosi un po’ di panna sul cazzo me lo infilò nel culo, fino in fondo.
Era eccitato e grosso e mi strappò un grido.
“Buona, un po’ di dolore e un po’ di piacere”.
Lo sentii caldo e voglioso menarmi il cazzo dentro di più sempre di più e il mio buco dilatato che si adeguava alle sue spinte, doleva e godeva nello stesso tempo.
Lo sentii gemere, “O cazzo, cazzo, vengo!”. Un fiume di sborra calda mi inondò dentro e poi fuori tra le gambe.
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