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In ritorno dal Messico
Scritta da: MaritoDiBarbara (1)

Io e mia moglie abbiamo sempre avuto grandi passioni in comune: cibo, sesso, musica e viaggi. Durante il mese di febbraio nel secondo anno di matrimonio ci siamo regalati una specie di replica al viaggio di nozze: tre settimane in Messico, alternando come era nostra abitudine, escursioni da veri avventurieri a qualche giorno di relax assoluto al mare.
Avevamo visitato lo splendido Jucatan e gli insediamenti Maya e Aztechi, le isole sulla costa sud est e ci siamo spinti fino oltre il confine del Guatemala noleggiando un robusto fuoristrada.
Superata la zona più impervia, stavamo risalendo verso il sud del Messico per riconsegnare l'auto e ci sarebbe rimasto giusto il tempo contato per il volo interno verso Mexico City. La nostra avventura si stava esaurendo ed era una di quelle giornate in cui l'euforia dell'escursione era un pò mischiata alla consapevolezza che il viaggio stesse per terminare.
A pochi Km dalla frontiera ci viene imposto l'alt da un militare in divisa. A quel punto io e Barbara ci siamo guardati negli occhi augurandoci che nessuno di questi ci facesse perdere ulteriore tempo.
Abbiamo cercato di essere simpatici e di dimostrare disponibilità e dialogo, ma quello era scorbutico, non ci considerava neppure e ci ha fatto capire che stava per multarci per diversi motivi di una cifra di oltre 1000 dollari e minacciava anche il possibile sequestro della vettura per ulteriori controlli.
A quel punto la situazione era veramente delicata e non sapevamo che pesci prendere. Se si fosse intestardito potevamo perdere anche una intera giornata e quindi anche il volo di rientro per Bergamo.
Intanto il militare, anziano, con grossi baffi grigi, malcurato nei denti e tarchiato, dai modi un po' rozzi, era stato raggiunto da 2 colleghi e fra loro si spalleggiavano e espnevano la nostra situazione.
Non sapevamo che fare. A un certo punto, con un pò di sorpresa, ho notato che il loro parlare incomprensibile era alternato a numerosi sguardi e sorrisetti alla volta di mia moglie e la cosa si faceva via via più insistente.
Avessi potuto li avrei aggrediti, ma avevano in mano loro la situazione e pensavo che avrei potuto peggiorare ulteriormente la situazione. Improvvisamente il capo mi si avvicina e, questa volta in perfetto inglese, mi chiede cosa avessimo deciso di fare. Chiesi se potessi pagare con carta di credito (che altro potevo fare) e se potessimo evitare il sequestro della vettura.
Come se niente fosse, quello stronzo mi propose senza mezzi termini di far divertire lui e i suoi amici con mia moglie e di chiudere lì la vicenda. Mi si accapponò la pelle, avrei voluto dargli un pugno su quel sorriso beffardo, ma allo stesso tempo la situazione creatasi mi apparve perfino eccitante e, perchè no, vantaggiosa.
Non risposi, ma mi girai verso Barbara che mi guardava con uno sguardo interrogativo.
Era bellissima e molto sexy, aveva i capelli sciolti sulle spalle, un paio di calzoncini fino alle ginocchia color kaki che lasciava ben in vista le sue gambe abbronzate e affusolate su scarpe sportive basse; e poi quella camicetta bianca, allacciata in vita che avvolgeva il suo seno meraviglioso lasciato libero.
Barbara era molto, molto attraente.
Dissi all'uomo di aspettare un attimo e mi diressi verso di lei. Le spiegai senza giri di parole la proposta ricevuta e lei rimase esterefatta, non disse nulla sul momento, poi mi guardò fissa in silenzio e fu sufficiente per capire che stavamo per vivere un'esperienza incredibile.
All'uomo risposi che si poteva fare e lui senza dir nulla fece segno agli altri 2 di andare ai punti di controllo; prese mia moglie per mano e fece cenno a me di seguirli. Rabbia, rassegnazione e eccitazione mischiate mi facevano attorcigliare la pancia, ma volevo assolutamente seguire e guardare.
Mi fece fermare all'angolo fra un vecchio cassone di lamiera e una stradina in terra battuta dicendomi di controllare che non arrivasse nessuno; loro si misero dietro, a qualche metro da me, li guardavo come guardassi un film; era una situazione irreale.
Barbara era tesa come una corda di violino, ma lui, con modi da bovaro, ci mise poco a sciogliere la situazione. L'appoggiò alla parete del cassone, le mise la lingua in bocca senza alcun complimento, le infilò una mano dentro la cerniera e lo vedevo muoverla alla ricerca dello slip; capii benissimo quando le infilò le dita nella fica: lei mugolò portando la testa all'indietro.
Lui si sbottonò i pantaloni militari e ne tirò fuori un cazzo ancora molliccio; le prese la testa staccandosi da lei e gliela portò all'altezza dell'uccello. Barbara si inginocchiò e cominciò a succhiarlo e leccarlo con ubbidienza. Ci mise ben poco a svuotarsi nella bocca e sulla camicetta all'altezza del seno, una sborrata colossale che le imbrattò anche i capelli. Rimase lì, a carponi, con la camicetta fradicia e ora divenuta in alcuni punti semitrasparente; lui si mise a posto il cazzo e contemporaneamente chiamò un collega. Passandomi a fianco mi sorrise e mi diede una pacca sulle spalle.
Il secondo arrivò scambiando una risata col primo, si avvicinò a lei, le slacciò la camicetta bagnata dello sperma dell'altro, le palpò le sue morbide tette, poi la girò, la spinse contro il container, la sistemò allargandole le gambe, si tirò fuori un cazzo duro e grosso, lo spinse all'altezza del culo cercando la figa e glielo ficcò dentro con un solo colpo. Lei quasi nitrì per l'assalto e lui cominciò a darle colpi violenti mentre parlava dicendo cose incomprensibili, ma quando si girò verso di me ebbe cura di parlare in inglese per dirmi: "sapessi com'è bagnata questa troia! Fatti una sega mentre la scopo, italiano."
Mi andò il sangue alla testa, ma non seppi resistere e cominciai a masturbarmi furiosamente.
Andò avanti per minuti, sempre nello stesso modo e con la stessa violenta cadenza di colpi. Barbara godette, urlò il suo piacere come una cagna, e quando lui la girò per sborrarle addosso, lei si mise carponi e si fece piovere lo sperma sul viso e sulle tette, leccando poi golosamente l'uccello dell'uomo.
Lui si ricompose ridendosela e dicendomi che una troia così non poteva che essere italiana, le diede una sculacciata e poi andò a chiamare il terzo.
Era un ragazzino di poco più di vent'anni; arrivò vicino a Barbara eccitatissimo e spavaldo. Lei era appoggiata alla parete con lo slip scivolato attorno a una caviglia, i pantaloncini a terra con mezzo giro di cintura e le tette fradicie e scoperte alla vista del ragazzo e alla mia. Era splendida, porca e affascinante allo stesso tempo. Aspettava di essere presa ancora una volta.
Il ragazzo faceva il duro, ma si capiva bene che non stava nella pelle dall'emozione. Era impaziente e impacciato, riuscì a tirare fuori il cazzo appena in tempo per inserirlo dentro il suo fiore peloso e fiottò come una fontana, dentro il ventre e poi all'interno delle coscie. Si asciugò la punta del cazzo con la camicia di lei per umiliarla. Mi guardò strafottente e se ne andò.
Ora eravamo soli io e Barbara. Avevo ancora il cazzo duro in mano e la voglia di svuotarglielo addosso. Lei cercò di risistemarsi come poteva. Mi avvicinai. Incrociammo lo sguardo. Sentii mettermi una mano sulle spalle, mi girai, era il militare anziano che mi guardava sferzante.
Mi scostò. Aveva già il cazzo fuori, si avvicinò a mia moglie, mentre lei lo guardava dal basso.
La fece accovacciare per infilarle di nuovo l'uccello mezzo moscio in bocca.
Poi lui mi guardò e mi disse: "mi merito anche il culetto".
Barbara succhiava di fianco a me un cazzo che si gonfiava sempre di più; era accucciata e aveva sentito quello che lui mi aveva detto.
Quando fu duro e pronto fu lei stessa che si alzò, si girò, inclinò bene il suo splendido culo, girò lo sguardo verso l'uomo e gli prese l'uccello in mano; lo diresse verso il suo buco di culo, lo posizionò, poi, guardandolo come una cagna predestinata alla monta, lo accostò all'ano.
Allora lui cominciò a muoversi e con un solo colpo la impalò mentre lei cacciò un grido di dolore e una parolaccia. Prese a incularla con una violenza notevole, mentre io mi masturbavo a meno di un metro da loro.
Il bastardo mi guardò con un ghigno beffardo, denti rotti e neri sotto la faccia tirata e madida di sudore, mentre le schiacciava i fianchi per far aumentare l'inclinazione della schiena e del culo. Non finiva più di incularla, ma Barbara ora ne traeva solo piacere e cominciò a godere furiosamente scuotendosi sulle gambe e gridando in continuazione una sola parola: "AhhhhSiiiii".
Quando lui le sborrò nel culo con colpi tremendi, lei tremava come una foglia e rimase in quella posizione per alcuni secondi, tremò e venne, stremata, sfiancata contro la parete, con le gambe larghe e subito dopo strettissime con la mano sinistra in mezzo, mentre lui se ne andava come se nulla fosse, sudato come un maiale e dicendomi: "gran troia, potete andare".
Barbara era ancora girata di fianco, non parlava, ma il suo volto raccontava il peso e lo strazio di quell'esperienza. Divaricò appena le gambe all'improvviso e gettai lo sguardo nei buchi che erano stati profanati, violati, riempiti.
Io non seppi trattenermi e mi sborrai in mano.
Risaliti alla meno peggio in macchina, rimanemmo in silenzio per alcuni chilometri, poi ci fermammo per ripulirci un poco coi suoi fazzolettini rinfrescanti.
Per giorni, ogni volta che abbiamo fatto sesso, le ho raccontato quello che le avevo visto fare, ripassando in continuazione i particolari di quella esperienza.

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