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Il treno dei desideri.
Scritta da: Ziopoz (3)

L’ultima mia avventura è stata pazzesca. Internet è un posto meraviglioso per fare conoscenza e in cerca di divertimento mi ritrovai a chattare con questa fantastica ragazza. Il suo nome era Clara e a venti anni faceva già la modella. Non so dirvi se a rapirmi fu il suo aspetto fisico (bionda, occhi azzurri, il resto ve lo lascio immaginare) oppure quei suoi modi di fare da donna vissuta, nonostante l'età fosse ben altra. Bastarono poche parole per infiammarla di desiderio, tanto da invogliarla a a chiedermi di uscire insieme il giorno dopo. Nonostante fosse di Roma prese il primo treno utile per venire a Napoli: concordammo l’orario e il luogo di incontro . Non parlammo molto poiché per queste cose bisogna seguire il proprio istinto, ma attendendola un dubbio mi sorse spontaneo: ma veramente una persona come lei avrebbe affrontato tante spese e tutta sta strada solo per assaporare il mio cazzo? Fantasticando sul fatto che potesse essere un'escort o una fregatura, la vidi finalmente arrivare sul binario: rimasi piacevolmente sorpreso scoprendo che era proprio come l’avevo immaginata, molto carina in quel suo vestitino blu che esaltava la sua silhouette. Si guardava intorno, mi stava cercando con lo sguardo...Non ebbi il coraggio di farmi attendere. Mi avvicinai a lei con aria sicura e cominciammo subito a parlare, a rompere il ghiaccio. Notai che la sua voce da ragazzina tradiva il suo voler sembrare più grande e questo contrasto... Mi intrigava non poco : non sapete quanto desideravo metterla a nudo... Iniziai ad adularla da vero gentleman facendo un po' il marpione e mi compiacevo nel vedere il suo ego crescere a dismisura; si nutriva dei miei complimenti… pendeva dalle mie labbra. La portai al bar della stazione per farle assaggiare un buon “cornetto napoletano” e stuzzicare la sua golosità. Ci sedemmo ad un tavolo e non mancarono le occasioni in cui ci stuzzicavamo facendo doppi sensi... In vena di qualcosa di più, mi proposi di aggiungere io lo zucchero nel suo caffè. Feci ondeggiare la bustina contenente il dolcificante davanti ai suoi occhi, dicendole con tono basso e profondo “preparati che lo verso tutto...”. La aprii con un piccolo morso, lanciandole un’occhiata malandrina... facendo colare lentamente i dolci granuli all'interno della tazzina. Ormai il gioco della seduzione iniziava a farsi serio. Rimase ammaliata da questa scena e di tutta risposta iniziò a gustare il suo cornetto facendo smorfie di piacere, sia per il gusto eccezionale, sia chiaramente per provocarmi. Leccò la crema che che aveva tra le dita e le succhiò per bene… Fu difficile trattenere i miei impulsi ma non potevo cedere visto che ero così vicino a farle perdere la testa per primo. Non so se lo fece di proposito ma le cadde il cucchiaino e finì sotto il tavolo. Lo vidi come un segno del destino, un’occasione per nascondere la mia impazienza e per scoprire cosa c'era sotto al suo vestito... Mi proposi di raccoglierlo senza farla scomodare, proprio da vero gentlemen: mi aspettavo come minimo delle mutandine di pizzo di un bel colore vivace. Mi chinai per prendere la posata e a tastoni, per far finta di cercarla, le toccai i piedi e le caviglie. Aprì il giusto le gambe e i miei occhi si infiammarono di desiderio nel vedere che non indossava affatto biancheria… In penombra si vedeva chiaramente che la situazione lì sotto si stava scaldando parecchio e che già non si stava più trattenendo... Il testosterone entrò in circolo; inutile provarlo a nascondere. Ritornai su e la guardai dritta negli occhi. Mi sorrise in modo sensuale e io risposi facendo lo stesso. Senza distogliere lo sguardo, la mia mano fece cadere il cucchiaino tra le mie gambe. "Tocca a te raccoglierlo questa volta..". Non se lo fece dire due volte e divertita si gettò sotto al tavolo. Come me iniziò a cercare a tastoni il cucchiaino ma nel farlo trovò il mio mattarello. Lo iniziò a toccare con le mani che capirono subito il suo desiderio di libertà. Provò a sbottonarmi il pantalone ma a quel punto le bloccai il polso e le dissi sottovoce “Non qui...”. Prese il cucchiaino, tornò su e mi guardò come una cagna in calore a cui era stato tolto l’osso che voleva divorare. Pagai offrendole il pasto e ce ne andammo abbracciati. Ci recammo in un albergo lì vicino: non mancarono strizzate di chiappe e baci sul collo, quando eravamo meno osservati. Arrivati lì dividemmo la spesa, facemmo una corsa per arrivare alla stanza e ci stringemmo in un abbraccio sensuale non appena varcammo la porta; la chiusi distrattamente con un movimento del piede. “Adesso puoi continuare...”. Mi sbottonò il pantalone e fece uscire il mio cazzo dai boxer. Lo afferrò decisa e iniziò a spalmarlo tutto con il suo lubrificante naturale, stringendo al punto giusto il glande per far uscirlo tutto goccia dopo goccia. Dopo aver lavorato un po' di mano se la pulì come ha fatto con la crema del cornetto ed iniziò a prenderlo nella bocca, mentre con l’altra mano si masturbava. Era davvero brava: mi stava succhiando tutto, anche l’anima. Poggiai le mie mani sui suoi fantastici capelli, per avere un punto d’appoggio e accompagnarla nel movimento. Andò ancora meglio e mi fece capire che le stava piacendo gemendo e masturbandosi con più enfasi. Il mio bacino iniziò a muoversi per conto suo: sentivo la sua lingua aderire e muoversi lungo tutto il mio membro. Cercò il contatto visivo: più guardavo i suoi occhi e più mi pulsava. Arrivai al punto che stavo per venire e anziché continuare fuori si mosse più velocemente. Il mio bacino si muoveva con più decisione e arrivato al climax del piacere, spinse tutto il cazzo e le palle in bocca, sborrandole direttamente nella gola. Ci perdemmo entrambi per un attimo e ritornati in noi stessi il mio desiderio era solo quello di scoparla per bene. La gettai sul letto mentre continuava a sditalinarsi. Ancora duro indossai il preservativo, gli alzai di poco il tubino per avere chiara visione delle sue grazie e a cavalcioni su di lei iniziai a penetrarla. Ebbe un sussulto di goduria, così forte che si mantenne stretta alle mie braccia. Intanto mi muovevo dentro e fuori a ritmi diversi, traendo le mie forze dai suoi gemiti e dalle sue mani che quasi entravano nella mia pelle. Le si girarono gli occhi verso l’alto e approfittando dell’allentarsi della presa mi chinai su di lei e la baciai intensamente sulla bocca, mantenendole la nuca con le mani. Mantenemmo il contatto visivo ravvicinato mentre sentivo che lei si contraeva dal piacere. Mi abbracciò al livello del petto e mi strinse a lei. Un gemito più intenso fu strozzato da un altro mio bacio e sentivo completamente di averla fatta mia. Approfittai per andare più veloce e con più determinazione fino a quando non venni di nuovo. Avrei continuato ancora per un paio di volte ma non seppi dirle di no alla sua richiesta di fare una pausa per prendere un po d’aria. Aprii la finestra e accettai il suo desiderio con l’unica condizione concordata di toglierci tutti i vestiti e continuare a farci almeno le coccole. Il mio lato tenero aveva bisogno di essere appagato, così come scoprii che ne aveva uno anche lei. Continuammo ad abbracciarci e a massaggiarci amorevolmente e sentivamo la nostra intesa sessuale crescere. Passammo l’intera serata insieme a soddisfare i nostri desideri. Prima di andare, avemmo modo di scambiare due chiacchiere al seguito della quale mi regalò un suo paio di mutandine di pizzo imbevute dei suoi liquidi come a rimediare alla loro mancanza quando me le aspettavo al bar. Fu un regalo gradito che mi riempì di soddisfazione. Un po' mi è dispiaciuto vederla andare via così come era venuta, ma questo tipo di storie si limita ad una sola volta poiché altre occasioni rischiano di rovinare il bel momento...

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