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Il piacere della sodomia
Il piacere della sodomia

Non bisognerebbe approfittare della propria posizione per rubare sesso in
questo mondo di trasgressione, soprattutto oggi che internet ha stravolto il modo
di approcci sessuali, ma quando vidi Fatima davanti a me, quel giorno d’autunno

inoltrato, pensai ad averla prima come donna che come lavoratrice.
Era una ragazza tunisina di venticinque anni che aveva raggiunto sua sorella a Rimini e,
rimanendone incantata dal modo di vivere e dai divertimenti annessi, cercava
disperatamente un lavoro che la potesse fare stare in Italia.
La prima volta che la vidi era vestita con una gonna stropicciata scura e una
maglietta coordinata; quello che mi colpì intensamente fu il suo viso, di colore
olivastro, occhi sul grigio, vivi, pieni di voglia di vivere, labbra carnose,
intrigantemente erotiche, capelli neri, ondulati, ed era sicuramente sopra la media
come altezza e come bellezza.
Seduto nel mio ufficio, sulla mia calda poltrona di pelle, guardavo e ascoltavo Fatima:
- Mi ha mandato mia sorella, ha detto che lei potrebbe trovarmi un lavoro...
La sorella era una cameriera di un noto locale che io frequentavo, nel tempo si
era entrati in confidenza e più di una volta avevo cercato di portarla a letto,
ma lei, ligia al suo fresco matrimonio, si era sempre negata.
- In quest’azienda si possono avere diversi lavori ... lei in cosa è specializzata?
- In simpatia... allegria... trasgressione...
La guardai sorpreso, poi analizzai quella risposta: era ovvio che sua sorella
dovesse averle detto delle mie proposte e le aveva suggerito che, se avesse giocato bene
le sue carte, io l’avrei potuta sistemare in un modo più che decente.

Era vero!
- Specializzazioni interessanti, specialmente l´ultima... è sicura di essere in grado di sostenere quello che dice?
- Mi metta alla prova, non se ne pentirà.
Dovevo stare attento, la mia posizione sociale era molto in vista, ma certo che quella sfida così diretta aveva colpito il mio basso ventre nel modo giusto.
Cominciai a smettere di guardare gli occhi e soppesai il valore del rischio; la maglia leggermente alzata dai seni lasciava immaginare una terza scarsa, la gonna copriva molto ma, quel poco che si vedeva, era sicuramente interessante.
- Si giri...
Era una trattativa sessuale sfacciatamente velata e allora volevo che lei sapesse i miei gusti.
- Anche da noi gli uomini preferiscono il lato B di una donna.
Ancora una volta la sua disinvoltura mi aveva spiazzato, la mia sicurezza vacillava e nello stesso tempo il desiderio aumentava:
- Mi serve una ragazza tuttofare che mi tenga pulita una piccola villa sulle colline, vitto, alloggio compreso, disponibilità illimitata, giorni di ferie e riposo quando le faccio io, ovviamente con me!
L´idea della geisha mi stava entrando nel sangue e il veleno del piacere si stava espandendo.
I suoi occhi fermarono il mio cuore mentre accettava la proposta.
Così Fatima divenne la mia amante per un lungo periodo.
Era una belva scatenata quando faceva sesso e la sua fantasia era pari alla sua voglia di mettersi in gioco; come aveva promesso nel suo " colloquio di lavoro ", la trasgressione era naturale per lei.
Nei primi due mesi di convivenza sessuale non riuscii mai a fare sesso in camera, tutti i posti erano buoni tranne il talamo naturale classico.
Cominciai a comprarle l´intimo più coinvolgente e apprezzai il suo corpo, soprattutto il suo sedere; per la prima volta avevo trovato una ragazza che amava il sesso anale più di quello vaginale e questo per me era l´apoteosi dei miei istinti.

Ricordo ancora quando entrando in sala si appoggiò al tavolo dandomi la schiena e, muovendo oscenamente i fianchi, disse:
- Accomodati...
Una sola parola, un mondo aperto per il mio ego maschile; mentre le strappavo il piccolo perizoma nero traforato che le avevo regalato il pomeriggio stesso, sentivo la mia erezione spingere forte contro i calzoni, nell´attesa di trovare sfogo tra la sua stretta carne.

II sobbalzo allo strappo violento della stoffa sui glutei, fu l´apice dell´esasperazione sessuale: lei
teneva larghe le natiche mostrandomi il suo pertugio pronto per me ed io liberavo veloce il mio sesso per cercare soddisfazione nel suo caldo sedere.

Appoggiai con rudezza il glande e spinsi senza neanche prepararla, volevo farle capire chi comandava:
- Dai porco... scopami il culo!
Sapeva cosa volevo, come mi piaceva averlo e come dirmelo.
Completamente immerso dentro di lei, assaporavo le sue contrazioni anali, lei sapeva come tenermi stimolato e si muoveva in un modo unico, tutte le percezioni nervose esplodevano nel mio cervello scaricandosi sul mio sesso; le presi i fianchi e spinsi il mio desiderio fino allo sbattere delle palle contro le natiche:
- Dai bastardo, fammi sentire quanto ti piaccio!
Parole dette al momento giusto che facevano aumentare il mio piacere:
- Ti piace puttana? Lo senti come ti apre?
In certi momenti nel sesso tutto è lecito e le frasi più volgari diventano poesia...
Appoggiai i denti sul suo collo e nel momento del mio primo orgasmo la morsi come uno stallone con la sua giumenta; sentendomi venire, Fatima contrasse al massimo lo sfintere e spinse con il bacino contro di me dandomi spasmi infiniti di piacere e, urlando, si unì al mio orgasmo.
Non avevo mai visto una ragazza godere in quel modo prendendolo dietro:
- Ti piace davvero un casino farlo così!
- Anche a te sembra non dispiaccia – rispose.
Sorridemmo insieme.
Era incredibile, sapeva sempre stuzzicarmi: una volta eravamo fermi per un incidente in autostrada, in pieno giorno e lei non perse tempo, decise che era il momento di farmi godere con la sua bocca e li, con qualche occhio indiscreto di troppo, mi fece venire senza farsi problemi.
L´ascensore del grattacielo era il suo posto preferito:

- Ho ventisette piani per farti venire... circa un minuto: mi piace questa sfida, vediamo se ci riesco... – e alla fine ci riuscì, non in un minuto, ma non era un problema per lei, bastava spingere il pulsante e i minuti raddoppiavano...
Mi teneva sempre in tensione e mi faceva sentire un ragazzino: sensazione stupenda, a una certa età.
Il ristorante era il suo luogo preferito per farsi toccare tra le cosce: riusciva a rimanere tranquilla anche mentre io vedevo che stava godendo, si preparava apposta senza niente sotto e mi anticipava cosa voleva e come dovevo farla venire.
Ero diventato il suo schiavo del sesso, il suo giocattolo erotico.
Un giorno mentre la stavo sodomizzando sul divano le dissi:
- Voglio scopare tua sorella...

Lei rimase in silenzio mentre stringeva le natiche facendomi morire.
- Voglio il culo di tua sorella... - incalzai e, con quella richiesta, venimmo insieme.
Il giorno dopo prese le sue cose, le mise in una valigia e uscendo mi disse:
- La famiglia è sacra, se pensi a mia sorella mentre mi fotti il culo, vuol dire che non sono più abbastanza per te.
Rimasi come un ebete senza parole, non trovai niente da dire e la lasciai andare via.
Oggi sono nel ristorante dove lavora sua sorella, sono passati mesi e mesi ancora, penso a Fatima mentre guardo il sedere della sorella muoversi sotto i calzoni.

Penso se anche lei ami di più prenderlo dietro; la vedo passare e le sussurro:
- Ricordati che quando sarai stanca della solita routine familiare, io posso darti tutto quello che ho dato a tua sorella Fatima, in cambio mi basta la metà di quello che lei mi ha dato e lasciato dentro...

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