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Il mio cuginetto
Scritta da: Claudia (1)

Non era la prima volta che Enrico veniva a farci visita; ma quella giornata mi trovavo irrequieta più del solito. Anche ieri sera Pino m’aveva fatto la sgarberia di negarmi la passeggiatina serale; aveva altro da fare; una riunione cogli amici, a cui non poteva mancare! E non era la prima volta! Una volta si può anche perdonare ma quando diventa un vizio una donna s’incazza perbacco
Gliel’avrei fatta vedere io! Una femmina quando ha le sue voglie deve esser appagata; non può rimettersi ai comodi dell’altro che dopo averla illusa, quando arriva si ricorda che ha ben altro da fare dopo averla accesa

Enrico, occorre che specifichi, è mio cugino; figlio della sorella di mia madre
Quand’era in attesa aveva sperato tanto di ricevere un maschio. Invece ero nata io. Poi all’atto del parto erano accadute complicazioni per cui non poteva più concepire altri figli. Per cui sfogava il suo desiderio soffocato col figlio di sua sorella

Quando l’aspettava era solita preparare i biscotti che a lui piacciono tanto.

Quando giunse chiese del corso dei suoi studi, delle novità all’università, i progetti per l’avvenire e quasi con secondario interesse come stava sua sorella e se aveva fatto colazione. E pose in tavola i suoi capolavori
Domandò se gradiva inzupparli nel latte o nel the. Io proposi che un ovetto fresco sarebbe stato più adatto a un ragazzo che sta crescendo e annunziai che andavo a prendere alla stalla
- Vieni anche tu..? Proposi al cuginetto
- Mi fai compagnia. Rico non esitò a seguirmi
- Come vanno gli studi? Sempre in crescendo, vero? Dissi tanto per dire qualcosa
- So che sei considerato un genio nella tua classe

- Diciamo che me la cavo. E tu? Ultimamente mi pare che avevi difficoltà nella geografia

- Si, ma mi sono ripresa. È stato un momento di stress che osteggia la concentrazione.
- È la matematica invece che non mi da requie. Fin a quando si trattava di equazioni di primo grado riuscivo a cavarmela, ma ora con queste di secondo è un casino. Determinante uguale a zero, negativo, equazione canonica, parabole, elissi, cerchio.. Non ci sto proprio più dietro
- Se ti facessi vedere più spesso.. me la potresti dare tu una mano. Che questo è sempre stato il pane per i tuoi denti
- Si, infatti. Ma è semplicissimo ricavare il determinante, guarda. Poni l’equazione in forma canonica e sistemi in una matrice i vari a11, a12, a13. a21, a22 …….
- No Mi rivoltai interrompendolo
- Non proprio ora. Magari quando siamo a casa, a tavolino, dopo che hai fatto colazione, mi metto d’impegno. Già m’è difficile seguire il procedimento sulla carta vedi se devo tenere i numeri a mente; li sento volare davanti come una mosca che non si lascia acciuffare
- Ma ora andiamo.. la mamma starà aspettando l’ovetto da farti, sai quanto ti vuole bene
- Però anch’io te ne voglio, lo sai.. Rassodai. Giunti al fienile vidi che sulla paglia c’erano due uova. Mi chinai per raccoglierli.
- Oh guarda quel mascalzone che si monta Gelsomina.. Annotai tanto per ridere
- Gelsomina è quella che..? Chiese mostrando un interesse più posticcio che effettivo
- Si, Risposi afferrando che aveva inteso l’antifona
- Ci ho dato un nome a tutte; quella è Marisa. Dissi indicandone un’altra che razzolava poco distante
- E il gallo? Pareva che cominciasse ad interessarsi della faccenda
- I galli vuoi dire, Puntualizzai sperando di scaldare l’ambiente con quella storiella. Non mi sarebbe spiaciuto se, dopo colazione, riuscivo a cavarlo fuori invece d’imbrattarci la mente coi numeri; speravo di riaccendere le disusate effusioni che ci scambiavamo prima
- ne abbiamo due. Questo l’ho chiamato Enrico come te. L’altro è Pino; ma è un brocco.
- Se non fosse per Enrico le nostre pollastrelle soffrirebbero il mal d’amore.

Infatti come se avesse intuito l’apologia che esternavo ai suoi confronti, il gallo Enrico si portò accanto a una pollastrella appena svezzata, la circuì con alcuni suoni e la montò com’è di prassi per i galletti vivaci
- forza Enrico.. Lo incitai come a far il tifo per il gallo scopaiolo
- facci vedere quanto valgono i galli gagliardi.
- E quella come si chiama? Intervenne curioso. Mi piacque far rilevare che fino a qualche giorno fa era ancora una pulcinotta. Ma il gallo, che non si fa tanti scrupoli, appena stima che può sostenere il suo peso ci salta sopra
- Povera Marinella.. Commentò commiserandola
- Matilde si chiama. Intervenni a specificare maliziosa. In effetti non era vero ma in cuor mio speravo che la bugia contribuisse a scaldare ulteriormente l’atmosfera
- Essendo a corto di nomi ci ho messo il mio. Non è che per caso il piccolo equivoco ti sta stuzzicando la voglia?

- Chi?… a me? No. Affatto. E poi.. con chi me la sfogherei? con Matilde?
- Intendi?.. Avanzai più maliziosa che spiritosa
- la pollastrella o …me?
- Scegli tu. Sostenni per mettere legna al fuoco
- Se ti senti attratto dalla gallinella non mi oppongo! mi divertirò a guardarti
- Ma va.. buffoncella!

Era proprio un brocco. Anche se a scuola era considerato in genio, restava un brocco a merito a queste cose di vita quotidiana. Uno che non riesce a cogliere l’antifona manco se gliela scodelli sotto al naso.
Non restava che volgere i passi al casolare.
Più in là nell’altra cova c’erano altre due uova, mi chinai per prender anche quelli. Accidenti a me!.. proprio coi jeans dovevo esser vestita..! Colla voglia che avevo di provocarlo, se avessi avuto il gonnellino che metto sempre ..avrei potuto mostrare qualcosa di più.. Forse riuscivo a attizzarlo meglio che colle storie di fottisterio tra pennuti

- Ma che?.. mi guardi il culo? Bofonchiai; quasi che volessi mostrarmi stizzita dopo avergli offerto una lunga sequenza del generoso posteriore in ondeggiamento
In effetti non m’ero lasciata sfuggire il particolare di lui che, profittando della mia ubicazione e, credendo che non potessi prenderne atto, aveva indirizzato il suo sguardo al mio didietro e c’era rimasto appiccicato per tutto il tempo che mi dilungai a fingere d’esaminare uno a uno le uova.
Lieta che malgrado la carenza di elementi per farlo eccitare la sequenza pareva mettersi per il meglio

- No, figurati.. Rispose l’aspirante galletto. Però si vedeva che qualcosa s’era mosso anche in lui. Meno male. Anche senza l’aiuto della minigonna qualcosa ero riuscita a far emergere
- Notavo che ti diventa sempre più pieno, gioia ! Fu il suo commento. Niente di vantaggioso per la lusinga che invece m’aspettavo. E dire che m’ero illusa! Al sentirmi fissato il culo
Che non è che ignori quanta testa perdono i maschi alla contemplazione d’un culo di donna
- Mi sto facendo sempre più brutta ..invecchiando! Osservai con aria canzonatoria
- Ma che ci posso fare? Non mangio quasi niente; a colazione the con due biscotti..
- Ma non devi dispiacertene amore. Considerò mortificato dall’elogio mal riuscito
- Un bel culo in carne eccita assai di più di un culetto striminzito. Io dico che dovresti esserne orgogliosa, invece
- Davvero? Osservavo aggrappandomi al tenue miraggio
- Certo. Approvò suadente
- Hai mai visto tu?.. un maschio che si volta ad ammirare un sedere di misere proporzioni..? è un bel sedere rotondo che ..fa venire la voglia
- Scusami. Poi cercò di aggiustare le cose
- Perlomeno a me ..mi piace così. Concluse
Che notizia meravigliosa! Se non era solo una stravagante adulazione, potevo far partire da quel commento un’eventuale intesa. Non era certo il caso di far deperire la parentesi

- No, no.. non hai niente da scusarti. Lo interruppi
- È giusto che me le faccia sapere queste cose. Meglio di te chi può saperlo? Tu sei maschio. E sai se piace meglio uno appena accennato ..o uno vaporoso come il mio

- Ce l’hai anche tu il ragazzo.. Incastrò l’abominevole
- Giudica da come si comporta con te
- Si, ma Pino.. averlo e non averlo è la stessa cosa. Se ne frega di me quanto tu di me. E poi con lui non gradisco neppure intrattenere discorsi del genere. I maschi appena gli dai un dito pretendono di avere tutta la mano. E poi.. anche quel che resta
- Con te invece c’è quel senso di familiarità che non fa aver paura se mi rivolgi un delicato apprezzamento
- Io?
- Si, tu.. Corroborai
- Tu. Non fai mai un complimento alla tua cuginetta. Lo sai quanto ci teniamo noi ragazze a sentirci dire che piaciamo
- Se fai un’osservazione su di me la cosa si riduce alla considerazione che ho il culo grosso! Mentre avrei meglio gradito un complimento più costruttivo.
- Che so.. che bel culetto che ti sei fatta!.. negli ultimi tempi..
- Anche se cadevi sul triviale non è che mi offendevo. Non sono più la ragazzina da cercare di non scandalizzare
- Ma non è mica un oltraggio. Cercava di accomodare
- Io, se fossi una donna, l’avrei accettato da complimento invece di avvilirmi per così poco. Culo e tette sono incantevoli se hanno tanta bella carne da offrire
- Ecco hai tirato un’altra delle mie angosce. Ma non ci riesci a fare un complimento che può andar a genio a una ragazza?
- Senti Matilde.. per me sono complimenti. Soggiunse lo scriteriato
- Un bel culo generoso e due poppe gagliarde come le tue sono un tesoro per ogni femmina. Se tu hai orrore delle bellezze che hai ..io non posso farci niente
- Dai.. andiamo, finiamola. Che la zia aspetta le uova. Se tardiamo chissà cosa può pensare!
- Davvero… Però insistetti sfacciata
- Le mie tette ti piacciono? Dimostramelo. Voglio vedere.. Prospettai sfrontata. Che l’idea di batter la ritirata non m’andava a genio manco per niente. Chissà quando sarebbe riaffiorata un’occasione del genere

- Cosa ci faresti..? Avanzò birichina
- Su tette come le tue ci si perde, tesorino. Avanzò mettendo da parte gli scrupoli di prima.
- Beato il tuo ragazzo.. che ha il diritto di godersele quando vuole
- Chi.. Pino? Aggirai nel progetto di escludere l’eventuale rivalità affiorante
- Quello ..me lo tengo per giocare a nascondino. Non c’è mai stata confidenza fra me e lui. Giochiamo.. ma non è che mi lascio toccare. Non gli permetto nemmeno di guardarle come sto lasciando fare a te
- A nessuna piace perdersi con gente da poco
- Fra lui e te c’è un abisso che vi divide. Se fossi tu sai.. non farei la ritrosa.. Imperniai
- Dai.. pensa cosa ci faresti? Dimmelo senza scrupoli

- C’è da carezzarle per un’ora Finalmente si spinse a dichiarare.
La mia felicità andava alle stelle. Se era questa la sua ambizione non avrebbe certo trovato il dissenso da parte mia

- Davvero le carezzeresti? Argomentai sollevando il pesante nugolo di carne colle braccia. Così sollevate sembravano anche a me stessa più appetibili di quanto le giudicavo
- Dai.. che tua madre ci aspetta. Tentò di svicolare.
- Che…. Se ci s’immerge in questi discorsi non è facile venirne fuori in breve. Ma io m’ero ormai accalorata da mettere in second’ordine ogni intralcio che mi estraniasse dal fruttuoso progresso. E per di più era da scartare che non si fosse arroventato. Il ferro si batte finché è caldo.
- Lascia che aspetti. Indugiai strafottente
- Troverò io una giustificazione per motivare due minuti di ritardo. Tanto non penserà mica che ci siamo persi per strada
- Se te le mostro.. me lo dici seriamente se possono piacere?
- Ma ti dico che piacciono.. Insisteva perentorio
- Anche senza che ..me le metti sotto il naso
- Come puoi dirlo?.. Mi rivoltai
- Se vedi solo un gonfiore da sotto il maglione.. Tentavo di arzigogolare
- Se dici di si mi alzo il maglione e te le mostro. Così puoi esaminare tutto, la carnagione, la morbidezza, la punta dei capezzoli.. Solo così puoi darmi un voto effettivo, ..convincente

- E vabbé, tirale fuori. Approvò.
Non era stato facile, ma neppure difficile come temevo.
Non restava che tirar su il maglione ed esporre il materiale da esaminare
Ma ce l’avrei fatta?.. Mi domandavo. Due poppe grosse come meloni.. beh diciamo melanzane non credo che possano sbrogliare i sensi d’un maschio da suscitare la smania che speravo di fare esplodere. E soprattutto due protuberanze mollicce che si riversano sul petto senza pietà
Ritenni perciò opportuno condurre la lusinga sul versante maschile. Che è più acutizzabile

- Però tu.. Approntai mostrando senza dissimulare che i miei occhi farfugliavano sopra i suoi pantaloni
- non si può dire che sia calmo. Che t’è scoppiata la voglia?.. al vedere quel matto di Enrico? Dico il galletto..
- No Matilde.. Riprovò apparentemente tranquillo
- Sei tu che mi stai facendo andare in tilt coi tuoi discorsi di culo e di tette.
- Finiamola. Sono maschio io. E questi discorsi mi fanno ardere.. Che bello! Ero riuscita in pieno nell’intento che m’ero proposta
- E perché mai.. Opposi sicura che stavo per vincere la sua svogliatezza
- Dovremmo finirla? Cominciamola invece. Che alla tua età sei smilzo come un fantasma. Pare quasi che non ti reggi in piedi. Un po’ di godimento farebbe bene anche a te.
- Se ho un culo che ti piace.. approfittane che non te lo nego

- No. Sei mia cugina.. Disapprovò. Ma non c’era ombra di autentico in quella protesta. Mi ci sarei giocata un milione contro un bicchiere d’acqua
- E che ci fa? Protestai solerte
- Sono sempre una ragazza. E ..se non m’hai presa per il culo, una ragazza che ..ti piace
- Restiamo un po’ assieme, dai.. a fare un po’ di cose proibite….
- Una volta eri contento di farle. Non ti andrebbe ..ora?
- Erano giochini innocenti.. a quei tempi, ora siamo diventati grandi. Le pretese non sono più quelle di allora. Te ne sei accorta anche tu che l’amichetto mio è andato alla riscossa
- E che male c’è? È l’evoluzione. Mica ci possiamo fossilizzare ai giochetti da bambini. Dai, non fare lo stupido.. baciamoci! L’invitai avanzando verso di lui
- come facevamo una volta. Però ci mettiamo la passione dei grandi

- Ma ..sei mia cugina. Tentò di rimediare scansandosi dall’abbraccio che avevo abbozzato
- E tu non ci pensare. Sennò ti distrai. Fa finta che sia solo un’amica, una delle tue amiche di quelle che non si fanno problemi a mostrarsi un po’ porcelline
- Come porcellina c’è poco da dire. Rassodò
- Sei bravissima a farmi incendiare. È che poi trovi un pretesto per tirarti indietro. E a me poi ..mi tocca star male tutta la giornata. Ti pare bello?
- No. Stavolta non mi tiro indietro. Esposi rammaricata
- Anche se ti fai la sega.. non è meglio di niente? Se te la meni mentre ci baciamo ..non dico niente, lo prometto.
- Anzi, se vuoi, potrei fartela io. Così puoi carezzarmi le tette per tutto il tempo che io te la meno. Insistevo incaponita
- Ti metto in mostra anche il culo. Senza pantaloni né mutande. E se vuoi sborrarci sopra non ti sgrido
- Ma.. Matilde! Protestava imperterrito
- Ma che razza di discorsi fai? Culo nudo, sborrarci.. Ma dove hai appresto sto linguaggio? Ti rendi conto cosa succederebbe se tua madre fosse là dietro ad ascoltarti?...
- E che figura ci farei io che.. sto a sentirti invece di rimbrottarti.
- Potrebbe persino esser indotta a pensare che ti permetti così tanta confidenza per il fatto che io approfitto di te
- Ma la mamma non c’è, non te ne fare problemi; siamo solo io e te. E è un segreto che resta fra noi
- Dai.. Approfittane intanto che ci troviamo in un momento propizio. Non è cosa che capita tutti i giorni. Oggi mi sento particolarmente emozionata. Che stanotte ho fatto uno di quei sogni che lasciano sconvolta
- E.. ti sei ammorbidita col dito, vero?
- Si, Risposi lieta di vedere che accettava di trattare l’argomento
- ma non riuscivo a trovar pace. Speravo che oggi venissi tu e allora ho cercato di serbare il turbinio. Per placarlo assieme a te
- Se mi carezzo con te davanti sarà più incantevole che esaudirsi da sola come una sciocca
- anzi ..potresti farmelo tu.. intanto che io te la faccio a te
- sei in condizioni non certo migliori delle mie; se giungiamo all’orgasmo poi il resto della giornata fila liscio che è un piacere
- E.. se mi fai godere tanto ti prometto che mi cavo la maschera e te lo lascio fare anche altre volte. Tutte le volte che vieni e mi fai intendere che hai voglia

- Matilde gioia.. Tentava di rabberciare
- Tu forse queste cose non le capisci. O perché sei ancora una ragazzina discola o perché sei stupida come una donna. Una ragazza si contenta al sentirsi baciare.. o guardare le tette ..o sentirsi carezzare la passerina; ma un maschio no. Proprio no. Quando l’argomento è aperto si sente aggredito da nuovi stimoli sempre più vigorosi.
- Già al solo parlarne mi sento completamente andato fuori dai gangheri
- Vedi se mi mostri le cosce mentre me la meni dove andiamo a finire! Credi che vedendo il tuo culo a nudo io ..riesca a placarmi facendomi una sega?
- Si. Dimmi, parliamone, dai! Protestai
- Vuol dire che invece di fartela colla mano, se non ti vergogni, te la faccio col mio culo.
- Ti ci accomodi e ..se ti soddisfa più della mano ti ci puoi lascio anche continuare.
- Davvero ti lascio divertire a tuo piacimento

- Si.. Fece disorientato
- Oggi ti godo nel culo, la prossima volta ti chiedo se mi fai provare in fica e tu acconsenti. Dove andiamo a finire? Che diventi la mia ragazza? ..O la mia amante? A me il tuo culo mi attira da impazzire. Forse più della fica. Specie costatando che bel pezzo di culone ti sei fatta

- E che ci fa? Opposi senza un briciolo di ritegno
- Se vuoi provarlo io t’accontento. Non ho riserve per dartelo, culo e, se vuoi, anche la fica
- Se dici che ti piaccio così tanto dovresti esserne contento, no? Ora non sono più la stupidina d’una volta che si lascia spaurire dal panico. Se poi ti piace anche la fica prometto che non ti nego né l’uno né l’altra
- Caspita! Ammiccò con un ghigno traboccante di trivialità
- Se mi ritrarrei! se ti lasciassi chiavare il culo.. Ma resti sempre mia cugina, la figlia della sorella di mia madre

- E che fa? Le cugine non hanno diritto di passarsi i loro piacerini? O sei diventato il solito moralista? Insistevo sicura che era a un passo dal cedere

- Non sono moralista. E mi stai facendo rosolare di voglia ..se proprio lo vuoi sapere
- Se continui così va a finire che ti trovi un cazzo nel buco del culo anche se poi mi pentirò d’aver profittato di quest’occasione scabrosa
- E fallo allora. Che mi trovi particolarmente propensa e favorevole
- E ..tua madre? Oppose
- Lascia che aspetti. Poi le dico che t’ho mostrato le nostre gallinelle nuove
- No Matilde.. Confutava
- Non me la sento di inculare la mia cuginetta. Ti voglio troppo bene per ingiuriarti in modo così stentoreo. Lo farei ma qualcosa dentro mi dice che non è corretto
- Perlomeno allora carezzami un po le tette. Così mi convinci che piacciono per davvero. Se lo dici così al solo guardarle da lontano.. ho poco da crederci
- Almeno.. toccale! Lo aizzavo premendo la mano sulla zona che copre il bastone che, con i suoi assidui fremiti, m’assicurava ch’era vicino al punto di cedere totalmente
- Ma Cetta ci resterebbe male se lo sapesse
- È la tua nuova ragazza? Intervenni a chiedere
- Beh.. si. Ma non è nuova. È da qualche mese che stiamo assieme. Ma cerchiamo di tenerlo nascosto perché lei è ancora piccola per far l’amore. Infatti il nostro amore si nutre solo di baci e pizzini colmi di sdolcinature

- Non me n’hai mai parlato.. mascalzone! E dire che io contavo d’averti tutto di me..
- Mi contavi. Mi corresse sollecito
- Saranno almeno due anni che non mi racconti più niente di te
- Eheh tu ti fai vedere di rado.. ed io ho avuto qualche crisi di paura. Tentai di scagionarmi
- Ma ora come vedi più che contarti ti sto invitando a fare quello che vuoi. Pensa, se vuoi, che siano quelle sue... Così ti trovi meglio a tuo agio
- Eh.. sono differenti. Precisò imbarazzato
- Non è facile suggestionarsi che siano quelle di Cettina. Una delle sue la posso coprire tutta con una mano

- E allora pensa che siano quelle d’una tua compagna di scuola, caspita!
- Ce l’avrai penso.. una compagna che ha due tette come le mie
- Anzi.. pensa che siano proprio le mie, le tette della tua cuginetta.. Feci risaltare sfrontata
- Niente ravviva più del senso di peccato. La gioventù è fatta per peccare. Da vecchi poi non ci viene neppure la voglia. Si pensa solo al tempo che abbiamo sprecato e al cuore che ci dà sempre nuovi fastidi. Ricordi quanto ci piaceva raccontarci i nostri peccati fino a qualche anno fa?
- Non parliamo di peccati, per favore. Si tutelò . Che bello! Se temeva di fare peccati allora era in pieno assetto per accumularne altri

- Dai.. facciamolo sto peccatuccio! Continuai a stuzzicarlo sicura ormai di coinvolgerlo
- Per uno in più non andrai in un inferno più nero
- Vieni, mettiamoci sui covoni di paglia. Anche se dovesse scendere a cercarci la mamma, lì non ci può vedere. Così mi spoglio nuda e mi faccio guardare tutta. Non solo le tette
- E scegli dove ti viene voglia di godermi
Lo presi per mano tirandolo al verso del mucchio di covoni. Mi arrampicai per prima sperando che mi sorreggesse per il culo. Non lo fece, dannato pusillanime. Ci avrei pensato io a estrarlo d’impaccio appena saremmo arrivati in cima.

Giunta che fui sollevai pian piano il maglione per mostrare in tutto il suo volume il massiccio che mi fiorisce sul petto. Erano poderose si, ma sapevo che quando ci avrei tolto il sostegno del reggipetto si sarebbero afflosciate miseramente. Era improbabile che in quelle condizioni quelle dispettose l’avessero entusiasmato come volevo. Piuttosto nauseato
Forse il culo l’avrebbe attratto meglio. A scuola diverse volte m’avevo sentito rivolgere spesso complimenti al sedere che mi porto appresso
Ma anche lui aveva giurato spesso che ho un culo invitante
Allora necessitava che mi facessi io più sfrontata.
M’imposi allora di trovare una nuova dose di coraggio. E lo trovai slacciando la cinghia a quei maledetti calzoni che oscuravano la visione di ciò che fa perdere la testa a una femmina
Stavolta lo vidi collaborare in barba alla poca fiducia che ci avevo riposto.
Mi cinse entro le sue braccia da farmi aderire interamente al corpo a cui avevo dato così poco affidamento. Mi sentivo le tette appiattite contro la pressione del suo petto, scaldata la guancia al tepore della sua, allietata la pancia dello sfregamento dello gnocco di cui sarebbe banale non intendere l’identità
Feci sdrucciolare il viso sulla sua guancia perché il bacio diventasse Bacio. Un Bacio sensuale adorno della passione che non temevo più che si concludesse. Infatti non trovò più impaccio a baciare le labbra dell’arrendevole cuginetta
Ci mise meno di me a far diventare il mio e il suo maglione stracci sopra i covoni
Incontrai la sua lingua che s’insinuava entro la mia bocca per cercare la mia e danzare con ella
Non occorreva più ora fingersi pudichi, ora mi baciava come una donna, non più da cugina.
M’aspettavo molto meno per esser sinceri. Evidentemente ero stata brava a surriscaldarlo. Anche senza l’ausilio dell’invitante gonnellino
Toccava a me perciò adoperarmi per non far calare il tono, niente di più corroborante che dare al soldato il consenso che l’invita a diventare ardito. Lo feci senza una gocciola di pudore
Che emozione!.. far finalmente conoscenza con l’uccello che avevo da sempre sospirato!

- Non sei messo male in merito a cazzo!.. Feci risaltare appena me lo sentii in mano.
- Cuginetto bello
Una cosa è ricordarlo dalle ultime esibizioni, tutt’altro è sentirselo pulsare nella mano. Ti rendi conto che quello che tocchi è roba effettiva. Da non sottrarre il prevedibile accrescimento dovuto al tessuto. Non occorse scappucciarlo, la testolina già a nudo si lasciò imprigionar altera dal palmo lieto d’accoglierla. Se c’è una cosa che una ragazza sa fare appena all’insorgere della malizia è la sega; oltre naturalmente al peculiare ditalino. Non indugiai a offrirgli l’inizio.
M’aspettavo solo un po’ di carezze alle zinne per la verità; non mi spiaceva per niente che le cose si fossero sviluppate così intensamente

Si lasciò maneggiare un tantino.. tanto per accettare. Poi assunse tutta la dignità maschile di cui lo reputavo privo e quasi mi strappò il reggiseno. Mettendo a nudo quelle poppe che avevo avuto tanta perplessità di mostrare. Mi distese sopra i due capi appaiati sulla paglia e ci mise in mezzo quel bel virgulto fragrante di libidine

- Ti sei deciso finalmente? Lo stimolai agevolando l’accoglienza delle poppe che appaiavo pressandole colle mani perché c’ingabbiassero dentro il mazzuolo
- Vai.. che non faccio storie! Sillabai intanto che sentivo uno svenevole calore fra le poppe
- Se acceleriamo la confidenza la prossima avrai meno remore di strizzarmi l’occhiolino
- E io nessun ritegno.. d’invitarti ad andar a prendere le uova

- Se mi facevi intuire che eri così maliziosa, Si decise a esplodere mentre lo sistemava a suo piacimento in mezzo alle saporite collinette. Inviai un triviale sputo fra i due rilievi; giusto da far risaltare che, se non era ignota a lui la ricetta della spagnola, non ne ero all’oscuro io

Non gli passò inosservato il gesto che riprovò fissandomi torbido negli occhi. E
- Non è la prima volta ..che lo fai? vedo. Infatti, anche se non frequentemente, capitava che Pino gradiva di pascersi in tale configurazione. Ma asserire ciò avrebbe calato il tono del suo desiderio. Sia per un insorgere di gelosia che per il rendersi conto che tanto casta non ero
- No. È la prima volta. Allora mentii cercando d’intrappolare l’emotività per l’affermazione insincera
- Non sono un’esperta. Me ne sono fatta una cultura sui libri che descrivono esplicitamente le posizioni per fare un sesso più variato. Mi sarebbe servito, oltre che una buona preparazione quando mi sarei trovata faccia a faccia col maschio, a eccitarmi per rendere più morboso il ditalino, la sola fonte di ogni piacere che mi è ancora consentito assaporare.
Tirai un respiro di sollievo al costatare che la bevve come acqua pura. È incomprensibile come ai maschi corrompere una ragazza innocente piaccia molto più che godere delle competenza trovate
Inzuppai anche il gradito stantuffo con tutta la saliva che avevo in bocca perché vi ci scorresse in mezzo nella maniera più confortevole. Trovò solo che ero una porcellina
- Lo sono porcellino mio.. Accorsi a lasciar assodare, entusiasta d’esser giunti al punto ben più spinto di quanto avessi prima vagheggiato. Propensa a fare di tutto per far accrescere la confidenza ch’ero riuscita a guadagnare
- Se ti piacciono davvero così tanto queste tette.. goditele pure
Veramente avrei preferito che si rivolgesse al culo; sa più di possesso. E per i nuovi incontri avrei avuto più fiducia che m’invitasse ad andar a raccattare le uova
Ma oramai che l’opera era iniziata non permettevo che si straviasse. Errore imperdonabile da parte mia sarebbe stato non assecondare l’intimità a cui eravamo arrivati. Non era più ora il caso di casti bacini sulla guancia fra cuginetti anche in presenza delle nostre mamme.
Se, a un bel momento, si fosse accorto d’aver osato troppo.. non avrei saputo come provvedere per reintegrare la licenza che s’era presa. Perciò procuravo che si deliziasse in tal maniera. Assicurando all’espugnata zona sostanziose annessioni di saliva che agevola lo scorrimento perché continuasse a guazzarci senza incappare in ostruzioni. Percepivo quanto lo sollazzava la scorreria entro quelle tette ch’erano sempre state il mio castigo di Dio tuttavia temevo che attenuasse la confidenza che s’era presa trovandole mollicce
Ma m’accorsi che il timore era infondato poiché proseguiva con un trasporto così vigoroso che mai avrei creduto di riuscir a suscitare; tanto era entusiasta del plop plop che echeggiava a ogni nuovo impatto
Ora che l’antico affiatamento s’era reintegrato del tutto era ragionevole che lo portassi al punto di non saper più far a meno di reclamare tutto di me. In particolare la fica.
Che è la maniera, com’è noto a tutti, più opportuna per far presente al profittatore i doveri che ne conseguono dopo aver screditato una ragazza.
Giovevole sarebbe stato se alla fine mi fosse rimasta dentro la prova dell’avvenuta conquista ma non era manco da pensarci poiché aspettavo a giorni l’inizio del ciclo

Certo è un metodo sbrigativo per dire al ragazzo che ti piace Uhé non scappar via che io ti voglio per me.. Ma è anche un po’ riprovevole
Ma peraltro pareva che la piega si stava mettendo bene. Poiché il solerte cuginetto dava segno che la manciata di lodi rivolte al mio petto non erano fandonie
Me lo sentivo in pugno.. ammaliato a scorazzare fra quelle escrescenze che giudicavo buone solo a far peso e fastidio e non mancavo di sollecitare la valutazione del godimento che ne ricavava; anche se leggevo dai suoi occhi trasognati che lo stavo mandando in visibilio.
Certo.. se la torta gli stava piacendo così tanto diventava assurdo pensare che non ne volesse più in avvenire
Di tanto in tanto mi sentivo rivolgere qualche “puttanella” o “troietta”; che poi più che da insulti sono da accettare qual encomi per il servizio che sei in procinto di fargli.
Anche quel porco di Pino me ne rivolgeva nelle poche volte che mi consentiva di farlo godere con l’uguale metodo; e anche di ben più infamanti, in modo particolare nel momento che mi gratificava la vallata di quel po’ della sua effusione

Sapevo bene quando il maschio è in procinto di venire; perciò quando percepii che il caro parente c’era da presso, sollevai il mento perché vi ci versasse il deflusso. Capii invece che il progetto suo era ben diverso: imbrattarmi senza ritegno, il porco.
Cazzo.. quand’era Pino a farlo eravamo lontani da casa. E prima di rientrare potevo passare dalla fontanella per pulire il sudicio e togliermi da dosso il lezzo
Pazienza! Pur d’avere un maschio che ti mostra così palese quanto gli piaci ero disposta anche a lasciarmi insudiciare da quel po’ di pestilenza

Non occorse che disturbasse le corde vocali per darmi una risposta; con una spinta più energica di quelle che avevo sostenuto lo fece uscire allo scoperto e l’indirizzò alla faccia; situando la cappella ai pressi del mio mento. Non la parte esposta del collo. Porco! Era preparato a insozzarmi il viso!
E poi dove mi lavavo?…
Si avrei anche potuto recarmi all’angolo dove si lavano gli attrezzi ma dovevo scendere dai covoni col viso pasticciato di sborra; col pericolo che se per caso qualcuno.. e allora non c’erano scuse da inventare
Ancora se si fosse limitato a versare le gocce di quell’infame poltiglia fra le poppe, potevo pulirla colle mutande. E sistemandoci sopra il maglione celare il tutto. Almeno fin a che scendevamo
Poi a casa correndo in bagno, potevo lavarmi colla saponetta e buttare le mutande in lavatrice
Ma piuttosto che smorzare la voglia che gli avevo messo addosso ero disposta ad accettare anche il rischio di farmi imbrattare la faccia
Sentivo il cazzo che pulsava frenetico. A momenti m’avrebbe reso il viso un letamaio
Mi venne, grazie a Dio, a soccorso un espediente letto sui libri; che asseriva che alla donna piace che il maschio svuoti in bocca la conseguenza del godimento. E alcune persino lo inghiottono
Ottima scappatoia anche se presumibilmente stomachevole
Non sarebbero rimaste tracce dell’evento avvenuto, nessuna parte da lavare tranne che il cavo orale
Certo chissà quante volte avrei dovuto risciacquare la bocca prima di riuscir ad eliminare il ricordo dell’infame saporaccio.
Era la prima volta che accettavo la sborra in bocca e non sapevo che effetto facesse.
La vittoria conseguita valeva bene un piccolo sacrificio. Non avevo osato rivoltarmi a quello; vedi se azzardavo di giocarmi l’intesa con l’amato cugino per il pretesto ch’ero poco condiscendente
Tollerare conscia di quel che rischi se t’azzardi a contestare il volere del signor maschio. E l’intesa ottenuta non intendevo spegnerla per una banale questione d’igiene o schizzinoseria
Arcuai allora il capo per acchiapparlo e tenerlo prigioniero colle labbra per il tempo che si svuotava dalle poche stille

Ne ricevetti uno sprizzo che per poco non mi soffocava. Mi sentivo la bocca così piena da provare un senso di smarrimento che persistette finché non lo ingoiai
Ma non aveva ancora finito! Ma quanta ne faceva questo? Quando Pino mi veniva sulla mano che vedevo nitidamente pareva che ne versasse tanta ..ma questa era proprio un’inondazione
Mi guardava fisso negli occhi. Sperando forse di leggere il disgusto che doveva emergerne. Ma non ero affatto disposta io di dargli a intendere che stavo indulgendo remissiva. Piuttosto mascherando la ripugnanza del palato lasciargli credere che trovavo delizioso quel sudiciume
Imperversava soddisfatto di leggere nei miei occhi il disagio che cercavo di camuffare risoluta

Lo costrinsi a interrompere il flusso acchiappandolo nella morsa della mano e profittai del frangente per sputarlo in parte.
Ma entro la mano lo sentivo pulsare ancora. Oh mamma..! Sicuramente aspettava che mollassi la presa per versarmi il resto sulla faccia. Allora la protezione intentata non era servita a niente. Che da li a fra poco ne schizzava ancora
Capii che dovevo pazientare ancora un poco quando servendosi della mano m’ingiunse di aprire le labbra che tenevo socchiuse. Se questo era il suo volere manco mi sognavo di contraddirlo
Piuttosto che oppormi contrariandolo, stimai cosa migliore spalancare la bocca come un forno per accogliere l’esito accusatore per poi espellerlo prima di deglutirlo
Giacché m’ero rassegnata all’empia sorte spalancai obbediente l’ampolla col sovrappiù di estrarre la lingua arcuandola a mò di cucchiaio
Infatti il deflusso non si placò facilmente. Ci schizzò dentro un getto che potei vedere; impetuoso come quello di prima. Ma la cosa non finì così. Che, appena l’ebbi accolto, percepii che n’aveva pronto un altro che lasciai versare sul cavo della lingua. E poi un altro e un altro finché lo schizzo, sminuita l’autorità iniziale, si ridusse a un misero zampillo che fluisce a stento
Girai il capo al fine di sputarlo nel solito anfratto fra un covone e l’altro. Che svanì senza lasciare tracce E finalmente l’irruenza si placò.
Meno male. O forse.. purtroppo!.. poiché ero stata troppo sollecita a sbarazzarne il cavo orale
Ero talmente entusiasta d’essermi finalmente lasciata screditare che avrei tollerato anche ben altro; bensì che il ben altro ora mi si rivelava delizioso e da accettare senza sgomento
Invece di sentire il voltastomaco che avevo preventivato scopersi che quel lordume ha un saporino accattivante
La famigerata lingua, schizzinosa verso tante robe da mangiare, ora stava assaporando quel po’ di rimasuglio rimasto appiccicato al palato; rendendo qual risultato dell’analisi succulenta e prelibata la robaccia scaricata
Sapevo di esser libidinosa ma mi compiacqui di esser porca fino a sto punto. E una porca assieme a un porco ci sta a meraviglia.
Se riuscivo a allettarlo almeno quant’ero elettrizzata io potevo fare a meno di quel bastardo di Pino. Tenermi lui come complice di piaceri. Anche di nascosto finchè non finiva gli studi. E poi chissà!
Tanto fra cugini ci si può anche sposare

Non eravamo ai primi approcci. Ma quando un maschio ha sborrato entro la bocca della ragazza è segno che la ritiene completamente sua e nessun altro intralcio s’oppone a passare alle confidenze vigorosamente più eccitanti. Ma io volevo essere più sicura di tenermelo tutto per me.
Specie al pensare che quelle che avevo tollerato in guisa di angherie ora mi risultavano accettabili
Altro che senso di nausea! Quella roba che m’aveva versato era proprio buona. Deliziosa.

Potrà anche bastare avermi lasciato insozzare la bocca. Ma se facevo in modo di renderlo conscio di quant’ero condiscendente ai suoi capricci forse guadagnavo persino un attaccamento più morboso
Il timore di provar nausea al sentire in bocca quel liquido schifido era svanito; ma lasciato invece la certezza di una saporosità che incanta
Andai perciò a cercare spontaneamente la cappella per riportarla nel cavo che avevo avuto orrore di lasciar umiliare.

- Che? Mi rabbuffò frastornato
- prima la sputi?.. e poi?.. ci vieni spontaneamente
- Pensavo che ..mi provocasse disgusto. Asserii contenta di far rilevare che era la prima volta che facevo sobbarcare la bocca a tale molestia
- Dopo averla sputata mi sono accorta che è di sapore seducente. Ti faccio le mie scuse per avere da stolta sputato un liquorino così appetibile. Ce n’hai ancora?
Succhiai forte per estorcerle gli eventuali rimasugli che non aveva avuto l’energia di espellere Ce n’erano caspita! Malgrado quell’irruzione da spavento. Ed erano saporitissime
C’insistetti fin a ché non era più possibile cavarne

- Cosa avresti fatto? Domandai dopo avergli lasciato osservare con quanto gradimento avevo centellinato l’elisir offerto, ben certa della risposta
- se ti facevo intuire che sono così maliziosa
- Mi sarei rivolto a te invece di cominciare con Cettina
- Che stronzo che sei! Reclamai rimembrando alcuni dettagli mai portati a chiarimento
- E che ci’ha questa Cettina che io non ho? Non t’è piaciuto il piacere che t’ho fatto gustare? Te lo fa meglio di me .lei? Non rispose.. ma scrollò la testa come a dire con lei è un’altra cosa
Il solito tu sei mia cugina. Concetta invece.. Bisognava distruggere quel balordo intoppo che mi presentava a lui come peccato
Ritenni utile che m’insozzasse un po’ di più. In modo che le assodate possibilità potessero diventare maggiormente corroborate. Tanto.. incinta non potevo restare e la perdita sanguigna non era ancora iniziata. Almeno al momento del risveglio
Ma occorreva che accadesse entro il corso della giornata quando il flusso che deturpa la fica non era ancora giunto. Pino si schifava persino a guardarla quando mi trovavo in quel funesto frangente

- Meno male che t’è piaciuto.. Acclamai per far in modo che l’ammettesse senza indefiniti in mezzo. Non v’era dubbio ch’era stato un successo clamoroso, ben più convincente di quanto l’avessi preventivato io
Mi strinse forte, mi baciò la bocca che non dubitavo di considerare fetida, mi carezzò le poppe che l’avevano entusiasmato così tanto.
E poi, collo stesso ardore, la pancia, il vasto triangolo di pelo e lo spacco che sentii inzuppato d’una irrorazione come se anch’io fossi venuta al pari di lui
Si.. viene la femmina quando s’è masturbata, ma non m’aspettavo così tanto; sentivo non soltanto il dito ma tutta la mano sua che pareva goderne a lasciarsela inzaccherare
- Vediamo se, dopo questa compiacenza, ti torna spesso la voglia dell’ovetto fresco.. invece di ricorrere a quella Cettina. Se vieni a cercarmi più spesso vedrai che non ti lascio a bocca asciutta. M’abbandonai a decantare a mio vantaggio
- Le tette ti sono piaciute ma non hai visto ancora tutto quello che posso farti godere

- Se ti trovo pazza come stavolta, puoi contarci. Rispose incantato più di quanto sperassi
- L’hai visto quanto sono venuto! E non è perché sono stato in carestia
- E io lo voglio. Risposi a tono
- Forse anche di più.. Sostenni reputando che la vicenda fosse conclusa con quella colossale emissione
- Non è questa la prima volta che ti lascio capire che ti voglio bene. Ribattei inebriata della promettente ammissione
- È da quando ero in fasce che cerco d’attirare la tua attenzione. Spero che ti ricordi quante volte
- Si…. Oppose ritornando il pusillanime di poco fa
- ma le bambine sono avvezze a far la pipì senza provar ritegno. È un gesto innocente per la loro età..
- Innocente un cazzo! Sbottai adirata censurando mentalmente che ricordava solo quello che gli faceva comodo ricordare
- Non ti sei chiesto perché lo facevo quand’ero sola con te? e mai davanti a qualcun altro…?

- Evidentemente perché non ti scappava.. Arguì da buon balordo
- Evidentemente perché volevo mostrare la micina a te. Solo a te. Le bambine si vergognano anche delle amichette di gioco a mostrarsi che pisciano. Non siamo uguali a voi maschiacci che adorate ..pisciare in compagnia
- Mi vergognavo anche quando lo facevo davanti a te ma tu non m’hai dato mai l’occasione di compiacermi dell’audacia azzardata.
- Se fosse conseguito il seguito che speravo giuro che sarei scoppiata di gioia
- Ma non dire cazzate Matilde!
- Pisciare è una cosa, lo stimolo a far cose proibite è tutt’altro. Se tu m’avessi invitato sobria e apertamente come hai fatto ora non t’avrei mica detto di no. Ricordale anche tu certe cose
- Farsi veder pisciare, caro mio.. Assodai per contestare la confusione di idee ch’era sorta
- Significa guardala questa mia fichetta. Se vuoi possiamo metterci d’accordo sul da fare. Ma tu ti limitavi a guardarla come se fosse un pezzo di formaggio.
- E manco quando siamo giunti a episodi più scintillanti cercavi di approfondire il motivo. Pareva che le fetenzie con me t’interessassero meno di niente
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- Ti è dispiaciuto?.. Balbettava come per farsi perdonare l’insolente intraprendenza.
- Quello che t’ho fatto? A risposta mi limitai a mostrare come mi leccavo pomposa le labbra come si fa quando ti gusti uno di quei gelati che fan venire la voglia del bis.
- Per niente! Lo rincuorai.
Se prima avevo temuto l’effetto della sborra in bocca, ora ero ben lontana dal giudicarla rivoltante . E, per renderlo ancor più evidente, riportai il randello vicino alle labbra in maniera che capisse la mia aspirazione a ripetere spesso quella vicenda
- Ti senti sulla coscienza ..sintomi di peccato? Indagai lungimirante
- No. Per nulla. Attestò giubilante come desideravo di trovarlo.
- E tu? Ti senti afflitta ..dal sacrilegio che t’ho fatto commettere? Annunziai gioiosa che non potevo esser più felice per aver violato gli emendamenti imposti da mia madre; anzi era mia precisa intenzione prendere il vizio di derogarci spesso
- Mi sentii annegare in un mare di felicità alla percezione che condivideva il mio proposito.
- Se avessi vinto una medaglia d’oro alle olimpiadi non potevo essere più soddisfatta

- Ho sempre sognato di annegarti in un mare di sborra. Declamava entusiasta
- Tu hai sempre posto un mare di cavilli. Una volta perché ti sentivi in peccato, poi per averlo raccontato come una stronza a tua madre, poi per il timore che ti vedessi troppo sgraziata per indurti a cercare il godimento assieme..!
- Non è che ti penti come hai fatto un mucchio di altre volte? Dovresti avere almeno ora un giusto senso di equità. Non puoi illudermi oggi e all’indomani dirmli che non sono cose da fare. Ci resto male. Capiscilo

Ero ben lontana stavolta dalle ipotesi di far marcia indietro stavolta. Piuttosto avrei inchiodato la cara mia madre dicendo chiaramente che me ne fotto delle sue raccomandazioni. Che non mi sento l’ispirazione per morire vergine
- Si tesoro.. Camuffai tracotante
- Mi pento d’averti concesso così poco. La prossima volta faremo di meglio. Sei d’accordo?
- Ispeziona bene tu che vedi meglio. Quella volta che m’hai lasciato i capelli imbrattati della tua sborra è successo un disastro. Fu quella la principale causa del mio ripiegamento.
- Sai le legnate che ho prese?..! Gli confidai perché vedesse meno cruento quel colpo di testa
- per non aver voluto rivelare il nome del mascalzone che aveva abusato di me..
- Sono stata anche relegata nella mia stanza.. Mentii per farla grossa ma credibile
- Interdetta anche di andare a scuola. Per evitare incontri con persone strampalate
- Ma se operiamo colla dovuta circospezione ti lascio cogliere il meglio della femmina che mi brucia dentro
- Ti piaccio davvero? Ripetimelo ancora.. Lo spronavo
- Non farmelo mancare. Che mi sento portare in paradiso quando te lo sento dire. Rispose con una sequela di baci che mi resero certa di quanto gli apparivo affascinante
- Te la meni ancora? Indagai coscienziosamente. Rispose annuendo
- All’età che hai.. non dovesti farlo più farlo. Lo richiamai
- Tutta la sborra che produci devi dedicarla a me. L’hai visto quanto mi piace
- O la dai a quella Tina.. come hai detto che si chiama? E perché me l’hai detto solo ora?

- Non posso mica raccontare le mie faccende private a tutte. Mi rese collerica una risposta di tal genere
- Io non sono tutte! Mi sentii pronta a reclamare
- Sono tua cugina, la tua cuginetta che t’ha sempre voluto un bene dell’anima, che t’è stata complice quando eravamo bambini, che spesso s’è lasciata anche picchiare per non tradire l’intesa che ci giurammo
- Ma ..non posso tradirla.. Pareva cercar di svicolare
- così sfacciatamente e soprattutto frequentemente come pare che a te invece andrebbe bene

- E chi ti dice di lasciarla nella sofferenza d’un tradimento..? Replicavo adirata
- A nessuna donna piace essere accantonata per una rivale sorta dal nulla. A me mi basta di essere sicura che ti piaccio.
- Hai passato i vent’anni cazzo! E non puoi vivere di sole carezzine e effusioni verbali.
- Chissà quanti anni dovranno passare prima che questa ti faccia assaggiare il godimento vero, quello che lascia felici e non solo acquietati. A me mi basta se dedichi a me le tue effusioni sensuali se è vero che ti piacio
- Tutta ..amore mi piaci.. Declamò altisonante
- Dalle poppe fin alle cosce.
- Alle poppe l’hai dimostrato validamente. Attestai soddisfatta
- Non puoi condannare la mia bocca di non essere stata indulgente per il fatto che l’ho sputato
- Era la prima volta che si sentiva visitata dal frutto d’amore. Ma vedrai che non accadrà più
- Non resta che andar a vedere se t’incanta il culo e.. quando ci arriveremo.. anche la gnocca. Quando poi anche lei crescerà da potersi allineare alle voglie maschili appagare due ragazze è il minimo che chiunque altro si augurerebbe. Allora e solo allora ti permetterò di vagliare chi ti piace di più
- Dai andiamo che la stiamo facendo troppo lunga. Proposi soddisfatta dell’esito del primo round
- La mamma davvero verrà indotta a pensare che ci siamo messi davvero a chiavare. Sarebbe un disastro se mangiasse la foglia. Saremmo sottoposti a un controllo tale da non poter stare insieme manco un momento
- La fai contenta gustando la colazione che t’ha preparato, ti lasci coccolare un po’ da lei e poi io ti propongo di andar a fare due passi al sole

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